08/03/11

In un mondo migliore

venerdì 11_03 ore 21.15


REGIA: Susanne Bier
SCENEGGIATURA: Susanne Bier, Anders Thomas Jensen
ATTORI: Mikael Persbrandt, Markus Rygaard, William Jøhnk Nielsen, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Anette Støvelbæk, Toke Lars Bjarke, Camilla Gottlieb
MONTAGGIO: Pernille Bech Christensen
DISTRIBUZIONE: Teodora Film
PAESE: Danimarca 2010
GENERE: Drammatico
DURATA: 113 Min






Altra opera di notevole spessore e di ottima confezione estetica per Susanne Bier, cineasta che continua col suo cinema viscerale a proporre al pubblico dilemmi sulle contraddizioni del mondo contemporaneo. In un mondo migliore convince in virtù di una notevole forza propositiva, che fa superare anche i dubbi riguardo alcuni passaggi di storia eccessivamente schematici. Da vedere per rifletterci sopra.
La violenza è ormai compenetrata nel nostro mondo, a prescindere dall'area geografica, dalla condizione culturale, sociale o economica. Essa si presenta in modi impossibili da prevedere: può avere la forma scellerata di un dittatore con banda armata al seguito o quella più innocente di un ragazzo che non riesce a superare il dolore della perdita della madre. L'unico modo per fronteggiare la violenza è contrapporle l'etica del singolo, accompagnata alla sua ferrea volontà di non cedere di un passo di fronte al suo orrore, in qualsiasi forma esso appunto si manifesti. E' questo che tenta di fare Anton, medico che divide la propria vita tra la disastrata missione in Africa dove fronteggia continuamente la morte, e la sua vita in Danimarca, dove invece ad essere disastrata è la sua vita famigliare. Separato dalla moglie, l'uomo tenta tra mille difficoltà di passare la propria visione morale a suo figlio Christian, bambino problematico che sviluppa con Elias un'amicizia basata sul rancore e sulla volontà di vendetta.
Tornata in patria dopo la parentesi americana del doloroso Noi due sconosciuti, la regista Susanne Bier mette in scena una storia che possiede un qualcosa che il cinema contemporaneo pare aver smarrito, o quanto meno sfumato pesantemente: una fortissima tensione morale, che si prende la responsabilità di adoperare armi difficili da maneggiare come la retorica per esplicitare in immagini il proprio messaggio. In un mondo migliore riesce nell'intento di inserire questo in una costruzione cinematografica come sempre preziosa, come lo stile della Bier ci garantisce fin dai suoi primi melodrammi. Il film si lascia quindi apprezzare non soltanto per la forza propositiva della storia, ma anche nella bellezza di immagini che ripropongono allo spettatore il mondo interiore dei personaggi, tutti delineati con vigore. Certo il cinema della Bier non lavora in sottigliezza, spesso propone momenti in cui la grana del discorso si fa grossa: anche in questo caso un paio di passaggi narrativi scavalcano il limite della retorica, risultando eccessivamente meccanici sopratutto nella seconda parte. Nel complesso però In un mondo migliore procede sicuro e ben scandito, fattore che in un film programmaticamente “a tesi” - come questo non vuole nascondere di essere - é di sicuro un notevole pregio. La cineasta conferma di saper maneggiare con sapienza la materia che sceglie di trattare, e continua a proporre un cinema viscerale e confezionato con molta cura. Questa sua ultima fatica si candida sicuramente per la vittoria finale al Festival di Roma, o quanto meno per il premio al miglior attore, un magnifico e doloroso Mikael Persbrandt nel ruolo si Anton.

Adriano Ercolani

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