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L'abbaglio

Giovedì 30 Gennaio ore 21:00
Sabato 1 Febbraio ore 21:00
Domenica 2 Febbraio ore 18:00
Domenica 2 Febbraio ore 21:00

Genere: Storico, Commedia Anno: 2025 Regia: Roberto Andò Attori: Toni Servillo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Tommaso Ragno, Giulia Andò, Leonardo Maltese, Andrea Gherpelli, Daniele Gonciaruk, Vincenzo Pirrotta, Filippo Luna, Pascal Greggory, Giulia Lazzarini Paese: Italia Durata: 131 min

TRAMA
 1860. Giuseppe Garibaldi inizia da Quarto l’avventura dei Mille circondato dall’entusiasmo dei giovani idealisti giunti da tutte le regioni d’Italia, e con il suo fedele gruppo di ufficiali, tra i quali si nota un profilo nuovo, quello del colonnello palermitano Vincenzo Giordano Orsini. Tra i tanti militi reclutati ci sono due siciliani, Domenico Tricò, un contadino emigrato al Nord, e Rosario Spitale, un illusionista. Sbarcati in Sicilia, a Marsala, i Mille iniziano a battersi con l’esercito borbonico, di cui è subito evidente la preponderanza numerica. In queste condizioni, per il generale appare pressoché impossibile far breccia nella difesa nemica e penetrare a Palermo. Ma quando è quasi costretto ad arretrare, Garibaldi escogita un piano ingegnoso. Affida una manovra diversiva al colonnello Orsini, che mette in piedi una colonna di feriti con uno sparuto gruppetto di militi, cui viene affidato il delicatissimo compito di far credere a Jean-Luc Von Mechel, comandante svizzero dell’esercito regio, che il generale stia battendo in ritirata all’interno dell’isola. Inizia così una partita a scacchi giocata sul filo dell’imponderabile, il cui esito finale sarà paradossale e sorprendente.

CRITICA
Come ne La Stranezza Roberto Andò incrocia la storia con la finzione introducendo l'elemento comico, ma invece di parlare della creazione artistica si tuffa nel Risorgimento e in un episodio collaterale delle imprese dei Mille in Sicilia. Con intelligenza, ironia e umana compassione, il regista affronta la Questione meridionale e parla della Sicilia, facendo una lucida analisi dei compromessi che hanno portato all'Italia di oggi. Funziona a meraviglia il terzetto Ficarra-Picone-Toni Servillo, sullo sfondo di scenari da film western o comunque da storia di frontiera. (Carola Proto - Comingsoon.it)

Goodbye Julia

Venerdì 31 Gennaio ore 21:00
Cineforum ‘25 - A seguire incontro con Arianna Prevedello

Genere: Drammatico Anno: 2023 Regia: Mohamed Kordofani Attori: Eiman Yousif, Siran Riak, Nazar Goma, Ger Duany, Issraa El-Kogali Paese: Sudan, Svezia Durata: 120 min

TRAMA
Distrutta dal senso di colpa dopo aver insabbiato un omicidio, Mona – una cantante in pensione del nord Sudan – cerca di fare ammenda accogliendo la vedova del defunto, Julia, e suo figlio, Daniel, nella sua casa. Mona decide di lasciarsi il passato alle spalle e adattarsi a un nuovo status quo, ignara che il tumulto del paese possa farsi strada nella sua casa e metterla faccia a faccia con i suoi peccati.

CRITICA
Un ottimo esempio di cinema di impegno civile che s’ispira a Farhadi e Panahi e immerge la storia di due personaggi femminili forti in un contesto storico opprimente. Notevoli le due scene finali.

COM'È FATTO ... IL FILM! CAP 6


COM'È FATTO ... IL FILM!

Cap VI

Il montaggio.

Ci siamo lasciati con un approfondimento sui movimenti di macchina. Oggi parleremo, invece, di un elemento del linguaggio cinematografico che potremmo definire la cornice fondamentale per sostenere la realizzazione del film: il montaggio.

Il montaggio consente di dare forma e significato alle sequenze filmiche attraverso l'organizzazione delle inquadrature. Attraverso il montaggio, il regista e il montatore possono costruire il ritmo, manipolare il tempo e lo spazio, creare connessioni emotive e intellettuali, e influenzare profondamente l'esperienza dello spettatore. Esistono diversi tipi di montaggio, ognuno con caratteristiche e funzioni specifiche.

Montaggio continuo Il montaggio continuo, o "continuity editing", è il tipo di montaggio più comunemente utilizzato nel cinema classico di Hollywood. Questo stile mira a garantire una fluidità narrativa, facendo in modo che i cambiamenti di inquadratura siano il più possibile impercettibili per lo spettatore. Tra le tecniche principali del montaggio continuo ci sono la regola dei 180 gradi, che mantiene la coerenza spaziale tra i personaggi, e il "match on action", che assicura una transizione fluida tra due inquadrature in cui un'azione viene completata. Un esempio emblematico è il film "Casablanca" (1942), dove il montaggio continuo contribuisce a mantenere la chiarezza narrativa e l'immersione emotiva.

Montaggio alternato Il montaggio alternato, o "cross-cutting", consiste nel montare due o più linee narrative che si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi. Questa tecnica è spesso usata per creare tensione o per sottolineare le connessioni tematiche tra le diverse azioni. Un esempio celebre è la scena della corsa contro il tempo nel film "Il padrino" (1972), in cui la sequenza del battesimo viene alternata alle immagini degli omicidi ordinati da Michael Corleone, creando un potente contrasto tra sacro e profano.

Montaggio parallelo Simile al montaggio alternato, il montaggio parallelo si concentra su eventi che non necessariamente avvengono nello stesso momento, ma che sono legati da un tema o un'idea comune. Un esempio è il film "Intolerance" (1916) di D.W. Griffith, in cui quattro storie ambientate in epoche diverse vengono intrecciate per esplorare il tema dell'intolleranza umana. Questo approccio enfatizza le connessioni concettuali piuttosto che quelle narrative.

Montaggio a salto Il montaggio a salto, o "jump cut", è una tecnica che interrompe la continuità visiva e temporale, creando un effetto di discontinuità. Reso celebre dalla Nouvelle Vague francese, in particolare dal film "Fino all'ultimo respiro" (1960) di Jean-Luc Godard, questo stile spezza deliberatamente il fluire naturale delle immagini per attirare l'attenzione sul mezzo cinematografico stesso. Il montaggio a salto è spesso utilizzato per creare un senso di frammentazione o per sottolineare la soggettività dell'esperienza.

Montaggio sovrapposto Il montaggio sovrapposto consiste nell'accostare inquadrature diverse che si sovrappongono visivamente o simbolicamente, creando associazioni di idee. Sergej Ejzenštejn, uno dei teorici del montaggio sovietico, ha esplorato questa tecnica in film come "La corazzata Potoemkin" (1925). La celebre scena della scalinata di Odessa è un esempio perfetto di montaggio sovrapposto, dove l'azione viene amplificata e intensificata attraverso il ritmo serrato delle immagini e l'accostamento di dettagli significativi.

Montaggio ritmico Il montaggio ritmico si basa sulla durata delle inquadrature e sul loro rapporto con il ritmo interno della scena o della colonna sonora. Questo tipo di montaggio è utilizzato per creare un impatto emotivo specifico o per enfatizzare l'energia di una sequenza. Nei film di Edgar Wright, come "Baby Driver" (2017), il montaggio ritmico è particolarmente evidente, con le azioni dei personaggi sincronizzate alla perfezione con la musica.

Montaggio ellittico Il montaggio ellittico consiste nell'eliminare parti di un'azione per accelerare il ritmo narrativo, lasciando allo spettatore il compito di colmare i vuoti. Un esempio è la sequenza dell'addestramento in "Rocky" (1976), in cui il passaggio del tempo è condensato attraverso una serie di inquadrature significative che mostrano i progressi del protagonista.

Montaggio sperimentale Il montaggio sperimentale è caratterizzato da una libertà creativa estrema, con accostamenti di immagini che sfidano la logica narrativa convenzionale. Questo stile è spesso presente nel cinema d'avanguardia, come nei film di Maya Deren o Stan Brakhage, dove il montaggio diventa uno strumento per esplorare il subconscio o per creare esperienze visive e sensoriali uniche.

In conclusione, il montaggio è un elemento essenziale del linguaggio cinematografico, capace di trasformare una serie di inquadrature in un racconto coeso o in un'esperienza visiva complessa. Ogni tipo di montaggio offre strumenti unici per comunicare idee, emozioni e significati, rendendo il cinema un'arte straordinariamente versatile e potente.

Vi salutiamo raccomandandovi di non perdetevi le proiezioni di questa settimana di “Conclave” e “La stanza accanto”. Vi aspettiamo!

Beatrice


Conclave

Giovedì 23 Gennaio ore 21:00
Sabato 25 Gennaio ore 21:00
Domenica 26 Gennaio ore 18:00
Domenica 26 Gennaio ore 21:00

Genere: Thriller Anno: 2024 Regia: Edward Berger Attori: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Isabella Rossellini, Loris Loddi, Rony Kramer, Joseph Mydell, Brian F. O'Byrne, Merab Ninidze, Lucian Msamati, Sergio Castellitto, Jacek Koman, Thomas Loibl Paese: USA, Gran Bretagna Durata: 120 min

TRAMA
CONCLAVE ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l'elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa.

CRITICA
Dalla morte di un Papa, per arrivare all'elezione del successivo dopo un aspro conclave. Questo è il percorso di questo thriller secco e senza fronzoli, in cui il dilemma spirituale si avvicina frequentemente alla trattativa politica, se non al voto di scambio. Non mancano sinceri tormenti e grandi interpretazioni, su tutti un Ralph Fiennes ai massimi livelli nei panni del decano incaricato di gestire il conclave. Il rito Vaticano è sempre affascinante, come i colori delle vesti e le bellezze dei marmi. Appassionante e riuscito. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

La stanza accanto

Venerdì 24 Gennaio ore 21:00
Cineforum '25

Genere: Drammatico Anno: 2024 Regia: Pedro Almodovar Attori: Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Melina Mathews, Victoria Luengo, Alvise Rigo Paese: Spagna Durata: 110 min

TRAMA
‘LA STANZA ACCANTO’ segue la storia di una madre imperfetta e di una figlia rancorosa, separate da un grave malinteso. Tra di loro, un’altra donna, Ingrid (Julianne Moore), amica della madre, è la custode del loro dolore e della loro amarezza. Martha, la madre (interpretata da Tilda Swinton), è una reporter di guerra e Ingrid è una romanziera autobiografica. Il film affronta la crudeltà infinita della guerra, i modi molto diversi in cui le due autrici femminili si avvicinano e scrivono della realtà, della morte, dell’amicizia e del piacere sessuale come i migliori alleati nella lotta contro l’orrore. Ma evoca anche i dolci risvegli con il cinguettio degli uccelli, in una casa costruita nel mezzo di una riserva naturale nel New England, dove le due amiche vivono in una estrema e stranamente amabile situazione.

CRITICA
Nessun grande amore né melodrammi questa volta, per Almodovar. Nel suo primo film in lingua inglese il regista spagnolo affronta il tema dell'eutanasia, del controllo sulla propria morte, ancora una volta attraverso la storia di due donne, una delle quali, malata terminale, chiede all'altra di accompagnarla verso la morte imposta, ma come vicina di camera, non complice. Molti dialoghi, nessuna retorica, due magnifiche attrici come Swinton e Moore. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)



La zona di interesse

Lunedì 27 Gennaio ore 21:00
Evento speciale


Genere: Drammatico, Storico, Guerra Anno: 2023 Regia: Jonathan Glazer Attori: Sandra Hüller, Christian Friedel, Ralph Herforth, Max Beck, Stephanie Petrowitz, Marie Rosa Tietjen, Lilli Falk, Wolfgang Lampl Paese: Gran Bretagna, Polonia, USA Durata: 105 min

TRAMA
Un uomo e sua moglie tentano di costruire una vita perfetta in un luogo apparentemente da sogno: giornate fatte di gite in barca, il lavoro d'ufficio di lui, i tè con le amiche di lei e le scampagnate in bici con i figli. Ma l’uomo in questione è Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, e la curata villetta con giardino della famiglia si trova esattamente di fianco al muro del campo...
Dal talento di Jonathan Glazer (Under The Skin), un’opera imprescindibile sulla perdita dell’umanità e sulla banalità del male, Grand Prix a Cannes 2023.

CRITICA
Un conflitto fra due mondi, quello immutabile della natura, popolato da pochi abitanti, presenti da tempo e rispettosi del luogo, con le sue regole. Dall'altro dei cittadini che vogliono portare la "modernità" sotto forma di un lussuoso camping, un glamping. Partendo da una suggestione da accompagnare con la musica, Hamaguchi sperimenta la messa in scena della faglia in cui due Giapponi si incontrano. Non sarà una passeggiata, lascerà spazio a qualche alleggerimento ironico, ma darà vita a un meccanismo a catena in cui gli uomini rischiano di essere solo spettatori, o vittime. Affascinante, lirico e criptico. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

COM'É FATTO ... IL FILM! CAP 5


COM’È FATTO … IL FILM!

Cap V



I movimenti di macchina

Il cinema si fonda sul movimento, sia quello degli oggetti filmati che quello generato dalla macchina da presa. 

Attraverso i suoi spostamenti, la macchina da presa non solo modifica angolazioni, distanze e altezze, ma guida anche lo spettatore nell’esplorazione dello spazio rappresentato, offrendo nuove prospettive e rivelando dettagli nascosti. I due principali tipi di movimenti della camera sono le panoramiche e le carrellate, ciascuna con caratteristiche uniche e possibilità di combinazione.


Le panoramiche sono movimenti rotatori della macchina da presa sul proprio asse, simili a quelli che compiamo nella vita reale ruotando la testa e lo sguardo. Possono essere orizzontali, quando lo spostamento avviene da destra a sinistra o viceversa, o verticali, quando il movimento va dall’alto al basso o dal basso all’alto. Esistono anche panoramiche oblique, che tracciano una diagonale, e panoramiche circolari, capaci di descrivere un intero giro intorno al proprio asse. 

In alcuni casi, le panoramiche diventano rapidissime, come quelle a schiaffo, in cui l’immagine appare sfocata, o filate, che seguono un personaggio in movimento, sfumando lo sfondo. Un tipo particolare è la rotazione completa sul proprio asse orizzontale, che crea un effetto vertiginoso.


Le carrellate, invece, implicano lo spostamento fisico della macchina da presa nello spazio, spesso grazie all’uso di binari o al movimento manuale dell’operatore. Questo tipo di movimento corrisponde a quello di una persona che cammina senza ruotare il capo. 

A seconda della direzione e dello scopo, la carrellata può avvicinarsi al soggetto, come nel caso della carrellata in avanti, oppure allontanarsi, come nella carrellata indietro. Può anche accompagnare il movimento di un soggetto, precedendolo o seguendolo, mantenendo una distanza costante. Altre varianti includono carrellate laterali, verticali o circolari, in cui la camera si muove intorno al soggetto descrivendo un arco.


Accanto a questi movimenti fisici si trova lo zoom, un effetto ottico che simula il movimento di avvicinamento o allontanamento senza spostare la macchina da presa. Lo zoom in consente di passare da un'inquadratura ampia a un dettaglio più ristretto, mentre lo zoom out fa l’opposto, ampliando la visione. Particolare è l’effetto Vertigo, che combina zoom e carrellata per creare un’illusione visiva: il soggetto rimane invariato, ma lo sfondo cambia drasticamente, generando una sensazione di disorientamento.


Oltre a queste tecniche, esistono movimenti compositi che uniscono carrellate e panoramiche grazie a strumenti specifici. La camera a mano o a spalla, per esempio, conferisce alle riprese un effetto volutamente mosso e realistico, mentre la steadycam, montata su un’imbracatura, garantisce fluidità anche in situazioni dinamiche, come scale o corse. Il dolly, un braccio mobile su binari, e la gru, che offre un ampio raggio di movimento verticale e orizzontale, permettono di ottenere riprese fluide e spettacolari. Per le scene aeree si usano invece elicotteri e droni, mentre le riprese all’interno di veicoli sono realizzate con la tecnica del cameracar.


I movimenti della macchina da presa possono seguire i personaggi, sottolineandone l’azione, o essere indipendenti da essi, concentrandosi sull’ambiente o creando effetti estetici particolari. Nel cinema classico, i movimenti sono generalmente motivati da esigenze narrative, volti a chiarire la storia e a comunicare informazioni allo spettatore. Nel cinema moderno, invece, si è spesso optato per movimenti non motivati, in cui la macchina da presa rivendica una propria autonomia creativa, enfatizzando l’aspetto visivo e sperimentale piuttosto che strettamente narrativo.


Beatrice

Paris, Texas

Venerdì 17 Gennaio ore 21:00
Cineforum

Genere: Drammatico Anno: 1984 Regia: Wim Wenders Attori: Harry Dean Stanton, Dean Stockwell, Socorro Valdez, Bernhard Wicki, Nastassja Kinski, John Lurie, Sam Berry, Hunter Carson, Aurore Clément, Tom Farrell, Justin Hogg Paese: Germania, Francia, Gran Bretagna Durata: 150 min

TRAMA
In una vasta zona desertica al confine tra Messico e Stati Uniti, un uomo vagabondo, Travis, crolla svenuto in un bar. Soccorso da un medico, non rivela nulla di sé, rimanendo muto. Un foglietto con l’indirizzo del fratello Walter conduce quest'ultimo a recuperarlo. Tornati a Los Angeles, Travis ritrova Hunter, il figlio di otto anni che vive con Walter e sua moglie Anne, e inizia a ricostruire il rapporto con il bambino. Deciso a riconciliarsi con la moglie Jane, tormentata in passato dalla sua gelosia, Travis si sforza di affrontare il senso di colpa e di lasciarsi alle spalle i fantasmi del suo passato, legati a Paris, Texas, un luogo desolato che aveva comprato per amore.

CRITICA
Per Emmanuel Carrère 'Paris, Texas' è “il film più calmo, più sobrio che Wenders abbia mai diretto”. Sicuramente è l’opera che ha definitivamente consacrato il regista tedesco tra i grandi autori del cinema mondiale, vincendo la Palma d’oro a Cannes. L’ultimo film del periodo americano di Wenders, scritto da Sam Shepard, è un road movie libero, tenero e disperato, un omaggio ai luoghi del western, una rilettura umanissima dei generi hollywoodiani. Un padre che invecchia sotto il cappello da baseball e un figlio bambino attraversano il Texas su un pick-up, in cerca d’una moglie e mamma perduta anni prima. Parlano di teoria del big bang e del perché lei se n’è andata. L’uomo, che aveva chiuso nel silenzio colpe e sconfitte, riscopre la parola e il senso delle relazioni umane. Li riscopre così bene che quando infine trovano la donna, in una specie di sex club dove le ragazze parlano ai clienti attraverso un vetro, senza vederli, Harry Dean Stanton può spezzarle e spezzarci il cuore raccontando una storia, che naturalmente è la loro storia. Lei è la Nastassja Kinski del 1984, e non c’è altro da dire.

Maria

Giovedì 16 Gennaio ore 21:00
Sabato 18 Gennaio ore 21:00
Domenica 19 Gennaio ore 18:00
Domenica 19 Gennaio ore 21:00

Genere: Biografico, Drammatico Anno: 2024 Regia: Pablo Larraín Attori: Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Kodi Smit-McPhee, Valeria Golino, Haluk Bilginer, Caspar Phillipson, Alessandro Bressanello, Jeremy Wheeler Paese: Germania, USA, Italia Durata: 124 min

TRAMA
Maria è il racconto della vita tumultuosa, bella e tragica della più grande cantante d’opera del mondo, rivissuta e reimmaginata durante i suoi ultimi giorni nella Parigi degli anni Settanta.

CRITICA
Gli ultimi anni di vita di una diva del Novecento, la più straordinaria voce della lirica, ma anche regina del jet set, mediaticamente sempre in prima pagina, con la sua vita magnifica eppure dolorosa, e i suoi amori tragici e sofferti. Larrain chiude in gloria la sua trilogia su alcune grandi donne del secolo scorso con il capitolo più compiuto. Toccante, grande ritmo, regala la più grande interpretazione della carriera a una Angelina Jolie magnifica, in pieno capace di cogliere i tormenti di una diva impossibilitata a fuggire dal suo status. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

COM'È FATTO ... IL FILM!

Cap IV

Il punto di vista

Il punto di vista di ripresa rappresenta la posizione della macchina da presa rispetto all’oggetto filmato, determinando la prospettiva e influenzando la percezione dello spazio. La scelta del punto di ripresa non è neutrale: inquadrature frontali, dall’alto o laterali veicolano una precisa visione narrativa ed estetica. 

Nel cinema di stampo neoclassicista, per esempio, si prediligono inquadrature neutre e stabili, per ragioni narrative o di genere, come nel musical o nel noir.

Ciò che compone il punto di vista sono i seguenti elementi: angolazione, inclinazione, altezza.


Angolazione


L’angolazione dipende dall’incidenza dell’asse della camera rispetto allo spazio ripreso e produce diversi effetti sugli spettatori. Si distingue in: verticali e orizzontali.


Verticali

A piombo: ripresa dall’alto per enfatizzare un dramma o un paesaggio.

Plongée: visione dall’alto che suggerisce tensione emotiva o descrive la disposizione spaziale di più personaggi.

Orizzontale: ripresa alla stessa altezza del soggetto, usuale nella vita quotidiana e spesso associata al punto di vista umano.

Contre-plongée: ripresa dal basso per trasmettere violenza o imponenza.

Supina: estrema dal basso, suggerisce panico o emergenza.


Orizzontali

Frontale: soggetto e camera sono di fronte, ideale per dialoghi e dettagli espressivi.

Di tre quarti: si mostra parte del viso meno rilevante; usata spesso nei dialoghi.

Di profilo: relega occhi e bocca ai margini, con riferimento al fuori campo.

Di tre quarti di spalle: il volto è quasi nascosto; concentra l’attenzione su ciò che il personaggio osserva, trasmettendo autenticità.

Di spalle: volto celato, sottolinea attesa o drammatizza un’entrata in scena.


Inclinazione


L’inclinazione descrive il rapporto tra l’asse della macchina e l’orizzonte della scena. Essa si divide in: 

In piano (90°), l’asse orizzontale coincide con l’orizzonte scenico.

Obliqua, inclinazione della scena che crea tensione o instabilità.

Verticale (180°), orizzonte perpendicolare alla scena.

Capovolta (270°), l’orizzonte è ribaltato.


Altezza


L’altezza è la distanza tra il suolo e il punto di ripresa, spesso correlata all’angolazione e può essere:

Standard, all’altezza degli occhi, corrisponde alla visione naturale di un adulto in piedi.

Rialzata, sopra la linea degli occhi, per dominare visivamente la scena.

Ribassata, sotto la linea degli occhi, usata per prospettive insolite, come il punto di vista di un bambino o di un personaggio sdraiato.


Questi tre elementi – angolazione, inclinazione e altezza – definiscono il linguaggio visivo del film, offrendo una varietà di prospettive che influenzano profondamente la narrazione e l’impatto emotivo dello spettatore.


Vi aspettiamo numerosi in sala questo weekend per le proiezioni di "Piccole cose come queste" e della nostra tanto attesa Nottata Horror!

Beatrice

Piccole cose come queste

Giovedì 9 Gennaio ore 21:00
Sabato 11 Gennaio ore 21:00
Domenica 12 Gennaio ore 18:00
Domenica 12 Gennaio ore 21:00

Genere: Drammatico Anno: 2024 Regia: Tim Mielants Attori: Cillian Murphy, Emily Watson, Amy De Bhrún, Joanne Crawford, Eileen Walsh, Abby Fitz, Ian O'Reilly, Cillian O'Gairbhi, Liadan Dunlea, Clare Dunne, Michelle Fairley Paese: Irlanda, Belgio Durata: 98 min 

TRAMA
Irlanda, 1985. Bill Furlong è un commerciante di carbone, un uomo taciturno che ha dedicato la vita al lavoro, alla moglie Eileen e alle loro cinque figlie. Quando per caso scopre un terribile segreto nascosto nel convento locale, diretto da Suor Mary, i ricordi più dolorosi del suo passato tornano a galla. Sarà il momento per Bill di decidere se voltarsi dall’altra parte o ascoltare il proprio cuore e sfidare il silenzio di un’intera comunità.

CRITICA
È indubbio che senza Cillian Murphy e la sua più che notevole interpretazione (paradossalmente simile a quella di Oppenheimer nel fare del volto, dello sguardo, e del mistero dietro il suo silenzio un punto d’incredibile attrazione), questo film non sarebbe stato lo stesso. Ma notevole è anche, ad esempio, la fotografia di Frank van den Eeden. Tutto incentrato sul dilemma morale del suo protagonista, Piccole cose come queste è un film fatto di chiaroscuri e misteri che, nella storia che racconta, ha una chiara rilevanza anche nel presente, mettendo lo spettatore di fronte all’imperativo di combattere un egoismo che pare dilagante. Combatte anche un grande male del cinema e delle società contemporanee: quello per cui tutto deve essere ovvio, spiegato, portato alla luce, e niente lasciato nel chiaroscuro o all’interpretazione. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

Com’è fatto … il FILM!

Cap 3

La scala dei piani

In questo terzo capitolo esploreremo la funzione della scala dei piani dell’inquadratura, la quale rappresenta gli elementi profilmici, a seconda della distanza che vi è tra ciò che viene ripreso e la macchina da presa.

Ricordiamoci sempre che l’inquadratura è un ritaglio dello spazio reale, nel quale il regista sceglie una parte dell’ambiente e dei soggetti.

la scala dei piani può inquadrare uno spazio molto ampio, come un paesaggio o l’ambiente circostante, fino ad arrivare a focalizzarsi su un minuscolo dettaglio.

La scelta di un determinato piano appartiene ovviamente al regista, il quale durante le riprese coordina ogni macchina da presa, e decide a seconda del messaggio e/o della sensazione che vuole lasciar trasparire il piano più adeguato.


Il primo di questa scala è:

Campo totale; la scena viene ripresa nella sua totalità. Usata soprattutto all’inizio di una sequenza importante, perchè il regista vuole mostrare agli spettatori l’ambiente in cui si svolgerà l’azione.

Campo lunghissimo; la figura del personaggio risulta rimpicciolita al massimo, perdendosi nel paesaggio circostante molto vasto.

Campo lungo; il soggetto è ancora immerso nell’ambiente, ma questa volta i suoi contorni sono più visibili e facilmente riconoscibili.

Campo medio; figure e paesaggio sono sullo stesso piano, solitamente il soggetto arriva ad occupare fino ai 2/3 dell’inquadratura. Spesso viene utilizzato nei film horror in quelle scene famose da brivido, quando lo spettro appare alla fine del corridoio buio, e si intravede la sua figura spaventosa.

Figura intera; il personaggio occupa tutta la verticale dell’immagine.

Piano americano; il soggetto viene inquadrato dalle ginocchia in sù. Questo piano prende il suo dai film western di un tempo, quando si voleva focalizzare l’attenzione sul torso dell’attore e soprattutto su braccia e mani, pronte a sparare!

Piano medio/mezza figura; la macchina si concentra sull’attore e riprende dall’ombelico in su. È frequente nelle scene di dialogo tra due o più attori.

Primo piano; Il personaggio viene inquadrato dalle spalle in su. È l’immagine che coincide con il culmine della tensione drammatica della scena, quando l’attenzione dello spettatore è tutta concentrata sull’espressione e sulla mimica dell’attore.

Primissimo piano; Il volto del personaggio è inquadrato dal collo in su e occupa l’intera superficie dell’inquadratura. Si utilizza spesso film horror, thriller, polizieschi, dove c’è molta tensione drammatica ma soprattutto per filmare il divo o la diva principale del film.

Particolare; l’inquadratura comprende soltanto una piccola parte del corpo umano, come un occhio o la bocca.

Dettaglio; non vi è nessuna presenza umana, solo alcuni oggetti inanimati o parte di essi.


Fatta questa distinzione vi aspettiamo alle prossime proiezioni, e non perdetevi la Grande Nottata Horror venerdì 10 gennaio!


Beatrice


Grande Nottata Horror - XVI edizione

🧟 Grande Nottata Horror - XVI edizione al Cinema Marconi di Piove di Sacco (Padova)
🗓️ Venerdì 10 Gennaio 2025 dalle ore 21.00
🎫 Biglietto unico 10 Euro
🎥 3 film in programma
ingresso vietato ai minori di 18 anni.

🍿 Raw - Una cruda verità

Genere: Horror, Drammatico Anno: 2016 Regia: Julia Ducournau Attori: Garance Marillier, Ella Rumpf, Rabah Naït Oufella, Laurent Lucas, Joana Preiss, Marion Vernoux, Bouli Lanners, Thomas Mustin, Virgil Leclaire Paese: Francia, Belgio Durata: 99 min

il film è ambientato nell’esclusiva università di veterinaria di Saint-Exupéry. Justine è una giovane matricola e studentessa modello, proviene da una famiglia di veterinari e ferventi vegetariani. Quando arriva, non immagina che ad attenderla ci sono dei riti di iniziazione a dir poco estremi. Sua sorella maggiore Alexia, anche lei studentessa della facoltà di veterinaria, non le aveva mai detto nulla a riguardo. Justine scopre di essere finita in un mondo dominato dal nonnismo, dove le reclute vengono sottoposte a prove folli e feroci. Una tra queste è mangiare carne cruda. Dopo averlo fatto, la ragazza è disgustata ma con il passare dei giorni sembra cambiare idea. Scopre infatti un gusto perverso per la carne e una disinibizione fuori dal suo controllo.

🍿Audition 

Genere: Drammatico, Horror, Thriller Anno: 1999 Regia: Takashi Miike Attori: Ryo Ishibashi, Eihi Shiina, Tetsu Sawaki, Jun Kunimura, Renji Ishibashi, Ken Mitsuishi, Ren Ôsugi, Toshie Negishi, Miyuki Matsuda, Shigeru Saiki, Yuriko Hirooka, Fumiyo Kohinata, Misato Nakamura, Yuuto Arima, Ayaka Izumi, Nattsu Tanabashi, Kimiko Tachibana, Tatsuo Endo, Koshio Jindoji, Kanji Tsuda, Party Paese: Giappone, Corea del Sud Durata: 115 min

Audition narra la storia di Shigeharu Aoyama, uomo di mezz’età di Tokyo, divenuto vedovo in seguito alla lunga malattia della moglie. Sono passati sette anni dal triste lutto e il figlio Shigehiko - ormai adulto - desidera lasciare la casa del genitore, ma non sapendolo da solo: il padre sembra infatti avere delle grandi difficoltà a conoscere nuove donne.
La soluzione al problema viene escogitata da Yasuhisa Yoshikawa produttore cinematografico e caro amico di Shigeharu, il quale decide di inscenare un'audizione per il casting della protagonista di un film fittizio.
Dopo aver convinto Shigeharu ad assistere alla selezione, una sfilza di attrici bellissime inizia a presentarsi di fronte a loro: quella che più fa colpo sul vedovo è la giovane Asami Yamazaki, ragazza dai modi delicati, la quale racconta di aver dovuto rinunciare a una brillante carriera nella danza a causa di un grave incidente. Shigeharu è rapito dal fascino e dalla profondità di Asami, con cui inizia a frequentarsi. Tuttavia, a volte, le prime impressioni possono rivelarsi tragicamente sbagliate…

🍿Terzo film a sorpresa... 

 «un nuovo classico francese»

Com'è fatto ... il FILM! Cap II

Com’è fatto … il FILM!

Cap II




L’ambiente

Ed eccoci al secondo appuntamento con Com'è fatto … il FILM! 

Oggi approfondiremo il tema dell’ambiente e vedremo come può variare a seconda delle scelte del regista.

Nel capitolo precedente abbiamo definito questo termine come un elemento in relazione con il personaggio. In queste poche battute cercheremo di delinearne al meglio i concetti e sue declinazioni.


L’ambiente in un film è l’insieme di tutti gli elementi profilmici che fanno da sfondo alla vicenda.

Prima di girare una scena, il regista sceglie gli elementi dell’ambiente che gli permettono di costruire l’azione e di definirla in modo preciso, come la situazione e il contesto. L’ambiente, perciò, può essere ricco o povero, ma anche storico e generico e la sua costruzione dipende direttamente dallo spazio e dal tempo.

Esso svolge un ruolo cruciale nel trasmettere atmosfere, emozioni e significati e può appartenere ad una precisa corrente da cui prendere ispirazione.


Gli studiosi hanno classificato la tipologia di ambienti in tre categorie:

Il cinema impressionista;  i registi che prediligono questa modalità di rappresentazione tendono a privilegiare l'atmosfera e le sensazioni soggettive, spesso utilizzando luci naturali e colori vibranti per creare un senso di realismo e profondità.  Un esempio, può essere un film come "I giorni del cielo" di Terrence Malick, in cui impiegano la luce naturale per creare un'atmosfera onirica e poetica, catturando l'essenza emotiva delle scene. 


Il cinema realista; questa corrente ha l’obiettivo di rappresentare la realtà in modo fedele e senza idealizzazioni. I registi realisti scelgono spesso luoghi autentici e scenografie minimaliste per riflettere la vita quotidiana e le condizioni sociali dei personaggi. Un esempio emblematico è il movimento neorealista italiano, con film come "Ladri di biciclette" di Vittorio De Sica, il quale utilizza ambientazioni urbane reali per raccontare storie di vita comune, enfatizzando l'autenticità e la verosimiglianza.


Il cinema espressionista; nato in Germania agli inizi del XX secolo, si caratterizza per l'uso di scenografie distorte, ombre marcate e atmosfere cupe per esprimere stati d'animo interiori e temi psicologici. Nel cinema, questa corrente ha dato vita a opere come "Il gabinetto del dottor Caligari" di Robert Wiene, dove l'ambientazione surreale e le prospettive angolari riflettono la tensione psicologica e l'alienazione dei personaggi. L'espressionismo ha influenzato anche il cinema noir e horror, contribuendo a creare atmosfere inquietanti e suggestive. 


L'ambientazione cinematografica, dunque, è fondamentale nel creare l'atmosfera e nel comunicare le emozioni di un film. La comprensione e l'applicazione di questi stili permettono ai registi di arricchire la narrazione visiva, offrendo al pubblico esperienze cinematografiche profonde, memorabili e, soprattutto, meravigliose!


Detto questo vi aspettiamo alle prossime proiezioni di “Diamanti”, “Le occasioni dell’amore” e “L’orchestra stonata”.

Auguriamo a tutti i nostri spettatori e lettori buone feste e un felice anno nuovo!


Beatrice


Diamanti

Mercoledì 25 Dicembre ore 18:00
Giovedì 26 Dicembre ore 21:00
Domenica 29 Dicembre ore 18:00
Mercoledì 1 Gennaio ore 21:00
Sabato 4 Gennaio ore 18:00
Sabato 4 Gennaio ore 21:00
Domenica 5 Gennaio ore 21:00
Lunedì 6 Gennaio ore 21:00
Sabato 11 Gennaio ore 18:00
Sabato 18 Gennaio ore 18:00

Genere: Drammatico Anno: 2024 Regia: Ferzan Ozpetek Attori: Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Sara Bosi, Loredana Cannata, Geppi Cucciari, Anna Ferzetti, Aurora Giovinazzo, Nicole Grimaudo, Milena Mancini, Paola Minaccioni, Elena Sofia Ricci, Lunetta Savino, Vanessa Scalera, Carla Signoris, Kasia Smutniak, Mara Venier, Giselda Volodi, Milena Vukotic, Stefano Accorsi, Luca Barbarossa, Vinicio Marchioni, Valerio Morigi, Edoardo Purgatori, Carmine Recano Paese: Italia Durata: 135 min

TRAMA
Un regista convoca le sue attrici preferite, quelle con cui ha lavorato e quelle che ha amato. Vuole fare un film sulle donne ma non svela molto: le osserva, prende spunto, si fa ispirare, finché il suo immaginario non le catapulta in un’altra epoca, in un passato dove il rumore delle macchine da cucire riempie un luogo di lavoro gestito e popolato da donne, dove gli uomini hanno piccoli ruoli marginali e il cinema può essere raccontato da un altro punto di vista: quello del costume. Tra solitudini, passioni, ansie, mancanze strazianti e legami indissolubili, realtà e finzione si compenetrano, così come la vita delle attrici con quella dei personaggi, la competizione con la sorellanza, il visibile con l’invisibile.

CRITICA
Il film corale sulle donne che aveva da qualche anno in mente di girare. Ozpetek coinvolge le sue attrici preferite, o quelle che vorrebbe lo diventassero, e mette in scena diciotto personaggi che ruotano intorno a una sartoria per il cinema degli anni '70. Idiosincrasie e sorellanza, ricordi personali e omaggi insistiti, qui il regista si nutre della grande prestazione delle sue interpreti, su tutte Ranieri e Trinca, e trova un suo equilibrio fra sogno e ricordo, vita e ricerca del poetico. Meno sovrabbondante che in altre occasioni, coinvolge e in alcune scene commuove. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)