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A cena con il dittatore

Giovedì 7 maggio ore 21:00
Sabato 9 maggio ore 21:00
Domenica 10 maggio ore 18:00
Domenica 10 maggio ore 21:00

Genere: Commedia, Drammatico Anno: 2025 Regia: Manuel Gómez Pereira Attori: Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Nora Hernández, Oscar Lasarte, Martín Páez, Elvira Mínguez, Toni Agustí, Eleazar Ortiz, Carlos Serrano, Carmen Balagué, Antonio Resines, Sofía Kofoed, Xavi Francés, Sergio Caballero Paese: Spagna, Francia Durata: 106 min

TRAMA
Spagna, 1939. Appena due settimane dopo la fine della Guerra Civile, il generale Franco ordina una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace di Madrid. Un giovane tenente, un meticoloso capo cameriere e un gruppo di prigionieri repubblicani – oppositori del regime franchista ma dotati di grande talento in cucina – sono costretti a preparare il banchetto in tempi record. Tutto sembra procedere senza intoppi, ma i cuochi stanno pianificando non solo il banchetto… bensì anche la loro fuga.

CRITICA

La guerra civile spagnola (1936–1939), che causò circa 350 mila vittime, aprì la strada alla lunga dittatura di Francisco Franco. È in questo contesto che si inserisce A cena con il dittatore, ambientato due settimane dopo la caduta di Madrid, quando il Caudillo decide di celebrare la vittoria con un banchetto al Palace Hotel. Il soggetto, tratto da una pièce teatrale di José Luis Alonso de Santos, costruisce una situazione tanto semplice quanto efficace: i migliori cuochi della città, tutti di sinistra, vengono prelevati dal carcere e costretti a cucinare per i loro vincitori.
Da qui nasce una commedia nera che si muove nella tradizione spagnola di raccontare la tragedia attraverso il grottesco, trovando nel rapporto tra il tenente Medina e il maître Genaro il suo centro emotivo. Il regista Manuel Gómez Pereira firma una tragicommedia elegante che alterna tensione e ironia, sostenuta dalle interpretazioni solide di Mario Casas e Alberto San Juan. Il film mantiene coerenza narrativa e si concede anche una rappresentazione caricaturale di Franco, ma il registro comico sembra non riesca sempre a bilanciare la durezza delle scene più crude. Spontaneità e irriverenza sono messe in ombra dall’eleganza formale della messinscena, il film risulta comunque un’opera intelligente e ben costruita. (Antonio Bracco - comingsoon.it)

Due Procuratori

Venerdì 8 Maggio ore 21:00
Venerdì d'essai

Genere: Drammatico, Biografico, Thriller Anno: 2025 Regia: Sergei Loznitsa Attori: Alexander Kuznetsov, Anatoliy Belyy, Aleksandr Filippenko, Vytautas Kaniusonis, Valentin Novopolskij, Ivgeny Terletsky Paese: Francia, Germania, Olanda Durata: 117 min

TRAMA
Unione Sovietica, 1937. Migliaia di lettere di detenuti ingiustamente accusati dal regime vengono bruciate in una cella di prigione. Contro ogni previsione, una di queste richieste d’aiuto giunge a destinazione, sulla scrivania del procuratore locale appena nominato, Aleksandr Kornev. Il giovane Kornev fa del suo meglio per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. Bolscevico convinto e integro, il giovane procuratore sospetta una serie di abusi e illegalità. La sua ricerca di giustizia lo porterà fino all’ufficio del Procuratore Generale a Mosca…

CRITICA
Loznitsa torna alla finzione per raccontare le purghe staliniane, a partire da un romanzo di Georgy Demidov, fisico che ha scontato diciotto anni di ingiusta prigionia. L'esito della vicenda è scontato, ma questo non è un problema: un’altra risoluzione non era possibile, e l'intento di Loznitsa, che parla chiaramente del passato perché le suocere del presente intendano, è quello di raccontare non tanto l'orrore e l’ingiustizia, quanto il clima e il sistema e la scientificità del suo dispiegarsi. Non ci sono scene sensazionali, in Two Prosecutors. Non c’è esibizione della violenza, delle torture, della spietatezza. C’è, e c’è praticamente da subito, da quando il protagonista entra nel carcere e viene sottoposto a stremanti attese e a conversazioni cariche di allusioni sottili e inquietanti, il dispiegamento di quella che potremmo chiamare la burocrazia della repressione. (Federico Gironi - comingsoon.it)