10/11/14

Anime nere


ven 14_11 ore 21.15

GENERE: Drammatico
ANNO: 2014
REGIA: Francesco Munzi
SCENEGGIATURA: Francesco Munzi, Maurizio Braucci, Fabrizio Ruggirello
ATTORI: Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Anna Ferruzzo, Fabrizio Ferracane, Barbora Bobulova
PAESE: Francia, Italia
DURATA: 103 Min




Trama
Storia di una famiglia criminale vista dall'interno, negli aspetti più emotivi e contraddittori, che si spingono fino agli archetipi della tragedia greca. In una dimensione sospesa tra l'arcaico e il moderno, si svolge il racconto di tre fratelli che, dal Sudamerica e dalla Milano della finanza, sono costretti a tornare nel paese natale sulle vette selvagge della Calabria per affrontare i nodi irrisolti del passato.

Recensione
Un viaggio nel cuore nero della 'ndrangheta. Ma ancora di più, un viaggio nel cuore (nero, certo, ma dolente e doloroso) dell'animo umano: come da titolo. Un viaggio che parte da Amsterdam, passa da Milano e approda ad Africo, Aspromonte, epicentro della criminalità organizzata calabrese. Un viaggio che, con intuizione felice e portata avanti con determinazione, parte dal generale per arrivare a quel particolare che fa inevitabilmente rima con universale. Negli anni che seguono l'affresco complesso e vagamente barocco di Gomorra e delle sue tante derivazioni (tanto interne quanto esterne), Francesco Munzi sceglie una strada diversa, e compone una sinfonia tragica che lentamente e inesorabilmente si destruttura: suonata con una tonalità in minore, appoggiata sulla forza viscerale e ancestrale dei bassi morali e musicali, sulle ombre che si allungano in una fotografia sempre più plumbea, sulle lucide architetture metropolitane che lasciano il passo alla rovina, alla fatiscenza, all'archeologia dell'archetipo.
Anime nere non è una storia di 'ndrangheta. Non è un romanzo criminale, ma un dramma familiare prima e umano poi. Non vuole fare sociologia della contemporaneità, ma privilegia un approccio antropologico che ci porta in una storia senza tempo né luogo se non quelli tragici e perenni della natura umana. Tre fratelli, tre visioni della vita, del crimine, della morte. Tre personaggi uniti solo dal sangue, e che solo il sangue, nella maniera più triste e cruenta, può separare. Tre mondi che fanno e faranno sempre parte dello stesso universo, un universo che è il nostro e sempre lo sarà.
Certo, la superficie, il territorio, il campo di battaglia sono quelli del noir puro, tanto più riconoscibile globalmente quanto più legato allo specifico delle questioni italiane, delle faide e di una cultura antica sembra impossibile da sradicare. Ma da quel territorio e quella cultura, Munzi non si fa dominare o indirizzare: modella il primo per renderlo funzionale alle esigenze del cinema e del racconto, tratta la seconda con un rispetto scevro da ansie giudicanti, mai connivente né ammiccante. E così facendo, permette al noir di farsi progressivamente tragedia.
Costante rimane, invece, la voglia del regista di utilizzare un registro costantemente e felicemente imploso, arricchito dal coraggio di guardare di lato, di allargare lo sguardo, o viceversa di fissarlo è più scomodo o inaspettato. In questo modo, Anime nere diviene un film dove la tensione (sua e spettatoriale) nasce non solo dalla percezione dell'imminenza dello sparo o della morte, ma dalla scomodità di sentir vibrare dentro corde profonde, con il confronto con un mondo senza eroi, senza regole, senza speranze.
L'implosione allora monta, genera energie ed entropie spaventose, e - in un finale che giunge cupo, logico ma inaspettato - dà origine al suo inevitabile buco nero, nel quale cadono le vite di chi Anime nere l'ha dolorosamente e scomodamente popolato. Nel quale sprofonda uno sguardo che, finito il film, si ritrova a contemplare irrequieto e timoroso l'abisso oscuro e tragico della propria umanità.

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