Bella addormentata


ven 21_9 ore 21.15
sab 22_9 ore 21.15
dom 23_9 ore 18.00 - 21.00


GENERE: Drammatico
REGIA: Marco Bellocchio
SCENEGGIATURA: Marco Bellocchio, Veronica Raimo, Stefano Rulli
ATTORI: Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Pier Giorgio Bellocchio, Maya Sansa, Brenno Placido
FOTOGRAFIA: Daniele Ciprì
MUSICHE: Carlo Crivelli
PAESE: Italia 2012
DURATA: 110 Min





 

Trama
Un senatore deve scegliere se votare per una legge che va contro la sua coscienza o non votarla, disubbidendo alla disciplina del partito, mentre sua figlia Maria, attivista del movimento per la vita, manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana. Roberto, con il fratello, è schierato nell'opposto fronte laico. Un "nemico" di cui Maria si innamora. Altrove, una grande attrice cerca nella fede e nel miracolo la guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile, sacrificando così il rapporto con il figlio. Infine la disperata Rossa che vuole morire, ma un giovane medico di nome Pallido si oppone con tutte le forze al suo suicidio. E contro ogni aspettativa, alla fine del film, un risveglio alla vita...

Recensione
Marco Bellocchio non si è mai ritratto dinanzi alle sfide che una coscienza laica e civile sembrava quasi imporre al suo fare cinema. La maturità di artista e di uomo gli ha imposto, in questa specifica situazione, di non reagire d'impulso a una vicenda come quella del cosiddetto ‘caso Englaro'. Ha così atteso due anni prima di prendere decisamente in considerazione l'ipotesi di realizzare questo film in cui la lettura degli eventi di quel febbraio è filtrata attraverso altre vicende d'invenzione ma in gran parte verosimili.
È come se in Bella addormentata confluissero due delle anime del regista. Da un lato quella del narratore incalzante e lucido dei fatti come ai tempi di Sbatti il mostro in prima pagina e dall'altra quella di un Maestro del cinema in grado di trasfigurare in forma concretamente astratta e simbolica le tensioni di una vicenda. In questa doppia anima stanno la forza e la debolezza del film. La debolezza perché una storia (quella della Divina Madre interpretata da una mimetica Isabelle Huppert) risulta aderire in modo forse troppo marcato a quel teatro a cui fa riferimento. Dall'altra invece troviamo delle pagine di cinema allo stato puro nella scena della sauna o in quella del confronto tra lo psichiatra e il senatore.
Tutto questo calato in una dimensione in cui l'aderenza alle posizioni degli uni e degli altri percepisce e separa, con la precisione di un bisturi, ciò che è umanamente comprensibile da ciò che si nasconde dietro la cieca barriera dell'ideologia. Perché Bellocchio sa come prendere posizione (l'utilizzo di alcune dichiarazioni di politici dell'epoca è lì a dimostrarlo) ma sa anche come guardare più in là cercando anche nelle contraddizioni del sentire (vedi il personaggio di Maria) l'umanità più profonda che sa dire sì alla vita anche partendo da prospettive diverse, conservandosi però il diritto a un'intima ricerca propria di chi va al di là degli slogan. Come il dottor Pallido, un medico capace di vedere nel malato non un caso ma una persona. Nell'anonimato quotidiano di un ospedale come tanti. 
Giancarlo Zappoli

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