Allied - un'ombra nascosta

gio 26_1 ore 21.15
sab 28_1 ore 21.15
dom 29_1 ore 18.00 e 21.15



GENERE: Sentimentale, Thriller
ANNO: 2016
REGIA: Robert Zemeckis
ATTORI: Brad Pitt, Marion Cotillard, Lizzy Caplan, Matthew Goode, Raffey Cassidy, Charlotte Hope, Jared Harris, Marion Bailey
SCENEGGIATURA: Steven Knight
FOTOGRAFIA: Don Burgess
MONTAGGIO: Mick Audsley, Jeremiah O'Driscoll
MUSICHE: Alan Silvestri
PAESE: USA
DURATA: 124 Min





Trama
1942. Il comandante di aviazione franco-canadese Max Vatan arriva a Casablanca per conoscere Marianne Beausejour e fingersi il suo consorte. Insieme i due devono farsi invitare al ricevimento dell'ambasciatore tedesco e assassinarlo. L'operazione è un successo e tra Max e Marianne nasce il più imprevedibile e incauto degli amori.

Recensione

Aprire su una storia di spie al tempo della seconda guerra mondiale, in cui l'elevato tasso di glamour è intuibile sin da subito, è una chiara scelta di campo. Ambientare l'inizio di questa storia a Casablanca lo è altrettanto, con un portato di cinefilia e di rimandi a (o confronti con) modelli ingombranti, che solo un autore della portata di Robert Zemeckis è in grado di sostenere.
Oggi che il cinema si pone, sempre più, come un oggetto di analisi in cui la componente narrativa recita un ruolo quasi secondario, in cui a contare è come lo si dice più che quel che si dice, Zemeckis rappresenta la cartina di tornasole ideale. Per dire di due titoli lontani tra loro ma altrettanti entusiasmanti in questo senso, già Flight, A Christmas Carol o Polar Express costituiscono strumenti di intrattenimento discutibili, ma sfide concettuali fuori dal comune. Se guardando alla superficie di Allied è infatti possibile cogliere citazioni o (apparenti) ingenuità o (apparenti) discese nel cattivo gusto - la scena di sesso nella tempesta di sabbia o l'ellissi a cui segue il parto in un ospedale bombardato dai tedeschi - alterando il livello di lettura è inevitabile apprezzare la maestria e la densità di senso del fare cinema di Zemeckis.
Nell'incipit che vede il comandante Vatan paracadutarsi nel deserto, avvicinandosi al suolo senza mai atterrare, sono in gioco, da subito, sia il simbolismo che il senso di irrealtà che caratterizzano la ricostruzione di Allied. Insieme a Tarantino - e alla sua grottesca riscrittura della Storia - quello di Zemeckis è un racconto sul cinema e sullo storytelling attorno ai fatti della seconda guerra mondiale, dove lo Spielberg di Salvate il soldato Ryan intendeva riprodurre quei fatti, nella maniera più realistica possibile.
Il sapore è quello del cinema classico, con Pitt e Cotillard come divi irraggiungibili e impeccabilmente agghindati, con Casablanca nuovamente teatro di transizione, d'amore e di segreti (benché ci sia molto più Hitchcock che Curtiz in Allied). Ma è un'immagine trasfigurata, doppiamente falsa - come testimoniano gli specchi in cui si riflette l'immagine di Marianne - che rivela la sua natura contemporanea attraverso alcuni imprescindibili dettagli. Il turpiloquio, la messa in scena esplicita della tensione sessuale, una coppia omosessuale ritratta come sarebbe stato impensabile fare al tempo della RKO. In linea con la sua produzione più recente, Zemeckis depista volutamente lo spettatore, con quella padronanza beffarda che è propria di chi accetta le sfide solo quando comportano un rischio estremo (A Christmas Carol, The Walk). Cinema della (dis)illusione, tra i più audaci e interessanti in circolazione. Per chi è disposto ad accettare la sfida e a non accontentarsi. Emanuele Sacchi    

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