22/04/18

I segreti di Wind River

gio 26_04 ore 21:00
ven 27_04 ore 21:00
sab 28_04 ore 21:00
dom 29_04 ore 18:00 e 21:00

REGIA: Taylor Sheridan
ATTORI: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, Norman Lehnert, Martin Sensmeier, Gil Birmingham, Graham Greene, Ian Bohen, Eric Lange, Hugh Dillon, Tantoo Cardinal
PAESE: Gran Bretagna, Canada, USA
DURATA: 111 Min


TRAMA
Un cacciatore solitario (Jeremy Renner) ritrova durante un’escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico. Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen) in una pericolosa caccia all’assassino. Nell’apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente verità.
Acclamato dalla critica di tutto il mondo (vincitore della Miglior Regia all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard) Wind River, trascinato da un potente passaparola, si è rivelato anche un campione di incassi in USA, Regno Unito, Francia e Germania.

CRITICA
Attore, sceneggiatore di film di successo lodati dalla critica, Taylor Sheridan si afferma (o meglio ancora si conferma) come uno degli autori più originali del cinema americano, col primo film che ha scritto e diretto e che conclude la sua trilogia della Nuova Frontiera.
Dopo Sicario e Hell or High Water, stavolta il confine - morale e metaforico più che fisico - si sposta sulle innevate montagne del Wyoming, dove un cacciatore di predatori, imparentato con una famiglia di nativi americani si trova coinvolto nel drammatico caso dello stupro e dell'omicidio della figlia di un amico.
Senza moralismi, con grande senso scenico e una visione pessimista ma empatica del mondo e del paese in cui vive, Sheridan confeziona una storia realistica e metaforica che lascia senza fiato e che commuove più volte lo spettatore. Attingendo a personaggi e temi del western, con qualche sfumatura da noir e da thriller, l'autore, attraverso la storia di due padri che condividono un destino crudele, dipinge il ritratto impietoso di un mondo in cui le leggi della natura e del branco prevalgono su quelle degli uomini e un popolo un tempo libero e fiero è ridotto in cattività. Quella di Taylor Sheridan è una voce autoriale limpida e fuori dal coro, necessaria in un momento in cui il cinema sembra aver perso la capacità di toccarci nel profondo e farci riflettere. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

15/04/18

Il sole a mezzanotte

gio 19_04 ore 21:00
sab 21_04 ore 21:00
dom 22_04 ore 18:00 e 21:00
GENERE: Sentimentale, Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Scott Speer
ATTORI: Bella Thorne, Patrick Schwarzenegger, Rob Riggle, Quinn Shephard, Ken Tremblett, Nicholas Coombe, Tiera Skovbye, Paul McGillion, Suleka Mathew, Jennifer Griffin, Alex Pangburn, Austin Obiajunwa

TRAMA
La diciassettenne Katie (Bella Thorne) è costretta fin da piccola a vivere nel buio della sua abitazione a causa di una rara malattia che rende per lei letale anche la minima esposizione alla luce solare. Il destino, però, porterà sulla sua strada Charlie (Patrick Schwarzenegger), quel bambino che osservava tutti i giorni dalla finestra e che, ormai adolescente, le permetterà di conoscere l’amore in un modo del tutto speciale.

CRITICA
Il sole a mezzanotte può introdurre con delicatezza il pubblico di adolescenti a delle tematiche più forti. Questo è anche l'obiettivo che si sono posti gli autori, come si evince guardando il film. Un motivo è traghettare i giovani fan di Bella Thorne, che si è formata con Disney Channel, verso la maturazione artistica dell'attrice, un altro motivo è la storia. Un amore nascente, una ragazza malata terminale, l'inevitabile tunnel di tristezza da imboccare, sono elementi trattati con i guanti che potrà far sembrare Il sole a mezzanotte superficiale agli occhi di un adulto, ma che per un teenager richiede la giusta dose di fazzoletti. (Antonio Bracco - Comingsoon.it)

14/04/18

Suburbicon

ven 20_04 ore 21:00
Cineforum
GENERE: Commedia
ANNO: 2017
REGIA: George Clooney
ATTORI: Matt Damon, Julianne Moore, Noah Jupe, Glenn Fleshler, Alex Hassell, Gary Basaraba, Oscar Isaac, Jack Conley, Karimah Westbrook
PAESE: USA
DURATA: 105 Min

TRAMA
Suburbicon è lo specchio ideale di un gioioso sobborgo californiano degli anni ’50, dove il meglio e il peggio dell’umanità si riflettono nelle azioni della gente comune. Ma dopo un misterioso omicidio, una famiglia apparentemente perfetta è costretta a ricorrere al ricatto, alla vendetta e al tradimento per sopravvivere. Il film, una black comedy che nasconde sotto l’apparenza idilliaca un’implacabile ferocia, è diretto dal premio Oscar® George Clooney (Good Night and Good Luck) e scritto dai premi Oscar® Joel & Ethan Coen (Non è un paese per vecchi), da Clooney e da un altro premio Oscar®, Grant Heslov (Argo).

CRITICA
Un vecchio copione dei fratelli Coen e nuove ambizioni politiche (dentro e forse anche fuori dal cinema) per George Clooney. Che, con questa sua sesta regia, si riscatta dal pastrocchio combinato in precedenza con Monuments Men, ma solo in parte. Non è il peggior film del Clooney regista, questo, ma di certo non è nemmeno uno dei suoi migliori. L'impressione che la voglia di divertirsi e di giocare col grottesco già presente nel materiale originale sia stata smorzata e moderata dalle esigenze di una possibile futura campagna elettorale, dalla voglia di fare di Suburbicon un film chiaramente, e legittimamente, a tema, tutto proteso verso un messaggio di sacrosanta tolleranza prende pesantemente di mira la realtà sociale e politica dell'America di Trump. (Federico Gironi)

09/04/18

Contromano

gio 12_04 ore 21:00
sab 14_04 ore 21:00
dom 15_04 ore 15:00, 18:00 e 21:00


GENERE: Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Antonio Albanese
ATTORI: Antonio Albanese, Alex Fondja, Aude Legastelois, Daniela Piperno, David Anzalone
PAESE: Italia
DURATA: 102 Min
TRAMA
Mario Cavallaro si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, Milano. Ha appena compiuto cinquant'anni. Mario ama l'ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto. La sua vita si divide tra il suo negozio di calze ereditato dal padre e un orto, unica passione conosciuta, messo in piedi sul terrazzo della sua abitazione. Ogni cambiamento gli fa paura, figuriamoci se il suo vecchio bar viene venduto ad un egiziano e se davanti alla sua bottega arriva Oba, baldo senegalese venditore di calzini. Quel che è troppo è troppo e per Mario la soluzione è semplice e folle allo stesso tempo: "rimettere le cose a posto". Così decide di rapire Oba per riportarlo semplicemente a casa sua, Milano-Senegal solo andata. In fondo, pensa, se tutti lo facessero il problema immigrazione sarebbe risolto, basta impostare il navigatore. Ma poi questo paradossale on the road si complicherà terribilmente. Anche perché Oba acconsentirà alla sua "deportazione" a patto che Mario riaccompagni a casa anche la sorella, Dalida. Saranno guai seri o l'inizio di una nuova imprevista armonia?

CRITICA
Antonio Albanese torna dietro la macchina da presa, 16 anni dopo la sua ultima regia, per affrontare un tema attuale che siamo abituati a vedere trattato al cinema con tono drammatico, vale a dire l'immigrazione.
Il tentativo di Albanese e dei suoi co-sceneggiatori è invece quello di farne oggetto di una commedia ironica che, partendo da un assunto realistico (l'ordinario razzismo dell'uomo comune che si sente minacciato da questi sconosciuti di colore che incontra ovunque, senza curarsi di conoscerli), diventa via via più surreale e fiabesca.
A tradire gli autori è forse l'ambizione di mettere il più possibile nella storia: l'accumulo di argomenti contenuto nel film è difficilmente gestibile - dal punto di vista artistico - con la scelta della leggerezza, e le dinamiche tra i personaggi nella durata di un road movie a tappe forzate hanno poca possibilità di sviluppo. Con l'eccezione di alcune parti prevedibili, non mancano perà sorprese e momenti toccanti e divertenti, dovuti soprattutto alla sincerità dell'ispirazione e alla bravura del protagonista, la cui alchimia con la partner femminile, la luminosa Aude Legastelois, è forse l'elemento più riuscito del film. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

08/04/18

Detroit

ven 13_04 ore 21:00

GENERE: Drammatico, Storico, Thriller
ANNO: 2017
REGIA: Kathryn Bigelow
ATTORI: John Boyega, Will Poulter, Anthony Mackie, Hannah Murray, Jack Reynor, John Krasinski, Kaitlyn Dever, Tyler James Williams, Jason Mitchell
PAESE: USA
DURATA: 143 Min
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures


TRAMA
La storia è ispirata alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad pera della polizia, in cui persero la vita tre afroamericani e centinaia di persone restarono gravemente ferite. La rivolta successiva portò a disordini senza precendenti constringendo cosi', ad una presa di coscienza su quanto accaduto durante quell'ignobile giorno di cinquant'anni fa.

CRITICA
In anni in cui la questione razziale negli Stati Uniti è di stringente attualità, e in cui la letteratura e il cinema (afroamericani e non) l'hanno raccontata e sviscerata in tutta la sua complessità, Kathryn Bigelow sceglie di portare sul grande schermo le rivolte di Detroit del 1967 e un celebre caso di abusi da parte di poliziotti razzisti, ma lo fa con una semplificazione e uno schematismo forse eccessivi. Il suo è un film basato sul potere dell'adrenalina (che deriva dallo stile, energico come d'abitudine e ancora più sporco e documentaristico) e su quello dell'indignazione suscitata da un racconto per molti versi analogo a quello di Diaz di Vicari. E però, nel suo voler studiare la psicologia della violenza e delle sue vittime, più che la violenza in sé, quello della regista americana è un film spettacolare ma paradossalmente freddo, che non aggiunge molto al dibattito in atto sulle questioni che tratta. (Federico Gironi - comingsoon.it)

05/04/18

Van Gogh - Tra il grano e il cielo

Mer 11_04 ore 21:00
Il genio olandese riletto attraverso gli occhi della sua più grande collezionista nella mostra di successo di Vicenza.
Con la partecipazione straordinaria di Valeria Bruni Tedeschi.

BIGLIETTI
intero: 10,00 € | ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)


GENERE: Documentario
ANNO: 2018
REGIA: Giovanni Piscaglia
ATTORI: Valeria Bruni Tedeschi
PAESE: Italia







Dopo il successo di Loving Vincent, che ha ormai portato nelle sale un totale di 240 mila spettatori, arriva al cinema il film evento che offre un nuovo sguardo su Van Gogh (1853-1890), attraverso il lascito della più grande collezionista privata di opere del pittore olandese: Helene Kröller-Müller (1869-1939), la donna che ai primi del Novecento, ammaliata da un viaggio tra Milano, Roma e Firenze, e sull’esempio del mecenatismo dei Medici, giunse ad acquistare quasi 300 suoi lavori, tra dipinti e disegni.
Così, proprio a partire dall’Italia tanto amata da Helene e da una mostra che sta raccogliendo un’affluenza eccezionale (sono già quasi 350.000 i visitatori a oggi, a un mese dalla chiusura), nasce Van Gogh. Tra il grano e il cielo. Il film evento, diretto da Giovanni Piscaglia e scritto da Matteo Moneta con la consulenza scientifica e la partecipazione di Marco Goldin, è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital e sarà nelle sale per raccontare l’unione spirituale di due persone che non si incontrarono mai durante la loro vita (Helene Kröller-Müller aveva 11 anni quando Van Gogh morì nel 1890), ma che condivisero la stessa tensione verso l’assoluto, la stessa ricerca di una dimensione religiosa e artistica pura, senza compromessi. Due universi interiori dominati dall’inquietudine e dal tormento, che entrambi hanno espresso attraverso una vera e propria mole di lettere: fonti storiche insostituibili ed elemento suggestivo che punteggia la narrazione del documentario. La colonna sonora originale del film è firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino.
Ad accompagnare l’intero racconto è l’attrice Valeria Bruni Tedeschi, ripresa nella chiesa di Auvers-sur-Oise che Van Gogh dipinse qualche settimana prima di suicidarsi. L’occasione per raccontare l’intera parabola artistica di Van Gogh, e la collezione di Helene Kröller-Müller, è una mostra di eccezionale rilievo, Van Gogh. Tra il grano e il cielo, nella Basilica Palladiana di Vicenza, curata dallo storico dell’arte Marco Goldin, che raccoglie 40 dipinti e 85 disegni proventi dal Kröller-Müller Museum di Otterlo in Olanda, dove oggi è custodita l’eredità di Helene. Al viaggio dentro la mostra, si affianca quello in alcuni dei luoghi più importanti per l’arte di Van Gogh: la chiesa di Nuenen (soggetto dei quadri e dei disegni degli anni olandesi che fanno da sfondo al capitolo dedicato all’ansia religiosa di Van Gogh, che trova un parallelo in quella di Helene), l’Accademia Reale di Belle arti di Bruxelles (nelle cui aule Vincent trascorse pochi mesi), le strade di Parigi (da Rue Lepic 54, dove Vincent visse per due anni a partire dal marzo 1886 con il fratello Theo, sino al Moulin de la Galette e alla vigna di Montmartre) e Auvers-sur-Oise (dove l’artista si recò negli ultimi settanta giorni della sua vita e fu accompagnato in questo percorso dal Dottor Gachet). Una serie di preziose riprese sono state realizzate a Otterlo nelle sale e nel parco del Kröller-Müller Museum, progettato da Henry van de Velde a poco più di un’ora di auto da Amsterdam.
Il documentario propone inoltre gli interventi di alcuni autorevoli esperti: la storica dell’arte Lisette Pelsers, direttrice del Kröller–Müller Museum di Otterlo in Olanda; Leo Jansen, studioso che ha curato l’edizione critica delle lettere di Van Gogh; Sjraar van Heugten, storico dell’arte tra le maggiori autorità mondiali sul lavoro di Vincent van Gogh; la scrittrice e storica della cultura, Eva Rovers, autrice della biografia di Helene; Georges Mayer, professore onorario di Storia dell’arte all’Accademia Reale di Belle Arti di Bruxelles; lo scrittore e docente di Storia dell’arte all’Università Paris 8 Pascal Bonafoux.

Helene Kröller-Müller
Helene Müller fu nel suo tempo una delle donne più ricche d’Olanda. Figlia di industriali tedeschi, sposò Anton Kröller, con il quale si trasferì in Olanda e con cui ebbe 4 figli. Si avvicinò all’arte durante le lezioni di Henk Bremmer, pittore e divulgatore culturale, dal quale era solita accompagnare la figlia. Fu Bremmer a consigliarle i primi acquisti e a farle conoscere l’arte di Van Gogh. E nel 1909 Helene acquistò il primo quadro del pittore olandese. Negli anni della maturità, quando la sua collezione sarà la più importante dopo quella degli eredi di Van Gogh, Helene deciderà di fondare un museo per condividere con gli altri la serenità e il conforto che traeva dai quadri. L’ispirazione le verrà proprio da un viaggio in Italia, tra Milano, Roma e Firenze, dove l’esempio dei Medici e del loro mecenatismo fece su di lei una profonda impressione. Helene si ispirò a Van Gogh a tal punto da andare al fronte a curare i feriti durante la Prima guerra mondiale, spinta da quello stesso amore verso i sofferenti e gli umili che aveva portato Vincent a farsi predicatore laico tra i minatori della regione belga del Borinage, qualche tempo prima di decidere di diventare artista.

La mostra di Vicenza
Curata da Marco Goldin, la mostra Van Gogh. Tra il grano e il cielo (aperta sino all’8 aprile nella Basilica Palladiana di Vicenza) racconta l’arte e il genio di Van Gogh attraverso i principali periodi della sua attività: gli anni olandesi, dominati da scene di vita contadina e da colori terrosi, debitori della pittura di Jean-François Millet e della scuola realista francese di Barbizon, oltre che della scuola dell’Aia; il periodo parigino, quando Van Gogh trova la sua strada nell’esplosione del colore e nella pittura a piccoli tocchi degli impressionisti e soprattutto dei post impressionisti come Seurat; Arles, il momento più felice, quando il pittore si perde nella luce e nell’estasi della pittura en plein air, ma anche quando la tensione emotiva e il fallito tentativo di dare vita a una comunità artistica insieme all’amico Gauguin lo portano alla prima grave crisi, che lo conduce a recidersi parte dell’orecchio; il ricovero nella casa di cura per malattie mentali a Saint-Rémy e l’elaborazione di un segno stilizzato e vorticoso, forse il suo più caratteristico; infine le ultime dieci settimane a Auvers-sur-Oise, quando la sua pittura si fa un poco più distesa. Particolare rilievo la mostra dedica al disegno nella pratica dell’artista olandese. Le sue tele apparentemente istintive e realizzate in presa diretta si avvalevano talvolta di lunghi studi preparatori, non schizzi ma opere in sé compiute, dove già si trova la presenza della linea spezzata che caratterizza lo stile dei dipinti. Lavori delicati, i disegni, che soffrono la luce e che pertanto è molto raro vedere esposti.

03/04/18

Metti la nonna in freezer

gio 5_04 ore 21:00
sab 7_04 ore 21:00
dom 8_04 ore 15:00, 18:00 e 21:00

Risultati immagini
GENERE: Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Giancarlo Fontana, Giuseppe G. Stasi
ATTORI: Fabio De Luigi, Miriam Leone, Barbara Bouchet, Maurizio Lombardi, Marina Rocco, Francesco Di Leva, Lucia Ocone, Eros Pagni, Carlo Luca De Ruggieri, Susy Laude
PAESE: Italia
DURATA: 100 Min










SINOSSI
Metti la nonna in freezer è l'irriverente e romantica commedia nera diretta da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, una coppia di giovani registi e autori materani diventati famosi grazie ad alcuni video virali diffusi sul web e ai cortometraggi realizzati per Sky e Sabina Guzzanti. Ma è solo con questo film che debuttano sul grande schermo della sala cinematografica. 

CRITICA
Il nostro cinema si affaccia timidamente sul territorio del commedia nera di tanto in tanto, un genere da noi molto amato ma poco praticato forse per la manifesta superiorità degli inglese e di quello humour che hanno nel sangue. E forse perché a farci ridere amaramente ci pensano spesso le pagine politiche dei giornali. Bisogna riconoscere, e senza sforzo, che Metti la nonna in freezer si staglia su tutti i precedenti tentativi per: 1) saper offrire a Fabio De Luigi un diverso registro interpretativo; 2) rivelare Miriam Leone come un'attrice con la commedia sottoporre; 3) essere una rivisitazione ironica di un macabro e vero fatto di cronaca italiana; 4) aver avuto una sceneggiatura impeccabile di Fabio Bonifacci nella quale tutti i conti alla fine tornano; 5) dare la migliore chance possibile ai giovani registi esordienti Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi di mostrare gusto cinematografico e intelligenza narrativa. (Antonio Bracco - Comingsoon.it) 

L'insulto

Cineforum
Ven 06_04 ore 21:00

GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Ziad Doueiri
ATTORI: Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek
PAESE: Libano
DURATA: 110 Min
DISTRIBUZIONE: Lucky Red

SINOSSI
Un litigio nato da un banale incidente porta in tribunale Toni e Yasser. La semplice questione privata tra i due si trasforma in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Toni, infatti, è un libanese cristiano e Yasser un palestinese. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell'occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

CRITICA
Beirut di oggi. Una piccola lite fra un operaio palestinese e un libanese cristiano assume proporzioni nazionali, diventando un caso processuale che coinvolge opinione pubblica e vertici politici. Quello di Ziad Doueiri è un dramma processuale che racchiude una storia infinita di incomprensione fra vicini, con ritmo incalzante e una schiettezza ammirevole nel raccontare i protagonisti (e rispettivi schieramenti), senza omettere colpe e ossessioni. Il Principio che in Medio oriente diventa un dramma dell'immobilismo, affrontato ne L'insulto con misura, alla ricerca dell'ascolto, più che della parola, affrontando il vero dramma di una realtà ormai così incancrenita: la pretesa del monopolio della sofferenza. Doueiri dimostra come si possa unire tensione narrativa e sintesi politico morale. (Mauro Donzelli)

25/03/18

Maria Maddalena

Gio 29_03 ore 21:00
Dom 01_04 ore 18:00 e 21:00
Lun 02_04 ore 18:00 e ore 21:00


GENERE: Drammatico, Storico, Religioso
ANNO: 2018
REGIA: Garth Davis
ATTORI: Rooney Mara, Joaquin Phoenix, Ariane Labed, Chiwetel Ejiofor, Ryan Corr, Lubna Azabal, Tahar Rahim, Shira Haas, Charles Babalola, Denis Ménochet, Hadas Yaron, Tawfeek Barhom, Zohar Shtrauss, Uri Gavriel, Michael Moshonov
PAESE: Gran Bretagna
DURATA: 120 Min


SINOSSI
MARIA MADDALENA è un ritratto autentico e umano di una delle più enigmatiche e incomprese figure spirituali della storia. Il film biblico racconta la storia di Maria (Rooney Mara), una giovane donna in cerca di una nuova vita. Forzata dalla società gerarchica del suo tempo, Maria sfida la sua famiglia per unirsi ad un nuovo movimento sociale guidato dal carismatico Gesù di Nazareth (Joaquin Phoenix). Trova presto un posto per sé nel movimento e nel cuore di un viaggio che la porterà a Gerusalemme.

CRITICA
E' un film coraggioso Maria Maddalena, perché riabilita una figura biblica troppo a lungo ignorata o rimasta sullo sfondo e perché, invece di ripercorrere ad una ad una le tappe della passione di Cristo, riassume in pochi minuti l'ultima giornata del Figlio di Dio, non indugiando su particolari cruenti. Contemplativo, volutamente "grave" e quasi sospeso, il film è soprattutto negli sguardi di Joaquin Phoenix/Gesù e Rooney Mara/Maria Maddalena, che non stanno sempre bene insieme ma che hanno decisamente più carisma dei dodici apostoli, fra i quali tuttavia spicca un Giuda "rivisitato" ben interpretato da Tahar Rahim. Curata, maestosa ma toppo patinata è la fotografia di Greig Fraser, che "rende giustizia" al bel viso di porcellana della protagonista, portatrice di un messaggio femminista che fa piacere accogliere in tempi di #Metoo. (Carola Proto - Comingsoon.it)

18/03/18

Lady Bird

Mer 21_03 ore 21:00
Sab 24_03 ore 21:00
Dom 25_03 ore 18:00 e 21:00

GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Greta Gerwig
ATTORI: Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Odeya Rush, Timothée Chalamet, Kathryn Newton, Jake McDorman, Lois Smith, Laura Marano
PAESE: USA
DURATA: 94 Min

SINOSSI
In LADY BIRD, Greta Gerwig si rivela una nuova, audace voce cinematografica con il suo debutto alla regia, facendo emergere sia l’umorismo che il pathos nel legame turbolento tra una madre e la figlia adolescente. Christine “Lady Bird” McPherson (Saoirse Ronan) combatte, ma è esattamente come sua madre: selvaggia, profondamente supponente e determinata (Laurie Metcalf), un’infermiera che lavora instancabilmente per mantenere a galla la sua famiglia dopo che il padre di Lady Bird (Tracy Letts) perde il lavoro. Ambientato a Sacramento, California nel 2002, in un panorama economico americano che cambia rapidamente, Lady Bird è uno sguardo commovente sulle relazioni che ci formano, le credenze che ci definiscono e l’ineguagliabile bellezza di un luogo chiamato casa.

CRITICA
Tra i moltissimi film sull'adolescenza che esistono nella storia del cinema, pochi raccontano l'universo femminile in quell'età di passaggio che precede di poco la maggiore età, quando si viene chiamati a compiere scelte che in molti casi determineranno la nostra vita futura. Lady Bird sceglie la strada della scrittura parzialmente autobiografica per raccontarci un momento cruciale nella vita di una liceale americana, che sogna di lasciare la provinciale Sacramento per frequentare l'Università a a New York. Alla sua opera prima come regista, l'autrice Greta Gerwig ben dirige un un cast azzeccato e affiatato, riuscendo a restituire tutto lo sturm und drang di un momento in cui è lecito essere egoisti, irresponsabili e ingiusti, a condizione di crescere e arrivare a chiedere perdono. E ci regala un film divertente e a tratti toccante sulla difficoltà/necessità di staccarsi dalla famiglia d'origine e incamminarsi per la propria strada. (Daniela Catelli - Comingsoon.it)

16/03/18

Ibi

Ven 23_03 ore 21:00
Cinema di Marzo
ospite della serata: Matteo Calore, direttore della fotografia


GENERE: Documentario
ANNO: 2017
REGIA: Andrea Segre
PAESE: Italia
DURATA: 64 Min


Ibi ha fotografato e filmato la sua vita in Italia per 10 anni.
Questo film nasce dalle sue immagini, dalla sua creatività, dalla sua energia.
Per la prima volta in Europa un film interamente basato sull’auto-narrazione diretta e spontanea di una donna migrante, che racconta sé stessa e la sua Europa ai figli rimasti in Africa.
Un viaggio intenso e intimo nel mondo difficile, vivo e colorato di un’artista visiva ancora sconosciuta.

Sinossi
Ibi è nata in Benin nel 1960, ha avuto tre figli e nel 2000 in seguito a seri problemi economici ha scelto di affrontare un  grande rischio per cercare di dare loro un futuro migliore.
Li ha lasciati con sua madre e ha accettato di trasportare della droga dalla Nigeria all’Italia.
Ma non ce l’ha fatta. 3 anni di carcere, a Napoli.

Una volta uscita Ibi rimane in Italia senza poter vedere i figli e la madre per oltre 15 anni.  Così per far capire loro la sua nuova vita decide di iniziare a filmarsi.
Racconta sé stessa, la sua casa a Castel Volturno dove vive con un nuovo compagno, Salami, e l’Italia dove cerca di  riavere dignità e speranza.
Dalle immagini che Ibi ha realizzato è nato questo film.

La Storia
Abbiamo conosciuto Ibi a Castel Volturno nel luglio 2014. Stava piantando dei peperoncini africani nel giardino della sua villetta.
Ibi è nata in Benin ed è vissuta in Costa D’Avorio fino al 2000.
Una donna alta, grande, piena di energia. Francofona e musulmana d’Africa, senza gli stereotipi estetici dell’islam, oggi  spesso mediatizzato.
Ha avuto tre figli. Nel 2000 in seguito a seri problemi economici sceglie di affrontare un grande rischio per cercare di  dare un futuro ai suoi figli: lascia i figli in Benin con sua madre e accetta di trasportare una grossa quantità di droga dalla  Nigeria all’Italia.
La polizia di frontiera capisce che c’é qualcosa di strano nel suo viaggio, trova la droga e l’arresta. 3 anni di carcere. A  Pozzuoli, Napoli.
3 anni durissimi per Ibi, distante dai figli e incapace di aiutarli in alcun modo. Incollata al suo destino di viaggiatrice illegale e colpevole.

Per buona condotta, alla scadenza del terzo anno, il giudice decide di concedere a Ibi gli arresti domiciliari, ma Ibi non ha  alcun domicilio e viene quindi ospitata in una casa molto particolare: quella che i padri comboniani hanno dedicato a  Miram Makeba a Castel Volturno, il comune più africano d’Europa dove Mama Africa è morta nel novembre 2008.
In quegli anni a Castel Volturno Ibi conosce Salami, un uomo nigeriano di cui si innamora e con cui decide di sposarsi e  condividere le fatiche e i sacrifici di una vita nuova e difficile.

Tre sono le sue preoccupazioni maggiori: i suoi figli, il suo permesso di soggiorno e ricostruirsi una vita normale. A tenerle unite sono una nuova grande passione: la fotografia.

Ibi inizia a fotografare prima e a riprendere poi tutta la sua vita e quella della sua nuova comunità, gli oltre diecimila  africani che proprio in quegli anni ridisegnano la geografia umana del litorale Domizio, abitando le centinaia di villette- vacanza costruite spesso abusivamente negli anni ’80-’90 da napoletani e casertani e diventando mano d’opera  dell’agricoltura e dell’edilizia, in molti casi intrecciata a interessi criminali dei potenti clan camorristici della zona.

Nel cuore di questa trasformazione, Ibi fotografa e filma.

Lo fa per costruirsi un’altra vita, guadagnando per documentare matrimoni, battesimi, feste religiose (cattoliche,  evangeliche, musulmane, senza alcuna distinzione).
Lo fa per aiutare e sostenere il Movimento dei Migranti e dei Rifugiati a cui aderisce assieme a Salami con entusiasmo  trascinante, non solo per ottenere il suo permesso di soggiorno, ma anche perché crede fermamente nella necessità di  lottare tutti insieme contro le ingiustizie che vincolano le vite della maggioranza dei migranti a Castel Volturno, in Italia, in  Europa.
Ma filma soprattutto per raccontare la sua vita ai suoi figli e a sua madre, lontani e irraggiungibili: senza permesso di  soggiorno Ibi non può raggiungerli e non vuole che loro partano come ha fatto lei.

La Questura di Caserta ritarda la convocazione di Ibi in commissione per il diritto d’asilo. Quando finalmente verrà  ascoltata in Commissione nonostante un curriculum di impegno civile di tutto rispetto la Presidente non se la sente di  decidere favorevolmente per quella donna, perché i suoi precedenti sono troppo pesanti e nessuno ha il coraggio  politico di superarli.

Ibi subisce un contraccolpo, si sente umiliata – dice – ma non si ferma!
Continua a lottare e soprattutto a raccontare.
Per oltre 7 anni Ibi racconta il suo mondo.

Se chiedevi a Ibi perché si sentisse punto di riferimento del Movimento lei ti rispondeva che era perché aveva imparato  che “Impossibile non esiste” e lei coltivava obiettivi che prima le parevano “impossibili” ma di cui ora sentiva l’odore,  come tornare ad abbracciare la madre.

Partecipa a decine di manifestazioni, filma ore e ore di immagini, scatta centinaia di foto e continua a costruire il suo  mondo virtuale, imparando con Photoshop a rappresentarsi insieme con i suoi figli in grandi poster coloratissimi dove lei  appare sorridente affianco a loro e alla vecchia madre. Resisti mamma, non andartene, tra poco mi danno il permesso di  soggiorno e ti raggiungo. Non andartene prima.

Ad aprile 2015 arriva la buona notizia che Ibi aspettava. La commissione ha deciso nuovamente di convocarla e a breve  avrà un appuntamento. È felicissima.
Ma il destino è beffardo e tragico.
A fine aprile Ibi inizia a stare male. Debolezza, stanchezza, giramenti di testa. L’8 maggio, in piena notte, le manca il  respiro, trema, suda freddo. Viene ricoverata, ma non ce la fa: la notte del 19 maggio 2015 Ibi muore. Tra le braccia di  suo marito, ma senza essere mai riuscita ad avere il diritto di vivere in Italia e di tornare a casa.

Oggi Salami vive ancora a Castel Volturno, nella stessa casa dove ha vissuto con Ibi per oltre 7 anni. L’assenza di Ibi si  sente in ogni angolo e momento della vita in quella casa.
Salami lavora come meccanico nel cortile e spesso rimane solo con i suoi ricordi. Continua a partecipare al Movimento dei Migranti, ma ogni lotta è anche simbolo del suo dolore.

11/03/18

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Gio 15_03 ore 21:00 (in lingua originale con sottotitoli in italiano)
Sabato 17_03 ore 21:00
Dom 18_03 ore 15:00, ore 18:00 e ore 21:00


GENERE: Thriller, Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Martin McDonagh
ATTORI: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell, Peter Dinklage, John Hawkes, Abbie Cornish, Caleb Landry Jones, Lucas Hedges, Kerry Condon, Zeljko Ivanek, Amanda Warren
PAESE: USA
DURATA: 115 Min


TRAMA
Tre Manifesti a Ebbing, Missouri è una black comedy diretta dal premio Oscar Martin McDonagh. Sono passati mesi e l’omicidio di sua figlia è rimasto irrisolto, così Mildred Hayes (Frances McDormand) decide di smuovere le autorità, commissionando tre manifesti alle porte della sua città - ognuno dei quali grida un messaggio provocatorio e preciso - diretti a William Willoughby (Woody Harrelson) il venerato capo della polizia locale. Quando viene coinvolto anche il suo secondo ufficiale, Dixon (Sam Rockwell), ragazzo immaturo e dal temperamento violento, la battaglia tra Mildred e le forze dell'ordine di Ebbing è dichiaratamente aperta.

Il film ha trionfato alla 75a edizione dei Golden Globe, vincendo ben quattro premi: Miglior film drammatico, Miglior attrice in un film drammatico (Frances McDormand), Miglior attore non protagonista in un film (Woody Harrelson) e Miglior sceneggiatura.

CRITICA
Dopo In Bruges e 7 psicopatici, Martin McDonagh fa nuovamente centro. Anzi, migliora. La sua scrittura è precisa e personalissima, mescola la tragedia greca col post-noir, il western con la black comedy, senza mai imitare o assomigliare a nessun altro. Tre manifesti a Ebbing, Missouri funziona per storia, per personaggi, per dialoghi intelligenti, spigolosi e divertenti, per la regia senza sbavature e per le straordinarie interpretazioni di tutto il cast. Diverte, emoziona e fa pensare, il film di McDonagh, tratteggiando così la descrizione di un mondo che è anche il nostro, minacciato da un’anarchia folle e autodistruttiva figlia dell’egoismo, del razzismo, della violenza, dell’ignavia. Non tutto, però, è (ancora) perduto: McDonagh lascia uno spiraglio di porta aperta alla speranza, a una speranza che dipende tutto da noi, dalla nostra voglia di rimetterci in piedi, in gioco, di comprendere e ascoltare. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

10/03/18

FUNNE. Le ragazze che sognavano il mare

Ven 16_03 ore 21:00
Cinema di Marzo
ospite della serata: Katia Bernardi, regista



GENERE: Documentario
ANNO: 2016
REGIA: Katia Bernardi
PAESE: Italia



TRAMA
Sono le splendide immagini delle montagne di Daone, un luogo incantato in Trentino, a fare da cornice a questa poetica storia di dodici "ragazze ottantenni" e del loro sogno di vedere il mare, perché molte di loro il mare non l'hanno mai visto. In occasione del ventennale del circolo dei pensionati Il Rododendro, la presidentessa decide con entusiasmo di dare il via alla raccolta fondi per questa nobile causa, ma di soldi ne servono tanti per realizzare questo progetto e le attività messe in campo non sempre si rivelano azzeccate. Comincia così l’avventura che le vedrà cucinare torte da vendere in paese, posare da modelle per un calendario e donne di Internèt impegnate nel crowdfunding per raggiungere, non senza alcuni momenti di sconforto, il proprio scopo.

08/03/18

HITLER contro PICASSO e gli altri

Mer 14_03 ore 21:00
Grande Arte

BIGLIETTI
intero: 10,00 €
ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)



GENERE: Documentario, Storico
ANNO: 2018
REGIA: Claudio Poli
ATTORI: Toni Servillo
DURATA: 94 Min








HITLER contro PICASSO e gli altri
L’ossessione nazista per l’arte

In due modi il nazismo mise le mani sull’arte: tentando di distruggere ogni traccia delle opere classificate come ‘degenerate’ e attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna.

Questo documentario che ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering.
Con la colonna sonora originale di Remo Anzovino.

“Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini? La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico” _Pablo Picasso

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky. Artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi.

Sono trascorsi 80 anni da quando il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di

Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. Sui muri le frasi di commento: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”, “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”. La mostra sull’”arte degenerata” fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone.

Proprio per raccontare alcune delle infinite storie che presero il via in quei giorni, a distanza di 80 anni arriva oggi sul grande schermo un documentario-evento con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino.

Hitler contro Picasso e gli altri ci guida tra Parigi, New York, l’Olanda e la Germania raccogliendo testimonianze dirette sulle storie che prendono il via da quattro grandi esposizioni che in questi ultimi mesi hanno fatto il punto sull’arte trafugata, tra protagonisti di quegli anni, ultime restituzioni e preziosi materiali d’archivio.

Si parte da “21 rue La Boétie”, la mostra parigina nata dalla volontà di esporre parte di un prezioso patrimonio recuperato, la collezione di Paul Rosenberg, uno dei più grandi collezionisti e mercanti d’arte di inizio ‘900, con quadri da Picasso a Matisse; e si passa a “Looted Art”, alla mostra di Deventer, in Olanda, che espone i quadri provenienti dai depositi statali olandesi e dalle collezioni razziate dai nazisti; si esplora poi “Dossier Gurlitt”, la doppia esposizione di Berna e Bonn che per la prima volta espone la collezione segreta di Cornelius Gurlitt, figlio di uno dei collezionisti e mercanti d’arte che collaborarono coi nazisti, fermato per caso dalla polizia doganale su un treno per Monaco nel 2010. Tra le tele della collezione trafugata capolavori di Chagall, Monet, Picasso e Matisse.

Tra i protagonisti del film anche Simon Goodman (che in scatoloni pieni di vecchie carte e documenti ha scoperto la storia della sua famiglia e della sua magnifica collezione d’arte, che comprendeva opere di Degas, Renoir, Botticelli, nonché il cinquecentesco “Orologio di Orfeo”. Larga parte della collezione era finita nelle mani di Hitler e Goering), Edgar Feuchtwanger (che nel 1929 fu il vicino di casa di Adolph Hitler, qualche anno prima che suo padre fosse deportato a Dachau, mentre dalla loro casa venivano sottratti mobili e libri preziosi) e Tom Selldorff (che è riuscito a recuperare quattordici opere appartenute alla sua famiglia cui furono sottratte negli anni ’30).

All’interno di Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte troveranno inoltre spazio gli autorevoli interventi di Pierre Assouline, giornalista e scrittore, Jean-Marc Dreyfus, storico e autore del libro Il Catalogo di Goering, , Timothy Garton Ash, storico, Berthold Hinz, storico dell’arte, Meike Hoffmann, esperta di arte degenerata e della vicenda Gurlitt, autrice principale della biografia di Hildebrand Gurlitt Il mercante d’arte di Hitler, Eva Kleeman e Daaf Ledeboer, storici dell’arte e ideatori della mostra Looted Art di Deventer, Markus Krischer, giornalista di Focus che ha seguito l’inchiesta su Cornelius Gurlitt, Agnieszka Lulińska, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Bonn, Bernhard Maaz, direttore generale delle Bayerische Gemäldesammlungen, Christopher A. Marinello, mediatore nel recupero di opere d’arte, Art Recovery International, Inge Reist, direttrice del Frick Collection’s Center for the History of Collecting presso la Frick Art Reference Library, New York, Elizabeth Royer, gallerista parigina, esperta di restituzioni, Marei e Charlene von Saher, eredi del gallerista Jacques Goudstikker, Cynthia Saltzmann, storica dell’arte e autrice del libro Ritratto del dottor Gachet. Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh, Tom Selldorff, erede, Christina Thomson, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Rudolph Belling, Anne Webber, cofondatrice e condirettrice Commition for Looted Art in Europe, Rein Wolfs, a guida della Bundeskunsthalle di Bonn e co-curatore della mostra su Gurlitt a Bonn, Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum Bern – Zentrum Paul Klee e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Berna.

03/03/18

A casa tutti bene

Gio 08_03 ore 21:00
Sab 10_03 ore 21:00
Dom 11_03 ore 18:00 e ore 21:00

GENERE: Commedia, Drammatico
ANNO: 2018
REGIA: Gabriele Muccino
ATTORI: Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi, Christian Marconcini, Elena Minichiello, Renato Raimondi, Elena Rapisarda, Elisa Visari
PAESE: Italia
DURATA: 105 Min

TRAMA
A Casa Tutti Bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

CRITICA
Film squisitamente muccinano, A casa tutti bene riesce a superare i limiti isterici e nevrotici del cinema di Muccino facendo di quello stile la sostanza del suo racconto. Sincero e spietato in maniera quasi inaspettata, il regista riesce a gestire un racconto corale dove ogni personaggio pesa (più o meno) quanto qualsiasi altro proprio grazie all'incessante movimento della macchina da presa, e cattura con intelligenza le tensioni, le ruggini e le sfuriate che sono proprie di ogni riunione di famiglia facendo risultare certi sopra le righe come necessari e inevitabili. Gran lavoro del cast, battute taglienti e scorrette, e un Gianmanrco Tognazzi che omaggia papà Ugo di Io la conoscevo bene. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

02/03/18

The Harvest

Ven 9_03 ore 21:00
Cinema di marzo
ospite della serata: Claudio Cadei, compositore



Durata: 73 minuti
Regia: Andrea Paco Mariani
Paese: Italia
Attori: Hardeep Kaur, Gurwinder Singh, Marco Omizzolo, Simone Andreotti, Gurmuk Singh, Sarbjit Chauhan, Slick Steve and the Gangsters, Stephen Hogan, Pietro Ettore Gozzini, Beppe Facchetti, Alle B. Goode, Bhangra Vibes, Harvinder Singh, Ajaypal Singh, Mandeep Singh, Maninder Singh, Ajay singh, Nirbhay singh, Hazur Singh, Jagbir Singh.
  Gurwinder viene dal Punjab, da anni lavora come bracciante delle serre dell’Agro Pontino. Da quando è arrivato in Italia, vive insieme al resto della comunità sikh in provincia di Latina. Anche Hardeep è indiana, ma parla con accento romano, e si impegna come mediatrice culturale.
Lei, nata e cresciuta in Italia, cerca il riscatto dai ricordi di una famiglia emigrata in un’altra epoca, lui è costretto, contro le norme del suo stesso credo, ad assumere metanfetamine e sostanze dopanti per reggere i pesanti ritmi di lavoro e mandare i soldi in India.

La storia di Gurwinder è rappresentativa di un vasto universo di sfruttamento: un esercito silenzioso di uomini piegati nei campi a lavorare, senza pause, attraversa oggi l’Italia intera. Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole; chiamano padrone il datore di lavoro, subiscono vessazioni e violenze di ogni tipo. Quattro euro l’ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e “allontanamenti” facili per chi tenta di reagire.
The Harvest racconta tutto questo: la vita delle comunità Sikh stanziate stabilmente nella zona dell’Agro Pontino e il loro rapporto con il mondo del lavoro. I membri di queste comunità vengono principalmente impiegati come braccianti nell’agricoltura della zona. Gli episodi di sfruttamento (caporalato, cottimo, basso salario, violenza fisica e verbale) sono stati rilevati in numerosi casi, quasi sempre da associazioni che operano sul territorio locale. A fianco di questi fenomeni è inoltre cresciuto in maniera esponenziale l’uso di sostanze dopanti per sostenere i faticosi ritmi del lavoro nei campi. Sostanze che, nello specifico, si compongono di metanfetamine, oppiacei e antispastici.
La questione dello sfruttamento del lavoro agricolo e in particolare della manodopera migrante diventa centrale ogni qualvolta si avvicina la stagione estiva, ricevendo attenzione dai media e portando alla ribalta questioni cruciali come quella del caporalato. Ciò nonostante questa attenzione è ciclica e il fenomeno passa in secondo piano con l’arrivo dell’autunno.
The Harvest affronta la questione attraverso una lente innovativa che coniuga lo stile del documentario con quello del musical, utilizzato come espediente narrativo per raccontare la fatica del lavoro nei campi e l’utilizzo di sostanze. Attraverso una ricerca musicale e cinematografica il film vuole far emergere una determinata condizione che sarebbe altrimenti difficile da portare all’attenzione del pubblico senza toni retorici o didascalici. Trovare una forma artistica innovativa per narrare una realtà brutale, ma che tende a nascondersi nelle pieghe della quotidianità, è il nodo stilistico che il film affronta.

Un docu-musical che, per la prima volta, unisce il linguaggio del documentario alle coreografie delle danze punjabi, raccontando l’umiliazione dei lavoratori sfruttati dai datori di lavoro e dai caporali. Due storie che si intrecciano nel corso di una giornata, dalle prime ore di luce in cui inizia il lavoro in campagna alla preghiera serale presso il tempio della comunità.
Un duro lavoro di semina, fatto giorno dopo giorno, il cui meritato raccolto, tra permessi di soggiorno da rinnovare e buste paga fasulle, sembra essere ancora lontano.

25/02/18

120 battiti al minuto

ven 02_02 ore 21:00  Cineforum


GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Robin Campillo
ATTORI: Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenel
PAESE: Francia
DURATA: 140 Min
TRAMA
Nella Parigi dei primi anni Novanta, il giovane Nathan decide di unirsi agli attivisti di Act Up, associazione pronta tutto pur di rompere il silenzio generale sull’epidemia di AIDS che sta mietendo innumerevoli vittime. Anche grazie a spettacolari azioni di protesta, Act Up guadagna sempre più visibilità, mentre Nathan inizia una relazione con Sean, uno dei militanti più radicali del movimento. Accolto come un capolavoro all’ultimo Festival di Cannes, dove ha conquistato il Grand Prix, il Premio Fipresci e la Queer Palm, 120 battiti al minuto ha avuto un enorme successo in patria ed è il candidato francese per la corsa all’Oscar. “Ho amato quel film dal primo minuto sino all’ultimo – ha dichiarato commosso il presidente della giuria di Cannes, Pedro Almodóvar, dopo la premiazione – non mi sarebbe potuto piacere di più. Campillo ha raccontato storie di eroi veri che hanno salvato molte vite”.

“Mi sono unito a Act Up-Paris nell’aprile del 1992 – spiega il regista Robin Campillo – più o meno a 10 anni dall’inizio dell’epidemia di AIDS. Fin dal primo incontro a cui ho partecipato, sono rimasto profondamente colpito dall’entusiasmo del gruppo, considerando che quegli anni sono stati i più duri del contagio. I gay che avevano subito inermi la malattia negli anni Ottanta, erano diventati attori chiave nella battaglia per sconfiggerla. La forza del movimento veniva dalle scintille che scoccavano tra gruppi diversi di individui che imparavano sul campo a costruire un discorso e una posizione comune al di là delle differenze. Con Philippe Mangeot, ex membro di Act Up che ha collaborato con me alla sceneggiatura, eravamo d’accordo sull’importanza di restituire innanzitutto la polifonia di voci e l’intensità delle discussioni. Oggi grazie a internet possiamo avere facilmente la sensazione di appartenere a una battaglia comune, ma questo modo di aggregarsi è difficile che prenda davvero corpo e metta radici. A quei tempi le persone dovevano unirsi fisicamente in uno spazio reale, fronteggiarsi gli uni con gli altri e confrontare le proprie idee”.


18/02/18

La Forma dell'Acqua - The Shape of Water

gio 22_02 ore 21:00
sab 24_02 ore 21:00
dom 25_02 ore 18:00 e ore 21:00
gio 1_03 ore 21:00
sab 3_03 ore 21:00
dom 4_03 ore 18:00 e ore 21:00


GENERE: Drammatico, Fantasy
REGIA: Guillermo del Toro
ATTORI: Sally Hawkins, Octavia Spencer, Michael-Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, David Hewlett, Nigel Bennett, Nick Searcy, Martin Roach, Lauren Lee Smith, Allegra Fulton, John Kapelos, Morgan Kelly, Marvin Kaye, Wendy Lyon
PAESE: USA
DURATA: 123 Min



TRAMA
Dal maestro Guillermo del Toro, arriva La Forma dell’Acqua – The Shape of Water, una fiaba sovrannaturale, ambientata sullo sfondo dell'America della Guerra Fredda nel 1962.
In un laboratorio segreto ad alta sicurezza voluto dal governo, lavora Elisa (Sally Hawkins), una donna intrappolata in una vita di solutidine. Ma tutto cambia quando insieme alla sua collega Zelda (Octavia Spencer) scoprono uno strano esperimento non classificato.

CRITICA
Una favola adulta, intrisa di passione cinefila, e in grado di lanciare un messaggio di tolleranza e di amore che risuona fortissimo nel nostro presente. Con i piedi piantati nell'America ambigua dei primi anni Sessanta, guardando a classici immortali come La Bella e la Bestia come a B-Movie di culto come Il Mostro della Laguna Nera, Guillermo del Toro trova la quadra della sua ricerca estetica e tematica, supportato da un cast azzeccatissimo e in formissima.
Il suo è un film di emozioni e sentimenti, di amore spirituale e perfino carnale (il sesso non è affatto un rimosso, in questo film, e anzi ne è parte essenziale: non è poco), capace di farsi anche discorso politico senza mai diventare per questo pedante o retorico. E che ha la capacità di restituire al nostro sguardo lo stupore infantile che forse abbiamo perduto. (Federico Gironi - Comingsoon.it)

17/02/18

CARAVAGGIO L’anima e il sangue

mer 21_02 ore 21:00 - Grande Arte

BIGLIETTI
intero: 10,00 €
ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (la prenotazione deve essere fatta entro le ore 12.00 del giorno di proiezione)




GENERE: Documentario
ANNO: 2018
REGIA: Jesus Garces Lambert
ATTORI: Manuel Agnelli
PAESE: Italia



Un viaggio senza precedenti che offre un’esperienza cinematografica emozionale, inquieta e quasi ‘tattile’ della vita, le opere e i tormenti di Caravaggio. La voce di Caravaggio è di Manuel Agnelli
 L’Anima e il Sangue, il nuovo film d’arte dai creatori di ‘Firenze e gli Uffizi’ e ‘Raffaello, il Principe delle Arti’ prodotto da Sky e Magnitudo Film dedicato ad uno degli artisti più controversi e amati al mondo: Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio.

Un viaggio emozionante attraverso la vita, le opere e i tormenti di Caravaggio, artista geniale contraddittorio, che più di ogni altro ha raccolto in sé luci e ombre, genio e sregolatezza, generando opere sublimi. “Caravaggio – L’Anima e il Sangue” è un excursus narrativo e visivo attraverso i luoghi in cui l’artista ha vissuto e quelli che ancora oggi custodiscono alcune tra le sue opere più note: Milano, Firenze, Roma, Napoli e Malta. Il film ha ottenuto il Riconoscimento del MIBACT – Direzione Generale Cinema, il Patrocinio del Comune di Milano ed è stato realizzato in collaborazione con Palazzo Reale e con Vatican Media (già Centro Televisivo Vaticano) e con il supporto di Malta.
La consulenza scientifica è stata affidata al prof. Claudio Strinati, storico dell’arte esperto del Caravaggio, che nel film racconta la figura dell’artista in stretta correlazione con le sue opere. Il film è ulteriormente arricchito dagli interventi della prof.ssa Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che fornisce alcune letture personali delle opere dell’artista e della dott.ssa Rossella Vodret, anche curatrice della mostra “Dentro Caravaggio,” a Palazzo Reale a Milano fino al 28 gennaio 2018, che illustra i risultati dei più recenti studi sulla tecnica pittorica dell’artista.
Un’approfondita ricerca documentale negli archivi che custodiscono traccia del passaggio dell’artista, ci conduce in una ricostruzione sulle tracce e i guai di Caravaggio e alla scoperta delle sue opere, di cui circa 40 trattate nel film, che, grazie all’impiego di evolute elaborazioni grafiche, di macro estremizzate e di lavorazioni di luce ed ombra, prendono quasi vita e corpo, si confondono con la realtà dando una percezione quasi tattile.
La contemporaneità dell’animo di Caravaggio viene restituita nel film da scene fotografiche e simboliche ambientate in un contesto contemporaneo ed essenziale, che mettono in scena gli stati d’animo di Caravaggio con scelte visive ed artistiche visionarie e di grande impatto emotivo: la costrizione, la ricerca della libertà, il dolore, la passione, l’attrazione per il rischio ma anche per la misericordia, fino alla richiesta di perdono e redenzione.
La voce dell’io interiore di Caravaggio, emotiva, evocativa ed al tempo stesso intima, è quella di Manuel Agnelli. Il frontman degli Afterhours e giudice di X Factor, un artista multiforme e talentuoso, rivoluzionario e originale, impulsivo e profondo. Un alter ego capace, come Caravaggio, di emozionare e sconvolgere. La voce fuori campo di Caravaggio/Manuel sulle scene fotografiche traduce così il moto continuo degli stati d’animo dell’artista, riproducendo le sfumature del suo carattere e raccontando le emozioni, spesso violente, che albergano in lui, aiutando lo spettatore ad entrare in contatto con il suo animo e la sua mente.

16/02/18

Due sotto il Burqa

Ven 23_02 ore 21:00 Cineforum


GENERE: Commedia
ANNO: 2017
REGIA: Sou Abadi
ATTORI: Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil
PAESE: Francia
DURATA: 88 Min

TRAMA
Cosa non si farebbe per amore? Armand e Leila stanno pianificando di volare insieme a New York, ma pochi giorni prima della partenza, Mahmoud, fratello di Leila, fa il suo ritorno da un lungo soggiorno in Yemen, un’esperienza che lo ha cambiato… radicalmente: ai suoi occhi, ora, lo stile di vita moderno della sorella offende il Profeta. L’unica soluzione è confinarla in casa e impedirle ogni contatto con il suo ragazzo. Ma Armand non ci sta e pur di liberare l’amata escogita un piano folle: indossare un niqab e spacciarsi per donna. Il suo nome d’arte? Shéhérazade. Quello che Armand non si aspetta è che la sua recita possa essere sin troppo convincente, al punto da attirargli le attenzioni amorose dello stesso Mahmoud…

CRITICA
Il film di Sou Abadi, documentarista alla sua prima esperienza con la fiction, ha il pregio non solo di trattare lo spinoso tema dell’integralismo religioso con toni leggeri e un impianto perfettamente congegnato da commedia degli equivoci (i riferimenti a Qualcuno piace caldo, per stessa ammissione della cineasta, sono lampanti), ma di dare voce a un punto di vista meno scontato sull’argomento. La Abadi, infatti, è nata e vissuta in Iran, e solo dal 1998 è diventata cittadina francese. (Marco Cacioppo)

11/02/18

L'uomo sul treno

gio 15_02 ore 21:00
sab 17_02 ore 21:00
dom 18_02 ore 15:30, ore 18:00 e ore 21:00


GENERE: Thriller, Azione
ANNO: 2018
REGIA: Jaume Collet-Serra
ATTORI: Liam Neeson, Vera Farmiga, Dean-Charles Chapman, Patrick Wilson, Jonathan Banks
PAESE: USA, Gran Bretagna
DURATA: 105 Min

TRAMA
L'uomo sul treno, l'action-thriller diretto da Jaume Collet-Serra, racconta una corsa contro il tempo, una caccia serrata sui binari in cerca di un misterioso sconosciuto. Ogni giorno, da dieci anni, l'assicuratore Michael McCauley (Liam Neeson) sale su un treno di pendolari per andare al lavoro. I volti nascosti dietro libri tascabili e pesanti ventiquattrore diventano familiari all'uomo, che dice di essere un buon osservatore oltre che un passeggero affezionato; e il solitario viaggio quotidiano diventa quasi uno spostamento in compagnia.
Un giorno come tanti Michael viene avvicinato dalla sedicente psicologa Joann (Vera Farmiga), che impettita sul sedile accanto gli propone una sfida apparentemente innocua: identificare un passeggero “fuori posto”, una persona che viaggia sullo stesso treno e risponde a determinate caratteristiche, prima della fermata successiva. Intrigato, Michael accetta la sfida, ma finisce coinvolto in una pericolosa cospirazione criminale che potrebbe costare la vita a lui e agli altri passeggeri del convoglio.
Per Liam Neeson si tratta ormai della quarta pellicola insieme a Collet-Serra, che lo riconferma attore icona degli action thriller, dopo aver raggiunto la notorietà con il famoso Io vi troverò di Pierre Morel (2008). Il successo della pellicola ha dato vita a una saga che è continuata, passando alla regia di Olivier Megaton, con Taken - La vendetta (2012) e Taken 3 - L'ora della verità (2013). In tutte e tre le pellicole Neeson è un ex operativo delle Special Forces ed ex agente segreto della CIA ormai in pensione, capace di uccidere e torturare a sangue freddo ma non di stringere un legame con la propria figlia, che finisce per soffocare con la sua eccessiva apprensione. Oltre a una certa dimestichezza con il genere, dunque, Liam Neeson ha alle spalle una solida esperienza nel ruolo di ex poliziotto diviso tra etica e interessi personali; un bagaglio professionale che risulterà fondamentale per la buona riuscita de L'uomo sul treno.

CRITICA
Come il treno sul quale è quasi interamente ambientata, corre veloce anche la storia di questa quarta collaborazione tra il regista Jaume Collet-Serra e Liam Neeson. Denso e intenso, L'uomo sul treno è un thriller serrato che investe saggiamente sulla suspense lasciando l'azione in secondo piano, non per questo meno spettacolare quando c'è. Anche questa volta Liam Neeson si piega ma non si spezza, però c'è più consapevolezza della sua età e del fatto di non poter mantenere sempre quell'aura di invicibilità. Il carisma dell'attore innalza il livello degli action thriller in cui è protagonista, capita il film stesso non sia altezza ma questo non è il caso de L'uomo sul treno. La storia si impernia sulla situazione senza via d'uscita del protagonista e il pubblico, incollato al suo punto di vista per tutto il tempo, vive un coinvolgimento totale. Come Neeson, anche noi una volta saliti a bordo non possiamo più scendere. (Antonio Bracco - Comingsoon.it) 

10/02/18

Un sacchetto di biglie

mar 14_02 ore 21.00
mer 28_02 ore 21.00

Risultati immagini per un sacchetto di biglie

GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Christian Duguay
ATTORI: Dorian Le Clech, Batyste Fleurial, Patrick Bruel, Elsa Zylberstein, Bernard Campan, Christian Clavier, César Domboy, Ilian Bergala, Emile Berling, Jocelyne Desverchere
PAESE: Francia
DURATA: 110 Min

TRAMA
 Un sacchetto di biglie, il film diretto da Christian Duguay, racconta il sorprendente viaggio di due giovani fratelli di origini ebrea, attraverso la Francia degli anni quaranta, occupata dai nazisti. Joseph (Dorian Le Clech) e Maurice (Batyste Fleurial) vivono la loro infanzia serenamente: d'estate giocano tra le onde, d'inverno si sfidano a battaglie di palle di neve. Fino a quando tutto cambia. A scuola sono costretti a indossare segni distintivi sulla giacca della divisa, come tutti gli altri bambini ebrei; vengono esclusi e additati dai compagni, emarginati dagli amici che ora li guardano in modo diverso. La situazione si complica a tal punto che una sera, il padre (Patrick Bruel) gli annuncia che dovranno partire in cerca di un luogo più sicuro. I bambini si mettono così in viaggio per sfuggire ai nazisti e raggiungere la cosiddetta "terra libera". In qualche modo riescono a eludere i controlli delle SS, imparano a riconoscere il rumore dei tremendi camioncini che sciamano per il Paese, e a scappare prima che gli ufficiali a bordo si accorgano della loro presenza. Il film segue i due bambini nella loro fuga da Parigi alla ricerca di un rifugio definitivo, mostra senza filtri le insormontabili difficoltà che affrontano lungo il percorso e come, con un'incredibile dose di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste e a ricongiungersi finalmente alla loro famiglia.

 CRITICA
 Due ragazzi in fuga, senza i genitori a rincuorarli, mentre la Francia è divisa in due - negli anni della Seconda guerra mondiale -, unita però da una persecuzione nei confronti degli ebrei sempre più serrata. Un sacchetto di biglie mescola storia vera e romanzo d'avvenura, inciampando in qualche didascalismo e banalità di troppo, risollevandosi però con attori davvero a fuoco e una vena di umorismo non consueta che mette in luce le meschinità dei collaborazionisti. (Mauro Donzelli)

08/02/18

Loveless

ven 16_02
Cineforum
loveless
GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Andrey Zvyagintsev
ATTORI: Maryana Spivak, Alexei Rozin, Matvey Novirok
PAESE: Francia
DURATA: 128 Min



TRAMA
Zhenya e Boris stanno per separarsi. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com'è di rancori, risentimenti e recriminazioni.
Entrambi hanno già un nuovo partner e sono impazienti di voltare pagina, di iniziare una nuova fase della loro vita. C'è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.

CRITICA
Andrej Zvjagintsev vince il Premio della Giuria a Cannes 2017 (tre anni dopo Leviathan, che al Festival vinse il premio per la sceneggiatura e, mesi dopo, ottenne il Golden Globe per il miglior film straniero): stavolta, come da titolo, lo fa con un film senza amore (Loveless, appunto), dove la solita messa in scena maniacale e scientifica e i movimenti di macchina calcolati al millimetro coincidono con uno schematismo del racconto figlio di una presa di posizione, oseremmo dire ideologica e moralista, molto forte. (cinematografo.it)

04/02/18

Sàmi Blood

Ven 7_2 ore 21:00
Cineforum

GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Amanda Kernell
ATTORI: Lene Cecilia Sparrok, Mia Erika Sparrok, Maj Doris Rimpi, Julius Fleischandrl, Olle Sarri, Hanna Alström
PAESE: Svezia
DURATA: 110 Min TRAMA
Giorni nostri. Nord della Svezia, terra dei sámi, meglio conosciuti come làpponi. Christina,  78 anni, accompagnata dal figlio Olle e dalla nipote Sanna, torna nella sua terra di origine per il funerale della sorella. Da parte sua nessuna commozione, ma solo il desiderio di andarsene il prima possibile perché lei, Ella-Marja, ha disconosciuto le sue origini molti anni prima, a partire dal nome di battesimo.
Anni ’30. Ella-Marja è una giovanissima ragazza cresciuta tra gli allevatori di renne, come tutti i sámi emarginati dal resto della popolazione, costretta a subire la discriminazione degli anni ’30 e la certificazione della razza. Mandata con la sorella Njenna in una scuola riservata ai sámi -dove si insegna ed è concesso solo l’utilizzo della lingua svedese e dove gli studenti vengono sottoposti a una sorta di programma di civilizzazione-, Ella-Marja comincia a fantasticare una vita diversa, dignitosa e in una grande città.
Dopo essere stata umiliata dall’insegnate, che pur riconoscendone la bravura le nega il suo aiuto per proseguire gli studi -perché i làpponi sono una razza inferiore- e aggredita da un gruppo di ragazzi che le mozza un orecchio come i sámi fanno con le renne, Ella-Marja decide di scappare dall’istituto per trasferirsi a Uppsala. È solo l’inizio di un lungo cammino pieno di ostacoli, ma il suo desiderio di diventare una “svedese” sarà più forte di qualsiasi umiliazione.

I SÁMI
I sámi, tradizionalmente detti làpponi, sono una popolazione indigena di circa 75.000 persone. Hanno una loro cultura e una loro lingua. Abitano nella regione del Sápmi, divisa dalle frontiere di quattro stati: Norvegia (40.000 sámi), Svezia (20.000), Finlandia (7.000) e Russia (2.000).
Un tempo erano principalmente allevatori di renne, pescatori e cacciatori nomadi, abitavano in capanne coniche trasportabili, chiamate kota, o in tende chiamate lavvu. Il modo di vivere nomade è finito negli anni ‘50.
Con la Seconda Guerra Mondiale, la società làppone ha subìto drastici mutamenti che, pur non destrutturandone l’organizzazione, hanno profondamente mutato le sue basi economiche e materiali. L’allevamento della renna, affiancato a quello di ovini e bovini, è oggi condotto prevalentemente in modo stanziale e su basi industriali. L’agricoltura, sebbene difficile da praticare, ha gradualmente preso piede, grazie all'introduzione di coltivazioni industriali che riescono ad adattarsi a quei climi (per es., il tabacco). Nonostante tali cambiamenti, i làpponi mantengono una forte identità culturale e, pur usufruendo dei servizi offerti dai diversi contesti statali nei quali sono inseriti, hanno evitato, nel corso degli ultimi decenni, di cadere vittime di un processo di totale assimilazione ai modelli svedesi, norvegesi e finlandesi.

AMANDA KERNELL
Amanda Kernell, madre svedese e padre sámi, si laurea in regia nel 2013 presso la Scuola Nazionale Danese di Cinema. Dirige numerosi cortometraggi di successo, tra cui Stoerre Vaerie una sorta di anticipazione della sua opera prima, Sameblod.
Il corto è selezionato al Sundance e si aggiudica il Premio del Pubblico al Festival di Göteborg e quello per il Miglior Corto all’Uppsala Film Festival. Sameblod è presentato in concorso alle Giornate degli Autori 2016, dove si aggiudica il Premio Label Europa Cinemas.

28/01/18

The Post

Gio 1_2 ore 21:00
Sab 3_2 ore 21:00
Dom 4_2 ore 18:00 e ore 21:00
Gio 8_2 ore 21:00
Sab 10_2 ore 21:00
Dom 11_2 ore 18:00 e ore 21:00


GENERE: Drammatico, Thriller
ANNO: 2017
REGIA: Steven Spielberg
ATTORI: Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods
PAESE: USA
DURATA: 118 Min TRAMA
1971: Katharine Graham (Streep) è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile, Ben Bradlee (Hanks) è il duro e testardo direttore del suo giornale. Nonostante Kaye e Ben siano molto diversi, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la Guerra in Vietnam durata per decenni.   La lotta contro le istituzioni per garantire la libertà di informazione e di stampa è il cuore del film, dove la scelta morale, l’etica professionale e il rischio di perdere tutto si alternano in un potente thriller politico. I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni.

CRITICA
Sì certo, la storia vera, la libertà di stampa, i guardiani della democrazia e le ovvie risonanze della storia di allora, 1971, col presente. E sì, risonanze che passano anche per gli ammiccamenti alle lotte neo-femministe dei movimenti Time's Up e #metoo. Però The Post, che è cinema limpidissimo e classicissimo, e per questo avvincentissimo e affascinantissimo, è ancora di più. Dietro la storia della pubblicazione da parte del Washington Post dei Pentagon Papers, dietro alla determinazione di un'editrice capace di sfidare l'amministrazione Nixon, c'è forse, anche, un appello di Spielberg alle élite americane affinché escano dai loro salotti e dalle loro convenienze, per tornare a fare ciò che è giusto, etico, libero. (Federico Gironi - Comingsoon.it)