01/02/11

We want sex

venerdì 04_02 ore 21.15


REGIA: Nigel Cole
SCENEGGIATURA: William Ivory
ATTORI: Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Rosamund Pike, Andrea Riseborough, Daniel Mays, Jaime Winstone, Kenneth Cranham, Rupert Graves, John Sessions,
PAESE: Gran Bretagna 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 Min
FORMATO: Colore

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1968, Dagenham, Essex. La fabbrica della Ford dà lavoro a 55mila operai e a 187 donne, addette alla cucitura dei sedili per auto in un’ala fatiscente, dove si muore di caldo e piove dentro. In seguito ad una ridefinizione professionale ingiusta e umiliante, che le vorrebbe “non qualificate”, le operaie danno vita con uno sciopero ad oltranza alla paralisi dell’industria e alla prima grande rivendicazione che porterà alla legge sulla parità di retribuzione.
Nigel Cole, regista di fortunati successi basati sull’ibridazione della tradizione inglese di un cinema impegnato, in particolar modo sul fronte di diritti e lavoro, con la commedia spassosa, non cambia rotta ma affina piacevolmente gli strumenti.
Il ritratto corale della comunità di Dagenham è messo perfettamente a fuoco, dall’assemblea delle donne al lavoro, svestite per il caldo ma capaci di spaventare un maschio più di una truppa armata, alle chiacchiere tra uomini al bancone del pub. Inoltre, la forza e la consapevolezza con cui le donne delle case popolari affrontano la materia politica, presunto appannaggio di maschi acculturati, facendo suonare la sveglia anche nelle orecchie delle signore borghesi, è trattato con onestà e partecipazione. È il cuore del film, ciò che lo muove e che commuove: nasce dalle testimonianze di alcune reali protagoniste dell’evento storico e, nonostante i passaggi intercorsi, conserva ancora qualcosa del colore della verità.
Anche se non in misura del tutto compromettente, però, le cose scricchiolano proprio laddove la macchina sembra ben oliata. Forse troppo oliata. La scelta di creare il personaggio fittizio di Rita O’Grady, leader di un gruppo che storicamente pare non aver avuto una guida altrettanto unitaria, donna modesta nella vita ma straordinariamente battagliera nella protesta, se risulta comprensibile ai fini della fluidità di scorrimento del racconto e della nostra capacità di affezionarci ad una protagonista assoluta, per contro semplifica fin troppo la struttura narrativa. Se si aggiunge che gli ostacoli che la protagonista incontra sulla sua strada suonano edulcorati e che l’unico vero dramma è prevedibile e un po’ forzato, ci si avvede di come alla vitalità di ciò che è narrato non corrisponda purtroppo uno script altrettanto coraggioso o inventivo. Ma la commedia non delude e la sveglia delle donne della provincia inglese suona forte e necessaria, anche oggi. Marianna Cappi

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