30/11/10

Mario Monicelli: L'Achille del Ciak

Mario_monicelli



















Mario Monicelli si è suicidato ma non è morto. Aveva 95 anni e, davanti alla notizia, non vogliamo credere. Ci ha abituato, non ci “aveva”abituato, a considerarlo immortale. Senza alcun tallone traditore. Mario era l’Achille del ciak, mai morto come si dice quando si parla di un campione che non si rassegna e non si piega al destino che porta via le persone quando vuole.

Coraggioso, abile, scaltro. Mario, il grande regista, la lingua e gli occhi più acuti e spiritosi del cinema italiano, ha deciso di decidere lui, di farla finita, ma non ci riuscirà. Per noi che lo abbiamo conosciuto prima nella pellicola in cui si è incamminato, lasciando perle indimenticabili e che lo abbiamo frequentato quando aveva compiuto gran parte del suo cammino, sarà sempre Mario la freccia della satira e del cuore.

Nei suoi film, nelle interviste e in tutte le sue apparizioni, in tv, sui palcoscenici, nelle arene estive, nelle piazze non sbagliava un colpo. Ascoltava quasi con fastidio gli elogi a cascata. Prendeva con cipiglio cortese ma severo i tanti premi che lo coprivano di diffidenza più che di gloria. Diffidenza per il gioco semiserio della vita: troppo lunga per essere sopportata; troppo felice e quindi sempre sul filo della precarietà della falce che sibila e che si avvicina. Diffidenza per lo splendido gioco del cinema, un gioco fatto di finzione e di verità, verità come finzione, e finzione come prova di verità.

i-soliti-ignoti-film-poster-mario-monicelliMario aveva cominciato nel 1935 con un mediometraggio I ragazzi della via Paal, aveva scritto come sceneggiatore e aveva aiutato registi che imparavano da lui. Uno di questi fu Steno, il padre di Enrico e Carlo Vanzina. Fecero insieme otto film con Totò, l’imperatore di Capri e del set, tra cui Vita da cani e Guardie e ladri imparando da Totò che la vita può non essere da cani e che il vecchio passatempo adolescenziale di fare le guardie e i ladri non finisce, e anzi si arricchisce in un meraviglioso scambio dei ruoli.Salutato l’amico Steno, Mario si cimentò da solo. Lavorò con Sordi in Un eroe dei nostri tempi, 1955: lezione di come gli eroi più amati in Italia possono essere i farabutti. Convertì il classico Vittorio Gassman, che faceva nelle tragedie greche in teatro la ribalta quattro salti in bella energia, a fare il comico aprendogli una carriera senza fine: I soliti ignoti. Un salto di classe che si rafforzò, in coppia con l’Albertone cinico e baro, in La grande guerra, Leone d’oro a Venezia nel 1959.

Altri eroi per caso e per celia, più resistenti dei monumenti di bronzo. Seguirono I compagni con Mastroianni fresco di “Dolce vita”: da giornalistucolo in coppia con i paparazzi a propugnatore della lotta di classe; e La ragazza con la pistola in cui Monica Vitti, abbandonate le rarefazioni di Antonioni (“L’avventura”, “L’eclisse”, “La notte”, “Deserto rosso”), scoprì la sua vera vena: quella comica. Mario era un lettore di coscienze e svelava agli attori i risvolti peggiori, si fa per dire: il gusto del travestimento, la smorfia, lo sberleffo, il canto balordo.

amici-miei

Cosa sono L’armata Brancaleone (1966) e il meno fortunato, ma godibile, Brancaleone alle crociate se non una dichiarazione d’infamia grottesca di un Medioevo capace di scatenare eros a manciate e ridicola violenza di cavalieri di una apocalisse da dilettanti? Gli piacevano i dilettanti a Monicelli. Prima del “Borghese piccolo piccolo” con Sordi ,1977, che si fa giustizia da sé, il mai morto Mario aveva fatto Amici miei con Tognazzi, Noiret, Celi, Moschin, una allegra brigata di puttanieri che conquistarono un successo tale da creare un genere, quello dei puttanieri goliardici e prendingiro che calcano ancora la scena e le retrovie della politica.

Ci saranno ancora per Mario, negli anni Ottanta e Novanta, soddisfazioni e premi per “Speriamo che sia femmina”, in cui si mimetizzò nel femminismo, ovvero nel maschilismo intenerito da donne sapienti; e “Parenti serpenti”. Infine, in coda a tutto, ma non già titoli di coda della vita, Le rose del deserto, tratto dal libro di Tobino, sulla guerra italiana nell’Africa del Nord: noci di cocco, capezzoli al vento, fucili e pallottole di stoppa, e fegato da uomini finti duri in “Le rose del deserto”.

Ecco, caro Mario, te ne sei voluto andare con il tuo talento, il sarcasmo, la saggezza che hai regalato al tuo pubblico. Peggio per te. Sarai con noi, nel tuo popoloso cinema, anti-deserto, rose con molte spine e molti sorrisi, molte risate, molta saggezza.

via: www.cineblog.it

Gorbaciof

venerdì 03_12 ore 21.15


REGIA: Stefano Incerti
SCENEGGIATURA: Diego De Silva, Stefano Incerti
ATTORI: Toni Servillo, Mi Yang, Geppy Gleijeses, Nello Mascia, Gaetano Bruno,
PAESE: Italia 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 85 Min









Marino Pacileo, detto Gorbaciof a causa di una vistosa voglia sulla fronte, è il contabile del carcere napoletano di Poggioreale. La sue passioni sono il gioco d'azzardo e la giovane Lila, figlia del cinese che mette a disposizione il tavolo per le carte. Quando scopre che l'uomo ha contratto un debito che non può pagare, Gorbaciof decide di prendersi cura della ragazza e, per farlo, dapprima sottrae dei soldi dalla cassa del carcere poi accetta di partecipare ad altre, più pericolose, attività.
La settima regia cinematografica di Stefano Incerti è un film che, per alcuni connotati, si direbbe un esordio. Non è così, ma la gestazione è durata degli anni e il partorito, suo malgrado, reca le tare della sofferenza fetale. Ma torniamo ai connotati. Il film è costruito interamente attorno al protagonista, un personaggio studiato nei dettagli, piazzato dentro un intreccio codificato e riconoscibile, che permette da un lato l'esercizio di stile - certamente riuscito - e, dall'altro, ribadisce l'esistenza di una proficua via italiana al genere, ricca di sfumature inedite, ancora tutte da esplorare.
C'è un largo territorio comune tra gangster movie americano e noir metropolitano orientale, fatto di antieroi di pochissime parole, votati al passo falso quando fa capolino una donna vera, e di retrobottega odoranti di fritto, di vicoli per le botte, di debiti che si gonfiano e di sogni folli che puntano ancora più in alto. Incerti e lo sceneggiatore Diego De Silva trovano “l'America” e Hong Kong a Napoli, nei quartieri realmente abitati dagli immigrati orientali e dove la corruzione e la violenza hanno delle radici e una tradizione. Ma Napoli ha anche qualcosa in più: la maschera, la commedia, lo spirito della ribellione e della beffa. Toni Servillo si fa carico interamente di questo aspetto: con la sola mimica del volto, il modo di vestirsi e di camminare, crea immediatamente un “tipo”, che inghiotte il film in un sol boccone. Meglio così. Marianna Cappi

Uomini di Dio


domenica 05_12
ore 18,00 - 21,00


REGIA: Xavier Beauvois
SCENEGGIATURA: Etienne Comar, Xavier Beauvois
ATTORI: Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Sabrina Ouazani,
FOTOGRAFIA: Caroline Champetier
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
PAESE: Francia 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 120 Min








1996. Algeria. Una comunità di monaci benedettini opera in un piccolo monastero in favore della popolazione locale aderendo all'antica regola dell'"Ora et Labora". Il rispetto reciproco tra loro, che prestano anche assistenza medica, e la popolazione locale di fede musulmana è palpabile. Fino a quando la minaccia del terrorismo fondamentalista comincia a farsi pressante. Christian, l'abate eletto dalla comunità, decide di rifiutare la presenza dell'esercito a difesa del monastero non senza trovare qualche voce discorde tra i confratelli. Una notte un gruppo armato fa irruzione nel convento chiedendo che si vada ad assistere due terroristi feriti. Dinanzi al diniego vengono chieste medicine che vengono rifiutate perché scarse e necessarie per l'assistenza ai più deboli. Il gruppo abbandona il convento ma da quel momento il rischio per i monaci si fa evidente.
Xavier Beauvois porta sullo schermo il sacrificio di sette monaci francesi che nel marzo 1996 vennero sequestrati da un gruppo armato della Jihad islamica e le cui teste vennero ritrovate il 30 maggio di quello stesso anno. Documenti ritrovati di recente coinvolgono le forze armate algerine nel tragico esito finale del sequestro.
Non era facile trovare la cifra stilistica giusta per raccontare la vita e il progressivo avvicinarsi alla morte di questi religiosi facendoli restare degli uomini e non trasformandoli agiograficamente in martiri quali poi sarebbero divenuti. Beauvois, pur con una certa piattezza per quanto attiene al linguaggio cinematografico, ci è riuscito sul piano della sceneggiatura che ritma lo scorrere del tempo grazie al succedersi delle celebrazioni e delle preghiere e canti comunitari. A questi si alternano le vicende esterne e interne al luogo sacro con la messa in luce di tutte le convinzioni ma anche di tutte le incertezze e debolezze dei monaci. Il film riesce a far emergere al contempo le singole individualità così come la tenuta complessiva di un gruppo animato da una fede che non si trasforma in esclusione ma che vuole, fino all'ultimo, tradursi in atti di condivisione sia all'interno che all'esterno. In un mondo distratto dal succedersi di eccidi e manipolato da una propaganda che vuole assimilare Islam e terrorismo fondamentalista, ricordare questo sacrificio non significa riaccendere la polemica ma piuttosto il contrario. Uomini e dei possono incontrarsi, conoscersi e rispettarsi a vicenda. Nonostante tutto. Giancarlo Zappoli

29/11/10

cine-pantofole#9: il mestiere di crescere































CATERINA VA IN CITTÀ
di Paolo Virzì - Italia 2003







LA GUERRA DI MARIO
di Antonio Capuano - Italia 2006








ANCHE LIBERO VA BENE
di Kim Rossi Stuart - Italia 2006



Addio Leslie Nielsen, re della risata demenziale

E' morto Leslie Nielsen

E’ morto per complicazioni legate a una polmonite, all’età di 84 anni, l’attore comico Leslie Nielsen, forse il volto più noto del mondo della comicità demenziale.


Indimenticabile il suo Frank Drebin, protagonista della serie di Una pallottola spuntata o il Dottor Rumack de L’aereo più pazzo del mondo. Ci mancherai, Leslie!


Di seguito alcuni video con Leslie Nielsen, è un dovere!







Tributo





Una Pallottola spuntata: Frank in gattabuia





Superhero - L’anello





Scary Movie 3 - Leslie Nielsen Presidente





Una Pallottola Spuntata: Enrico Pallazzo





Una Pallottola Spuntata - Molestie sessuali ad una statua





Una Pallottola Spuntata - Besame Mucho







via www.cineblog.it

25/11/10

Aspettando "The social network" #2



In attesa del film di questa settimana The social network vi proponiamo questo video che spiega a tutti le strategie aziendali su Facebook!

24/11/10

Aspettando "The social network" #1




In attesa del film di questa settimana The social network vi proponiamo questo video realizzato dal regista francese Maxime Luère, che racconta la vita di Alex Droner attraverso lo scrolling della sua pagina di Facebook.

Suoni ai cinema
















Segnaliamo questo video su Gary A. Hecker, uno dei più importanti artisti del Suono Cinematografico. Volgarmente chiamato Rumorista, Gary ha lavorato a 230 film nel Sound Department e oggi vi mostriamo come e con quali strumenti.








via: cineblog.it

23/11/10

The social network

sabato 27_11 ore 21.15
domenica 28_11 ore 18.00 - 21.00


REGIA: David Fincher
SCENEGGIATURA: Aaron Sorkin
ATTORI: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Brenda Song, Justin Timberlake, Armie Hammer, Max Minghella, Dustin Fitzsimons, Rooney Mara, Joseph Mazzello, Rashida Jones,
MUSICHE: Trent Reznor, Atticus Ross
PAESE: USA 2010
GENERE: Commedia, Drammatico
DURATA: 120 Min


sito italiano






Mark Zuckerberg, il ragazzo che sarebbe diventato il più giovane miliardario della storia creando il social network più usato al mondo, nel 2004 era uno studente di Harvard brillante ma con poche doti sociali. Lasciato dalla ragazza, schifato dai club più elitari e con un complesso d'inferiorità malcelato nei riguardi degli atleti, crea in una notte un software che preleva tutte le foto delle studentesse messe online dalle università e le mette a disposizione di tutti in rete, lo scopo è votare le più belle. L'applicazione fa il giro dei computer di tutta l'area e Zuckerberg viene multato per aver violato i sistemi di sicurezza. A quel punto però il suo nome è sulla bocca di tutti per l'impresa compiuta e due atleti appartenenti al club più importante del college lo contattano per chiedergli di realizzare la loro idea. Non solo Zuckerberg non lo farà ma prenderà i loro spunti per migliorarli e allargarli dando vita all'odierno Facebook.
Da quel momento la battaglia legale per vedere riconosciuta la paternità di quella che dopo soli pochi mesi era già evidentemente una macchina da soldi non ha tregua.
David Fincher è da sempre innamorato dei percorsi narrativi che consentono la ricostruzione di qualcosa (siano una serie di omicidi, sia la struttura di un libro, sia un fatto di cronaca) e per la storia della nascita di Facebook idea un racconto intrecciato tra dibattimenti, patteggiamenti e fatti reali mostrati in flashback, tutto centrato sull'inespressività di Jesse Eisenberg. L'attore newyorchese riesce infatti nell'impresa di comunicare la non comunicatività del suo Zuckerberg, in una lotta legale che è anche sopraffazione di una classe su un'altra. Una perversa e malvagia rivincita del nerd nei confronti di quelli che percepisce come nemici (l'ex migliore amico più integrato di lui, i canottieri che tanto piacciono alla ragazza che lo ha mollato).
L'idea più chiara di David Fincher è che Mark Zuckerberg, l'uomo che ha dato alla parola "amico" un altro significato, più allargato e lieve, alla fine della sua ascesa economica e sociale è solo. Chi ha ideato il network della socialità per eccellenza è una persona socialmente inabile, anche per i bassi standard dei nerd accademici, e una delle spinte più forti nella sua corsa non è stato tanto il desiderio di arrivare, quanto la frustrazione sociale.
È la nuova imprenditoria, fondata sul modo in cui la tecnologia entra o può entrare nella vita delle persone per mutarne le abitudini e su una volontà di successo a modo proprio, con i party in ufficio, le selezioni del personale fatte in base a chi meglio resiste all'alcol e i biglietti da visita con gli insulti.
The Social Network è il primo film a riportare senza clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa fetta dell'umanità ha la medesima importanza della vita reale. Senza voler criticare quel mondo, Fincher guarda con moltissima empatia il suo protagonista, non gli risparmia stoccate ma sembra concedergli il massimo della benevolenza e della comprensione, anche nei momenti più duri. Gabriele Niola

22/11/10

Cine-pantofole #8 | Prova a prendermi!























La terna di film di quest'oggi ha come tema l'inseguimento. Corse mozzafiato nel deserto, senza ostacoli urbani ma solo con ampi spazi di sabbia e asfalto.




Mad Max (Interceptor)
di George Miller, Australia 1979





Duel
di Steven Spielberg, USA 1971





Grindhouse – A prova di morte
di Quentin Tarantino, USA 2007

17/11/10

Aspettando "Perdona e dimentica"

Vi proponiamo un semplice confronto tra il poster originale di Life during war time che nel mercato italiano diventa Perdona e dimentica.

L'adattamento italiano è abbastanza anonimo e soprattutto simile a molti altri manifesti di film.
L'originalità della scritta a mano e la freschezza dell'illustrazione vengono meno nella foto e nell'impaginazione a epigrafe del manifesto italiano.
Che il problema fosse stato il titolo? Per una volta si poteva non tradurlo, come già successo conil precedente film di Solondz Happiness.

Fortunatamente la qualità del film non cambia!

Vi invitiamo a leggere un commento (alla fine dell'articolo) di Akiko Stehrenberger che ha progettato il poster originale.






































16/11/10

Una sconfinata giovinezza

sabato 20_11 ore 21.15
domenica 21_11 ore 21.00


REGIA: Pupi Avati
ATTORI: Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Serena Grandi, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Manuela Morabito, Erika Blanc, Vincenzo Crocitti, Osvaldo Ruggieri,
MONTAGGIO: Amedeo Salfa
MUSICHE: Riz Ortolani
PAESE: Italia 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 98 Min
FORMATO: Colore







Lino Settembre e Chicca sono sposati da tanti anni. Un matrimonio felice e affiatato, nonostante le differenze: lui giornalista sportivo per il Messaggero, lei docente universitaria di filologia romanza, proveniente da una famiglia di primari e pianisti, dove tutti figliano come conigli. Lino e Chicca non hanno figli, non sono arrivati, ma quando Lino comincia ad accusare i primi segni di una demenza senile precoce e degenerativa, Chicca si trova a fargli da mamma, ad occuparsene come fosse un bambino.
Dopo Gli amici del bar Margherita, riuscita tessitura di una serie di ricordi dell'adolescenza del regista, Una sconfinata giovinezza appare subito tenuta insieme da un'idea narrativa molto più salda e forte, una storia nel senso più pieno del termine, come poche se ne trovano nel cinema italiano. Pupi Avati non è certo il primo ad aver toccato il tema umanissimo della trasformazione dell'amore coniugale in amore filiale, la letteratura lo esplora da sempre e il cinema lo ha fatto a suo modo recentemente col Benjamin Button di Fincher, ma Avati lo fa ora nel cinema italiano, col suo linguaggio particolare, quasi un idioletto, distinto dalla lingua madre delle produzioni romanocentriche.
Peccato che le scelte di regia non sostengano la dolorosa poesia della trama: peccato per le musiche enfatiche, da drammone, e per il seppia delle sequenze di Lino bambino, che costituiscono in assoluto la parte più magica del film. Può darsi che nella memoria del regista, quei ricordi - perché son tutti veri: dal cane Perché all'incidente d'auto mortale, dalla straordinaria vicenda del brillante ai non meno straordinari fratelli Nerio e Leo - siano registrati con quei colori, ma è più facile che l'artificio filmico canonizzato si sia imposto prima sulla mente che dirige e poi sulla mano che traduce. E peccato, infine, per quei piccoli tentativi di giocare con gli obiettivi per rendere lo spaesamento dettato dalla malattia, insicuri e fuori tono.
Eppure, nonostante tutto questo, che poco non è, il film ha una potenza emotiva irresistibile e tocca corde profonde, che hanno a che fare con la sorte dell'uomo e il bizzarro e struggente mistero dell'infanzia che non finisce mai e, anzi, torna prepotentemente al tramonto (o in autunno, come il cognome del personaggio pare suggerire), non si sa se più per beffa o per consolazione.
Bentivoglio è quello che un protagonista dovrebbe essere: l'unico interprete possibile per quel ruolo, ma gradito è anche il ritorno di Capolicchio e di Cavina, con i loro ruoli ambigui e le loro ombre, che illuminano, per contrasto, l'innocenza del personaggio principale, la sua perdita di ogni retropensiero e l'adesione terminale e totale a una bugia da bambini.
Per Avati ancora e sempre la vita è come un film: giunta alla fine si riguarda dall'inizio. Marianna Cappi


sito ufficiale

Perdona e dimentica

venerdì 19_11 ore 21,15


REGIA: Todd Solondz
SCENEGGIATURA: Todd Solondz
ATTORI: Ally Sheedy, Ciarán Hinds, Shirley Henderson, Allison Janney, Paul Reubens, Charlotte Rampling, Gaby Hoffmann, Michael Lerner, Chris Marquette,
FOTOGRAFIA: Edward Lachman
PAESE: USA 2009
GENERE: Commedia, Drammatico
DURATA: 96 Min
VISTO CENSURA: VM14






Dieci anni dopo essere andata in frantumi, la famiglia Jordan sta ancora riassemblando i pezzi. Joy, messa in crisi dai problemi del marito Allen, va in Florida a cercare il consiglio della madre e delle sorelle: Trish, alle prese con tre figli e un nuovo incontro e Helen, incapace di trovare agio nel successo raggiunto a Hollywood. Nel frattempo, Bill, il marito di Trish, condannato per abuso di minori, esce dal carcere e si mette alla ricerca del figlio maggiore, Billy, per assicurarsi che non sia come lui, mentre il minore, Timmy, cerca di capire cos'è un uomo e qual è il confine tra amore e violenza.
Cosa comincia quando finisce la felicità? Una vita in tempo di guerra, fatta di pericoli costanti e di caduti sul campo, di traumi incancellabili e salvataggi miracolosi o casuali. Una riflessione sul perdono e sui suoi limiti, dice Todd Solondz, ma si sa che delle parole fa un uso particolare, che la sua "happiness" è una tragedia, la sua "Joy" un battesimo al sarcasmo.
Qui, come nel film di un decennio fa, comicità e dolore non sono esperienze opposte ma accezioni dello stesso vocabolo, esperienze interne alla stessa sequenza, scena, battuta. Di certo l'una non è un diversivo per l'altra: tocca arrendersi alla compresenza, non c'è via di fuga. Lo dimostrano i fantasmi (Andy, Allen), lo dicono i ritorni del rimosso (Bill), lo afferma soprattutto il lavoro di sceneggiatura e di messa in scena di Solondz, che procede volontariamente per ripetizione.
Ed è quello il suo affondo. Perché, è vero, c'è più amore oggi per i personaggi, più empatia; sempre freaks sono, alla ricerca di una normalità che non viene loro concessa e che probabilmente non esiste proprio, ma il regista non infierisce, sembra allargare il sorriso. Illumina lo scenario con il sole della Florida, dipinge le pareti di giallo (aggressivo, artificiale giallo), allarga la visione dal privato (il nucleo famigliare) al politico (gli Stati Uniti della stretta attualità) ma il suo sguardo, in fondo, non cambia. La guerra che combattono i personaggi di Solondz è ancora quella per non morire schiacciati dalla vita.
Per restare dalle parti della contraddizione in termini: una piacevolissima e spietata conferma. Marianna Cappi

15/11/10

cine-pantfole #7: vita-malattia-morte:













"L'interesse alla morte e alla malattia,
ai fenomeni patologici e alla decadenza
non è che una variata espressione
dell'interesse alla Vita e all'Uomo",

Thomas Mann, La Montagna Incantata




Attenberg

di Athina Rachel Sangari (2010)



La vita al tempo della morte Trailer ITA
Caricato da FilmSoon. - Film, serie e spettacoli Tv


La vita al tempo della morte

di Andrea Caccia (2009)





Le bruit de glaçons

di Bertrand Blier (2010)

10/11/10

Aspettando la maratona horror #3

Misery Bear: Dawn of the Ted





Misery Bear è un tenero orsetto di peluche protagonista di diversi cortometraggi della BBCComedy. Oggi vi mostriamo Dawn of the Ted, storia horror chiaramente ispirata a Dawn of the Dead (Zombi in italiano), il film di George A. Romero del 1978. Il nostro orsetto si sta preparando per la nottata di Halloween quando vede, fuori dal cancello di casa, una strana presenza… Scritto e diretto da Nat Saunders e Chris Hayward.


via cineblog.it

09/11/10

Appuntamento al buio








































Appuntamento al buio
"la felicità è dietro l'angolo!"



L'associazione Arte del Sogno ti invita a partecipare a un evento unico e speciale!

Lunedì 15 novembre 15 fortunati spettatori avranno la possibilità di assistere, presso una location top secret a Piove di Sacco, al film "Happiness" di Todd Solondz.

La proiezione è organizzata in preparazione al terzo appuntamento della rassegna "Venerdì d'essai" del 19 novembre con il film "Perdona e dimentica - Life during wartime", in cui il regista indipendente torna sui luoghi di Happiness (1998) dieci anni dopo, lì dove aveva lasciato i suoi protagonisti.

Se vuoi partecipare a questo primo cine-appuntamento al buio del 15 novembre (ore 21.00), manda un'email con oggetto "Happiness" a: cinema.marconi@gmail.com con la descrizione della tua immagine (cinematografica e non) di felicità.

Le 15 migliori descrizioni, selezionate da Arte del Sogno, vinceranno l'invito alla visione speciale del film Happiness e verranno pubblicate sul blog del cinema Marconi (in forma anonima).

Le decrizioni devono pervenire entro e non oltre le ore 16.00 di sabato 13 novembre. I vincitori verranno contattati per email entro la stessa giornata di sabato.

Buona scrittura!

Wall Street - Il Denaro non dorme mai

sabato 13_11 ore 21,15
domenica 14_11 ore 18,00 - 21,00



REGIA: Oliver Stone
SCENEGGIATURA: Allan Loeb, Stephen Schiff
ATTORI: Shia LaBeouf, Michael Douglas, Carey Mulligan, Josh Brolin, Charlie Sheen, Susan Sarandon, Frank Langella, Vanessa Ferlito, Eli Wallach, Natalie Morales, Jason Clarke,
FOTOGRAFIA: Rodrigo Prieto
MUSICHE: Craig Armstrong
PAESE: USA 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 127 Min






2001. Gordon Gekko esce dal carcere dopo aver scontato la pena per le frodi attuate a Wall Street. Nessuno lo attende al di là del cancello. 2008. Gekko ha pubblicato le sue memorie e considerazioni sul passato e sul presente della finanza mondiale e le ha intitolate “L'avidita è buona?”. Intanto sua figlia, che si è rifiutata di fargli visita dopo la morte del fratello di cui lo accusa, ha una relazione con Jake Moore. Il giovane opera in Borsa sotto le ali dell'anziano Louis Zabel e crede nella possibilità di investire in un progetto finalizzato alla creazione di energia pulita. Zabel viene però messo in gravi difficoltà dalla diffusione di voci finalizzate alla sua eliminazione dal mercato e - non reggendo la pressione - si suicida. Da quel momento Jake si avvicina a Gekko il quale vorrebbe poter tornare ad avere un dialogo con sua figlia.
“Gekko è vivo e truffa (forse) insieme a noi” si potrebbe affermare parafrasando uno slogan del '68. Per la prima volta Oliver Stone torna sui suoi passi rivisitando un proprio personaggio. In questi casi si tratta sempre di operazioni rischiose ma l'operazione è riuscita. Non poteva essere diversamente, vista la materia offerta dalla recente crisi finanziaria di cui ancora a lungo pagheremo le conseguenze. Il finanziere d'assalto del film datato 1987, che veniva incarcerato pei suoi crimini, 23 anni dopo sembra un agnellino rispetto a chi gli è succeduto. La speculazione è un cancro pervasivo che ha invaso il mondo e l'alea morale (quella peculiarità per la quale i risparmiatori mettono il loro denaro nelle mani di qualcuno che non si assumerà alcuna responsabilità per l'uso che ne farà) domina il mercato.
Stone lancia ancora una volta un pesante j'accuse adempiendo al compito (che si è dato da sempre) di 'volgarizzare', nel senso di rendere comprensibili, le dinamiche del potere, sia esso politico o economico. Come sempre, però, torna a rivisitare le proprie ossessioni narrative e visive. Perché in lui permane sin dalla gioventù un conflitto mai risolto con la figura paterna che traspare in molte sue opere. Non è un caso che la dinamica 'privata' del film si dipani su due filoni legati alla paternità: Gekko vuole riallacciare un legame spezzato con la figlia, e Jake, avendo perso Zabel, è alla ricerca di una nuova figura 'paterna' di riferimento. Stone vive costantemente il conflitto tra autorità e libertà, lo associa politicamente al conflitto tra Stato e Mercato e lo traduce nella drammatica scena della crisi in cui uno dei presenti, dinanzi alla necessità dell'intervento dello Stato americano per salvare le banche, afferma: "Questo è socialismo!”.
Ma il regista crede anche profondamente nell'opera di Satana nel mondo (ricordiamo quante riscritture dovette subire l'originale sceneggiatura di Tarantino per Natural Born Killers per introdurvi la presenza del Demonio). Ecco allora il quadro dominante lo studio del 'cattivo' di turno in cui il Diavolo mangia un corpo umano. Da anarchico di destra bisognoso di certezze Stone va alla ricerca del Male. Lo denuncia spietatamente sperando così che le forze degli inferi non prevalgano. Giancarlo Zappoli

sito italiano

London river


venerdì 12_11
ore 21,15


REGIA: Rachid Bouchareb
SCENEGGIATURA: Rachid Bouchareb, Olivier Lorelle, Zoé Galeron
ATTORI: Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Roschdy Zem, Sami Bouajila, Bernard Blancan
FOTOGRAFIA: Jérôme Alméras
MUSICHE: Armand Amar
PAESE: Algeria, Francia, Gran Bretagna 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 87 Min








7 luglio 2005. A Londra esplodono bombe sui mezzi pubblici causando numerose vittime. Mrs. Sommers, che vive in un paesino su una delle isole della Manica, apprende la notizia dalla televisione e subito telefona alla figlia Jane che studia a Londra. Jane non risponde alle numerose chiamate. Ousmane è un africano che lavora alla tutela del patrimonio forestale. Anche suo figlio, che non vede da quando era piccolo, vive e studia a Londra. Sia Mrs. Sommers che Ousmane partono per la capitale britannica nella speranza di trovare i reciproci figli ancora vivi. Si incontreranno e scopriranno di essere i genitori di due ragazzi che si amavano. Ma dove sono ora?
Rachid Bouchareb continua a perseguire un'idea di cinema che proponga il dialogo tra culture diverse. Lo fa, in questa occasione, con un film alla Loach non tanto per l'ambientazione quanto per il modo di guardare alle persone comuni. Mrs. Sommers e Ousmane sono due genitori come tanti, con la loro quotidianità scandita da un lavoro fatto con passione. Le fedi differenti (lei protestante lui musulmano) potrebbero dividerli, secondo quanti predicano (da una parte e dall'altra) l'odio e la divisione. Si incontrano casualmente proprio perché l'odio seminato a piene mani tra la folla potrebbe aver reclamato i loro figli come vittime. A partire da una iniziale diffidenza costruiranno un percorso comune sostenendosi a vicenda in una ricerca che sperano sia a lieto fine. Nel frattempo impareranno molto su se stessi e anche sui figli di cui in fondo non conoscevano le scelte.
Giorgio Gaber nel suo ultimo spettacolo, in un monologo, diceva che se riuscissimo ad ammettere con noi stessi la diffidenza iniziale e quasi istintiva, piccola o grande, che proviamo nei confronti di chi non è come noi (per colore della pelle, cultura, religione) avremmo fatto un primo reale passo per abolire il razzismo. È quello che fanno i protagonisti di questo bel film: partono dalla distanza (soprattutto Mrs. Sommers) per giungere alla conoscenza e alla comprensione reciproche. Non è facile ma è possibile e necessario. Giancarlo Zappoli

sito italiano

08/11/10

Opera – stagione 2010 2011



21 NOVEMBRE
Le Nozze di Figaro
di W. A. Mozart
dalla Royal Opera House di Londra
Direzione: Antonio Pappano
Regia: David Mc Vicar


12 DICEMBRE
Falstaff
di G. Verdi
dal Glyndebourne Festival
Regia: Richard Jones
Direzione: Vladimir Jurowski


16 GENNAIO
Rigoletto
di G. Verdi
dal Teatro Regio di Parma 2008
Direzione di Massimo Zanetti
Regia di Stefano Vizioli


13 FEBBRAIO
CARMEN
dalla Scala di Milano
Direzione: Daniel Baremboim
Regia: Emma Dante


6 MARZO
Don Quixote
Musica di Ludwig Minkus
Teatro Bolshoi di Mosca
Direzione: Pavel Bubelnikov



Cine-pantofole #6 | Donne "di carattere"




























Dialoghi brillanti quanto taglienti per tre sceneggiature da Oscar. Tre protagoniste femminili (Bette Davis, Ingrid Bergman e Glenn Close) che per bravura, stile ed eleganza sono entrate di diritto nella storia del cinema.




EVA CONTRO EVA di Joseph L. Mankiewicz - USA 1950




NOTORIOUS - L'AMANTE PERDUTA di Alfred Hitchcock - USA 1946




LE RELAZIONI PERICOLOSE di Stephen Frears - USA 1988


04/11/10

Delineate




















Venerdì 6 novembre, in occasione dell'inizio della rassegna Venerdì d'essai verrà proiettato prima del film Quella sera dorata il cortometraggio Delineate (durata 3' 20") scritto e diretto da Alessandro Buggio e MarcoPezzano, già conosciuti 2 anni fa con la proiezione del loro primo cortometraggio l'Artefice.

Questo nuovo progetto è stato concepito per assecondare i requisiti di Straight8 2010, concorso britannico dedicato a cortometraggi su pellicola Super8 senza elaborazioni in postproduzione, Delineate è un breve resoconto su un frammento di vita.

Buona visione, a venerdì!

03/11/10

Aspettando la maratona horror #2
























































In attesa della magica serata della maratona horror del 17 dicembre vi segnaliamo questa divertente rubrica 31 screams del blog Arbogast

Le immagini qui postate sono un indizio per l'appuntamento del 17 dicembre.

02/11/10

Quella sera dorata


venerdì 5_11
ore 21,15


REGIA: James Ivory
SCENEGGIATURA: Ruth Prawer Jhabvala
ATTORI: Anthony Hopkins, Omar Metwally, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Hiroyuki Sanada, Norma Aleandro, Alexandra Maria Lara,
FOTOGRAFIA: Javier Aguirresarobe
MUSICHE: Richard Robbins
PRODUZIONE: Merchant Ivory Productions
PAESE: Gran Bretagna 2009
GENERE: Drammatico
DURATA: 117 Min






Trama:
Omar Razaghi è uno studente di origini iraniane diplomatosi all'università del Colorado al quale viene assegnata un borsa di studio per scrivere la biografia ufficiale dell'autore scomparso latino-americano Jules Gund. Ma, a sorpresa, la Fondazione Gund nega a Omar l'autorizzazione alle ricerche. Su consiglio della fidanzata Deirdre, il ragazzo si reca in Uruguay per incontrare gli eredi e chiedere all'esecutore testamentario di cambiare idea. Ma si ritrova coinvolto in un vespaio di intrighi, relazioni improprie e stravaganze.

Critica
Omar Razaghi è un giovane dottorando iraniano-canadese della University of Colorado, fidanzato con l'ambiziosa e algida Deirdre, insegnante di letteratura straniera. La sua borsa di studio e la sua relazione sentimentale sono allacciate e vincolate alla stesura della biografia “da autorizzare” di Jules Gund, autore sudamericano morto suicida dopo il successo del suo unico romanzo. Impedito a proseguire nel progetto dal diniego dei Gund, è indotto dalla fidanzata a partire alla volta dell'Uruguay per incontrare gli eredi e dissuaderli. Arrivato a Ochos Rìos la realtà avrà la meglio sul libro, innamorandolo e invischiandolo nel labile equilibrio della famiglia Gund.
Guardando Quella sera dorata non si può che dire “Merchant-Ivory”, la casa di distribuzione a cui appartengono e fanno capo i film patinati del regista James Ivory. Primo autore a rappresentare la Old England delle good manners e a proporre una compiaciuta rappresentazione del passato, Ivory non smentisce e non ritratta il suo cinema, adattando per lo schermo il romanzo omonimo di Peter Cameron, idealmente prossimo alla cifra stilistica del regista californiano. Il viaggio di Omar e Deirdre, infatti, li condurrà in seno a una famiglia di origine europea, fuggita molti anni addietro dalla Germania nazista e rifugiatasi in una vita immobile e avulsa dal mondo esterno.
Il vizio esistenziale dei Gund rende il libro di Cameron adatto e adattabile alle immagini di Ivory, alla sua regia leziosa, all'imperturbabilità del suo sguardo e al suo impeccabile gusto per la teatralizzazione del sociale. Naturalmente il film non si risolve nell'analisi antropologica di una famiglia borghese ma indaga piuttosto l'area del controllo delle emozioni e della disumanizzazione della vita ridotta a puro impulso al dovere. Deirdre, come il maggiordomo di Quel che resta del giorno, è il modello perfetto di una costruzione del sé su un'identità di ruolo, un modello comportamentale di conformità all'ordine che impatta violentemente con l'anarchia magica dei Gund. Omar, invece, naviga a vista fino al confine col mondo pericoloso ma anelato delle emozioni, sbloccando l'anacronismo dei Gund e il loro tempo involto nelle maglie del passato. Marzia Gandolfi

sito italiano

01/11/10

Cine-pantofole #5 | Passione western













Se in quanche modo, magari da piccoli, il western si fa strada nel nostro mondo, non ci abbandona più. E la passione si riaccende quando dopo lunghi periodo di silenzio, il cinema ci propone pellicole che raccontano di spazi immensi, uomini solitari e induriti che hanno regole e ideali semplici, da difendere a qualunque prezzo.





OPEN RANGE - TERRA DI CONFINE
di Kevin Kostner - USA 2003





QUEL TRENO PER YUMA
di James Mangold - USA 2007





APPALOOSA

di Ed Harris - USA 2008