Post

Semina il vento

Ven 18_06 ore 21:00
Venerdì d'essai

Genere: Drammatico
Anno: 2020
Regia: Danilo Caputo
Attori: Yile Vianello, Feliciana Sibilano, Caterina Valente, Espedito Chionna
Paese: Italia, Francia, Grecia
Durata: 91 min
TRAMA
Nica, 21 anni, abbandona gli studi d’agronomia e torna a casa, in un paesino vicino Taranto, dopo tre anni d’assenza. Lì trova un padre sommerso dai debiti, una terra inquinata, gli ulivi devastati da un parassita. Tutti sembrano essersi arresi davanti alla vastità del disastro ecologico e suo padre aspetta solo di poter abbattere l’uliveto di famiglia per pura speculazione economica. Nica, forte di uno spirito battagliero ereditato dall’amatissima nonna, lotta con tutte le sue forze per salvare quegli alberi secolari. Ma l’inquinamento ormai è anche e soprattutto nella testa della gente e lei si troverà a dover affrontare ostacoli inaspettati…

CRITICA
Siamo davanti a un film che senza falsi pudori ma anche senza gridare slogan, evidenzia come talvolta basterebbe un po' più di ricerca e di impegno per superare ostacoli solo apparentemente insormontabili.
Nica ama la terra che ha lasciato e a cui torna per mettere in pratica ciò che ha appreso nei laboratori universitari. Si trova però davanti un mondo al contempo troppo 'moderno' (nel senso deteriore del termine) e troppo 'antico' (con una religiosità più da festa patronale che da fede vissuta e praticata). Resta qualche rito atavico che chi è anziano continua a ritenere valido ma che rischia di essere travolto dagli sversamenti industriali. "Chi semina il vento raccoglie tempesta" recita un proverbio popolare ma quello di Caputo non è un film pessimista. Si assume il compito, con l'ottimismo della volontà, di ricordare che non tutto è perduto e che nelle giovani generazioni si può ancora trovare un antagonismo positivo attrezzato per combattere parassiti naturali, ideologici e sociali. (mymovies.it)

Raffaello. Il grande prodigio

Mar 22_06 ore 21:00
Mer 23_06 ore 21:00
Grande arte al cinema
Genere: Documentario
Anno: 2020
Regia: Massimo Ferrari
Attori: Valeria Golino
Paese: Italia

Biglietti: intero: 10,00 € - ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)

Ricominciare da dove ci eravamo interrotti. Nel 2020 le grandi celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) sono state messe in pausa dalla pandemia.

Proprio per questo, ora che le sale cinematografiche e i musei tornano ad aprire le proprie porte, Sky e Nexo Digital hanno scelto RAFFAELLO. IL GIOVANE PRODIGIO come evento per la ripartenza della Grande Arte al Cinema: una celebrazione che si propone di festeggiare la ricorrenza legata all’urbinate, ripercorrendone arte e vicende umane, ma ancor più lasciando parlare la potenza di una pittura capace di attraversare i secoli e offrire emozioni e riflessioni inaspettate, soprattutto nei momenti più complessi della nostra storia. 

Perché la festa interrotta di Raffaello possa tornare a vivere anche grazie al cinema, l’appuntamento nelle sale italiane (elenco a breve su nexodigital.it) con RAFFAELLO. IL GIOVANE PRODIGIO, diretto da Massimo Ferrari e prodotto da Sky, sarà per il 22 e 23 giugno. Il docu-film con la voce narrante di Valeria Golino si propone di raccontare Raffaello a partire dai suoi straordinari ritratti femminili. La madre, l’amante, la committente, la dea: le ‘protagoniste’ della vita di Raffaello permettono di raccontare il pittore da una nuova prospettiva e di indagare sulla sua continua ricerca della bellezza assoluta. Tra le riprese più importanti, anche quelle realizzate ad alcune opere custodite all’interno delle Scuderie del Quirinale in occasione della mostra dello scorso anno, “Raffaello 1520-1483”, che ha visto un grandissimo numero di capolavori dell’urbinate raccolti insieme in una sola storica esposizione.

RAFFAELLO. IL GIOVANE PRODIGIO pone l’accento sulla metamorfosi artistica del pittore e sulla sua capacità di far evolvere continuamente la propria arte senza mai ripetersi. A 8 anni Raffaello perde la madre. Secondo la leggenda, il padre, Giovanni Santi, ritrasse la moglie Magìa nelle vesti di una Madonna che fa addormentare il proprio bambino, mantenendo vivo nel figlio il suo ricordo. La Madonna e il bambino diventano così temi portanti di tutta la carriera di Raffaello e, insieme ai ritratti femminili, sono quelli che meglio raccontano la sua straordinaria abilità di interpretare la bellezza. La sua ricerca parte da figure realmente esistite per approdare a una bellezza ideale che culmina nella realizzazione della Galatea, la ninfa che racchiude in sé le parti più belle di ogni donna. La Muta, Dama con Liocorno, La Velata, La Fornarina sono poi tra i ritratti più celebri di Raffaello, tracce evidenti della sua continua capacità di mutare, come i grandi artisti contemporanei. Pittore del Papa, conservatore delle antichità, archeologo-esploratore che discende in un’oscura Domus Aurea, Raffaello è inoltre una figura versatile e piena di ingegno, capace di diventare un punto di riferimento a tutto tondo per i suoi contemporanei e per le generazioni successive. Le sue opere celano tuttora molti dubbi e misteri, ma sono anche riuscite, nel corso dei secoli, a tramandare un canone di bellezza e una sensibilità di forte attualità: non è un caso se, alla fine della II Guerra Mondiale, lo scrittore di origini ebree Vasilij Grossman, autore del capolavoro Vita e Destino, nel guardare l’espressione della Madonna Sistina e del bambino riconobbe il volto delle madri e dei figli vittime dell’Olocausto. Come tutti i grandi capolavori, le Madonne di Raffaello possono parlare con voce nuova e sempre rinnovata anche a distanza di secoli.

A guidarci alla scoperta dell’artista oltre a Vincenzo Farinella, professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Pisa e consulente storico-scientifico del progetto, ci saranno gli interventi autorevoli di Lorenza Mochi Onori, storica dell’arte ed esperta di Raffaello, Giuliano Pisani, filologo classico e storico dell’arte italiana, Tom Henry, direttore dell’Università del Kent a Roma, Amélie Ferrigno, storica dell’arte e ricercatrice associata presso il Centre d’Études Supérieures de la Renaissance (CESR Tours), Ippolita di Majo, sceneggiatrice e storica dell’arte e Gloria Fossi, storica dell’arte medievale e moderna.

Ad enfatizzare il racconto, l’uso di animazioni realizzate dall’illustratore pluripremiato Giordano Poloni che, attraverso un linguaggio evocativo e sognante, portano in scena alcuni momenti emblematici della storia di Raffaello e delle sue opere più celebri in un mix di leggenda, realtà e mito. 

The Father - nulla è come sembra

sab 12_06 ore 21:00
dom 13_06 ore 18:00 e ore 21:00


Genere: Drammatico
Anno: 2020
Regia: Florian Zeller
Attori: Anthony Hopkins, Olivia Colman, Olivia Williams, Rufus Sewell, Evie Wray, Mark Gatiss, Imogen Poots, Ayesha Dharker, Ray Burnet
Paese: Gran Bretagna, Francia
Durata: 97 min


TRAMA
Anthony ha 81 anni. Vive da solo nel suo appartamento londinese e rifiuta tutte le persone che sua figlia Anne cerca di imporgli. Presto però Anne non potrà più andarlo a trovare tutti i giorni: ha preso la decisione di trasferirsi a Parigi con un uomo che ha appena conosciuto…
Ma se è così, allora chi è l'estraneo che piomba all'improvviso nel soggiorno della casa di Anthony, sostenendo di essere sposato con Anne da oltre dieci anni? E perché afferma con tanta convinzione che quella dove vive è casa sua e della figlia? Eppure Anthony è sicuro che quello sia il suo appartamento. Sembra esserci nell'aria qualcosa di strano, come se il mondo ad un tratto avesse smesso di seguire le regole abituali.
Smarrito in un labirinto di domande senza risposta, Anthony cerca disperatamente di capire che cosa stia succedendo attorno a lui.

CRITICA
Un debutto da Oscar per il premiato commediografo francese Florian Zeller, che con l'aiuto di un attore dal gigantesco talento come Anthony Hopkins, affiancato da un cast alla sua altezza, ci racconta una storia di vecchiaia e malattia che ci coinvolge sempre più, man mano che seguiamo il protagonista alle prese coi frammenti di una memoria sfuggente e di una progressiva perdita di coscienza. Un film che lascia addolorati per la sofferenza che tocca in sorte a molti di noi e dei nostri cari, ma che è anche un'esperienza cinematografica esaltante, molto rara in questi tempi di asettiche e prevedibili visioni. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

Miss Marx

Ven 11_06 ore 21:00
Venerdì d'essai


Genere: Biografico, Storico, Drammatico
Anno: 2020
Regia: Susanna Nicchiarelli
Attori: Romola Garai, Patrick Kennedy, Felicity Montagu, Oliver Chris, Emma Cunniffe, Karina Fernandez, Katie Mcgovern, David Traylor, George Arrendell, Christoph Hülsen
Paese: Italia, Belgio
Durata: 107 min


TRAMA

Brillante, colta, libera e appassionata, Eleanor è la figlia più piccola di Karl Marx: tra le prime donne ad avvicinare i temi del femminismo e del socialismo, partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e l’abolizione del lavoro minorile. Quando, nel 1883, incontra Edward Aveling, la sua vita cambia per sempre, travolta da un amore appassionato ma dal destino tragico.

CRITICA

Eleanor, figlia prediletta ed erede del patrimonio di scritti e intellettuale del padre Karl Marx. Una donna di cui Susanna Nicchiarelli racconta la storia in un affresco in costume molto elegante e a ritmo punk, mettendone in evidenza anche le contraddizioni, le sue idee avanzate e coraggiose pubbliche, socialiste e femministe, ma anche la fragilità intima di donna innamorata dell'uomo sbagliato. Cambiamento, innovazione ideale, ma anche la complessità nella realizzazione pratica di queste idee. Ottima protagonista Romola Garai, appassionante e coinvolgente. (Mauro Donzelli - Comingsoon.it)

Un altro giro

ven 04_06  ore 20:45
sab 05_06 ore 20:45
dom 06_06 ore 18:00 e ore 20:45

Genere: Drammatico

Anno: 2020
Regia: Thomas Vinterberg
Attori: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Lars Ranthe, Magnus Millang, Maria Bonnevie, Susse Wold, Helene Reingaard Neumann
Paese: Danimarca
Durata: 115 min

TRAMA

Esiste una teoria per cui saremmo dovuti nascere con una piccola quantità di alcol nel sangue, poiché un leggero inebriamento apre al mondo le nostre menti, diminuendo i nostri problemi e aumentando la nostra creatività.

Incoraggiati da questa teoria, Martin e tre amici, tutti esausti docenti di scuola superiore, iniziano un esperimento per mantenere costante per tutta la giornata il livello di alcol nel sangue. Se Churchill aveva vinto la Seconda Guerra Mondiale stordito dall’alcol, che effetto potrebbero avere poche gocce su di loro e sui loro studenti?

I primi risultati sono positivi, così il piccolo progetto degli insegnanti si trasforma in una vera ricerca accademica. I risultati di entrambe le loro classi continuano a migliorare e il gruppo si sente di nuovo vivo! Un bicchierino dopo l’altro, alcuni partecipanti continuano a riscontrare miglioramenti mentre altri perdono il controllo. Diventa sempre più chiaro che, sebbene l’alcol abbia prodotto grandi risultati nella storia dell’umanità, l’audacia di certi gesti comporta delle conseguenze.

CRITICA

Dalla semplice lettura della trama e a un’analisi superficiale si potrebbe evincere che Un altro giro sia un’apologia dell’alcol e dell’alcolismo ma il film di Vinterberg non si può ridurre a una storia su quattro “ubriaconi”.  È invece un vero e proprio inno alla vita e alla speranza che niente è perduto neanche quando sembra che la nostra esistenza stia ormai prendendo una sola e triste direzione. Come succede a Martin, il personaggio interpretato da Mads Mikkelsen, alla sua ennesima impeccabile prova, un uomo schiacciato dalla monotonia e dall’insicurezza, che da un bicchiere di vino bevuto per far piacere ai suoi amici ritrova la voglia di ricominciare e di non accontentarsi. 

Thomas Vinterberg non vuole dare insegnamenti morali ma proporre degli spunti di riflessione sulle conseguenze non tanto dell’alcol, quelle si sanno eccome, ma di una società che porta spesso e facilmente a frustrazione e infelicità. I protagonisti, infatti, per dare una svolta alla loro vita cercano una scorciatoia per sentire di nuovo quell’ebbrezza e quell’entusiasmo che il lavoro, la famiglia, i problemi quotidiani spesso affondano. Ma una scorciatoia non può essere la soluzione e come si può immaginare per qualcuno “la cura dell’alcol” provocherà danni irreparabili.

Uno dei pregi del regista sta nel trattare un argomento serio, quale l’alcolismo, raccontando con umorismo e sfrontatezza una storia nella quale tutti si possono ritrovare, fregandosene dell’ormai imperante politicamente corretto. Una commedia scorretta e provocatoria, quindi, che riporta alla memoria il migliore cinema italiano, da Mario Monicelli al Marco Ferreri de La grande abbuffata, omaggio che Vinterberg ha ammesso apertamente alla Festa del Cinema di Roma 15. Martin, Nicolaj, Tommy e Peter sembrano usciti direttamente dalla mente dei due tra i più irriverenti autori italiani con la loro schiettezza e umanità, con il loro umorismo irresistibile e la voglia di essere liberi e disinibiti senza tener conto delle conseguenze.

Quella libertà che viene manifestata in tutta la sua bellezza nella danza finale e catartica di Mads Mikkelsen tra i suoi studenti in festa per la fine del liceo e con tutta la vita d’avanti, quella che Martin ha in parte sprecato ma che ora, tra l’ebbrezza e il dolore per un evento tragico recente, ha imparato a prendere dal verso giusto: così come viene.


Gloria Mundi

Ven 28_05 ore 20:45
Sab 29_05 ore 20:45
Dom 30_05 ore 18:00 e ore 20:45

Genere: Drammatico
Anno: 2019
Regia: Robert Guédiguian
Attori: Ariane Ascaride, Gérard Meylan, Jean-Pierre Darroussin, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark, Grégoire Leprince-Ringuet, Yann Trégouët, Diouc Koma, Adrien Jolivet
Paese: Francia, Italia
Durata: 107 min

TRAMA
Mathilda e Nicolas vivono a Marsiglia ed è appena nata la loro figlia, Gloria. Nonostante il periodo economico disastroso, sono tutti gioiosi di accogliere la nuova arrivata, anche il padre di Mathilda, che è appena uscito di prigione.

REGISTA
"Per parafrasare Marx - spiega Robert Guédiguian nelle note di regia del film - ovunque regni il neocapitalismo ha schiacciato relazioni fraterne, amichevoli e solidali, e non ha lasciato altro legame tra le persone se non il freddo interesse e il denaro, annegando tutti i nostri sogni nelle gelide acque del calcolo egoistico.
È ciò che questo racconto sociale vuol mostrare attraverso la storia di una famiglia fragile come un castello di carte.
Ho sempre pensato che il cinema dovrebbe commuoverci, a volte presentandoci un esempio del mondo come potrebbe essere, altre mostrandoci il mondo così com'è…  
In breve, abbiamo bisogno sia di commedie che di tragedie per continuare a mettere in discussione il nostro stile di vita... E dobbiamo continuare a interrogarci più che mai in questi tempi difficili, per non soccombere all'illusione che ci sia qualcosa di naturale nella società in cui viviamo".

Banksy – L'arte della ribellione

Mar 25_05 ore 20:00
Mer 26_05 ore 20:00
Biglietti: intero: 10,00 € - ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)


Regia: Elio Espana
Genere: Documentario
Paese: Gran Bretagna
Durata: 112 minuti


IL FILM

Banksy – lo street artist più famoso del mondo – la cui arte politica, acrobazie criminali e audaci invasioni hanno oltraggiato l’istituzione e creato un nuovo movimento rivoluzionario.
Per la prima volta viene raccontata la storia completa della carriera di Banksy – la cui identità è ancora avvolta nel mistero: dai primi lavori come giovane artista underground a Bristol fino a diventare l’artista più famoso del ventunesimo secolo.
Ispirato dai graffiti della New York degli anni ’70, Banksy trasforma il movimento della street art in forma d’arte mainstream.

Tutti conoscono Banksy. E in tanti lo amano. È talmente noto che il termine "the Banksy effect" è diventato ormai un detto comune. L'"effetto Banksy" ha spopolato da anni e non cessa di espandersi. Lo street artist inglese è di fatto patrimonio della cultura e dell'immaginario popolare collettivo come una pop star, o come un politico. Banksy. L'arte della ribellione il film diretto da Elio España, è una riprova che di questa figura, ormai non più così misteriosa, c'è sempre qualcosa da raccontare.

A differenza di altri film come Exit through the gift shop, diretto dall'artista stesso, ma che rimane un escamotage per narrare un altro provocatore quale è Mr. Brainwash con le sue dubbie opere, o l'italiano L'uomo che rubò Banksy di Marco Proserpio dello scorso anno, che si concentra sull'opera "rubata" da un muro - ora famosissimo - in Palestina, Banksy - L'arte della ribellione cerca di addentrarsi nella figura del graffitaro in maniera più approfondita.

Il documentario infatti utilizza l'artista di Bristol per sviluppare una sintesi sulla storia dell'Inghilterra attraverso alcuni capisaldi socio-politico-culturali. Dagli allarmanti movimenti in strada del 1979, dove i giovani attuavano una rivoluzione contro il bigottismo e le catene comportamentali di Margaret Tatcher, alla nascita delle varie sottoculture underground che facevano capolino dalle discoteche e dai locali inglesi in cui iniziava a farsi sentire la musica punk, e poi quella tecno insieme alle varie sperimentazioni chimiche legate agli acidi e alla LSD, fino allo scoppio delle mode accreditate dal pubblico e dalla massa. E Banksy era li, acuto osservatore e ironica cartina tornasole.

Nato a fine degli anni Settanta, cresciuto negli Ottanta e, attraverso le sue prime azioni con le più note crew di graffitari della periferia inglese - Bristol, la sua città, rimarrà sempre la matrice principale -, attivo dalla fine degli anni Novanta, Banksy si fa via via conoscere con un semplice gesto: unire all'immaginario generico un messaggio chiaro e semplice che possa essere da tutti compreso.

Con una bravura stilistica riconoscibile: era il più talentoso nel dipingere "free hand", a mano libera, in velocità. L'arte di strada non è più nascosta tra i treni dove si rischia la vita per dipingere, o sui muri più segreti delle strade darkettone della Londra postindustriale, ma viene spostata in centro, alla mercè di tutti. Banksy, così come raccontano testimoni attivi del mondo dei graffiti inglese, tra cui il mitico Eine - quello delle "letterone" circus colorate per le strade di Londra -, Alan Ket, Scape Martinez, fino al suo manager Steve Lazarides, ha una rapida evoluzione sia nella street art, di cui sovverte un po' le regole, che nel mercato dell'arte.


Il concorso (Misbehaviour)

sab 22_05 ore 18:00
dom 23_05 ore 10:30 e 18:00

Genere: Drammatico, Storico
Anno: 2020
Regia: Philippa Lowthorpe
Attori: Keira Knightley, Gugu Mbatha-Raw, Emma Corrin, Jessie Buckley, Keeley Hawes, Suki Waterhouse, Rhys Ifans, Greg Kinnear, Lesley Manville, Phyllis Logan, Charlotte Spencer
Paese: Gran Bretagna
Durata: 106 min



TRAMA
Nel 1970 il concorso si svolse a Londra, presentato dal famoso comico americano Bob Hope. La sera della premiazione il Movimento di Liberazione delle Donne invase il palcoscenico, interrompendo la diretta televisiva. Alla ripresa della trasmissione ci fu una rivelazione: venne proclamata vincitrice non la favorita Miss Svezia, ma Miss Grenada, la prima Miss Mondo di colore.
In una sola serata, il pubblico mondiale fu testimone di una doppia rivoluzione: il rovesciamento del patriarcato e quello dell'idea occidentale di bellezza.

CRITICA
Misbehaviour non tradisce le aspettative dello spettatore, rivelandosi una commedia leggera e, al contempo, capace di parlare di argomenti importanti. Alcuni temi e alcuni personaggi avrebbero potuto senz’altro essere approfonditi maggiormente, ma il messaggio che il film vuole mandare arriva forte e chiaro. Convincenti anche le performance delle due protagoniste e del cast di supporto, tra cui spicca Greg Kinnear nel ruolo del presentatore Bob Hope.

Un divano a Tunisi

sab 15_05 ore 18:00
dom 16_05 ore 10:30 e ore 18:00

Genere: Commedia
Anno: 2019
Regia: Manele Labidi
Attori: Golshifteh Farahani, Majd Mastoura, Hichem Yacoubi, Moncef Ajengui, Ramla Ayari, Amen Arbi, Feryel Chammari
Paese: Francia
Durata: 88 min


 
TRAMA
A 35 anni Selma scopre la nostalgia di casa. Cresciuta in Francia, laureata in psicanalisi, la donna arriva a Tunisi con la fiera determinazione di aprire uno studio in città, sul tetto della casa di famiglia. Sull'onda delle primavere arabe si illude di aver a che fare con un contesto moderno e occidentalizzato. Si accorgerà presto che il paese è in preda al caos, ammalato di pregiudizi e burocrazia.

CRITICA
Opera prima di una regista di origine tunisina trapiantata a Parigi, è un film dichiaratamente ispirato alla nostra commedia all'italiana, che attraverso la storia di una giovane psicanalista di ritorno a Tunisi racconta un popolo che ha molta voglia di parlare e un Paese alle prese con il cambiamento della cosiddetta Primavera araba. Un film gradevole con una protagonista carismatica, che nonostante qualche ingenuità si fa apprezzare per il ritratto inedito che ci dà di una nazione a metà tra due mondi, colta in un momento di transizione. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

Le sorelle Macaluso

ven 23_10 ore 21:00
venerdì d'essai

Genere: Drammatico
Anno: 2020
Regia: Emma Dante
Attori: Alissa Maria Orlando, Susanna Piraino, Anita Pomario, Eleonora De Luca, Viola Pusatieri, Donatella Finocchiaro, Serena Barone, Simona Malato, Laura Giordani, Maria Rosaria Alati, Rosalba Bologna, Ileana Rigano
Paese: Italia

TRAMA
Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella. L’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo. Una casa che porta i segni del tempo che passa come chi ci è cresciuto e chi ancora ci abita. La storia di cinque donne, di una famiglia, di chi va via, di chi resta e di chi resiste.

CRITICA
Ci sono film che non vanno solo visti, ma anche vissuti. Film in cui i dettagli nascosti, le parole non dette, gli eventi non raccontati hanno la stessa importanza di quanto vediamo sullo schermo. Film, come questo gioiello di Emma Dante, dove si percepisce chiaramente lo scorrere del tempo. Lo si nota negli oggetti, nei mobili, nei muri della casa dove il film in gran parte è ambientato; lo si nota nei volti delle protagoniste, negli occhi che mutano, nell'età che passa. Siamo consapevoli che la nostra recensione de Le sorelle Macaluso non potrà in alcun modo riassumere l'incredibile bellezza del film e la raffinatezza, sia di scrittura che visiva, di Emma Dante. Quarto film italiano in concorso al Festival di Venezia 2020 e dal 10 settembre al cinema, Le sorelle Macaluso adatta l'omonima pièce teatrale della stessa Dante portando su schermo una storia tragica e poetica.


Sul più Bello

gio 22_10 ore 21:00
sab 24_10 ore 21:00
dom 25_10 ore 18:00

Genere: Commedia
Anno: 2020
Regia: Alice Filippi
Attori: Giuseppe Maggio, Eleonora Gaggero, Ludovica Francesconi, Jozef Gjura, Gaja Masciale, Franco Ravera, Elisabetta Coraini, Michele Franco
Paese: Italia

TRAMA
Marta, tanto simpatica quanto bruttina, soffre dalla nascita di una rara malattia genetica. Nonostante tutto, Marta è la ragazza più solare che abbiate mai conosciuto. Carattere travolgente ha fretta di fare tutto e subito.
A 19 anni come ogni ragazza della sua età sogna il grande amore ma lei non è una che si accontenta e prima che la sua malattia degeneri vuole sentirsi dire "ti amo" da un ragazzo bello... il più bello di tutti.
I suoi amici e coinquilini Jacopo e Federica sono la sua famiglia e ogni volta fanno il possibile per dissuaderla dal puntare troppo in alto. Finché ad una festa Marta vede Arturo bello, sicuro di sé e per lei completamente inarrivabile. In altre parole: la preda perfetta. Ma mentre i fedeli amici si preparano a gestire l'ennesima delusione, lei sente che stavolta le cose andranno in maniera diversa anche se dovrà vedersela con Beatrice, una temuta rivale che tenterà di scombinare il suo piano d’amore.

CRITICA
Bruttina, almeno la sua insicurezza la impone come tale. Marta ha 19 anni, un futuro segnato da una rara malattia genetica e una simpatia da peperina, che unita a un'autoironia disarmante la spingono verso una ricerca frenetica di un fico per davvero che possa dirle 'ti amo'. I genitori sono morti, ma ha una famiglia che si è scelta: due amici e angeli custodi che la coccolano e la proteggono. Variazione colorata e non ricattatoria del film di malattia, è un teen movie formalemente accurato che si fa perdonare luoghi comuni e rischi del genere grazie a una protagonista che è una bomba di energia, la giovanissima Ludovica Francesconi, da amare o odiare, una sorta di Amelie senza candore e con una ben maggiore, e sana, dose di cinismo (Mauro Donzelli - ComingSoon.it)

Dio è donna e si chiama Petrunya

ven 16_10 ore 21:00
Venerdì d'essai

Genere: Drammatico
Anno: 2019
Regia: Teona Strugar Mitevska
Attori: Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Stefan Vujisic, Suad Begovski, Simeon Moni Damevski, Violeta Sapkovska
Paese: Macedonia, Belgio, Francia, Croazia, Slovenia
Durata: 100 min



TRAMA
Disillusa dalla vita e senza un lavoro, la giovane Petrunya si ritrova per caso nel mezzo di un’affollata cerimonia religiosa riservata agli uomini: una croce di legno viene lanciata nel fiume e chi la recupera avrà un anno di felicità e prosperità. Con aria di sfida, anche Petrunya si getta in acqua, riuscendo a prendere la croce per prima, nello scandalo generale: mai a una donna era stato permesso di partecipare all’evento e tanto meno di vincere. Tutto il paese sembra unito nel chiederle di restituire la croce, con le buone o con le cattive, ma Petrunya è decisa a non arrendersi e a tenerla con sé a ogni costo…

CRITICA
In questo intenso film la regista, che ha scritto anche la sceneggiatura con Elma Tataragic, entra in un piccolo fatto di cronaca realmente accaduto (il lancio della croce in acqua è una tradizione ortodossa che si svolge ogni 19 gennaio; nel 2014 nella macedone Štip è stata una donna la prima a trovarla) e lo trasforma in una grande riflessione sulla difficoltà contemporanea a essere sé stessi e a trovare la propria strada, in un mondo di uomini chiusi nella loro mentalità angusta.
Ma soprattutto in una comunità legata da tradizioni che rischiano di diventare convenzioni irrazionali, guidate da Stato e Chiesa che possono non corrispondere al loro compito.
Si sbaglierebbe, però, a etichettare questo film come un film femminista che colpisce il sistema politico e religioso: Dio è donna e si chiama Petrunya è invece un film che modula, con suoi piani registici medi e quasi scultorei, la necessità di avere una società più giusta, più gentile e più razionale.
Non c’è bianco e nero in questo film, ma c’è l’azzurro della solitudine e il niveo colore della purezza, c’è l’imperfezione normale del corpo e la perfezione ideale della vita, c’è la durezza di chi racchiude il mondo in una mano e di chi riacquista il sorriso perché, forse, è possibile una nuova vita, anche se già solcata da altri, come quella strada tracciata nella neve. (www.cinematografo.it)

Il grande passo

gio 15_10 ore 21:00
sab 17_10 ore 21:00
dom 18_10 ore 18:00

Genere: Commedia
Anno: 2019
Regia: Antonio Padovan
Attori: Stefano Fresi, Giuseppe Battiston, Flavio Bucci, Camilla Filippi, Roberto Citran, Teco Celio, Francesco Roder, Luisa De Santis, Vitaliano Trevisan, Ludovica Modugno, Pascal Zullino
Paese: Italia
Durata: 96 min



TRAMA
Da quando a sei anni, in una notte d’estate del 1969, Dario Cavalieri ha visto in diretta le immagini del primo sbarco dell’uomo sulla Luna, non ha mai smesso di volerci andare. ‘Luna Storta’, così lo chiamano in paese, ha dedicato tutta la sua vita a quel sogno impossibile, perché i sogni, come gli disse quella notte suo padre prima di scomparire senza dar più notizie di sé, sono la differenza tra gli esseri umani e gli animali.
Mario Cavalieri gestisce con la madre una sonnolenta ferramenta di quartiere a Roma, fino al giorno in cui la sua svogliatissima esistenza viene sconvolta dallo squillo del telefono. Suo fratello Dario ha causato un incendio ed è finito in prigione. La madre di Dario è morta da anni, il padre ha detto di non poter venire, così Mario si ritrova ad essere l’unico parente che può occuparsi di quel fratello che ha visto una sola volta in vita sua. Mario esita, riflette, dubita, poi decide di partire verso il nord.
I due fratelli, tanto simili fisicamente quanto differenti caratterialmente, si ritroveranno soli di fronte a un'impresa impossibile.

CRITICA
Favola lunare di Antonio Padovan (Finchè c'è prosecco c'è speranza), Il grande passo s'inscrive nella tradizione della commedia italiana, in cui si distingue senza sovvertirla.
Alla maniera del personaggio affaccendato e immerso di Giuseppe Battiston, il film di Padovan avanza per tentativi e (s)lanci che provano a staccare terra con risultati altalenanti. Il punto forte (e morbido) del film sono i due protagonisti, innocenti a piene mani, che smussano gli angoli di un mondo cinico.
A immagine dei suoi eroi ammaccati, Il grande passo è un film generoso. Generoso coi suoi personaggi e generoso nel suo elogio ai 'sognatori' che appena si mettono a parlare della Luna innalzano la prosa del quotidiano a un grado di rarefazione lirica toccante. Padovan non dimentica di mostrare il biasimo di cui sono bersaglio i visionari senza pigiare mai sul tasto della 'cattiveria'.
La costruzione ironica del personaggio fallimentare e inadeguato è bilanciata da una dolcezza che 'conviene' ai suoi antieroi comici, che coltivano la leggerezza a dispetto della 'gravità'. E la gravità diventa la condizione di misura di un film che scommette sulla Luna ma non decolla facendosi emblema della cronica difficoltà del cinema italiano a raccontare con suggestione storie e vite, cogliendone i tratti reali e mescolandoli a echi letterari. (mymovies.it)

Crescendo - #makemusicnotwar

ven 09_10 ore 21:00
Venerdì d'essai

Genere: Musicale, Drammatico
Anno: 2019
Regia: Dror Zahavi
Attori: Peter Simonischek, Daniel Donskoy, Götz Otto, Bibiana Beglau, Mehdi Meskar, Sabrina Amali, Hitham Omari, Eyan Pinkovitch, Maya Gorkin, Uri Elkayam
Paese: Germania
Durata: 102 min
TRAMA
Eduard Sporck (Peter Simonischek) è un celebre direttore d'orchestra, a cui viene assegnato un importante e delicato compito: formare un'orchestra giovanile israelo-palestinese. Il gruppo di ragazzi dovrà esibirsi in occasione dei negoziati di pace tra i due Paesi, ma il problema della coordinazione musicale e della difficoltà delle partiture non sarà l'unico che Sporck e i giovani dovranno affrontare.
Essendo figli di Paesi che per decenni hanno combattuto l'uno contro l'altro, alimentando i loro popoli con l'odio, i ragazzi inizialmente non riescono a superare quegli antichi pregiudizi che li vogliono acerrimi nemici. Sporck si ritroverà coinvolto in una serie di difficoltà e ostilità, che vanno ben oltre l'organizzazione del concerto. Il direttore d'orchestra si renderà conto che c'è un terreno comune che potrebbe legarli, infatti sarà la musica stessa a creare un momento di confronto tra i giovani musicisti e ad avvicinarli, mostrando loro che, nonostante le loro culture siano lontane, la loro passione per quest'arte è identica.

CRITICA
#makemusicnotwar è l’hashtag di lancio di Crescendo, delicata quanto intensa opera diretta da Dror Zahavi – nato a Tel Aviv e trasferitosi poi in Germania per inseguire il suo amore per il cinema – e liberamente ispirata alla storia vera alla storia della West-Eastern Divan Orchestra creata da Daniel Barenboim e Edward Said, un’orchestra composta da giovani musicisti israeliani e palestinesi. Crescendo è un inno al potere della musica, alla sua capacità di creare unione, o almeno un territorio comune d’incontro, anche dove ogni comunicazione sembra impossibile. In un crescendo di emozioni che ci porta dalla moderna Tel Aviv alle montagne dell’Alto Adige, Dror Zahavi ci conduce fino all’ultimo fotogramma rendendoci parte di quest’orchestra che diventa un posto sicuro dove le divergenze posso essere messe da parte, placate dall’unione più forte per la musica. (www.cinematographe.it)