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cinepantofole #17: Fatti di Mafia




Il cinema usato quale “voce” immaginaria di uomini e donne uccisi dalla mafia nel nostro Paese; “voce” che parla per farci conoscere la loro storia, per non farsi dimenticare: la voce di un sacerdote, di un giornalista, di una figlia e sorella di mafiosi.















ALLA LUCE DEL SOLE
di Roberto Faenza – Italia 2005




FORTAPASC
di Marco Risi – Italia 2008




LA SICILIANA RIBELLE
di Marco Amenta – Italia 2008

Sundance 2011: tutti i vincitori

Sundance 2011: tutti i vincitori

Giunge alla sua conclusione anche l’edizione 2011 del Sundance Film Festival, e così abbiamo anche la pioggia di vincitori. Vince Drake Doremus, classe 1983, nato in Oregon, con il suo Like Crazy, storia d’amore tra una studentessa inglese che si innamora di uno studente americano. Peccato che quando le scade il visto per gli States dovrà fare ritorno a casa e dovrà essere separata da lui.


Il miglior documentario americano è invece un altro film che ci riporta in Oregon, ovvero How to Die in Oregon, che ci narra di come lo stato nel 1994 divenne il primo negli Usa a legalizzare l’eutanasia attiva, e il documentario ce lo narra seguendo la vita di malati terminali, delle loro famiglie, di dottori e amici, fino al passaggio della legge anche nello stato di Washington. Il regista è Peter Richardson, qui al suo secondo lavoro.


Per quel che riguarda le competizioni internazionali, il miglior film è la black comedy norvegese Happy, Happy di Anne Sewitsky, qui alla sua opera prima, mentre il miglior documentario è risultato Hell and Back Again di Danfung Dennis, che racconta la guerra in Afghanistan dal punto di vista dei Marines che ancora combattono la guerra.


Prima di dare un’occhiata all’intera lista dei premiati, vi segnaliamo anche i vincitori del pubblico, sempre molto importanti per una manifestazione come il Sundance. Nel “reparto fiction” vincono l’americano Circumstance di Maryam Keshavarz, in cui una benestante famiglia iraniana si ritrova a fare i conti con le ribellioni e le ossessioni dei figli, e la co-produzione franco-americana Kinyarwanda di Alrick Brown, ambientato durante la guerra in Rwanda. I documentari preferiti sono stati invece l’americano Buck di Cindy Meehl e l’atteso doc inglese Senna di Asif Kapadia, da noi in sala dall’11 febbraio.


Gran Premio della Giuria: Dramatic – Like Crazy

Gran Premio della Giuria: Documentary – How to Die in Oregon

Premio per la regia: Dramatic – Martha Marcy May Marlene

Premio per la regia: U.S. Documentary – Resurrect Dead: The Mystery of the Toynbee Tiles

Premio Waldo Salt miglior sceneggiatura - Another Happy Day

Premio Speciale della Giuria: U.S. Dramatic – Felicity Jones in Like Crazy

Premio Speciale della Giuria #2: U.S. Dramatic – Another Earth

Premio per la miglior fotografia: U.S Dramatic – Pariah

Premio del pubblico: U.S. Dramatic – Circumstance

Premio Speciale della Giuria: U.S. Documentary – Being Elmo

Premio per la miglior fotografia: U.S. Documentary – The Redemption of General Butt Naked

Premio per il miglior montaggio: U.S Documentary – If a Tree Falls: A Story of the Earth Liberation Front

Premio del pubblico: U.S. Documentary – Buck

World Cinema Miglior fotografia: Documentary – Hell and Back Again

World Cinema Premio della Giuria: Documentary – Hell and Back Again

World Cinema Miglior regia: Documentary – Project Nim

World Cinema Miglior montaggio: Documentary – The Black Power Mixtape 1967-1975

World Cinema Premio Speciale della Giuria: Documentary – Position Among the Stars

World Cinema Gran Premio della Giuria: Dramatic – Happy, Happy

World Cinema Miglior regia: Dramatic – Tyrannosaur

World Cinema Miglior sceneggiatura: Dramatic – Restoration

World Cinema Miglior fotografia: Dramatic – All Your Dead Ones

World Cinema Premio Speciale della Giuria: Dramatic – Peter Mullan e Olivia Colman per Tyrannosaur

World Cinema Premio del pubblico: Documentary – Senna

World Cinema Premio del pubblico: Dramatic – Kinyarwanda

Premio del pubblico Best of Next: to.get.her

Premio Alfred P. SloanAnother Earth

Miglior cortometraggio americano: Brick Novax’s Diary’s

World Cinema Miglior cortometraggio: Deeper Than Yesterday



via: www.cineblog.it

Aspettando "Vallanzasca - gli angeli del male"

























In attesa del film noir del weekend Vallanzasca - gli angeli del male vi proponiamo questo interessante blog che raccoglie alcuni poster di film "criminali" del passato.

Where The Danger Lives


Life in a day: lo user generated movie è finalmente sui vostri schermi


Life in a day è stato un “esperimento cinematografico storico“, per citare il claim del manifesto di questo user generated movie nato da un’idea di Ridley Scott e Kevin MacDonald “in colaboraizone con la communty di YouTube”.


Lo scopo dell’iniziativa – a me molto cara, tanto che ne ho anche parlato al Venezia Moviecamp – era quello di consentire a chiunque volesse di caricare un proprio video che raccontasse una parte della giornata del 24 luglio sulla Terra.

Se qualcuno in futuro si chiedesse come si viveva nel luglio 2010, cosa potrebbe dare risposta a questa domanda meglio di un film creato con il contributo degli stessi utenti di Internet?


L’idea non è esattamente nuova (in Italia il primo tentativo era stato nel 2006 quello di Nessuno TV con Le mie elezioni, poi presentato anche al Bellaria Film Festival), ma il successo dell’iniziativa è stato straordinario: sono stati effettuati 80.000 uploads da 197 paesi, mentre i tweets che menzionavano il film sono ancora presenti nel profilo YouTube del film, a testimonianza dell’ampia e costante mole di conversazioni intorno all’inziiativa.

Il materiale raccolto è stato poi montato da Kevin MacDonald e, ad inizio gennaio è già stato lanciato il primo teaser, Slim Up, che vedete sotto.

Tutto è pronto per il Sundance Film Festival, a cui Life in a Day parteciperà accompaganto non solo dai produttori ma anche da 20 dei tanti partecipanti all’inziativa selezionati tra tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film.

Ma la vera notizia è che finalmente potremo vedere il film terminato in streaming alle 5:00 pm del 27 gennaio (Pacific Time).

Eventualmente è programamta anche una replica per venerdì 28 alle 7 pm (Pacific Time).

via: ninjamarketing

soundtrack: Vallanzasca










Il film Vallanzasca - Gli angeli del male del registra Michele Placido vede la firma musicale dei Negramaro. La band ha curato le musiche originali che compongono la colonna sonora del film.


Non è la prima incursione nel mondo del cinema per i Negramaro: ricordiamo la collaborazione con Alessandro D'Alatri per "La Febbre", con Giovanni Veronesi per "Manuale d'Amore 2" e con Daniele Gangemi per l'opera prima ‘Una notte notte blu cobalto' che è valsa a Giuliano Sangiorgi il premio per la miglior colonna sonora al Magna Grecia Film Festival di quest'anno.
La novità attuale sta nel fatto che i Negramaro hanno firmato per la prima volta interamente una colonna sonora originale per un film. Attraverso un grande lavoro di ricerca e di composizione a cui si sono dedicati negli ultimi mesi, i Negramaro hanno contribuito con la propria musica dal sapore decisamente rock a creare le atmosfere del film, dando impatto e vigore ad immagini e sequenze già spettacolari e ricche di contenuto emotivo. Paolo Mosca

soundtrack: I fiori di Kirkuk
























Inauguriamo oggi una rubrica dedicata alle colone sonore dei film che proietteremo al Cinema Marconi di Piove di Sacco.

Il gruppo che presentiamo oggi sono l'Orchestra di Piazza Vittorio, che ritroveremo come sottofondo al film I fiori di Kirkuk in programma venerdì 28 gennaio.

L'orchestra nasce da un'idea di Mario Tronco, componente della Piccola Orchestra Avion Travel, e del documentarista Agostino Ferrente. Tronco e Ferrente trovano nell'Esquilino, quartiere di Roma multietnico per eccellenza che ha il suo centro a Piazza Vittorio Emanuele II (detta anche Piazza Vittorio), una grande ricchezza di suoni e musicisti provenienti dai quattro angoli del mondo.
Sorge così il progetto di riunire alcuni di questi musicisti in un gruppo, o meglio un'orchestra che riesca a fondere i suoni caratteristici di ognuno. Il progetto si realizza grazie all'Associazione Culturale Apollo 11, fondata nel 2001 da Tronco e Ferrente insieme ad altri artisti e operatori culturali per salvare lo storico cinema Apollo che stava per essere trasformato in una sala bingo.

Vallanzasca – gli angeli del male

sabato 29_01 ore 21.15
domenica 30_01 ore 18.00 e ore 21.00



REGIA: Michele Placido
SCENEGGIATURA: Michele Placido, Kim Rossi Stuart, Antonio Leotti, Toni Trupia, Andrea Leanza, Antonella D'Agostino
ATTORI: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna, Paz Vega, Moritz Bleibtreu, Federica Vincenti,
MUSICHE: Negramaro
PAESE: Italia 2011
GENERE: Drammatico
DURATA: 125 Min

sito italiano




1985. Renato Vallanzasca, 35 anni, è detenuto in isolamento nel carcere di Ariano Irpino. È lui stesso a raccontarci le sue prime imprese adolescenziali che gli frutteranno la prima reclusione nel carcere minorile. È l'inizio di una carriera che, con il supporto di alcuni amici d'infanzia, lo condurrà a divenire "il boss della Comasina". All'inizio degli Anni Settanta inizia ad insidiare il dominio, fino allora incontrastato di Francis Turatelo ma la rapina a un portavalori gli procura un arresto con conseguente evasione dopo quattro anni e mezzo. La battaglia con il clan Turatelo si fa sempre più dura così come sempre più sanguinose divengono le rapine ascritte alla Banda Vallanzasca. Vallanzasca sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione con l'accusa di sette omicidi di cui quattro direttamente compiuti, una settantina di rapine e quattro sequestri di persona nonché numerosi tentativi di evasione. È detenuto da 38 anni.
Michele Placido potrebbe diventare il Lizzani (quello migliore) dei nostri tempi se non si facesse prendere dal desiderio di applicare ogni volta chiavi di lettura e angolazioni 'originali' alle storie che intende trattare. Dopo averci raccontato il '68 dal punto di vista del giovane poliziotto che egli era in quell'epoca oggi afferma: "Non mi interessava entrare nel merito della vicenda. Quello che trovavo stimolante da un punto di vista artistico e creativo era entrare nella mente di un criminale per capire, con un approccio asettico e quasi entomologico lontano da qualsiasi giudizio morale, cosa si prova a stare in bilico fra la normalità e la devianza, a trovarsi al bivio fra il bene e il male e a scegliere deliberatamente il male". Il problema sta proprio qui. Non c'è nulla di più lontano dal Placido regista (ma anche dall'attore) della freddezza dell'entomologo. Il suo è un cinema che, quasi per inerzia, aderisce vigorosamente alle situazioni e ai personaggi che porta sullo schermo. Giancarlo Zappoli

I fiori di Kirkuk


venerdì 28_01 ore 21.15

Il film, in collaborazione con l.Assessorato alla cultura del Comune di Piove di Sacco, rientra nella programmazione della giornata della Memoria.



REGIA: Fariborz Kamkari
SCENEGGIATURA: Fariborz Kamkari, Naseh Kamkari
ATTORI: Elisabetta Pellini, Morjana Alaoui, Ertem Eser, Mohamed Zouaoui
FOTOGRAFIA: Marco Carosi
MUSICHE: L'Orchestra di Piazza Vittorio
PAESE: Svizzera, Italia, Irak 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 115 Min





Nel 1988 il regime di Saddam Hussein è impegnato in una sistematica decimazione del popolo curdo. Najla, giovane irachena da tempo trasferita in Italia per studiare medicina, fa ritorno a Baghdad con il proposito di ritrovare Sherko, medico curdo rientrato in patria per aiutare le forze ribelli dei pashmerga. Fronteggiando sia il retaggio culturale della propria famiglia che l'insistente corteggiamento del generale Mokhtar, Najla decide di diventare guardia medica dell'esercito, così da contribuire tacitamente alla causa delle forze ribelli e poter raggiungere il proprio innamorato a Kirkuk, dove l'esercito iracheno sta rastrellando la popolazione curda.
Le immagini che aprono il film sono quelle dei network che hanno mostrato lo storico abbattimento delle statue di Saddam e degli altri esponenti del regime iracheno da parte di adulti e bambini festanti con indosso maschere di Bush. In quelle che probabilmente rappresentano le uniche immagini della vittoria della recente guerra in Iraq, Fariborz Kamkari, regista curdo formatosi in Italia, trova forza emotiva e risonanze mnemoniche per raccontare una delle operazioni più cruente compiute dal regime di Saddam. La forma e la figura che sceglie per questa ricostruzione del genocidio dei curdi sono quelle più classiche del romanzo storico: l'avventura di due innamorati in una zona di guerra e il triangolo sentimentale. Vertice di questo triangolo è Najla, eroina bella e moderna, che, per amore di un medico curdo e dell'umanitarismo universale, decide di rifiutare i vincoli dei retaggi culturali così come le insistenti proposte di un membro del corpo militare. Ma, oltre ai due personaggi maschili appartenenti alle opposte forze in gioco, fra i vari corteggiatori di Najla pare esserci anche il regista, talmente ammaliato dalla sua eroina da generare attrito con la storia da lui stesso concepita.
Come nel recente Miral di Julian Schnabel, il fiore della resistenza femminile cresce laddove la guerra annienta e distrugge, ed è talmente bello da ammaliare la spinta narrativa. Se nel caso della biografia di Rula Jebreal erano gli aspetti del realismo della cornice storica a risultare estremamente deboli, nel caso de I fiori di Kirkuk sono invece, al contrario, la mancanza di un grande respiro drammaturgico e la necessità di una solida configurazione formale a non riuscire ad elevare il racconto da una buona ricostruzione di un periodo storico poco frequentato dal cinema. Edoardo Becattini

Giornata della memoria

Vi presentiamo il programma delle iniziative del Comune di Piove di Sacco in occasione della Giornata della Memoria. Ricordiamo l'appuntamento di venerdì 28 gennaio presso il Cinema Marconi con il film I fiori di Kirkuk.

martedì 25 gennaio 2011
Auditorium I.I.S. De Nicola
Ore 10.00 Presentazione del libro di Emilio Pegoraro
La campagna di Russia. Memorie di un «privilegiato»

giovedì 27 gennaio 2011
Auditorium comunale Giovanni Paolo II
Ore 9.30 Presentazione del libro di Umberto Curi Straniero

Cortile Goldbacherdel
Centro piovese d’arte e cultura.
Ore 11.00 Deposizione coronapresso la lapide di Alberto Goldbacher
Scoprimento della stelededicata a Maria Vidale Raimondi nel Giardino dei Savi della Biblioteca.
Intervengono
Alessandro Marcolin, Sindaco di Piove di Sacco
Lorena Stevanato, Assessore alla Cultura e alle Pari Opportunità di Piove di Sacco
Giuliana Fornasiero, Centro Studi Padre Ramin

venerdì 28 gennaio 2011
Cinema Marconi
ore 21.15 Proiezione del film “I fiori di Kirkuk”
in collaborazione con l’associazione “Arte del sogno”

cinepantofole #16: GIORNATA DELLA MEMORIA

In occasione della giornata della memoria del 27 gennaio 2011, vi proponiamo questa tripletta di film.



La tregua
di Francesco Rosi, Italia 1997
All'inizio del gennaio 1945, quando ormai la Germania nazista è costretta a difendersi dall'arrivo delle truppe sovietiche da un lato e dall'inarrestabile avanzata degli angloamericani dall'altro, i soldati tedeschi ricevono l'ordine di abbandonare i campi di concentramento situati in est Europa, per sfuggire all'arrivo dei russi. Vengono così cancellate le tracce degli orrori commessi nei lager distruggendo tutti i registri ufficiali e i deportati ancora in vita vengono chiusi nei campi e lasciati al loro destino. (reperibile presso la biblioteca di Piove di Sacco)







Arrivederci ragazzi
di Louis Malle, Francia 1987 Siamo in Francia, più precisamente vicino a Parigi, dentro il collegio del Bambin Gesù. E' il 1944. Tra i ragazzi che abitano il collegio c'è Julien, mandato lì dalla madre che lo vuole proteggere dalla guerra oramai dilagata in tutta la Francia. Arriva però nel collegio un altro giovane, Jean Bonnet, stranamente preso sotto l'ala protettrice del priore. Questo perché Jean è ebreo ed è lì per essere nascosto al regime nazista.





Il giardino dei Finzi-Contini

di Vittorio De Sica, Italia 1970
Nella Ferrara degli anni 1938-43, Giorgio è un amico d'infanzia di Micòl Finzi-Contini, e frequenta insieme ad altri amici ebrei il giardino della villa Finzi-Contini, dove è allestito un campo di tennis, dopo che le prime leggi razziali hanno escluso gli ebrei dai circoli del tennis. La famiglia ebrea dei Finzi-Contini è alto borghese, mentre Giorgio rappresenta un ebreo piccolo borghese dal cognome anonimo, e questa differenza di classe è un fattore che solo apparentemente non condizionerà l'amicizia e l'amore fra due giovani: il modesto Giorgio e la ricca Micol.

Film da vedere online gratis: Gli Yes Men riparano il mondo




Presentandosi come esperti del WTO, gli Yes Men penetrano all’interno delle corporations per dimostrare i meccanismi perversi che vi sono alla base. Il metodo è semplice, si fingono portavoce del governo, di una multinazionale o di una importante organizzazione e diffondono dichiarazioni surreali, giocando coi paradossi, durante conferenze, convegni e programmi televisivi.

Le loro azioni sono state documentare nel film The Yes men fix the world (Gli Yes men aggiustano il mondo), che è stato diffuso in rete e ora è possibile vedere anche coi sottotitoli.



















via : www.cineblog.it

Città in ascolto 2011


Giovedì 20 gennaio nella sala del Cinema Marconi alle ore 20.45, inizia la Città in ascolto con tre incontri dal tema: “Come usciremo dalla crisi?”. L’iniziativa ha visto la collaborazione del Comune di Piove di Sacco, di tutte le Associazioni e i sindacati con il coordinamento di una commissione della Parrocchia del Duomo S. Martino.

L’apertura degli incontri inizierà con la proiezione di un documentario realizzato nel nostro territorio che fotografa le situazioni concrete della nostra gente.
Tema: I VOLTI DELLA CRISI, I VOLTI DELLA SPERANZA.

info: www.duomodipiove.it

Film da vedere online gratis: WikiRebels - Il web documentario su Julian Assange



Si è parlato molto delle rivelazioni di informazioni segrete rilasciate on line dal sito Wikyleaks di Julian Assange, diventato per alcuni giorni il ricercato numero uno dalle polizie internazionali di mezzo mondo, ma l’effettivo valore del suo gesto è fonte di un acceso dibattito. Dal punto di vista della diplomazia internazionale infatti lo si definisce come il peggiore dei terroristi informatici, il mondo della controinformazione che sostiene la libertà di stampa e di espressione invece lo vede come un eroe votato al martirio per sostenere la sua causa. Quello che sappiamo in proposito è stato ovviamente mediato dalla carta stampata e dai telegiornali, cosa che ben sappiamo che soprattutto in Italia non è un segnale di trasparenza e oggettività.

Per fortuna la rete propone ancora punti di vista differenti, come il caso di WikiRebels un documentario realizzato per ricevere la massima diffusione possibile attraverso la rete e che oggi è disponibile anche coi sottotitoli in italiano grazie Itasa.

Il film è stato realizzato dai reporter Jesper Huor e Bosse Lindquist che negli ultimi mesi del 2010 hanno seguito Assange attraverso in tutti i paesi in cui Wikileaks porta avanti le sue operazione strategiche. Un film che presenta un punto di vista diverso sul sito pirata più famoso del mondo e un tentativo di rispondere alla domanda “chi è veramente Julian Assange?

Il film integrale nel video qui sopra.

via: cineblog.it

La versione di Barney

sabato 22_01 ore 21.15
domenica 23_01 ore 18.00 e ore 21.00


REGIA: Richard J. Lewis
SCENEGGIATURA: Michael Konyves
ATTORI: Paul Giamatti, Rachelle Lefevre, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Bruce Greenwood, Minnie Driver, Scott Speedman, Mark Addy,
Greenberg Fund
DISTRIBUZIONE: Medusa
PAESE: Canada, Italia 2010
GENERE: Commedia, Drammatico
DURATA: 132 Min

sito italiano






arney Panofsky è un produttore televisivo ebreo che vive a Montreal, dove colleziona mogli e bottiglie di whisky. Figlio affettuoso di un poliziotto in pensione col vizio del sesso e degli aneddoti, Barney è incalzato dalle ambizioni e dalle calunnie del detective O’Hearne, convinto da anni del suo coinvolgimento nella scomparsa di Boogie, amico licenzioso e scrittore dotato. Dopo l’uscita del libro di O’Hearne, che lo accusa di omicidio e di ogni genere di bassezza, Barney si decide a dare la sua versione dei fatti, ripercorrendo la sua (mal)educazione sentimentale e la sua vita fuori misura, consumata nell’Italia degli anni Sessanta e perseverata in Canada. Tra una partita di hockey e una boccata di Montecristo, l’irrefrenabile Barney rievoca il suo primo matrimonio con una pittrice esistenzialista e suicida, riesamina le seconde nozze con una miliardaria ebrea e ninfomane e riconsidera gli errori fatti con la sua terza e amatissima consorte, speaker garbata e madre dei sui due figli.
Indubbiamente non è facile misurarsi con il lavoro di trasposizione, figuriamoci poi sceneggiare le parole di Mordecai Richler e il suo romanzo più celebre (“La versione di Barney”), pubblicato in Italia all’inizio degli anni zero. Ma forse valeva la pena provarci perché Barney Panofsky ha ‘carattere’ cinematografico e personalità impetuosa per soddisfare quel pubblico trasversale che ama la letteratura e il cinema e resiste alla banalità dei pregiudizi. Purtroppo però la traduzione questa volta non funziona e l’omonimo libro di Richler eccede la versione di Richard J. Lewis, rendendo la sua conversione mediale trascurabile.
La versione di Barney è un film ‘gentile’, scritto e pensato da gentili, goym (non ebrei) gli avrebbe probabilmente chiamati l’ingovernabile Panofsky, che nel romanzo omonimo si racconta senza misura e in prima persona. Il regista, impegnato un decennio sulla scena del crimine (CSI), rinuncia consapevolmente all’uso della voce fuori campo del narratore, che non sempre è segno di difficoltà narrativa, prendendo così le distanze dal protagonista e lasciando che sia l’intreccio a prevalere sul personaggio.
Smarcandosi dalla fedeltà e appagato dall’esaltazione del tradimento, Lewis preferisce una ‘versione’ conciliata e conciliante di Barney, che manca l’identità ebraica e l’umorismo yiddish di Richler. Preoccupato forse della ‘diversità’ di Panofsky il regista finisce per renderlo troppo uguale a troppi eroi da melodramma, perdendo la peculiarità di un buontempone disprezzato da rabbini e gentili, sempre pronto a sacrificare verità e relazioni per una buona battuta. Una battuta che veicola sempre sentimenti profondi e sfoga un’energia nervosa a lungo trattenuta. A incarnare meglio del protagonista Paul Giamatti la straordinarietà espressiva dello spirito yiddish è il padre di Dustin Hoffman, attore ebreo e per questo probabilmente emotivamente prossimo al Barney letterario e in grado di riconoscerne e impiegarne l’umorismo e la superiorità paranoide.
L’Izzy Panofsky di Hoffman smaschera l’ordinarietà del Barney cinematografico, ereditando la pungente critica sociale di Richler e la sua precisa (e penetrante) ricognizione dei più piccoli dettagli della vita sociale. Mazel tov al piccolo grande uomo. Marzia Gandolfi

Noi credevamo

venerdì 21_01 ore 21.15


REGIA: Mario Martone
SCENEGGIATURA: Anna Banti, Mario Martone, Giancarlo De Cataldo
ATTORI: Luigi Lo Cascio, Valerio Binasco, Toni Servillo, Francesca Inaudi, Andrea Bosca, Luca Zingaretti, Guido Caprino, Renato Carpentieri,
FOTOGRAFIA: Renato Berta
MUSICHE: Hubert Westkemper
PAESE: Italia 2010
GENERE: Drammatico, Storico
DURATA: 170 Min






Tre ragazzi del sud (Domenico, Angelo e Salvatore) reagiscono alla pesante repressione borbonica dei moti del 1828 che ha coinvolto le loro famiglie affiliandosi alla Giovane Italia. Attraverso quattro episodi che li vedono a vario titolo coinvolti vengono ripercorse alcune vicende del processo che ha portato all'Unità d'Italia. A partire dall'arrivo nel circolo di Cristina Belgioioso a Parigi e al fallimento del tentativo di uccidere Carlo Alberto nonché all'insuccesso dei moti savoiardi del 1834. Questi eventi porteranno i tre a dividersi. Angelo e Domenico, di origine nobiliare, sceglieranno un percorso diverso da quello di Salvatore, popolano che verrà addirittura accusato da Angelo (ormai votato all'azione violenta ed esemplare) di essere un traditore della causa. Sarà con lo sguardo di Domenico che osserveremo gli esiti di quel processo storico che chiamiamo Risorgimento.
Assistendo al lungo film di Martone che ha l'andamento classico di quelli che un tempo si chiamavano sceneggiati televisivi (senza che in questa annotazione ci sia alcunché di riduttivo) si ha la sensazione di un deja vu. Perché il cinema italiano non scopre certo con Noi credevamo i lati oscuri e le contraddizioni del Risorgimento. Chi ricorda opere come Allonsanfan, Quanto è bello lu murire acciso o Bronte sa che in materia ci si è già espressi con opere di assoluto vigore. E' però vero che l'occasione del centocinquantenario dell'Unità d'Italia e il revisionismo storico dominante (che vede il Risorgimento come una sciagura per il Nord) quasi impongono una rivisitazione del tema che Martone mette in scena con accuratezza filologica (anche se restano misteriose alcune strutture in cemento armato) e con un'attenzione iconografica da sussidiario degli anni Sessanta (con un Mazzini già vecchio nel 1830 quando aveva venticinque anni). L'idea di seguire le vicende (in parte storiche e in parte frutto di immaginazione) dei tre protagonisti che accompagnano lo spettatore nella non semplice articolazione delle posizioni che vedevano contrapposti i fautori dell'unità può senz'altro essere efficace se distribuita televisivamente in due serate.
Lo è meno se si pensa a un'opera della durata di tre ore e mezza circa. Perché si finisce con il disperdersi nella pur acuta e documentata ricostruzione. Resta comunque viva, oltre alla consapevolezza di trovarsi dinanzi a un'opera non di occasione e sicuramente non celebrativa, la sensazione di una coazione a ripetere della politica italiana.
Oltre alla divisione in due fronti (all'epoca repubblicani e monarchici con tanto di trasmigrazioni da un fronte all'altro) emerge con assoluta chiarezza la quasi genetica incapacità a fare fronte comune, la spinta inarrestabile a dividersi a diffidare gli uni degli altri all'interno dello stesso schieramento. La lettura con uno sguardo che ha origine al sud ribalta poi le tesi leghiste senza essere nostalgica della dominazione borbonica ma non nascondendosi le problematiche lasciate irrisolte da una fase storica di cui il popolo, come spesso accade, ha finito con l'essere più spettatore o oggetto che non protagonista in grado di decidere del proprio futuro. Il Parlamento vuoto in cui un determinato e non conciliante Crispi pronuncia il suo discorso marca simbolicamente la morte di un'utopia. Giancarlo Zappoli