27/10/10

Aspettando la maratona horror #1

In preparazione dell'attesissima maratona horror organizzata per il 17 dicembre 2010.
vi segnaliamo questo video di consigli su come sopravvivere a un film horror!


Visioni































Vi segnaliamo questo progetto fotografico che raccoglie alcune situazioni particolari catturate durante le riprese "street view" di Google maps.

MICHAEL WOLF | PHOTOGRAPHY | HONGKONG


Sulla stessa scia di sfruttamento artistico di Google maps segnaliamo questo progetto.

26/10/10

Venerdì d'essai - autunno 2010













Il cinema Marconi riprende con la classica rassegna del venerdì d'essai.
Sei venerdì, a partire dal 5 novembre, presentati come sempre dai volontari dell'associazione Arte del Sogno.

Inizio ore 21.15















5 novembre
QUELLA SERA DORATA
di James Ivory – Gran Bretagna 2009














12 novembre
LONDON RIVER
di Rachid Bouchareb – Francia, Gran Bretagna, Algeria 2009
















19 novembre
PERDONA E DIMENTICA
di Todd Solondz – USA 2009















26 novembre
UOMINI DI DIO
di Xavier Beauvois – Francia 2010














3 dicembre
GORBACIOF
di Stefano Incerti – Italia 2010














10 dicembre
POST MORTEM
di Pablo Larrain – Cile, Messico, Germania 2010

Benvenuti al sud

sabato 30_10 ore 21,15
domenica 31_10 ore 18,00 - 21,00
lunedì 01_11 ore 18,00 - 21,00


REGIA: Luca Miniero
SCENEGGIATURA: Massimo Gaudioso
ATTORI: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone, Giacomo Rizzo, Teco Celio,
PRODUZIONE: Medusa Film, Cattleya, con il contributo della Regione Campania - Assessorato all'Agricoltura, in collaborazione con la Film Commission Regione Campania ed il Comune di Castellabate
PAESE: Italia 2010
GENERE: Commedia
DURATA: 101 Min








Alberto è un mite responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. Quando gli comunicano che la promessa rilocazione gli è stata revocata per dare precedenza a un collega disabile, Alberto, per non deludere le speranze della moglie e del figlio, decide di fingersi a sua volta disabile. Durante la visita di controllo, commette però un'imprudenza e, come punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Per un lombardo abitudinario e pieno di preconcetti sul Sud Italia come lui, la prospettiva di vivere almeno due anni in quei luoghi rappresenta un incubo, cui si prepara con un nuovo guardaroba di vestiti leggeri e giubbotto antiproiettile.
Fra l'esagono francese e lo stivale italiano, la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare brama il sole del Mediterraneo e le palme della Costa Azzurra, mentre teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia il sogno dell'uomo padano vive all'ombra della Madunina di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni verso il Sud pigro e parassitario. Da Giù al Nord a Benvenuti al Sud, l'attraversamento delle Alpi dell'“opera buffa” di Dany Boon ristabilisce una connessione fra discesa geografica e declino civile mediante lo stesso percorso bonario e leggero di sovvertimento dello stereotipo. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine: una replica puntuale degli snodi narrativi e delle principali gag dell'originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura meneghina. Nella “traduzione” va persa molta della comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l'impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani.
L'adattamento scritto da Massimo Gaudioso ricalca e parafrasa laddove serve, lisciando e addolcendo l'eccessivo schematismo della sceneggiatura originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi. Per il resto, lo sceneggiatore di Gomorra si limita a convertire i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanarie si converte nella pirotecnica barocca del folklore campano) e ad aggiungere qualche lieve elemento caricaturale sul razzismo leghista o di autoironia in merito allo stesso film di Garrone. Da parte sua, Luca Miniero aggiunge alla messa in scena piuttosto basica di Dany Boon un certo virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana.
In definitiva, laddove ognuno - protagonisti, comprimari, caratteristi e autori - gioca il proprio ruolo a dovere e gestisce senza falli né malizia il gioco leggero della commedia, resta un dato non troppo confortante: il fatto che anche le idee, per ridicolizzare affettuosamente il nostro piccolo paese, abbiamo bisogno di importarle dall'estero. Edoardo Becattini

Donne senza uomini

venerdì 29_10 ore 21,15


REGIA: Shirin Neshat
SCENEGGIATURA: Shirin Neshat, Shoja Azari
ATTORI: Pegah Ferydoni, Shabnam Tolouei, Orsi Tóth, Arita Shahrzad
FOTOGRAFIA: Martin Gschlacht
MUSICHE: Ryuichi Sakamoto
PRODUZIONE: Essential Filmproduktion
DISTRIBUZIONE: BIM Distribuzione
PAESE: Germania 2009
GENERE: Commedia, Drammatico, Storico
DURATA: 95 Min
FORMATO: Colore






Tehran, 1953. Durante il conflitto per emancipare la Persia dalle potenze europee e ottenere la nazionalizzazione della Anglo-Iranian Oil Company, quattro donne di diversa estrazione sociale cercano di sopravvivere ai loro destini tragici e determinati (da padri e fratelli). Munis è una giovane donna con un'appassionata coscienza politica che resiste all'isolamento impostole dal fratello, Faezeh sogna di sposare l'uomo che ama, Fakhiri, sposata senza amore, lascia il marito e riaccende la fiamma di un sentimento trascorso, Zarin è una prostituta abusata dagli uomini di cui non distingue più i volti. A un passo dalla democrazia, sfumata con un golpe militare organizzato dalla CIA, Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin lasceranno la città per la terra, uno spazio prodigioso e bucolico dove dimenticare i soprusi, la sopraffazione, la violenza, il suicidio, lo stupro. Ma fuori dalle mura la Storia avanza, assediandone le vite e le speranze.
Trasposizione (sur)realista e magica del romanzo omonimo di Shahrnush Parsipur, Donne senza uomini segna il debutto alla regia di Shirin Neshat, intensa e sensibile artista iraniana che ha scelto di vivere e lavorare in America. Il film presenta una costruzione circolare per cui tutto torna inevitabilmente allo stesso punto e nulla si modifica davvero. Il cerchio è creato dai vari segmenti narrativi: quattro donne, quattro storie di isolamento e di esclusione che si intrecciano attraverso gli spostamenti delle protagoniste, agitate tanto e inutilmente per ritornare nel buio da dove venivano. Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin si muovono in un cerchio limitato dagli uomini e la lunghezza del loro raggio d'azione è determinata dalla cultura iraniana.
Soffocate in una struttura chiusa, perfetta e senza vita dalla crudeltà dello sguardo maschile, le donne senza uomini di Shirin Neshat sono private di ogni diritto e non hanno diritto alla felicità. Niente speranza e niente abbandono, è impossibile lasciarsi andare per chi è costretto a essere sempre vigile, prudente e misurato. Donne senza uomini è spasmodico nella ricerca formale che vorrebbe illustrare l'oppressione, renderla intollerabile, rimbalzarci contro e rialzarsi. Perdonati e perdonabili alcuni momenti di autocompiacimento, l'opera prima della Neshat apre e chiude lo sguardo su un mondo cristallizzato dove l'uomo occupa fisicamente e politicamente ogni spazio e dove le donne hanno solo gli sguardi per narrare le loro (non) vite.

sito ufficiale

25/10/10

Venerdì d'essai - autunno 2010













Il cinema Marconi riprende con la classica rassegna del venerdì d'essai. Sei venerdì, a partire dal 5 novembre, presentati come sempre dai volontari dell'associazione Arte del Sogno.

Inizio ore 21.15















5 novembre
QUELLA SERA DORATA
di James Ivory – Gran Bretagna 2009














12 novembre
LONDON RIVER
di Rachid Bouchareb – Francia, Gran Bretagna, Algeria 2009
















19 novembre
PERDONA E DIMENTICA
di Todd Solondz – USA 2009















26 novembre
UOMINI DI DIO
di Xavier Beauvois – Francia 2010














3 dicembre
GORBACIOF
di Stefano Incerti – Italia 2010














10 dicembre
POST MORTEM
di Pablo Larrain – Cile, Messico, Germania 2010

cine-pantofole #4: cinema e cibo



Perché vedere mangiare al cinema mette un grande appetito! Il cinema riesce in qualche modo a farti sentire i profumi e i sapori, e a trasmetterti quella goduria che si ha nel soddisfare sfacciatamente e smoderatamente uno dei bisogni primari dell’uomo. Ideale prima di una cena con gli amici!!




Julie & Julia
Nora Ephron, 2009





Chocolat
Lasse Hallström, 2000



La grande abbuffata
Marco Ferreri, 1973



22/10/10

19/10/10

La pecora nera

sabato 23_10 ore 21,15
domenica 24_10 ore 18,00 - 21,00

REGIA: Ascanio Celestini
SCENEGGIATURA: Ascanio Celestini
ATTORI: Giorgio Tirabassi, Luisa De Santis,
Barbara Valmorin, Maya Sansa
PRODUZIONE: Madeleine srl, Raicinema
DISTRIBUZIONE: BIM
PAESE: Italia 2010
GENERE: Commedia, Drammatico
DURATA: 93 Min
Soggetto: Tratto dall'omonimo libro
e spettacolo teatrale di Ascanio Celestini






Nicola ha trentacinque anni e vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove lo hanno dimenticato una mamma impazzita, una nonna “ovarola”, un padre prepotente e due zii inadeguati. Le sue giornate sono scandite dalla spesa e accompagnate da una suora che prega e paga il conto e da un amico immaginario che conta le puzze della sorella e sogna di riviste per uomini senza parole. Al supermercato c'è Marinella, il suo amore infantile che offre caffè in cialde a clienti svogliati e ride ascoltando le sue cronache marziane. Nicola è un “povero scemo” che la guerra non l'ha mai fatta, che mangia ragni e beve l'acqua di mare, che crede ai santi ma non in dio, che distribuisce pasticche e torna sempre indietro al novantanovesimo cancello perché è stanco, perché il mondo fuori è come dentro, soltanto più ordinato. Nicola è la pecora nera, il diverso che diventa poesia da declamare, storia da raccontare, canzone da cantare, pio pio pio.
Dopo il teatro (tanto teatro) e due documentari per la Fandango, Ascanio Celestini gira il suo primo film di finzione, che affonda il dito nella ferita più dolorosa del corpo sociale: la malattia mentale. La pecora nera, già realizzato per il palcoscenico e già pubblicato nella forma del libro, non compie un'indagine sulla situazione della salute mentale in Italia, piuttosto parte da un'indagine condotta negli ospedali psichiatrici per approdare a un film lirico su una biografia disgraziata e un'emarginazione inespressa. Le “parole sante” dei santi matti da (s)legare le trova e le incarna il Nicola di Ascanio Celestini, personaggio di sconcertante bellezza dimenticato sotto le macerie della struttura familiare, esempio di coscienza nella parabola di un rifiuto.
Sensibile e in ascolto degli umori della natura umana (e sociale), l'autore e attore romano svolge il racconto del suo “scemo di guerra” in tempo di pace sul volto innocente del suo personaggio, specchio di pensieri poveri e puri ma vertiginosamente profondi. Nicola è nato nei “favolosi anni Sessanta”, quelli che avevano il sapore del sale ed erano ancora troppo lontani dalla riforma di Franco Basaglia, psichiatra illuminato che promosse la progressiva eliminazione del sistema manicomiale e il reinserimento nel corpo della società dei pazienti con disturbi mentali. Nicola è uno dei tanti, troppi bambini che ha visto confluire il suo disagio in un istituto religioso per persone definite “subnormali”, un luogo dove ha comunque continuato a sognare, incapace di entrare in rapporto attivo col mondo al di là del muro, inesplicabile e terrorizzante orizzonte di non-senso accomodato ordinatamente lungo le corsie di un supermercato.
È importante sottolineare la forte originalità di Ascanio Celestini nel panorama italiano, per la scelta di storie e temi di urgente attualità, capaci di non sovrapporsi al messaggio semplicistico offerto dalla cronaca, per la volontà di lavorare con volti e corpi attoriali inediti o poco impiegati sul grande schermo. Si innalza al di sopra di tutti la performance di Giorgio Tirabassi, volto fragile e proiezione dolorosa della “follia” di Nicola. Un bambino solo sul cuore della terra, un uomo mai conciliato, mai integrato. Marzia Gandolfi

Banksy firma la sigla dei Simpson. Con provocazione finale

“I must not write all over the walls” (“Non devo scrivere sui muri”). Banksy, l’artista di strada britannico noto in tutto il mondo per i suoi graffiti, veste i panni di Bart Simpson. E firma la sigla che da 22 stagioni introduce alla vita quotidiana della famiglia di Springfield milioni di telespettatori. Ma rispetta fino a un certo punto il copione che si ripete da anni sempre uguale (cambiano i dettagli, ma non la sequenza). E dopo aver fatto accomodare Homer, Marge e figli sul divano di casa, davanti alla tv, trascina tutti in un mondo grigio e sotterraneo.



Un bimbo intinge in un acido verdognolo immagini della famiglia Simpson, prodotte in serie da decine di disegnatrici. Bambole di Bart vengono imbottite con pellicce di gatti tritati. Un unicorno stremato viene sfruttato per bucare al centro, con il suo corno, i dvd della serie. Banksy, insomma, non risparmia a chi gli ha chiesto di firmare la sigla del cartoon più famoso al mondo, la sua arte provocatoria. E dirige una esplicita critica contro la scelta della società di produzione, la Fox, di esternalizzare una parte delle sue animazioni in Sud Corea. Una “stilettata auto-inflitta”, scrive l’Associated Press, dal momento che i produttori hanno scelto di mandare in onda negli Stati Uniti la sigla così come l’artista di strada l’aveva disegnata, nonostante l’evidente messaggio contro le multinazionali.

via: Tg24 - Sky.it

Bright star


venerdì 22_10
ore 21,15

REGIA: Jane Campion
SCENEGGIATURA: Jane Campion
ATTORI: Ben Whishaw, Abbie Cornish, Paul Schneider,
Thomas Sangster,
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
MUSICHE: Mark Bradshaw
PAESE: Australia, Francia, Gran Bretagna 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 120 Min








1818. Il ventitreenne John Keats e la sua vicina di casa Fanny Brawne si conoscono, grazie all'interesse della ragazza per le sue poesie, si frequentano, si scrivono, si fidanzano, nonostante le condizioni economiche disperate del poeta. Minato dalla tubercolosi, Keats si vede costretto a partire per l'Italia, dove il clima è migliore e dove troverà la morte, nel febbraio del 1821.
Bright Star racconta l'inabissamento amoroso sottolineandone il parallelo con la dissoluzione fisica del poeta, ma sceglie il punto di vista di Fanny Brawne per narrare innanzitutto un nuovo personaggio femminile, la cui esuberanza intellettuale è mitigata da una crudele coscienza di ciò che le sta accadendo e si risolve in un'accettazione che è remotissimo eco di quella che fu di Isabel Archer, la stella più luminosa del firmamento di Jane Campion.
Lungi dall'essere un pretesto per evitare la formula più comune di biopic, perciò, l'adozione dello sguardo di Fanny, che incontra Keats subito dopo la pubblicazione di Endymion e lo perde dopo avergli ispirato le liriche che lo faranno amare dal mondo, è il modo in cui la regista, col sorrisetto sulle labbra, riflette sul potere creativo del sentimento amoroso. Instaurando un triangolo tra Keats, l'amico Brown, che lo vorrebbe al riparo dall'influenza femminile, protetto dai classici, e Fanny, che ad ogni apparizione distrae e confonde, la Campion racconta come l'infiltrarsi di una musa, con tutti i limiti del suo agire, nel mondo libero e ozioso degli uomini abbia strappato Keats all'accademia e permesso l'estensione del romanticismo al di là della pagina, nella vita, e dunque, per affinità di cose, nel cinema.
Tra gli interstizi di un rituale quotidiano allegramente rigido, fatto di lezioni di danza nel salotto di casa, di passeggiate e danze e ruoli precisi, tra le mura stesse della casa, dove regna l'ordine e la cura, irrompe la vertigine che il poeta domanda e suscita; il desiderio di un per sempre, che nella vicenda di Keats passa dal verbo alla carne e trova l'eternità.
Quando si àncora alla normalità dello scambio amoroso, quando si affida ad Abbie Cornish e alla credibilità della sua interpretazione, il film si toglie il costume e tocca i suoi vertici, ma la tentazione di obbedire alla richiesta di confezionare “a thing of beauty” è spesso irresistibile e talvolta lo affonda nella maniera. Marianna Cappi

Cine-pantofole #3 | Il male di vivere: società e diversità


















Film dedicati ad una tematica difficile da descrivere e commentare e aperta a contestazioni, critiche, altro: essere gay.
Esserlo e celarlo agli altri nel lavoro e nella società, asserlo e non nascondersi, anzi combattere per uguali diritti, esserlo e basta, amando e soffrendo.



Philadelphia di Jonathan Demme – USA 1993




Milk di Gus Van San – USA 2008




A Single man di Tom Ford – USA anno 2009


cine-pantofole #1
cine-pantofole #2

16/10/10

Rassegna: "La solitudine, specchio di difficoltà relazionali?"

L'azienda ULSS 16 di Padova
Dipartimento Interaziendale Salute Mentale
Centro Salute Mentale di Piove di Sacco

propone una mini rassegna cinematografica dal titolo
LA SOLITUDINE, SPECCHIO DI DIFFICOLTA' RELAZIONALI?

Tre mercoledì ad ingresso gratuito, per un'informazione e riflessione sui temi del disagio psichico con dibattito aperto al pubblico.


Il calendario:


UP
mercoledì 20_10 ore 21.00


BEN X
mercoledì 27_10 ore 21.00


RACHEL STA PER SPOSARSI
mercoledì 3_11 ore 21.00

Interverranno: la dott.ssa Marisa Marcato (responsabile del Dipartimento Salute Mentale Az. Ulss n° 14) e la dott.ssa Giuseppina Crivellin (psicologo del Centro Salute Mentale di Piove di Sacco).

La rassegna è realizzata in collaborazione con:
l'Associazione Psiche 2000, l'Associazione Arte del Sogno e la Parrocchia del Duomo

15/10/10

25 anni fa...Ritorno al futuro

In occasione del 25° anniversario dell'uscita di Ritorno al futuro, Michael J. Fox si è prestato per girare una nuova versione del trailer originale, con una dedica speciale a tutti i fan della serie.













via: cineblog.it

12/10/10

La passione

sabato 16_10 ore 21,15
domenica 17_10 ore 18,00 - 21,00


REGIA: Carlo Mazzacurati
SCENEGGIATURA: Umberto Contarello, Doriana Leondeff, Marco Pettenello
ATTORI: Silvio Orlando, Cristiana Capotondi, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Kasia Smutniak, Maria Paiato, Stefania Sandrelli, Marco Messeri,
MONTAGGIO: Paolo Cottignola, Clelio Benevento
PRODUZIONE: Fandango, Rai Cinema
PAESE: Italia 2010
GENERE: Commedia
DURATA: 105 Min




Gianni Dubois è un regista in là con l'età e con la creatività. Sono cinque anni che non gira un film e, messo sotto pressione dal produttore, deve farsi venire un'idea brillante che accontenti una capricciosa diva televisiva ingaggiata per l'occasione. Quando un guaio nella sua casa in Toscana lo costringe ad abbandonare Roma per un paio di giorni, troverà il modo per rivestire i panni da regista per una Sacra Rappresentazione recitata dagli abitanti del paese. Con l'aiuto di un ex galeotto e una sorridente barista polacca, riuscirà a ritrovare la forza per una necessaria svolta umana.
I segreti della gente comune sono da sempre l'oggetto d'indagine del cinema di Mazzacurati. Dopo aver affrontato con serietà il dramma di un omicidio con La giusta distanza riprende in mano le corde della commedia. Il soggetto non spicca per originalità; la storia di un artista in crisi creativa che, di fronte alle avversità, non riesce a trovare una soluzione è un tema molto sfruttato da letteratura e cinema. Qui però abbiamo il contesto italiano a fare la differenza. I potenti del film (il produttore, il sindaco e il geometra) sono insensibili sfruttatori che, di fronte alla debolezza di Dubois, rimangono indifferenti. Da un lato i perdenti, dall'altro quelli che fanno finta di essere vincenti. In mezzo tutti i problemi di un'Italia alla deriva, dove i sogni fanno fatica a sopravvivere e le frustrazioni covano il seme di un'arroganza schiacciante e deleteria. La provincia, così cara al regista, è qui il luogo dove il cinema degli intellettuali è guardato di sbieco e con timore. L'ironia inconsapevole dei personaggi di contorno, dall'ex carcerato Giuseppe Battiston al meteorologo con smanie d'attore Corrado Guzzanti, riporta l'attenzione, di tanto in tanto, sulle contraddizioni del paese in cui viviamo. Esce un'immagine di desolazione e impotenza, dove anche la Passione di Cristo, nella sua dimensione più umana, fatica a realizzarsi.
La speranza sembra lasciata in un angolo. Ma quando, durante la recita paesana, un giovane urla sprezzante contro chi deride le debolezze degli altri, ci sembra di poter vedere una piccola luce per il futuro. Il grido ribelle di chi riconosce l'ingiustizia e non vuole tacere riporta tutto ad un senso di rettitudine ammirevole di cui il nostro paese avrebbe tanto bisogno. Nicoletta Dose

Affetti & dispetti (La nana)


venerdì 15_10
ore 21,15

REGIA: Sebastián Silva
ATTORI: Catalina Saavedra, Claudia Celedon,
Alejandro Goic, Andrea García-Huidobro,
Mariana Loyola, Agustin Silva,
FOTOGRAFIA: Sergio Armstrong
MONTAGGIO: Danielle Fillios
PAESE: Messico, Cile 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 95 Min






Raquel è l'introversa e bizzosa domestica dei Valdés, una famiglia benestante che da vent'anni occupa tutti i suoi pensieri fino all'emicrania. E sono proprio le sue dolorose e frequenti cefalee a preoccupare la padrona di casa, che ritiene opportuno affiancarle una seconda cameriera. Convinta che il provvedimento della signora Valdés possa minacciare il suo ruolo e il suo regno domestico-affettivo, Raquel si accanisce sulle ignare aspiranti, intralciandone il lavoro e chiudendole letteralmente fuori dalla porta e dalla vita dei “suoi cari”. Ricoverata in ospedale dopo un collasso fisico ed emotivo, viene provvisoriamente rimpiazzata da Lucy, una giovane donna esuberante che non tarderà a farsi amare dai Valdés. L'offensiva della domestica storica non risparmierà nemmeno la nuova arrivata, che metterà in atto però un inedito quanto efficace contrattacco. Approvata e infine accreditata, Lucy vincerà il cuore di Raquel, rivelandone la dolcezza e muovendola alla vita.
Opera seconda e “a colori” di Sebastián Silva, Affetti & dispetti è una commedia domestica centrata sulla famiglia, valore centrale e formidabile collante sociale per i popoli latini, e colma di emozioni finemente descritte. Dopo il debutto in bianco e nero (La Vida me Mata), il regista cileno racconta il suo paese e la sua giovane democrazia attraverso i vincoli affettivi e di classe dei protagonisti. La dinamica, almeno quella di partenza, è quella classica padrona-serva: Pilar Valdés è la madre borghese e colta di quattro figli che coniuga lavoro e famiglia dentro la sua lussuosa villa, Raquel è la sua domestica da due decenni, ne ha cresciuto i figli e con il suo proletario senso pratico fa fronte alle faccende casalinghe. La prima parte del film documenta allora le tappe di questa relazione e il vincolo di necessità ma pure di affetto sincero che tanti anni di convivenza hanno instaurato tra le due donne. Inibita e chiusa al mondo e alle persone, la Raquel ordinaria e straordinaria di Catalina Saavedra (premiata al Sundance e blasonata al Torino Film Festival) è sullo schermo una presenza misurata ma non meno capace di suscitare sfumature di intenso sentimento. Caduta in uno stato di profonda depressione, cui cerca di far fronte nel modo a lei più congeniale, riordinando la cucina, rigovernando le stanze da letto e disinfettando i servizi, “la nana” recupererà la condizione fisica e il valore dei rapporti umani nella seconda metà del film e nel confronto con la nuova domestica.
Sarà lei a vedere chiaramente oltre l'intrattabilità, lei a interrogare la rassegnazione di una vita tribolata, lei, ancora, ad invitare la collega e l'amica ad amare di nuovo, a conoscere altri suoni, altri odori, altri corpi, altri amici, altre famiglie. Affetti & dispetti è una commedia di costume che ha i suoi momenti più interessanti negli spazi chiusi ma che si risolve e risolve la protagonista scorrendo all'esterno, dove la vita di Raquel riprende letteralmente a correre. Marzia Gandolfi


sito ufficiale

Il piano sequenza de "Il segreto dei suoi occhi"

Vi proponiamo questi video di backstage che mostrano il "making-of" dell'intrigante piano sequenza allo stadio del film Il segreto dei suoi occhi proposto al Cinema Marconi di Piove di Sacco a settembre.








via: cineblog

11/10/10

Cine-pantofole #2 | USA/MEX - MEX/USA













Film ambientati ai nostri tempi che hanno come scenario il confine tra Messico e Stati Uniti.
Una terra di nessuno, una zona incontrollata.



Traffic
di Steven Soderbergh. - USA, Germania 2000




Non è un paese per vecchi
di Ethan Coen, Joel Coen. - USA 2007




Le tre sepolture
di Tommy Lee Jones - USA 2006



05/10/10

La solitudine dei numeri primi

sabato 09_10 ore 21,15
domenica 10_10 ore 18,00 - 21,00


REGIA: Saverio Costanzo
SCENEGGIATURA: Saverio Costanzo, Paolo Giordano (II)
ATTORI: Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri, Vittorio Lomartire,
MUSICHE: Mike Patton
PAESE: Francia, Italia 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 118 Min







Alice e Mattia. Coetanei a Torino. Bambini le cui coscienze sono attraversate da un trauma profondo che non li abbandonerà mai. Alice e Mattia. Si conoscono. Potrebbero amarsi. Si separano (lui accetta un incarico in Germania e lei si sposa). Potrebbero ritrovarsi se consentissero a se stessi ciò che si sono sempre in qualche modo vietati.
Saverio Costanzo alla sua terza prova si assume il non facile compito di rileggere un best seller quale è il romanzo omonimo di Paolo Giordano (con il quale scrive la sceneggiatura). Lo fa con grande coraggio a partire dal nuovo mutamento di stile. Nessuno dei tre film del regista è simile all'altro nello sguardo e nelle modalità di ripresa perché Costanzo adatta il proprio fare cinema (che resta coerente in quanto a scelta di tematiche di base) alla storia che racconta. Questo può spiazzare chi preferisce che un regista rimanga sempre fedele ad elementi linguistici che lo rendano facilmente identificabile e collocabile.
Costanzo destruttura la linearità narrativa del romanzo avvertendoci sin dall'inizio (grazie anche alla musica di Mike Patton e a una grafica di forte impatto) che ci troviamo dinanzi ad un horror. Perché l'orrore della sofferenza attraversa corpi ed anime dei due protagonisti. Alice, la cui lesione fisica verrà spiegata solo molto più avanti ma che da subito determina il suo rapporto con il mondo e Mattia, che ha un vulnus che lo tormenta nel profondo spingendolo all'autolesionismo. Due corpi che potrebbero fondersi ma che restano murati in una solitudine che si presenta come ineluttabile perché il senso di colpa e il sentirsi fuori posto (in una società sempre più spietata sin dalle età più giovani) finiscono con lo spingere a costruire muri in cui si possono aprire solo piccole brecce che sembrano sempre pronte a richiudersi.
I flashback inseguono i flashforward perché il dolore non conosce percorsi canonici e gli eventi che hanno segnato una vita non chiedono il permesso per riemergere. Costanzo ricostruisce la sofferenza del vivere di Alice e Mattia quasi fosse il puzzle che quest'ultimo portò alla festa di compleanno di un compagno di classe che costituì l'atroce punto di non ritorno della sua vita. I pezzi di un puzzle si combinano per associazioni che ogni appassionato al gioco individua in modo diverso e finiscono con il determinare solo alla fine una struttura che origina dal caos di una miriade di pezzi. Così come le vite dei due protagonisti. Così come le vite di molti. Numeri primi divisibili solo per uno e per sé stessi in disperata e talvolta contraddittoria ricerca di una possibilità diversa. Giancarlo Zappoli

An Education

venerdì 08_10 ore 21,15

REGIA: Lone Scherfig
SCENEGGIATURA: Nick Hornby
ATTORI: Carey Mulligan, Peter Sarsgaard, Alfred Molina, Cara Seymour,
FOTOGRAFIA: John de Borman
MONTAGGIO: Barney Pilling
MUSICHE: Paul Englishby
PAESE: Gran Bretagna 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 100 Min






1961, sobborgo di Twickenham, Londra. Jenny ha sedici anni e studia con passione per farsi ammettere a Oxford. Al di là di questa meta, sulla quale suo padre vigila con insistenza, conduce una vita grigia come la divisa della scuola, almeno fino a quando l'incontro fortuito col trentenne David non gliene mette di fronte una luccicante come un tubino di paillettes. David conquista la fiducia del padre e porta Jenny là dove non avrebbe mai creduto di arrivare: nei jazz club, alle aste di opere d'arte, perfino a Parigi. L'università sembra non essere più così importante; eppure ci sono tante cose che Jenny ancora non sa, soprattutto a proposito di David.
Nick Hornby si sperimenta per la prima volta come sceneggiatore adattando il breve memoriale della giornalista inglese Lynn Barber, apparso sulla rivista Granta. Dirige la danese Lone Scherfig, la quale, proprio in quanto straniera, pone un'attenzione meritevole alla ricostruzione culturale del periodo. Hornby suggerisce probabilmente anche le musiche, da appassionato pop listener quale è. Il risultato è un film di ingredienti molto saporiti che corre nella prima parte e fa marcia indietro nella seconda.
Mentre Jenny cambia look, sotto il nostro sguardo e quello soddisfatto di David, il nostro sguardo su David cambia insieme a quello di Jenny, si offusca, non senza dispiacere, non senza aumentata curiosità. È in questa dinamica che sceneggiatore e regista danno il meglio evitando di fare di Jenny una vittima tout court (“hai visto - le dirà l'amico di David - e non hai detto niente”) e siringando nel personaggio del seduttore una fiala di dolore, quasi lui stesso si fosse illuso davvero, con Jenny e con noi. I due protagonisti, Carey Mulligan e Peter Sarsgaard sono perfetti nel difetto: lei con i suoi ventiquattro anni che traspaiono dal contorno degli occhi e raccontano da soli prima la voglia di Jenny di anticipare il proprio futuro e poi il peso di averlo fatto, lui con quegli abiti eleganti e un po' da artista, su un corpo da giovanottone appesantito. Entrambi fuori tempo, personaggi da “prima della rivoluzione”, come lo è la periferia inglese qualche anno prima che “tutti facciano l'amore a Londra” (per storpiare il titolo di un documentario sulla Swinging London). Marianna Cappi

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03/10/10

Cine-pantofole #1 | L'Amore romantico
















Vi presentiamo questa nuova rubrica del sito del Cinema Marconi di Piove di Sacco.
Cine-pantofole sono dei consigli visivi, delle proposte di film da vedere a casa.
Ogni settimana l'associazione Arte del Sogno, che cura la programmazione del cinema, vi proporrà una tripletta di film legati da un tema comune.

Cerceremo il più possibile di fornirvi titoli reperibili presso il Bacino Bibliografico della Saccisica, così che la visione possa essere gratuita.

Com suggerisce il titolo del post, il primo tema che proponiamo è l'Amore romantico.
L'amore vissuto, sognato, ostacolato in un'epoca in cui tutto era diverso, gli approcci, le differenze sociali, il linguaggio, il ruolo della donna.
Ma siamo sicuri che sia poi cambiato così tanto? E tutto con la scrittura della più grande scrittrice dell'Epoca: Jane Austen, donna che era troppo moderna per l'epoca in cui viveva.




Ragione e sentimento
di Ang Lee - Gran Bretagna 1995




Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright - Gran Bretagna anno 2005




Becoming Jan - Il ritratto di una donna contro
di Julian Jarrold - Gran Bretagna/USA 2007