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10 giorni con i suoi
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Giovedì 6 Febbraio ore 21:00
Sabato 8 Febbraio ore 21:00
Domenica 9 Febbraio ore 18:00
Domenica 9 Febbraio ore 21:00
Genere: Commedia Anno: 2025 Regia: Alessandro Genovesi Attori: Fabio De Luigi, Valentina Lodovini, Angelica Elli, Bianca Usai, Matteo Castellucci, Dino Abbrescia, Giulia Bevilacqua, Marcello Cesena, Gabriele Pizzurro, Leone Cardaci Paese: Italia Durata: 98 min
TRAMA
Dopo il grande successo dei primi due film “Dieci giorni senza mamma” e “Dieci giorni con Babbo Natale” tornano le avventure della famiglia Rovelli, stavolta in partenza per la Puglia, dove la figlia maggiore Camilla (Angelica Elli) si trasferirà per frequentare l’università col suo fidanzato Antonio (Gabriele Pizzurro).
Carlo (Fabio De Luigi) però non è ancora pronto a lasciar andare la sua primogenita, soprattutto per affidarla alle mani di quel ragazzo di cui non si fida per niente… Così, arrivati alla masseria della famiglia Paradiso, non perde occasione per rendersi un ospite poco gradito.
Tra furti, bugie, fughe d’amore e moltissimi equivoci divertenti, i Rovelli e i Paradiso capiranno che, nonostante differenze e incomprensioni, sono ormai un’unica grande famiglia.
CRITICA
Terzo capitolo per le avventure della famiglia Rovelli. Dopo la città alla neve natalizia, ora ci si avventura in territori assolati per avvicinarsi al mare e alle masserie della Puglia. I figli crescono, la maggiore vuole andare a convivere con il fidanzato ed ecco il rito dell'incontro con i parenti. Diventata una serie family di buon successo, 10 giorni dimostra una certa stanchezza avventurandosi in territori molto consueti come quelli dello scontro/incontro fra nord e sud, fra calore e freddezza, solarità e un certo grigiore. Rimane l'affezione per una coppia e dei figli che ritornano, seppur cresciuti, e una bella alchimia fra di loro, con un De Luigi sempre più corpo comico lanciato come motore della risata in avventure goffe e slapstick. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)
Pellizza - pittore da Volpedo
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Martedì 4 Febbraio ore 21:00
Mercoledì 5 Febbraio ore 21:00
La Grande Arte al Cinema
Genere: Documentario Anno: 2024 Regia: Francesco Fei Attori: Fabrizio Bentivoglio Paese: Italia Durata: 75 min
Il docu-film racconta la vita tormentata del pittore divisionista Giuseppe Pellizza (1868-1907), celebre per il suo Quarto Stato – esposto al pubblico per la prima volta alla Quadriennale di Torino nel 1902 e conservato oggi presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano – e per la sua capacità di indagare l’animo e la società umana. Esplorando i luoghi in cui visse e la sua sensibilità artistica con la guida di Bentivoglio come “coscienza narrante”, Pellizza pittore da Volpedo svela le emozioni dell’artista e la sua visione della realtà attraverso un raffinato uso di inquadrature ispirate ai colori delle sue opere. La tragica fine di Pellizza, che si tolse la vita nel 1907 sopraffatto dal dolore per la perdita della moglie, è parte di questo racconto e rende ancora più profondo il legame emotivo dello spettatore con la sua arte.
Francesco Fei – già regista nel 2016 di “Segantini, ritorno alla natura” – ha scelto un’interiorità narrativa che si riflette in ogni immagine, condividendo la particolare sensibilità dell’artista per i sentimenti umani che si trasforma in opere in cui la forza evocatrice della natura partecipa all’emozione. Il film si apre nello studio di Pellizza a Volpedo, rimasto identico a come l’ha lasciato l’artista. È qui che Bentivoglio accoglie lo spettatore leggendo le toccanti lettere del pittore che rivivono attraverso la sua voce, ma anche attraverso la fotografia, arte così preziosa per lo stesso Pellizza: Fei ha infatti privilegiato tonalità che rimandano alle opere dell’artista piemontese e tagli di inquadratura che appaiono quasi quadri viventi.
Grazie alla collaborazione con Aurora Scotti, la più importante critica e studiosa dell’arte di Pellizza, e con l’Associazione Pellizza da Volpedo, nata per la valorizzazione del patrimonio culturale legato alla figura e all’opera del pittore e custode della maggior parte dei documenti e delle immagini relative alla sua vita, il documentario si pone l’obiettivo di essere un racconto approfondito e storicamente rilevante nell’ambito delle biografie d’artista. Allo stesso tempo il lavoro del regista evita la pura e semplice elencazione di opere e dati per coinvolgere il pubblico in un viaggio nella sua esperienza di uomo e artista. La “coscienza narrante” che prende voce nell’interpretazione di Bentivoglio fa di Pellizza un nostro contemporaneo grazie alla modernità del suo pensiero e della sua concezione della pittura, che si materializza nella sperimentazione del divisionismo al quale arriva per gradi, spinto da un desiderio interiore, oltre che artistico. La perfezione dei ritratti e dei particolari che hanno caratterizzato la sua prima produzione diventa in queste opere un intreccio di punti e colori che sfocano l’immagine, fino a quasi a nasconderla. Solo allontanando il proprio punto di osservazione, il disegno che Pelizza mette sulla tela diventa perfettamente visibile. Il desiderio che l’artista sembra trasmettere al pubblico è un invito alla ricerca della “verità”, che è sempre stata presente nelle sue opere come documentazione storica e partecipazione emotiva alla vita delle persone che rappresentava, sia nella sua fase divisionista sia nell’afflato simbolista che caratterizza l’ultimo periodo della sua produzione.
Tofu in Japan - la ricetta segreta del signor Takano
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Venerdì 7 Febbraio ore 21:00
Cineforum '25
Genere: Commedia Anno: 2024 Regia: Mitsuhiro Mihara Attori: Tatsuya Fuji, Kumiko Asô, Mariko Akama, Joe Hyuga, Katsuya Kobayashi, Riku Kurokouchi, Kumi Nakamura, Nihi, Daikichi Sugawara, Yu Tokui, Masato Yamada Paese: Giappone Durata: 119 min
TRAMA
La commedia diretta dal giapponese Mihara Mitsuhiro ha conquistato il Premio del pubblico al Far East film Festival e sarà in sala dal 19 dicembre. Mitsuhiro racconta il rapporto tra generazioni diverse – tema prediletto dal maestro del cinema nipponico Yasujiro Ozu - attraverso la storia del legame tra un padre e una figlia che gestiscono un piccolo negozio di tofu vicino Hiroshima. Nei panni del padre Takano Tatsuo, artefice dell’impareggiabile tofu, c’è Tatsuya Fuji, l’attore protagonista di Ecco l'impero dei sensi di Nagisa Ôshima. Takano Tatsuo è un artigiano appassionato e il tofu che prepara è considerato il migliore della sua città natale, Onomichi, nella prefettura di Hiroshima, e di tutte le province intorno. Oltre a fornire il suo tofu a un supermercato locale, Takano gestisce un negozio con la figlia Haru (Aso Kumiko) che vive col padre dopo essersi separata dal marito. Takano e i suoi amici decidono che è arrivato il momento di cercarle un nuovo fidanzato e iniziano a vagliare i migliori scapoli della zona in cerca del marito perfetto per Haru. Ma anche Takano farà un incontro inaspettato, conoscerà Fumie, una donna che si rivelerà davvero speciale.
CRITICA
Un dramma vestito da commedia lieve, che non disdegna incursioni quasi comiche, che guarda fisso al cinema di Ozu ma sbircia anche a quello di Miyazaki.
Un film che parla di famiglia, di amore, di amicizia; parla del peso della storia giapponese sulla vita delle persone, e di quello di una cultura nella quale dovere, dignità e riservatezza rischiano di creare barriere personali e sentimentali: senza mai calcare la mano, mescolando gli ingredienti narrativi con un'attenzione semplice e meticolosa assieme. Mitsuhiro Mihara tratta il cinema, cura il cinema, crea il cinema con la stessa attenzione e la stessa delicatezza che questi due protagonisti hanno nei confronti del tofu. (Federico Gironi - Comingsoon.it)
L'abbaglio
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Giovedì 30 Gennaio ore 21:00
Sabato 1 Febbraio ore 21:00
Domenica 2 Febbraio ore 18:00
Domenica 2 Febbraio ore 21:00
Genere: Storico, Commedia Anno: 2025 Regia: Roberto Andò Attori: Toni Servillo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Tommaso Ragno, Giulia Andò, Leonardo Maltese, Andrea Gherpelli, Daniele Gonciaruk, Vincenzo Pirrotta, Filippo Luna, Pascal Greggory, Giulia Lazzarini Paese: Italia Durata: 131 min
TRAMA
1860. Giuseppe Garibaldi inizia da Quarto l’avventura dei Mille circondato dall’entusiasmo dei giovani idealisti giunti da tutte le regioni d’Italia, e con il suo fedele gruppo di ufficiali, tra i quali si nota un profilo nuovo, quello del colonnello palermitano Vincenzo Giordano Orsini. Tra i tanti militi reclutati ci sono due siciliani, Domenico Tricò, un contadino emigrato al Nord, e Rosario Spitale, un illusionista. Sbarcati in Sicilia, a Marsala, i Mille iniziano a battersi con l’esercito borbonico, di cui è subito evidente la preponderanza numerica. In queste condizioni, per il generale appare pressoché impossibile far breccia nella difesa nemica e penetrare a Palermo. Ma quando è quasi costretto ad arretrare, Garibaldi escogita un piano ingegnoso. Affida una manovra diversiva al colonnello Orsini, che mette in piedi una colonna di feriti con uno sparuto gruppetto di militi, cui viene affidato il delicatissimo compito di far credere a Jean-Luc Von Mechel, comandante svizzero dell’esercito regio, che il generale stia battendo in ritirata all’interno dell’isola. Inizia così una partita a scacchi giocata sul filo dell’imponderabile, il cui esito finale sarà paradossale e sorprendente.
CRITICA
Come ne La Stranezza Roberto Andò incrocia la storia con la finzione introducendo l'elemento comico, ma invece di parlare della creazione artistica si tuffa nel Risorgimento e in un episodio collaterale delle imprese dei Mille in Sicilia. Con intelligenza, ironia e umana compassione, il regista affronta la Questione meridionale e parla della Sicilia, facendo una lucida analisi dei compromessi che hanno portato all'Italia di oggi. Funziona a meraviglia il terzetto Ficarra-Picone-Toni Servillo, sullo sfondo di scenari da film western o comunque da storia di frontiera. (Carola Proto - Comingsoon.it)
Goodbye Julia
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Venerdì 31 Gennaio ore 21:00
Cineforum ‘25 - A seguire incontro con Arianna Prevedello
Genere: Drammatico Anno: 2023 Regia: Mohamed Kordofani Attori: Eiman Yousif, Siran Riak, Nazar Goma, Ger Duany, Issraa El-Kogali Paese: Sudan, Svezia Durata: 120 min
TRAMA
Distrutta dal senso di colpa dopo aver insabbiato un omicidio, Mona – una cantante in pensione del nord Sudan – cerca di fare ammenda accogliendo la vedova del defunto, Julia, e suo figlio, Daniel, nella sua casa. Mona decide di lasciarsi il passato alle spalle e adattarsi a un nuovo status quo, ignara che il tumulto del paese possa farsi strada nella sua casa e metterla faccia a faccia con i suoi peccati.
CRITICA
Un ottimo esempio di cinema di impegno civile che s’ispira a Farhadi e Panahi e immerge la storia di due personaggi femminili forti in un contesto storico opprimente. Notevoli le due scene finali.
COM'È FATTO ... IL FILM! CAP 6
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COM'È FATTO ... IL FILM!
Cap VI
Il montaggio.
Ci siamo lasciati con un approfondimento sui movimenti di macchina. Oggi parleremo, invece, di un elemento del linguaggio cinematografico che potremmo definire la cornice fondamentale per sostenere la realizzazione del film: il montaggio.
Il montaggio consente di dare forma e significato alle sequenze filmiche attraverso l'organizzazione delle inquadrature. Attraverso il montaggio, il regista e il montatore possono costruire il ritmo, manipolare il tempo e lo spazio, creare connessioni emotive e intellettuali, e influenzare profondamente l'esperienza dello spettatore. Esistono diversi tipi di montaggio, ognuno con caratteristiche e funzioni specifiche.
Montaggio continuo Il montaggio continuo, o "continuity editing", è il tipo di montaggio più comunemente utilizzato nel cinema classico di Hollywood. Questo stile mira a garantire una fluidità narrativa, facendo in modo che i cambiamenti di inquadratura siano il più possibile impercettibili per lo spettatore. Tra le tecniche principali del montaggio continuo ci sono la regola dei 180 gradi, che mantiene la coerenza spaziale tra i personaggi, e il "match on action", che assicura una transizione fluida tra due inquadrature in cui un'azione viene completata. Un esempio emblematico è il film "Casablanca" (1942), dove il montaggio continuo contribuisce a mantenere la chiarezza narrativa e l'immersione emotiva.
Montaggio alternato Il montaggio alternato, o "cross-cutting", consiste nel montare due o più linee narrative che si svolgono contemporaneamente in luoghi diversi. Questa tecnica è spesso usata per creare tensione o per sottolineare le connessioni tematiche tra le diverse azioni. Un esempio celebre è la scena della corsa contro il tempo nel film "Il padrino" (1972), in cui la sequenza del battesimo viene alternata alle immagini degli omicidi ordinati da Michael Corleone, creando un potente contrasto tra sacro e profano.
Montaggio parallelo Simile al montaggio alternato, il montaggio parallelo si concentra su eventi che non necessariamente avvengono nello stesso momento, ma che sono legati da un tema o un'idea comune. Un esempio è il film "Intolerance" (1916) di D.W. Griffith, in cui quattro storie ambientate in epoche diverse vengono intrecciate per esplorare il tema dell'intolleranza umana. Questo approccio enfatizza le connessioni concettuali piuttosto che quelle narrative.
Montaggio a salto Il montaggio a salto, o "jump cut", è una tecnica che interrompe la continuità visiva e temporale, creando un effetto di discontinuità. Reso celebre dalla Nouvelle Vague francese, in particolare dal film "Fino all'ultimo respiro" (1960) di Jean-Luc Godard, questo stile spezza deliberatamente il fluire naturale delle immagini per attirare l'attenzione sul mezzo cinematografico stesso. Il montaggio a salto è spesso utilizzato per creare un senso di frammentazione o per sottolineare la soggettività dell'esperienza.
Montaggio sovrapposto Il montaggio sovrapposto consiste nell'accostare inquadrature diverse che si sovrappongono visivamente o simbolicamente, creando associazioni di idee. Sergej Ejzenštejn, uno dei teorici del montaggio sovietico, ha esplorato questa tecnica in film come "La corazzata Potoemkin" (1925). La celebre scena della scalinata di Odessa è un esempio perfetto di montaggio sovrapposto, dove l'azione viene amplificata e intensificata attraverso il ritmo serrato delle immagini e l'accostamento di dettagli significativi.
Montaggio ritmico Il montaggio ritmico si basa sulla durata delle inquadrature e sul loro rapporto con il ritmo interno della scena o della colonna sonora. Questo tipo di montaggio è utilizzato per creare un impatto emotivo specifico o per enfatizzare l'energia di una sequenza. Nei film di Edgar Wright, come "Baby Driver" (2017), il montaggio ritmico è particolarmente evidente, con le azioni dei personaggi sincronizzate alla perfezione con la musica.
Montaggio ellittico Il montaggio ellittico consiste nell'eliminare parti di un'azione per accelerare il ritmo narrativo, lasciando allo spettatore il compito di colmare i vuoti. Un esempio è la sequenza dell'addestramento in "Rocky" (1976), in cui il passaggio del tempo è condensato attraverso una serie di inquadrature significative che mostrano i progressi del protagonista.
Montaggio sperimentale Il montaggio sperimentale è caratterizzato da una libertà creativa estrema, con accostamenti di immagini che sfidano la logica narrativa convenzionale. Questo stile è spesso presente nel cinema d'avanguardia, come nei film di Maya Deren o Stan Brakhage, dove il montaggio diventa uno strumento per esplorare il subconscio o per creare esperienze visive e sensoriali uniche.
In conclusione, il montaggio è un elemento essenziale del linguaggio cinematografico, capace di trasformare una serie di inquadrature in un racconto coeso o in un'esperienza visiva complessa. Ogni tipo di montaggio offre strumenti unici per comunicare idee, emozioni e significati, rendendo il cinema un'arte straordinariamente versatile e potente.
Vi salutiamo raccomandandovi di non perdetevi le proiezioni di questa settimana di “Conclave” e “La stanza accanto”. Vi aspettiamo!
Beatrice
Conclave
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Giovedì 23 Gennaio ore 21:00
Sabato 25 Gennaio ore 21:00
Domenica 26 Gennaio ore 18:00
Domenica 26 Gennaio ore 21:00
Genere: Thriller Anno: 2024 Regia: Edward Berger Attori: Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Isabella Rossellini, Loris Loddi, Rony Kramer, Joseph Mydell, Brian F. O'Byrne, Merab Ninidze, Lucian Msamati, Sergio Castellitto, Jacek Koman, Thomas Loibl Paese: USA, Gran Bretagna Durata: 120 min
TRAMA
CONCLAVE ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l'elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa.
CRITICA
Dalla morte di un Papa, per arrivare all'elezione del successivo dopo un aspro conclave. Questo è il percorso di questo thriller secco e senza fronzoli, in cui il dilemma spirituale si avvicina frequentemente alla trattativa politica, se non al voto di scambio. Non mancano sinceri tormenti e grandi interpretazioni, su tutti un Ralph Fiennes ai massimi livelli nei panni del decano incaricato di gestire il conclave. Il rito Vaticano è sempre affascinante, come i colori delle vesti e le bellezze dei marmi. Appassionante e riuscito. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)
La stanza accanto
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Venerdì 24 Gennaio ore 21:00
Cineforum '25
Genere: Drammatico Anno: 2024 Regia: Pedro Almodovar Attori: Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Melina Mathews, Victoria Luengo, Alvise Rigo Paese: Spagna Durata: 110 min
TRAMA
‘LA STANZA ACCANTO’ segue la storia di una madre imperfetta e di una figlia rancorosa, separate da un grave malinteso. Tra di loro, un’altra donna, Ingrid (Julianne Moore), amica della madre, è la custode del loro dolore e della loro amarezza. Martha, la madre (interpretata da Tilda Swinton), è una reporter di guerra e Ingrid è una romanziera autobiografica. Il film affronta la crudeltà infinita della guerra, i modi molto diversi in cui le due autrici femminili si avvicinano e scrivono della realtà, della morte, dell’amicizia e del piacere sessuale come i migliori alleati nella lotta contro l’orrore. Ma evoca anche i dolci risvegli con il cinguettio degli uccelli, in una casa costruita nel mezzo di una riserva naturale nel New England, dove le due amiche vivono in una estrema e stranamente amabile situazione.
CRITICA
Nessun grande amore né melodrammi questa volta, per Almodovar. Nel suo primo film in lingua inglese il regista spagnolo affronta il tema dell'eutanasia, del controllo sulla propria morte, ancora una volta attraverso la storia di due donne, una delle quali, malata terminale, chiede all'altra di accompagnarla verso la morte imposta, ma come vicina di camera, non complice. Molti dialoghi, nessuna retorica, due magnifiche attrici come Swinton e Moore. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)
La zona di interesse
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Lunedì 27 Gennaio ore 21:00
Evento speciale
Genere: Drammatico, Storico, Guerra Anno: 2023 Regia: Jonathan Glazer Attori: Sandra Hüller, Christian Friedel, Ralph Herforth, Max Beck, Stephanie Petrowitz, Marie Rosa Tietjen, Lilli Falk, Wolfgang Lampl Paese: Gran Bretagna, Polonia, USA Durata: 105 min
TRAMA
Un uomo e sua moglie tentano di costruire una vita perfetta in un luogo apparentemente da sogno: giornate fatte di gite in barca, il lavoro d'ufficio di lui, i tè con le amiche di lei e le scampagnate in bici con i figli. Ma l’uomo in questione è Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, e la curata villetta con giardino della famiglia si trova esattamente di fianco al muro del campo...
Dal talento di Jonathan Glazer (Under The Skin), un’opera imprescindibile sulla perdita dell’umanità e sulla banalità del male, Grand Prix a Cannes 2023.
CRITICA
Un conflitto fra due mondi, quello immutabile della natura, popolato da pochi abitanti, presenti da tempo e rispettosi del luogo, con le sue regole. Dall'altro dei cittadini che vogliono portare la "modernità" sotto forma di un lussuoso camping, un glamping. Partendo da una suggestione da accompagnare con la musica, Hamaguchi sperimenta la messa in scena della faglia in cui due Giapponi si incontrano. Non sarà una passeggiata, lascerà spazio a qualche alleggerimento ironico, ma darà vita a un meccanismo a catena in cui gli uomini rischiano di essere solo spettatori, o vittime. Affascinante, lirico e criptico. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)
COM'É FATTO ... IL FILM! CAP 5
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COM’È FATTO … IL FILM!
Cap V
I movimenti di macchina
Il cinema si fonda sul movimento, sia quello degli oggetti filmati che quello generato dalla macchina da presa.
Attraverso i suoi spostamenti, la macchina da presa non solo modifica angolazioni, distanze e altezze, ma guida anche lo spettatore nell’esplorazione dello spazio rappresentato, offrendo nuove prospettive e rivelando dettagli nascosti. I due principali tipi di movimenti della camera sono le panoramiche e le carrellate, ciascuna con caratteristiche uniche e possibilità di combinazione.
Le panoramiche sono movimenti rotatori della macchina da presa sul proprio asse, simili a quelli che compiamo nella vita reale ruotando la testa e lo sguardo. Possono essere orizzontali, quando lo spostamento avviene da destra a sinistra o viceversa, o verticali, quando il movimento va dall’alto al basso o dal basso all’alto. Esistono anche panoramiche oblique, che tracciano una diagonale, e panoramiche circolari, capaci di descrivere un intero giro intorno al proprio asse.
In alcuni casi, le panoramiche diventano rapidissime, come quelle a schiaffo, in cui l’immagine appare sfocata, o filate, che seguono un personaggio in movimento, sfumando lo sfondo. Un tipo particolare è la rotazione completa sul proprio asse orizzontale, che crea un effetto vertiginoso.
Le carrellate, invece, implicano lo spostamento fisico della macchina da presa nello spazio, spesso grazie all’uso di binari o al movimento manuale dell’operatore. Questo tipo di movimento corrisponde a quello di una persona che cammina senza ruotare il capo.
A seconda della direzione e dello scopo, la carrellata può avvicinarsi al soggetto, come nel caso della carrellata in avanti, oppure allontanarsi, come nella carrellata indietro. Può anche accompagnare il movimento di un soggetto, precedendolo o seguendolo, mantenendo una distanza costante. Altre varianti includono carrellate laterali, verticali o circolari, in cui la camera si muove intorno al soggetto descrivendo un arco.
Accanto a questi movimenti fisici si trova lo zoom, un effetto ottico che simula il movimento di avvicinamento o allontanamento senza spostare la macchina da presa. Lo zoom in consente di passare da un'inquadratura ampia a un dettaglio più ristretto, mentre lo zoom out fa l’opposto, ampliando la visione. Particolare è l’effetto Vertigo, che combina zoom e carrellata per creare un’illusione visiva: il soggetto rimane invariato, ma lo sfondo cambia drasticamente, generando una sensazione di disorientamento.
Oltre a queste tecniche, esistono movimenti compositi che uniscono carrellate e panoramiche grazie a strumenti specifici. La camera a mano o a spalla, per esempio, conferisce alle riprese un effetto volutamente mosso e realistico, mentre la steadycam, montata su un’imbracatura, garantisce fluidità anche in situazioni dinamiche, come scale o corse. Il dolly, un braccio mobile su binari, e la gru, che offre un ampio raggio di movimento verticale e orizzontale, permettono di ottenere riprese fluide e spettacolari. Per le scene aeree si usano invece elicotteri e droni, mentre le riprese all’interno di veicoli sono realizzate con la tecnica del cameracar.
I movimenti della macchina da presa possono seguire i personaggi, sottolineandone l’azione, o essere indipendenti da essi, concentrandosi sull’ambiente o creando effetti estetici particolari. Nel cinema classico, i movimenti sono generalmente motivati da esigenze narrative, volti a chiarire la storia e a comunicare informazioni allo spettatore. Nel cinema moderno, invece, si è spesso optato per movimenti non motivati, in cui la macchina da presa rivendica una propria autonomia creativa, enfatizzando l’aspetto visivo e sperimentale piuttosto che strettamente narrativo.
Beatrice
Paris, Texas
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Venerdì 17 Gennaio ore 21:00
Cineforum
Genere: Drammatico Anno: 1984 Regia: Wim Wenders Attori: Harry Dean Stanton, Dean Stockwell, Socorro Valdez, Bernhard Wicki, Nastassja Kinski, John Lurie, Sam Berry, Hunter Carson, Aurore Clément, Tom Farrell, Justin Hogg Paese: Germania, Francia, Gran Bretagna Durata: 150 min
TRAMA
In una vasta zona desertica al confine tra Messico e Stati Uniti, un uomo vagabondo, Travis, crolla svenuto in un bar. Soccorso da un medico, non rivela nulla di sé, rimanendo muto. Un foglietto con l’indirizzo del fratello Walter conduce quest'ultimo a recuperarlo. Tornati a Los Angeles, Travis ritrova Hunter, il figlio di otto anni che vive con Walter e sua moglie Anne, e inizia a ricostruire il rapporto con il bambino. Deciso a riconciliarsi con la moglie Jane, tormentata in passato dalla sua gelosia, Travis si sforza di affrontare il senso di colpa e di lasciarsi alle spalle i fantasmi del suo passato, legati a Paris, Texas, un luogo desolato che aveva comprato per amore.
CRITICA
Per Emmanuel Carrère 'Paris, Texas' è “il film più calmo, più sobrio che Wenders abbia mai diretto”. Sicuramente è l’opera che ha definitivamente consacrato il regista tedesco tra i grandi autori del cinema mondiale, vincendo la Palma d’oro a Cannes. L’ultimo film del periodo americano di Wenders, scritto da Sam Shepard, è un road movie libero, tenero e disperato, un omaggio ai luoghi del western, una rilettura umanissima dei generi hollywoodiani. Un padre che invecchia sotto il cappello da baseball e un figlio bambino attraversano il Texas su un pick-up, in cerca d’una moglie e mamma perduta anni prima. Parlano di teoria del big bang e del perché lei se n’è andata. L’uomo, che aveva chiuso nel silenzio colpe e sconfitte, riscopre la parola e il senso delle relazioni umane. Li riscopre così bene che quando infine trovano la donna, in una specie di sex club dove le ragazze parlano ai clienti attraverso un vetro, senza vederli, Harry Dean Stanton può spezzarle e spezzarci il cuore raccontando una storia, che naturalmente è la loro storia. Lei è la Nastassja Kinski del 1984, e non c’è altro da dire.
Maria
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Giovedì 16 Gennaio ore 21:00
Sabato 18 Gennaio ore 21:00
Domenica 19 Gennaio ore 18:00
Domenica 19 Gennaio ore 21:00
Genere: Biografico, Drammatico Anno: 2024 Regia: Pablo Larraín Attori: Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Kodi Smit-McPhee, Valeria Golino, Haluk Bilginer, Caspar Phillipson, Alessandro Bressanello, Jeremy Wheeler Paese: Germania, USA, Italia Durata: 124 min
TRAMA
Maria è il racconto della vita tumultuosa, bella e tragica della più grande cantante d’opera del mondo, rivissuta e reimmaginata durante i suoi ultimi giorni nella Parigi degli anni Settanta.
CRITICA
Gli ultimi anni di vita di una diva del Novecento, la più straordinaria voce della lirica, ma anche regina del jet set, mediaticamente sempre in prima pagina, con la sua vita magnifica eppure dolorosa, e i suoi amori tragici e sofferti. Larrain chiude in gloria la sua trilogia su alcune grandi donne del secolo scorso con il capitolo più compiuto. Toccante, grande ritmo, regala la più grande interpretazione della carriera a una Angelina Jolie magnifica, in pieno capace di cogliere i tormenti di una diva impossibilitata a fuggire dal suo status. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)
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COM'È FATTO ... IL FILM!
Cap IV
Il punto di vista
Il punto di vista di ripresa rappresenta la posizione della macchina da presa rispetto all’oggetto filmato, determinando la prospettiva e influenzando la percezione dello spazio. La scelta del punto di ripresa non è neutrale: inquadrature frontali, dall’alto o laterali veicolano una precisa visione narrativa ed estetica.
Nel cinema di stampo neoclassicista, per esempio, si prediligono inquadrature neutre e stabili, per ragioni narrative o di genere, come nel musical o nel noir.
Ciò che compone il punto di vista sono i seguenti elementi: angolazione, inclinazione, altezza.
Angolazione
L’angolazione dipende dall’incidenza dell’asse della camera rispetto allo spazio ripreso e produce diversi effetti sugli spettatori. Si distingue in: verticali e orizzontali.
Verticali
A piombo: ripresa dall’alto per enfatizzare un dramma o un paesaggio.
Plongée: visione dall’alto che suggerisce tensione emotiva o descrive la disposizione spaziale di più personaggi.
Orizzontale: ripresa alla stessa altezza del soggetto, usuale nella vita quotidiana e spesso associata al punto di vista umano.
Contre-plongée: ripresa dal basso per trasmettere violenza o imponenza.
Supina: estrema dal basso, suggerisce panico o emergenza.
Orizzontali
Frontale: soggetto e camera sono di fronte, ideale per dialoghi e dettagli espressivi.
Di tre quarti: si mostra parte del viso meno rilevante; usata spesso nei dialoghi.
Di profilo: relega occhi e bocca ai margini, con riferimento al fuori campo.
Di tre quarti di spalle: il volto è quasi nascosto; concentra l’attenzione su ciò che il personaggio osserva, trasmettendo autenticità.
Di spalle: volto celato, sottolinea attesa o drammatizza un’entrata in scena.
Inclinazione
L’inclinazione descrive il rapporto tra l’asse della macchina e l’orizzonte della scena. Essa si divide in:
In piano (90°), l’asse orizzontale coincide con l’orizzonte scenico.
Obliqua, inclinazione della scena che crea tensione o instabilità.
Verticale (180°), orizzonte perpendicolare alla scena.
Capovolta (270°), l’orizzonte è ribaltato.
Altezza
L’altezza è la distanza tra il suolo e il punto di ripresa, spesso correlata all’angolazione e può essere:
Standard, all’altezza degli occhi, corrisponde alla visione naturale di un adulto in piedi.
Rialzata, sopra la linea degli occhi, per dominare visivamente la scena.
Ribassata, sotto la linea degli occhi, usata per prospettive insolite, come il punto di vista di un bambino o di un personaggio sdraiato.
Questi tre elementi – angolazione, inclinazione e altezza – definiscono il linguaggio visivo del film, offrendo una varietà di prospettive che influenzano profondamente la narrazione e l’impatto emotivo dello spettatore.
Vi aspettiamo numerosi in sala questo weekend per le proiezioni di "Piccole cose come queste" e della nostra tanto attesa Nottata Horror!
Piccole cose come queste
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Giovedì 9 Gennaio ore 21:00
Sabato 11 Gennaio ore 21:00
Domenica 12 Gennaio ore 18:00
Domenica 12 Gennaio ore 21:00
Genere: Drammatico Anno: 2024 Regia: Tim Mielants Attori: Cillian Murphy, Emily Watson, Amy De Bhrún, Joanne Crawford, Eileen Walsh, Abby Fitz, Ian O'Reilly, Cillian O'Gairbhi, Liadan Dunlea, Clare Dunne, Michelle Fairley Paese: Irlanda, Belgio Durata: 98 min
TRAMA
Irlanda, 1985. Bill Furlong è un commerciante di carbone, un uomo taciturno che ha dedicato la vita al lavoro, alla moglie Eileen e alle loro cinque figlie. Quando per caso scopre un terribile segreto nascosto nel convento locale, diretto da Suor Mary, i ricordi più dolorosi del suo passato tornano a galla. Sarà il momento per Bill di decidere se voltarsi dall’altra parte o ascoltare il proprio cuore e sfidare il silenzio di un’intera comunità.
CRITICA
È indubbio che senza Cillian Murphy e la sua più che notevole interpretazione (paradossalmente simile a quella di Oppenheimer nel fare del volto, dello sguardo, e del mistero dietro il suo silenzio un punto d’incredibile attrazione), questo film non sarebbe stato lo stesso. Ma notevole è anche, ad esempio, la fotografia di Frank van den Eeden. Tutto incentrato sul dilemma morale del suo protagonista, Piccole cose come queste è un film fatto di chiaroscuri e misteri che, nella storia che racconta, ha una chiara rilevanza anche nel presente, mettendo lo spettatore di fronte all’imperativo di combattere un egoismo che pare dilagante. Combatte anche un grande male del cinema e delle società contemporanee: quello per cui tutto deve essere ovvio, spiegato, portato alla luce, e niente lasciato nel chiaroscuro o all’interpretazione. (Federico Gironi - Comingsoon.it)