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La Febbre del Sabato Sera (Director's cut)

Gio 7_12 ore 21:00
Ven 15_12 ore 21:00
in lingua originale con sottotitoli in italiano


GENERE: Commedia, Drammatico, Musicale, Sentimentale
ANNO: 1977
REGIA: John Badham
ATTORI: John Travolta, Karen Lynn Gorney, Barry Miller, Joseph Cali, Paul Pape, Donna Pescow, Bruce Ornstein, Lisa Peluso, Martin Shakar, Sam Coppola, Denny Dillon, Fran Drescher, Nina Hansen, Bert Michaels, Val Bisoglio, Julie Bovasso
PAESE: USA
DURATA: 122 Min


Nel 40° anniversario, "La febbre del sabato sera" torna al Cinema Marconi in versione restaurata con la supervisione del regista John Badham. Il film musicale che nel 1977 creò il mito di John Travolta nei panni di Tony Manero, è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna nell'ambito del progetto Il Cinema Ritrovato


TRAMA
Sullo sfondo di una New York livida e marginale, il ballo, per l'italoamericano Tony Manero, è strumento di riscatto sociale e morale. Le movenze irresistibili di John Travolta tra i colori pop della pista da ballo e la colonna sonora composta dai Bee Gees, quintessenza seventies della disco music, ne hanno fatto uno dei film musicali di maggiore successo di sempre, un vero e proprio culto che ha impresso un segno indelebile nella storia del cinema e del costume. Eppure, dietro lo sfavillio delle luci stroboscopiche, resta l'amarezza di un ritratto giovanile crudo e disperato.

Le mani sulla città


martedì 27_10 ore 21.15
Cinema Ritrovato

GENERE: Drammatico
ANNO: 1963
REGIA: Francesco Rosi
SCENEGGIATURA: Francesco Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Provenzale, Enzo Forcella
ATTORI: Rod Steiger, Salvo Randone, Guido Alberti, Angelo D'Alessandro, Carlo Fermariello, Marcello Cannavale, Alberto Canocchia, Gaetano Grimaldi Filioli, Terenzio Cordova,
PAESE: Italia
DURATA: 105 Min




Trama
Napoli, primi Anni Sessanta. Crolla un palazzo a causa di un cantiere limitrofo di proprietà di un certo Nottola, speculatore edilizio appoggiato dalla maggioranza che guida l'amministrazione della città. Viene aperta una commissione d'inchiesta dalla quale emerge che le pratiche per la concessione sono state corrette dal punto di vista formale. Nottola è però diventato 'scomodo' e non è possibile garantirgli il posto da assessore che egli pretende in seguito alle ormai imminenti elezioni.

Recensione
Ci sono film, anche di valore, che con il passare degli anni perdono la presa che ebbero al momento della loro uscita e restano lì a farsi ammirare come un prezioso utensile del passato di cui riconosciamo la perfezione ma che può solo restare chiuso in una teca. Altri invece (e il film di Rosi è fra questi) che invece conservano una loro inattaccabile attualità. Verrebbe da dire: purtroppo. Purtroppo perché quei problemi, quel malcostume, quel modo di intendere l'amministrazione della cosa pubblica perdurano. È sicuramente anche questo uno dei motivi della tenuta di Le mani sulla città ma quello che lo distacca dalla cronaca politica è lo stile narrativo.
Rosi non fa un 'film di denuncia', va oltre. Sceglie un taglio da "cinema verité" quando riprende le sedute del Consiglio comunale offrendoci dei totali di un'aula in cui ci si prepara a una lotta di tutti contro tutti. Da questo magma fa emergere delle figure che sono rappresentative di posizioni e di interessi diversi che finiscono con il ruotare attorno a Nottola (interpretato da un Rod Steiger che domina l'inquadratura). Sarebbe facile definire 'profetico' un film in cui si agitano 'mani pulite' o in cui il conflitto di interessi diviene tanto palese quanto socialmente metabolizzato. Le mani sulla città è qualcosa di più e di diverso. È un film che va alle radici di uno dei cancri che hanno corroso e continuano a corrodere la nostra società e ne mette spietatamente in luce le metastasi. Divenendo un paradigma (anche se non del tutto compreso, al di là delle polemiche sul suo contenuto, al momento dell'uscita). Tanto che anche il cinema successivo gli ha reso omaggio in più occasioni. Due esempi per tutti. La voga da fermo di Nanni Moretti, protagonista de La seconda volta di Mimmo Calopresti, che richiama l'entrata in scena di Maglione e il politico non vedente in Baarìa che, dinanzi a un plastico di un nuovo complesso edilizio, mette, letteralmente, 'le mani sulla città'. Giancarlo Zappoli

Per un pugno di dollari


mart 20_10 ore 21.15
Cinema Ritrovato

DATA USCITA: 12 settembre 1964
GENERE: Western
ANNO: 1964
REGIA: Sergio Leone
ATTORI: Clint Eastwood, Marianne Koch, Gian Maria Volonté, Wolfgang Lukschy, Sieghardt Rupp, Joseph Egger, José Calvo, Margarita Lozano, Daniel Martin, Benito Stefanelli, Bruno Carotenuto, Aldo Sambrell, Mario Brega, Antonio Prieto, José Orjas, Fredy Arco, Raf Baldassarre, Antonio Molino Rojo
PAESE: Germania, Spagna, Italia
DURATA: 100 Min




Trama
Pistolero solitario, Joe arriva a San Miguel, cittadina al confine tra Stati Uniti e Messico divisa dalla lotta per il monopolio di due famiglie, i Rojo e i Baxter, che commerciano rispettivamente in alcol e in armi. Fingendo di vendersi ai primi, Joe fa in realtà il doppio gioco con lo scopo di mettere gli uni contro gli altri e trarre profitto dalla reciproca eliminazione delle forze antagoniste. Scoperto l'inganno, i Rojo torturano Joe che, salvatosi in extremis, sferrerà l'ultimo colpo in uno spettacolare duello.

Recensione
Straordinario successo al botteghino di un titolo che inaugurerà la fruttuosa stagione del cosiddetto "spaghetti western", Per un pugno di dollari costituisce la prima astutissima mossa di quella "trilogia del dollaro" che, insieme a Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo, consegnerà il cinema di Sergio Leone alla storia del cinema. Per certi versi inferiore ai due successivi movimenti, più compositi e articolati, rappresenta una lezione insostituibile per quella rappresentazione grafica della violenza che sarà assorbita da molti cineasti attivi tra i Sessanta e i Settanta. Differentemente dal western classico, il tema della conquista della frontiera, qui, lascia il passo a una "dimensione più privata", a rondò estremamente fisici il cui motore primo sembra essere quello della sete di vendetta. Da un soggetto fortemente ispirato a La sfida del samurai di Akira Kurosawa, che fece causa e fu risarcito con i diritti esclusivi di distribuzione in Estremo Oriente, Leone mette a punto, di fatto, un nuovo linguaggio in cui la fanno da padrone nichilismo e pessimismo, raggelante ironia e una generale brutalità a livello visivo, ritmico, recitativo, è il caso della bidimensionalità di ogni personaggio.
Imitatissimo e inimitabile, Per un pugno di dollari è un film spartiacque non solo per il cinema italiano che nasconde in sé più di quanto mostri ad una sommaria visione: «in esso confluiscono liberamente richiami all'Iliade e all'Odissea, all'Arlecchino servitore di due padroni di Goldoni, a Shakespeare (del resto il film di Kurosawa rilegge Red Harvest di Dashiell Hammett, punto d'incontro ideale tra letteratura noir americana e tragedia elisabettiana...)» (Stefano Della Casa, Cinema popolare italiano del dopoguerra in Storia del Cinema Mondiale vol. VII, Einaudi, p. 805).
Nell'ottica di un sfruttamento commerciale internazionale, i titoli di testa celano dietro a pseudonimi anglofoni i realizzatori: Leone diventa Bob Robertson (in omaggio al padre regista che si firmava Roberto Roberti), tra gli altri, il direttore della fotografia Massimo Dallamano è Jack Dalmas e Gian Maria Volonté appare come John Wells.
All'intensità della visione contribuisce non poco il lavoro svolto da Ennio Morricone (alias Don Savio), alla prima collaborazione con il regista, autore di una partitura resa indimenticabile anche dal fischio di Alessandro Alessandroni. Girato in Almeria. Marco Chiani 

Amarcord

martedì 13_10 ore 21.15

GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 1973
REGIA: Federico Fellini
SCENEGGIATURA: Federico Fellini, Tonino Guerra
ATTORI: Pupella Maggio, Armando Brancia, Magali Noël, Ciccio Ingrassia, Nando Orfei, Luigi Rossi, Gianfilippo Carcano, Gennaro Ombra, Bruno Zanin, Dina Adorni, Domenico Pertica, Francesco Vona, Maria Antonietta Belluzzi, Stefano Proietti, Josiane Tanzilli, Giuseppe Ianigro, Lino Patruno, Bruno Lenzi, Francesco Maselli, Carla Mora, Antonino Faà Di Bruno
FOTOGRAFIA: Giuseppe Rotunno
MONTAGGIO: Ruggero Mastroianni
MUSICHE: Nino Rota
PAESE: Francia, Italia
DURATA: 125 Min



Amarcord in dialetto romagnolo (il dialetto di Fellini) vuol dire "mi ricordo", e il regista ricorda gli anni della sua infanzia, gli anni Trenta, al suo paese.
Passano dunque i miti, i valori, il quotidiano di quel tempo: le parate fasciste, la scuola (con l'insegnante prosperosa che stuzzica i primi pensieri), la ragazza "che va con tutti", la prostituta sentimentale, la visita dell'emiro dalle cento mogli, lo zio perdigiorno che si fa mantenere, la Mille Miglia, i sogni ad occhi aperti, il papà antifascista che si fa riempire d'olio di ricino, il paese intero che in mare, sotto la luna, attende il passaggio del transatlantico Rex.
Fellini nel '76 era ancora in grado di incantare praticamente con niente, confezionando appunto il "niente" con colori, fantasia e sensazioni. Si giova dei soliti collaboratori, a cominciare da Nino Rota sempre importantissimo nell'economia del cinema felliniano.
Pino Farinotti

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