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In Programmazione

Il Campione
Gio 25_04 ore 21:00
Sab 27_04 ore 21:00
Dom 28_04 ore 18:00 e ore 21:00

Un valzer tra gli scaffali
Venerdì d'essai
Ven 26_04 ore 21:00

Prossimamente

Ma cosa ti dice il cervello
Gio 02_05 ore 21:00
Sab 05_05 ore 21:00
Dom 06_05 ore 18:00 e ore 21:00

Se la strada potesse parlare 
Venerdì d'essai
Ven 04_05 ore 21:00

Il Giovane Picasso
Grande Arte
Mar 07_05 ore 21:00
Mer 08_05 ore 21:00
I fratelli Sisters
Gio 09_05 ore 21:00
Sab 11_05 ore 21:00
Dom 12_05 ore 18:00 e ore 21:00




Tutta la programmazione de la Grande Arte

Tutta la programmazione del Venerdì d'essai


Il campione

Gio 25_04 ore 21:00
Sab 27_04 ore 21:00
Dom 28_04 ore 18:00 e ore 21:00
GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2019
REGIA: Leonardo D'Agostini
ATTORI: Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Massimo Popolizio, Ludovica Martino, Mario Sgueglia, Anita Caprioli, Camilla Semino Favro
PAESE: Italia
DURATA: 105 Min
TRAMA
Giovanissimo, pieno di talento, indisciplinato, ricchissimo e viziato. Christian Ferro è IL CAMPIONE, una rockstar del calcio tutta genio e sregolatezza, il nuovo idolo che ha addosso gli occhi dei tifosi di mezzo mondo. Valerio, solitario e schivo, con problemi economici da gestire e un’ombra del passato che incombe sul presente, è il professore che viene assegnato al giovane goleador quando - dopo l’ennesima bravata - il presidente del club decide che è arrivato il momento di impartirgli un po’ di disciplina, attraverso una tappa fondamentale per un ragazzo della sua età, l’esame di maturità. I due, che non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro, si troveranno legati a doppio filo, generando un legame che farà crescere e cambiare entrambi.

CRITICA
Il campione e il professore. Il campione è quel fenomeno di Andrea Carpenzano, che il film se lo porta tutto sulle spalle con nonchalance, mentre il professore è uno Stefano Accorsi che ha l'umiltà e l'intelligenza di fargli da spalla, da gregario. Il calcio è ricostruito con attenzione nel suo backstage, in quel versante business che comina tutto, ma al centro di tutto ci sono i sentimenti, quelli veri. Certo, ci sono stereotipi, e la struttura del racconto procede in maniera un po' meccanica e ovvia, ma questo qui è il cinema commerciale che serve e che manca in Italia. Complimenti a chi ha saputo prendere e portare al cinema temi, storie e personaggi che stavano lì ad aspettare da tempo che qualcuno lo facesse. (Federico Gironi -Comingsoon.it)

Un valzer tra gli scaffali

Ven 26_03 ore 21:00
Venerdì d'essai
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Thomas Stuber
ATTORI: Franz Rogowski, Sandra Hüller, Peter Kurth, Henning Peker, Matthias Brenner, Gerdy Zint, Michael Specht
PAESE: Germania
DURATA: 125 Min

TRAMA
Già presentato con successo alla scorsa edizione del Festival di Berlino, IN DEN GÄNGEN ha colpito al cuore la Giuria del Napoli Film Festival che gli ha conferito il Vesuvio Award come Miglior Film Europeo per l'intensità e poeticità della sua storia.
 Interpretato da Franz Rogowski (Premio Lola Miglior Attore del cinema tedesco) e Sandra Hüller (l'intensa protagonista di Toni Erdmann), il film  racconta una delicata storia d'amore nata tra gli scaffali di un supermercato e il microcosmo pieno di umanità rappresentato dalle persone che vi lavorano.

CRITICA
Tratto da un racconto di Clemens Meyer, cosceneggiatore del film, In den Gängen è il racconto esatto della vita ripetitiva dei lavoratori che trovano amicizia, amore, orgoglio e dignità tra gli scaffali del supermercato. Un diario delle giornate, che indistintamente scorrono una dopo l'altra, tutte uguali da non rendersi più conto del tempo. Finire il lavoro la sera tardi e tornare a casa solo per riposare quelle poche ore prima di ricominciare una giornata uguale a quella precedente, è il ritmo quotidiano nella provincia tedesca. Eppure Stuber riesce a far sentire il suono dell'oceano in quello del carrello elevatore, a far nascere una storia d'amore tra sguardi, silenzi e sorrisi. Se poi proviamo a immaginare la vita quotidiana sulle note di Danubio Blu in sottofondo, il realismo può diventare magico.
Sandra Hüller, l'eccezionale manager stressata in Vi presento Toni Erdmann, e Franz Rogowski conducono una coreografia di sguardi tra scatole di cioccolata, inviti non detti alla macchinetta del caffè e desideri mai soddisfatti in una tenera storia d'amore. Suddiviso in capitoli e raccontato in prima persona da Christian, In den Gängen esplora nevrosi, manie, abitudini, sogni, passioni e segreti dei lavoratori che formano un microcosmo dell'umanità, colta nell'attività che occupa la maggior parte della loro vita. (Francesca Ferri - mymovies.it)

Il Viaggio di Yao

Gio 18_04 ore 21:00
Dom 21_04 ore 18:00 e ore 21:00
Lun 22_04 ore 18:00 e 21:00
GENERE: Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Philippe Godeau
ATTORI: Omar Sy, Lionel Louis Basse, Gwendolyn Gourvenec, Fatoumata Diawara, Germaine Acogny, Abdoulaye Diop
PAESE: Francia
DURATA: 103 Min

TRAMA
Yao è un bambino che vive in un piccolo villaggio del Senegal. Ama i libri e le avventure. Un giorno parte per Dakar alla ricerca del suo mito, Seydou, attore francese di grande successo in visita in Senegal. Seydou conosce Yao e colpito dal carattere del bambino, decide di riaccompagnarlo a casa. Il viaggio, pieno di rocambolesche avventure e situazioni divertenti, sarà per l’attore un ritorno alle sue radici.

CRITICA
Non cerca di essere migliore di quello che è, il film che segna l'esordio al cinema nella terra dei suoi avi di Omar Sy. Ingenuo e candido come alcuni angoli rurali d'Africa, ha il sapore ancestrale di quella terra e di una storia sulla paternità. Un tredicenne e il suo idolo, un famoso attore francese, nero solo fuori come un bounty, in preda a un male di vivere molto occidentale. Un viaggio classicamente prima interiore che fisico, scandito da un conteggio del tempo diverso dal nostro, un film fatto di incontri, in cui si affaccia inattesa la spiritualità. Onesto, con un pudore che è quello del suo protagonista, in un film della maturità per lui diverso dagli altri. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

Il museo del Prado | La corte delle meraviglie

Mar 16_04 ore 21:00
Mer 17_04 ore 21:00

GENERE: Documentario
ANNO: 2019
REGIA: Valeria Parisi
ATTORI: Jeremy Irons
DURATA: 90 Min
BIGLIETTI: intero: 10,00 € - ridotto 8,00 €  per prenotati alla mail  info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)

Capolavori straordinari che raccontano la storia della Spagna e di un intero continente. Ci troviamo in uno dei templi dell’arte mondiale, un luogo di memoria e uno specchio del presente con 1700 opere esposte e un tesoro di altre 7000 conservate. Una collezione che racconta le vicende di re, regine, dinastie, guerre, sconfitte, vittorie. Ma anche la storia dei sentimenti e delle emozioni degli uomini e delle donne di ieri e di oggi, lei cui vite sono intrecciate a quella del museo: regnanti, pittori, artisti, architetti, collezionisti, curatori, intellettuali, visitatori.

In questo 2019 che ne celebra il duecentesimo anniversario, raccontare il Prado di Madrid dal giorno della sua “fondazione” – quel 19 novembre 1819 in cui per la prima volta si parlò di Museo Real de Pinturas – significa percorrere non solo questi ultimi 200 anni, ma almeno sei secoli di storia, perché la vita della collezione del Prado ha inizio con la nascita della Spagna come nazione e con il matrimonio tra Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia. Un’unione che sancisce l’avvio del grande impero spagnolo. Eppure, per molto tempo nel corso dei secoli, la pittura è stata una lingua universale, che non ha conosciuto frontiere. E se c’è un museo dove si rende evidente che la pittura non è stata toccata dai nazionalismi, questo è proprio il Prado, con le sue collezioni eclettiche e sfaccettate capaci di raccontare come l’arte non abbia passaporti limitanti, ma sia al contrario un viatico universale in grado di comprendere e raccontare i pensieri e i sentimenti degli esseri umani.

Per questo protagonisti de IL MUSEO DEL PRADO. LA CORTE DELLE MERAVIGLIE sono i suoi capolavori, i grandi maestri che li hanno realizzati, le teste coronate che li hanno raccolti, ma anche l’ispirazione europea e libertaria di un museo che è uno scrigno di tesori e di storie. È questo il fil rouge che si snoda nel nuovo docu-film scritto da Sabina Fedeli e diretto da Valeria Parisi.

IL MUSEO DEL PRADO. LA CORTE DELLE MERAVIGLIE, vede tra l’altro una novità d’eccezione: la partecipazione straordinaria del Premio Oscar® Jeremy Irons (ll mistero Von Bulow, Il danno, Mission, Io ballo da sola, La casa degli spiriti, La Corrispondenza…), che guiderà gli spettatori alla scoperta di un patrimonio di bellezza e di arte a partire dal Salon de Reinos, un’architettura volutamente spoglia che si anima di vita, luci, proiezioni, riportando il visitatore al glorioso  passato della monarchia spagnola e al Siglo de Oro quando alle pareti erano appesi molti dei capolavori oggi esposti al Prado. Allora in questo spazio si danzava, si svolgevano feste e spettacoli teatrali. Questo era uno dei cuori pulsanti di Madrid e della Spagna intera, così come lo furono il Barrio de las Letras, dove abitavano scrittori e artisti del Siglo de Oro, e, nel Novecento, la Residencia de Estudiantes, dove si incontravano gli intellettuali della Generazione del ‘27, da Buñuel a Lorca sino a Dalí.

I dipinti del Prado riflettono un’epopea unica nel suo genere, che ha dato origine ad uno dei musei più importanti del mondo. Una raccolta “fatta più con il cuore che con la ragione”; perché re e regine hanno scelto solo ciò che amavano. Un inventario di gusto e di piacere che narra vicende pubbliche, dinastie, porporati, guerre e coalizioni. E un inventario di questioni private: un matrimonio, una tavola imbandita, la pazzia di una regina. È un intreccio di teste coronate, hidalgos, majas y caballeros, tutti con le loro vite, le loro verità, i loro messaggi. È la storia di un’epoca di grande mecenatismo, di amore dei monarchi spagnoli per i grandi maestri, come Goya, presente al Prado con un corpus ricchissimo di oltre novecento opere, compresi gran parte dei disegni e delle lettere, come la corrispondenza con l’amico d’infanzia Martin Zapater. L’arte di Goya ha influenzato molti artisti moderni. Come nel caso di 3 maggio 1808, dipinto che narra l’effetto della rivolta degli spagnoli contro l’esercito francese. Un’opera che diventerà simbolo di tutte le guerre e che ispirerà Picasso per la sua Guernica. Come Picasso, anche Dalì e Garcia Lorca rimasero ammaliati dal museo mentre lo scrittore e pittore Antonio Saura, che tornava qui di continuo per calarsi nell’atmosfera di un ambiente magico, definì il Prado “un tesoro di intensità”. Dunque, un’arte che illumina il presente e che ci interroga: che cosa è stato il Museo del Prado in questi duecento anni, che cos’è oggi e che cosa continuerà a rappresentare per le generazioni future questo museo vivo, questo museo che è stato un faro per tutti gli spagnoli nei momenti bui della dittatura, una patria a cui tornare per artisti e intellettuali in esilio?

L’obiettivo delle autrici è stato dunque quello di raccontare non solo la bellezza formale e il fascino della collezione del Prado ma anche quanto attuali siano i temi trattati dalle opere esposte, capaci di narrare attraverso la storia dell’arte, anche quella della società, coi suoi ideali, i suoi pregiudizi, i vizi, le nuove concezioni, le scoperte scientifiche, la psicologia umana, le mode.

IL MUSEO DEL PRADO. LA CORTE DELLE MERAVIGLIE non è solo la narrazione delle sue straordinarie opere, che saranno il cuore del documentario, ma anche il paesaggio delle architetture Reali che sono state teatro e custodi della nascita e dello sviluppo delle collezioni d’arte. Un patrimonio universale che comprende non soltanto le opere di Vélazquez, Rubens, Tiziano, Mantegna, Bosch, Goya, El Greco conservate al Prado, ma anche l’Escorial, Pantheon dei reali, il Palazzo Reale di Madrid, il Convento de Las Descalzas Reales, il Salon de Reinos. Un affresco che contrappone interni ed esterni, quadri e palazzi, pennellate e giardini. La nascita del Museo del Prado è una storia avvincente. Nel 1785 Carlo III di Borbone, incaricò l’architetto di corte Juan de Villanueva di disegnare un edificio per ospitare il Gabinete de Historia Natural. Non lo diventerà mai. L’edificio verrà infatti trasformato nel Museo che oggi conosciamo. Camminare in questo luogo di bellezza, significa lasciarsi stupire, snidare pregiudizi e contraddizioni, scoprire i miti e i simboli di un mondo meraviglioso, a volte rivoluzionario. Significa confrontarsi con se stessi, attraverso la storia dell’arte. Significa rimanere estasiati di fronte a capolavori come la deposizione del fiammingo Van der Weyden, l’Adamo ed Eva di Tiziano, le pitture nere dell’ultimo Goya, Les Meninas di Vélasquez (“L’aria contenuta ne Las Meninas è l’aria di migliore qualità che esista”, sentenziò Dalì), le figure ritorte, allungate, fuori dagli schemi di El Greco, Il giardino delle delizie di Bosch, che risveglia nei visitatori di qualsiasi nazionalità e di qualsiasi cultura, curiosità, aspettativa, attenzione, o l’opera della fiamminga Clara Peters, che ha il coraggio di dipingere dei micro-autoritratti all’interno delle sue tele e rivendicare il ruolo femminile dell’arte o ancora la Donna barbuta di Ribera, dove una donna con il volto coperto da una folta barba allatta al seno il neonato che porta in braccio.

Lo sviluppo del docu-film intreccerà quindi alla narrazione d’arte anche lo studio dell’architettura e l’analisi di preziosi materiali d’archivio e verrà scandita dalle testimonianze dei vari esperti del Museo intervistati: Miguel Falomir, Direttore del Prado, e i Conservatori Andrés Úbeda de los Cobos, Vicedirettore Conservazione Museo del Prado; Javier Portús, Curatore Capo Pittura Spagnola fino al 1800 Museo del Prado,  Manuela Mena, Conservatore Capo Pittura 1800 e Goya Museo del Prado; Enrique Quintana,  Coordinatore Capo Conservazione Museo del Prado; Alejandro Vergara, Conservatore Capo Pittura Fiamminga fino al 1700 e Scuole Nord Europa Museo del Prado; Almudena Sánchez, Restauratrice pittura Museo del Prado; Leticia Ruiz, Capo Dipartimento Pittura Spagnola fino al 1700 Museo del Prado;  José Manuel Matilla, Conservatore Capo Stampe e Disegni Museo del Prado; José de la  Fuente, Restauratore Tavole Pittura Lignea Museo del Prado. Inoltre, interverranno Lord Norman Foster, architetto del progetto del Salón de Reinos (premio Priztker), Helena Pimenta, Direttrice della Compañía Nacional de Teatro Clásico di Madrid; Laura Garcia Lorca, Presidente della Fondazione intitolata allo zio, il poeta Federico Garcia Lorca; Marina Saura, attrice e figlia del Pittore Antonio Saura; Olga Pericet, ballerina; Pilar Pequeno, fotografa.

Una Giusta Causa

Gio 11_04 ore 21:00
Sab 13_04 ore 21:00
Dom 14_04 ore 18:00 e ore 21:00

GENERE: Biografico, Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Mimi Leder
ATTORI: Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Cailee Spaeny, Kathy Bates, Stephen Root, Sam Waterston, Francis X. McCarthy
PAESE: USA
DURATA: 120 Min

TRAMA
La candidata all’Oscar Felicity Jones è Ruth Bader Ginsburg, una delle nove donne ad entrare, nel 1956, al corso di Legge dell’Università di Harvard e che, nonostante il suo talento, fu rifiutata da tutti gli studi legali in quanto donna. Sostenuta dall’amore del marito Martin Ginsburg (Armie Hammer) e dall’avvocato progressista Dorothy Kenyon (il premio Oscar Kathy Bates), accetta un controverso caso di discriminazione di genere. Contro il parere di tutti, Ruth vinse il processo, determinando un epocale precedente nella storia degli Stati Uniti sul fronte della parità dei diritti.

Un tributo a una delle figure più influenti del nostro tempo, seconda donna a essere nominata Giudice alla Corte Suprema; un omaggio a tutte le donne, un invito a non farsi sopraffare.

CRITICA
La giudice Ruth Bader Ginsburg, seconda donna ad essere ammessa alla Corte Suprema, è una figura leggendaria negli Stati Uniti, molto meno conosciuta da noi. A 85 anni è ancora una portavoce dei diritti delle donne, al cui sviluppo legale ha concretamente contribuito. Scritto da suo nipote e diretto dalla specialista in action Mimi Leder, questo film biografico-omaggio a lei dedicato non riesce a comunicare la forza della sua enorme personalità e popolarità, affidando il compito a un'attrice indubbiamente brava ma che non ha l'esperienza e le spalle abbastanza forti per rappresentarla.
Forse più interessante per gli avvocati, l'impressione che se ne ricava è quella di un Bignamino scolastico, un'introduzione alla vita e alla carriera di un personaggio che è stato raccontato (meglio) anche in forma documentaristica. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

Copia Originale

Ven 12_04 ore 21:00
Venerdì d'essai
GENERE: Biografico, Commedia, Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Marielle Heller
ATTORI: Melissa McCarthy, Anna Deavere Smith, Julie Ann Emery, Richard E. Grant, Dolly Wells, Joanna P. Adler, Marc Evan Jackson, Christian Navarro, Alice Kremelberg, Jane Curtin
PAESE: USA
DURATA: 106 Min

TRAMA
Quando gli editori si orientano su libri sempre più semplici e corrivi, la scrittrice Lee Israel si trova senza lavoro. I suoi tanti volumi dedicati, tra gli altri, a Katharine Hepburn ed Estée Lauder, non la salvano dal tracollo economico. Passa allora a redditizie truffe letterarie: falsifica lettere di celebrità decedute. Falso e originale, copia e collezionismo, riproducibilità intellettuale più che tecnica.

CRITICA
Lee Israel aveva paura a esporsi, nascondeva il suo talento scrivendo autobiografie su commissione, fino a che il suo caratteraccio la emarginò lasciandola senza un soldo. Marielle Heller costruisce con bravura l'atmosfera malinconica, oltre che dinamica, della New York dei primi anni Novanta. Melissa McCarthy e Richard E. Grant duettano ad altissimi livelli fra ironia alcolica e cinismo esilarante, nella storia (vera) del talento sprecato di una scrittrice che non riconosce più l'epoca in cui vive. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

La promessa dell'alba

Gio 04_04 ore 21:00
Sab 06_04 ore 21:00
Dom 07_04 ore 18:00 e ore 21:00

GENERE: Biografico, Drammatico, Sentimentale
ANNO: 2017
REGIA: Eric Barbier
ATTORI: Pierre Niney, Charlotte Gainsbourg, Didier Bourdon, Jean-Pierre Darroussin, Catherine McCormack, Finnegan Oldfield, Zoe Boyle
PAESE: Francia
DURATA: 131 Min

TRAMA
Dalla difficile infanzia in Polonia passando per l’adolescenza a Nizza, per poi arrivare alla carriera da aviatore in Africa durante la seconda guerra mondiale… Romain Gary ha vissuto una vita straordinaria. Ma questo impulso a vivere mille vite, a diventare un grande uomo e un celebre scrittore è merito di Nina (Charlotte Gainsbourg), sua madre. Sarà proprio il folle amore di questa madre possessiva ed eccentrica che lo porterà a diventare uno dei più grandi romanzieri del ventesimo secolo, e a condurre una vita piena di rocamboleschi colpi di scena, passioni e misteri. Ma quell’amore materno senza freni sarà anche un fardello per tutta la sua vita. Dall’omonimo romanzo autobiografico di culto scritto da Romain Gary, un film appassionante e commovente.

CRITICA
Igombrante come solo una mamma ebrea, che cresce (sola) il suo piccolo e unico figlio con il mito della Francia e con l'obiettivo di diventare un grande scrittore. Se pensiamo che la storia, molto autobiografica, è quella di Romain Gary, uno dei grandi della letteratura del XX secolo, sappiamo che la missione si compierà. Ma è il viaggio ad essere interessante, quello in un secolo in cui succede di tutto, dall'inverno polacco alla Parigi intellettuale, per finire nell'Africa in guerra. Epico e divertente, mette al centro la ricerca d'identità in anni in cui se non ce l'avevi eri il nemico, fra bugie a fin di bene e un rapporto di sconfinato amore e ingombrante assiduità, quello fra madre e figlio. Niney e la Gainsbourg lo incarnano magistralmente. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

Mary Poppins

Dom  07_04 ore 15:00
Ingresso gratuito

GENERE: Fantasy
ANNO: 1964
REGIA: Robert Stevenson, Hamilton Luske
ATTORI: Julie Andrews, Dick Van Dyke, David Tomlinson, Glynis Johns, Karen Dotrice, Matthew Garber, Hermione Baddeley, Elsa Lanchester, Reginald Owen, Reta Shaw, Ed Wynn, Arthur Treacher
PAESE: USA
DURATA: 140 Min

Domenica 7 aprile  al cinema Marconi e in altre Sale cinematografiche parrocchiali di Veneto e Trentino torna in contemporanea la magia di Mary Poppins, il primo indimenticato film Disney del 1964 in versione recentemente restaurata. L’iniziativa è sponsorizzata e coordinata dall’Associazione Cattolica Esercenti Cinema (ACEC) del Triveneto che quest’anno compie 70 anni e ha deciso di festeggiare con un open day (ingresso gratuito per tutti) delle Sale della Comunità questo importante traguardo associativo.

 “Acec – spiega don Alessio Graziani, presidente della sezione triveneta dell’associazione e vicepresidente nazionale - nacque a Roma nel 1949 come associazione di categoria dei cinema parrocchiali diffusi in tutto il territorio nazionale. Oggi queste sale, che abbiamo ribattezzato Sale della Comunità, sono ancora più di 500 in Italia, di cui un’ottantina nel Triveneto. Si tratta di veri e propri centri culturali, gestiti da centinaia di volontari generosi e preparati, che animano culturalmente il territorio con proposte non solo cinematografiche di qualità, ma anche proponendo rassegne teatrali, concerti, conferenze e presentazione di libri. Domenica 7 aprile nel pomeriggio 38 di queste Sale (nelle province di Padova, Verona, Vicenza, Treviso e Trento) apriranno gratuitamente le porte per un momento di festa costruito attorno alla visione di un classico Disney che ha fatto sognare generazioni di bambini e di famiglie e che ancora oggi ci fa sperimentare la gioia di stare insieme. Questa infatti è la missio delle Sale parrocchiali: costruire comunità, relazioni buone, attorno a tutto ciò che è bello e fa crescere la nostra umanità”.

Recentissima la notizia che Julie Andrews riceverà il Leone d’oro alla carriera durante la prossima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019).

Le Sale Acec censite in Triveneto nel 2018 erano 78 per un totale di quasi 900 mila biglietti staccati. Dati in crescita rispetto al 2017 e dunque in controtendenza rispetto all’andamento del mercato cinematografico nazionale. Nell’era del cinema digitale, di Netflix e delle multisale, le Sale parrocchiali hanno saputo dunque rinnovarsi e fidelizzare pubblico e volontari, anche grazie al sostegno di molte istituzioni locali e singoli cittadini. Cinema non è solo film, ma rito sociale ed esperienza comunitaria: un sogno che Acec vuole continui

Roma

Ven 05_04 ore 21:00
Venerdì d'essai

GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Alfonso Cuarón
ATTORI: Marina de Tavira, Yalitza Aparicio, Nancy García García
PAESE: Messico, USA
DURATA: 135 Min

TRAMA
Roma, il film diretto da Alfonso Cuaron, racconta un anno turbolento della vita di una famiglia borghese nella Città del Messico degli anni 70, attraverso le vicende della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), entrambi di discendenza mixteca, che lavorano per una piccola famiglia borghese nel quartiere Roma a Città del Messico, una famiglia guidata da Sofia (Marina de Tavira), madre di quattro figli, che deve fare i conti con l'assenza del marito, mentre Cleo affronta una notizia devastante che rischia di distrarla dal prendersi cura dei bambini di Sofia, che lei ama come se fossero i propri.
Roma è un ritratto di vita vera, intimo e toccante, raccontato attraverso le vicende di una famiglia che cerca di preservare il proprio equilibrio in un momento di lotta personale, sociale e politica.

CRITICA
Racconta di una fine, e di un nuovo inizio, Roma. Di un matriarcato che ha cresciuto e accudito il regista, che così ringrazia. Alfonso Cuarón muove la macchina da presa agile e liquida attorno a tanti personaggi, dentro ascenografie che ricostruiscono il passato in maniera sontuosa, cercando di arginare con l'eleganza ossessiva della forma il trasporto del sentimento, finendo a tratti col soffocarlo. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

Momenti di trascurabile felicità

Gio 28_03 ore 21:00
Sab 30_03 ore 21:00
Dom 31_03 ore 18:00 e ore 21:00

GENERE: Commedia
ANNO: 2019
REGIA: Daniele Luchetti
ATTORI: Pif, Thony, Renato Carpentieri, Angelica Alleruzzo, Francesco Giammanco, Vincenzo Ferrera, Franz Cantalupo, Manfredi Pannizzo
PAESE: Italia
DURATA: 93 Min
TRAMA
Lo yoga e l’Autan non sono in contraddizione? La luce del frigorifero si spegne veramente quando lo chiudiamo? Perché il primo taxi della fila non è mai davvero il primo? Perché il martello frangi vetro è chiuso spesso dentro una bacheca di vetro? E la frase: ti penso sempre, ma non tutti i giorni, che sembra bella, è davvero bella? A queste, e ad altre questioni fondamentali, cerca di dare una risposta Paolo (Pif), cui rimangono solo 1 ora e 32 minuti per fare i conti con i punti salienti della sua vita.

CRITICA
E' un mare a cui abbandonarsi e in cui galleggiare placidamente facendo il morto a galla Momenti di trascurabile felicità, assecondando il continuo passaggio dal presente e al passato e ascoltando la voce cantilenante di un Pif che si muove in una Palermo dove la Mafia per fortuna non c'è. E' lui il punto di vista di un film che sembrava impossibile realizzare e che invece ha una sua storia e dei personaggi ben costruiti. Regista e sceneggiatore li raccontano attraverso un cinema della leggerezza e la scelta di parlare dell’attimo prima di morire si rivela felice, perché dà al racconto una certa urgenza e un pizzico di malinconia, che però non è il dolce struggimento di alcuni brani dei libri di partenza. Se Piefrancesco Diliberto parla un po' troppo - agli altri, allo spettatore, fuori campo - sono belli i silenzi e gli sguardi di Thony, alle prese con una donna concreta, dolce e mai isterica. (Carola Proto - Comingsoon.it)

Sulla mia pelle

Ven 28_03 ore 21:00
Cineforum

DATA USCITA: 12 settembre 2018
GENERE: Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Alessio Cremonini
ATTORI: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano
PAESE: Italia
DURATA: 100 Min

TRAMA
Sulla mia pelle, il film diretto da Alessio Cremonini, è l’emozionante racconto degli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi (Alessandro Borghi) e della settimana che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia, in particola modo quella di sua sorella Ilaria (Jasmine Trinca). Quando Stefano Cucchi muore nelle prime ore del 22 ottobre 2009, è il decesso in carcere numero 148. Al 31 dicembre dello stesso anno, la cifra raggiungerà l’incredibile quota di 176: in due mesi trenta morti in più. Nei sette giorni che vanno dall’arresto alla morte, Stefano Cucchi viene a contatto con 140 persone fra carabinieri, giudici, agenti di polizia penitenziaria, medici, infermieri e in pochi, pochissimi, hanno intuito il dramma che stava vivendo. È la potenza di queste cifre, il totale dei morti in carcere e quello del personale incontrato da Stefano durante la detenzione che hanno spinto il regista del film, Alessio Cremonini, a raccontare la sua storia: sono numeri che fanno impressione, perché quei numeri sono persone.
Come dichiarato dallo stesso regista, Sulla mia pelle nasce dal desiderio di strappare Stefano alla drammatica fissità delle terribili foto che tutti noi conosciamo, quelle che lo ritraggono morto sul lettino autoptico, e ridargli vita.

CRITICA
Non ci sono accuse infuocate, né proclami, né violenze sbandierate, in Sulla mia pelle. C'è l'equilibrio e il pudore di chi voleva raccontare una storia terribile sulla quale ancora non esiste una verità giudiziaria, dopo nove anni. Voleva ricordare chi fosse, Stefano Cucchi, e cosa gli è successo. Mostrare l'incredibile, ovvero le innumerevoli volte che di fronte a Stefano si è fatto finta di niente, o si è voltata la testa. E, così, interrogare il pubblico sulla loro morale, in un'epoca dove il ripiegamento su sé stessi e l'egoismo la fanno da padroni. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto

Mar 26_03 ore 21:00
Mer 27_03 ore 21:00

GENERE: Documentario
ANNO: 2019
REGIA: Claudio Poli
ATTORI: Adriano Giannini
DURATA: 90 Min

BIGLIETTI: intero: 10,00 € - ridotto 8,00 €  per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)
Da Tahiti alle Isole Marchesi.
È il primo aprile del 1891 quando, a bordo della nave Océanien, Paul Gauguin lascia Marsiglia diretto a Tahiti, in Polinesia. Ha quarantatré anni e quella giornata segna l’inizio di un viaggio che porterà l’artista agli antipodi della civiltà, alla ricerca dell’alba del Tempo e dell’Uomo. Ai Tropici, Gauguin (1848-1903) resterà quasi senza intervalli fino alla morte: dodici anni di disperata e febbrile ricerca di autenticità, di immersioni sempre più profonde nella natura lussureggiante, di sensazioni, visioni e colori ogni volta più puri e accesi; l’approdo definitivo in un Eden talvolta crudele che farà di lui uno dei pittori più grandi di sempre tra quelli che si ispirarono alle Muse d’Oltremare.

Ripercorrendo le tracce di una biografia che appartiene ormai al mito e di una pittura raffinatamente primordiale, il film evento, che vanta una colonna sonora originale firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, ci guiderà infatti in un percorso tra i luoghi che Gauguin scelse come sua patria d’elezione e attraverso i grandi musei americani dove sono custoditi i suoi più grandi capolavori: New York col Metropolitan Museum, Chicago con il Chicago Art Institute, Washington con la National Gallery of Art, Boston con il Museum of Fine Arts. Ad accompagnare lo spettatore gli interventi di esperti internazionali: Mary Morton, curatrice alla National Gallery of Art di Washington, Gloria Groom,curatrice all’Art Institute di Chicago, Judy Sund, docente della New York City University, Belinda Thomson, massima esperta di Gauguin, David Haziot, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin.

GAUGUIN A TAHITI. IL PARADISO PERDUTO trasforma in immagini quel libro d’avventura che fu la vita di Gauguin, ma è anche la cronaca di un fallimento. Perché Gauguin non poté mai sfuggire alle proprie origini, alle ambizioni e ai privilegi dell’uomo moderno. Fu sempre il cittadino di una potenza coloniale: dipinse tra le palme, ma con la mente rivolta al pubblico dell’Occidente. Un paradosso che si riflette nel destino della sua opera, visto che i suoi quadri oggi sono conservati in grandi musei internazionali dove ogni anno milioni di persone si fermano di fronte alle tele di Tahiti, sognando il loro istante di paradiso, un angolo di silenzio in mezzo alla folla.

Ma chi è Paul Gauguin? E da cosa è nata la sua fascinazione per i Tropici?
Gauguin nasce a Parigi il 7 giugno del 1848 dal giornalista Clovis Gauguin e da Aline Marie Chazal, la cui famiglia vive in Perù. È qui che Paul viene portato quando ha quattordici mesi. Ed è qui che prende il via l’iniziazione tropicale di un pittore che resterà sempre fiero del suo sangue sudamericano, tanto da sostenere con fermezza una sua parentela con gli Aztechi. Dopo il ritorno a Parigi, l’iniziazione alla pittura e all’Impressionismo e i viaggi come allievo pilota sul mercantile Luzitano e nella Marina Francese, Gauguin sente di dover cercare se stesso altrove, sente di dover trovare una via di uscita dall’Impressionismo. E, come sempre fa nei momenti più importanti della sua vita, parte. Lascia Parigi e una società che considera conformista, scegliendo l’asprezza e la bellezza selvaggia della costa bretone, un cuneo di roccia proteso sul vuoto dell’Oceano, presagio del volo nell’ignoto che verrà spiccato solo pochi anni dopo. Sono luoghi rudi, primitivi, malinconici e Gauguin vi si reca per purificarsi: dalla città e dalle mode artistiche parigine. E si mette alla ricerca delle forme ancestrali di una nuova pittura. È proprio qui a Pont-Aven che Gauguin dipingerà alcune delle sue opere più celebri, come il Cristo Giallo in cui riproduce un crocifisso ligneo ammirato nella cappella di Trémalo o La visione dopo il sermone, in cui il misticismo bretone trova forma nel cloisonnisme, con le sue campiture nette e stesure compatte di colore.

A dare il senso di una fuga impossibile dal proprio retaggio di uomo “civilizzato” contribuisce il fatto che molti dei suoi maggiori capolavori sono oggi conservati in grandi, frenetiche e iper-moderne metropoli statunitensi. Ed è proprio nei musei di queste città americane, con il vetro e l’acciaio dei grattacieli, la folla, e il traffico delle highways sullo sfondo, che lo spettatore potrà scoprire l’origine della pittura di Gauguin, nei suoi diversi periodi: gli esordi, la Bretagna, il primo periodo polinesiano, il secondo e finale soggiorno tahitiano. Un’avventura del colore che inizia con il distacco dagli Impressionisti e dalle loro pennellate frammentarie, passa per i contrasti violenti con l’amico e collega Vincent Van Gogh e approda a un cromatismo nuovo, anti-naturalistico e legato ai movimenti dell’anima come quello di opere come Ia orana Maria, Nafea faa ipoipo, Aha oe feii? o Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?.

Il racconto sarà accompagnato anche dalle parole dello stesso Gauguin, con brani tratti da testi autobiografici (come Noa Noa o Avant et après), dalle lettere a familiari e amici e alla moglie Mette, alla quale Paul scriverà: “Verrà un giorno, e presto, in cui mi rifugerò nella foresta in un’isola dell’Oceano a vivere d’arte, seguendo in pace la mia ispirazione. Circondato da una nuova famiglia, lontano da questa lotta europea per il denaro. A Tahiti, nel silenzio delle notti tropicali, potrò ascoltare il ritmo dolce e suadente del mio cuore in armonia con le presenze misteriose che mi circondano. Libero, senza problemi di denaro, potrò amare, cantare, morire”.

Beate

Ven 22_03 ore 21:00
Primavera Italiana

GENERE: Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Samad Zarmandili
ATTORI: Donatella Finocchiaro, Maria Roveran, Lucia Sardo, Paolo Pierobon, Eleonora Panizzo
PAESE: Italia

TRAMA
In una cittadina del Nordest, la fabbrica “Veronica” produce e vende – con successo e nonostante la crisi – biancheria intima per signore…
… Ma i proprietari vogliono delocalizzare l’attività e moltiplicare i profitti. Lasciando le poche operaie – la combattiva Armida e le sue compagne – senza lavoro.
Nel vicino “Convento del Manto Santo”, un pugno di suore abili nell’antica arte del ricamo, tutte sufficientemente “svitate” e fin troppo devote alla salma mummificata della Beata Armida, rischiano di essere trasferite...
… Perché non hanno denaro sufficiente a mettere in sicurezza l’immobile. In realtà perché,
sull’area dove sorge il convento, un aspirante sindaco senza scrupoli – anche proprietario
della “Veronica” – vuol far nascere un resort di lusso.
 Per opporsi a un destino già segnato, operaie e suore intraprendono una singolare collaborazione “a scopo di lucro” : una produzione artigianale e clandestina di lingerie. Molto ricamata e piuttosto sexy.
 Perché le cose vadano nel verso giusto, per sconfiggere i “poteri forti”, serve però un Miracolo. Quello che la Beata non ha ancora compiuto. E che la farebbe finalmente diventare “Santa Armida”...

Samad Zarmandili 
Samad Zarmandili esordisce come assistente alla regia in Vesna va veloce (1996) di Carlo Mazzacurati, cui dedicherà poi tesi di laurea (in Storia e Critica del Cinema) e la sua prima opera: il documentario per la tv Speciale Mazzacurati. Uno sguardo esterno sulla realtà prodotto e diffuso da Rai Sat Cinema. A partire dalla metà degli anni Novanta lavora intensamente nel cinema e in televisione, soprattutto come aiuto regista (tra gli altri con Salvatore Maira, Aureliano Amadei, Alessandro Piva) e poi nel team tecnico di Squadra antimafia, tra le serie più longeve e di maggior successo di Canale 5, dov’è aiuto regista nelle stagioni n. 3, 4 e 5 e, a partire dalla n. 6 e per le due successive, regista della gran parte degli episodi. Un suo cortometraggio, Due e e mezzo compreso il viaggio, è distribuito all’interno di un film dal titolo Funeral Party. Una sua sceneggiatura originale Sole rosso, è stata premiata nell’ambito de La fabbrica dei progetti-New Cinema Network del Festival del Cinema di Roma. Beate è il suo primo film per il cinema. “Beate” è per me, una moderna fiaba sociale. E, al tempo stesso, una storia di riscatto, tutta al femminile, incentrata sull’onestà e la tenacia del suo personaggio guida e dell’eterogeneo gruppo di donne, operaie e suore “unite nella lotta”, che le muovono intorno. Il filtro della commedia di costume, mi ha offerto la possibilità di avvicinare con levità temi forti e tristemente attualissimi, quali la perdita del lavoro e la sua delocalizzazione dovuta alla globalizzazione dei mercati. E di introdurre note di grottesco, trasfigurazioni non necessariamente realistiche, senza tralasciare, spero, uno sguardo vigile sulle contraddizioni del presente. Il microcosmo della provincia italiana – qui un luogo incantato e sospeso nel tempo, qual è il Delta del Po, territorio modernizzato, ma non ancora stravolto come molto altro Nordest - è stato infine la lente attraverso cui guardare con empatia i personaggi e le loro vicende. Qui, “dove i pesci nuotano più in alto di dove volano gli uccelli” ho creduto di ritrovare un tessuto antropologico e sociale che desse forza alla storia, accrescendone il valore visivo. (s.z. aprile 2018)

Non sposate le mie figlie 2

Gio 21_03 ore 21:00
Sab 23_03 ore 21:00
Dom 24_03 ore 18:00 e 21:00
GENERE: Commedia
ANNO: 2019
REGIA: Philippe de Chauveron
ATTORI: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau, Noom Diawara, Frédérique Bel, Julia Piaton, Emilie Caen, Elodie Fontan, Tatiana Rojo, Claudia Tagbo
PAESE: Francia
DURATA: 99 Min
TRAMA
Dopo il grande successo di “Non sposate le mie figlie!”, fenomeno cinematografico con oltre 150 milioni di euro incassati in tutto il mondo, tornano nelle sale italiane i coniugi Verneuil alle prese con una nuova crisi familiare… Claude e Marie sembrano ormai essersi rassegnati al matrimonio delle loro adorate quattro figlie con uomini di origini e culture molto distanti dalla loro: Rachid, musulmano di origini algerine, Chao, ateo e figlio di cinesi, l’ebreo David e il senegalese Charles. Ma la loro tranquillità familiare viene messa ancora una volta a dura prova quando scoprono che i loro generi hanno deciso di lasciare la Francia con mogli e figli in cerca di fortuna all'estero. Come se non bastasse, atterrano in Francia anche i consuoceri Koffi per il matrimonio della loro unica figlia femmina. Incapaci di immaginare la loro famiglia lontana e di non vedere crescere i propri nipoti, Claude e Marie sono pronti a tutto pur di trattenerli e dimostrare loro che la Francia è il posto migliore in cui possano vivere.

CRITICA
Formula simile, dialoghi scorretti e divertenti, per il sequel di Non sposate le mie figlie, commedia francese di maggior successo di questi anni. Nel primo abbiamo imparato come il minimo comune denominatore che ci unisce tutti sia il razzismo, questa volta è addirittura la Francia, con i suoi valori repubblicani, a venire messa in discussione dalle figlie (e generi), che decidono di emigrare, in blocco, verso i quattro angoli del mondo. Inaccettabile per i genitori, che organizzeranno una rappresentazione delle meraviglie della Francia di campagna, odore di letame compreso. I cattivoni, isterici e intolleranti, sono semmai a Parigi. Spunti e trovate superiori rispetto all'originale. Primo film in cui si citano i gilet gialli. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)