26/12/15

Grande Nottata Horror | 8 gennaio 2016

 
L'associazione Arte del Sogno propone il tradizionale venerdì notte per gli appassionati del brivido, con la VIII edizione della cine-maratona horror.

Il tema di quest'anno è Happy Horror Family: tre film dedicati alla "doppia faccia" in famiglia, con un titolo di quest'anno, un titolo del 2000 (ma che è già un classico) e un omaggio agli anni Settanta.

Si inizia alle 21.30 con il film The Visit, del regista M. Night Shymalan (Il sesto senso, Signs): due ragazzini, fratello e sorella, vengono mandati dai loro nonni, in una remota fattoria delle Pennsylvania, per un vacanza di una settimana. Una volta che i bambini scoprono che la coppia di anziani è coinvolta in qualcosa di profondamente inquietante, vedono diminuire di giorno in giorno le possibilità di un loro ritorno a casa...

Durante gli intervalli sarà offerto un buffet.
Attenzione! I primi 20 spettatori avranno un omaggio "d'autore", un poster a tiratura limitata realizzato dai due illustratori Loris Bozzato e Claudio Fabris e in collaborazione con La'Mas laboratorio tipografico letterpress.
La biglietteria apre alle ore 21..

biglietto unico € 8,00 - inizio proiezioni ore 21.30
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22/12/15

Belle & Sebastien - L'avventura continua


venerdì 25_12
ore 18.00
sabato 26_12 ore 15.00 e 18.00
domenica 27_12 ore 15.00 e 18.00

GENERE: Avventura , Family
ANNO: 2015
REGIA: Christian Duguay
ATTORI: Félix Bossuet, Tchéky Karyo, Margaux Chatelier, Thierry Neuvic, Urbain Cancelier
SCENEGGIATURA: Cécile Aubry, Juliette Sales, Fabien Suarez
FOTOGRAFIA: Christophe Graillot
MONTAGGIO: Oliver Gajan
MUSICHE: Armand Amar
PAESE: Francia
DURATA: 97 Min





Trama
Dopo lo straordinario successo del primo capitolo, tornano Belle e Sebastien in un'avventura con più azione, nuovi importantissimi personaggi e sempre tante, tantissime emozioni. Sebastien attende con ansia il ritorno di Angelina che è in procinto di tornare a casa con tutti gli onori: è infatti stata insignita di una medaglia al valore per i servizi resi nel corso della guerra. Il giorno tanto atteso arriva ma Angelina rimane vittima di un terribile incidente aereo e data per morta dalle autorità locali. Sebastien però non si rassegna all'idea di averla perduta e decide di andare a cercarla insieme al nonno e al suo inseparabile amico a quattro zampe. Nel corso della spedizione di salvataggio Sebastien si troverà di fronte ad una grande scoperta che cambierà la sua vita.

Approfondimenti
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15/12/15

Irrational Man


giovedì 17_12 ore 21.15
venerdì 18_12 ore 21.15
sabato 19_12 ore 21.15
domenica 20_12 ore 18.00 e 21.15
venerdì 25_12 ore 21.15
sabato 26_12 ore 21.15
domenica 27_12 ore 21.15


GENERE: Drammatico
ANNO: 2015
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Emma Stone, Joaquin Phoenix, Parker Posey, Jamie Blackley, Ethan Phillips, Meredith Hagner, Ben Rosenfield, David Aaron Baker, David Pittu
SCENEGGIATURA: Woody Allen
FOTOGRAFIA: Darius Khondji
PAESE: USA
DURATA: 97 Min







Trama

Abe Lucas, professore di filosofia ormai privo di qualsiasi interesse per la vita, si trasferisce nell'Università di una cittadina. Preceduto da una fama di seduttore incontra la collega Rita Richards che cerca di attrarlo a sé per mettersi alle spalle un matrimonio fallito. C'è però anche la migliore studentessa del corso, Jill Pollard, che subisce il suo fascino e progressivamente gli si avvicina. Un giorno i due ascoltano, del tutto casualmente, la disperata lamentela di una madre che si è vista togliere la tutela di un figlio da parte di un giudice totalmente insensibile a qualsiasi esigenza umanitaria. Abe, in quel preciso momento, sente di poter fare qualcosa per quella donna e, con questo, di poter ridare un senso alla propria vita.

Recensione
Dopo le atmosfere retrò di Magic in the Moonlight Woody Allen torna a un presente che lui vede come eternamente ritornante perché ciò che riguarda il rapporto dell'essere umano con la propria esistenza può mutare nelle sue manifestazioni ma resta essenzialmente uguale. Da sempre Woody ci ricorda che Dio è morto, Marx è morto e anche lui si sente (esistenzialmente) poco bene. I suoi personaggi sono testimonial di questo suo profondo disagio a proposito del quale non smette mai di interrogarsi.
La vita non ha senso e, per cercare di attribuirgliene uno o almeno per non ricordarselo troppo spesso è necessario 'distrarsi'. Per lui la distrazione è fare cinema. Per Abe potrebbe essere la filosofia di Kant, di Kierkegaard e di tutti i pensatori le cui aporie sa illustrare con abilità ai suoi studenti. Il problema consiste però nel far aderire la teoria alla realtà. È allora che nascono i problemi perché un mondo kantiano privo della seppur minima menzogna sarebbe l'ideale ma comporterebbe, ad esempio, la denuncia della famiglia Frank dinanzi a una precisa domanda dei nazisti.
Che fare allora quando l'altro sesso ti desidera ma tu non lo desideri più? Quando tutto ti appare come ormai privo di valore tanto da non temere una roulette russa? Forse allora ti trovi a dare ragione al Sartre che denuncia che "l'inferno sono gli altri" e individui nell'idea di fare del bene compiendo il male l'occasione per riprendere in mano la tua vita. La morte sembra diventare non più la signora con la falce di Amore e guerra ma uno strumento per risolvere le conflittualità. Abe ha dietro di sé una serie di partecipazioni ad attività umanitarie che gli hanno comunque lasciato il vuoto dentro perché gli sembra non abbiano portato a un vero cambiamento. Il suo bisogno di lasciare un segno lo accompagna in fondo da sempre. Tutto il resto gli appare come superficiale. Dopo Crimini e misfatti, Sogni e delitti e Match Point Allen torna a focalizzarsi sulla morte come estrema ir-ratio per liberarsi o liberare altri dai problemi. Aveva trattato il tema anche con il piacere della commedia raffinata in Pallottole su Broadway. Vede anche tornargli utile l'escamotage della casualità dell'ascolto che aveva avuto i suoi effetti comici in Tutti dicono I Love You e profondamente sconvolgenti in Un'altra donna. Questo significa che Woody si ripete? Forse sì ma lo fa come accade con la vita di tutti i giorni che a volte ci propone gli stessi quesiti chiedendoci, col passare degli anni, di ripensare le risposte. In modo più o meno razionale e tenendo conto delle conseguenze. Che, nell'universo alleniano, non possono comunque mai sfuggire a una valutazione morale.
Giancarlo Zappoli

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07/12/15

Partisan


Rassegna d'essai
venerdì 11_12
ore 21.15

GENERE: Drammatico , Thriller
ANNO: 2015
REGIA: Ariel Kleiman
ATTORI: Vincent Cassel, Jeremy Chabriel, Nigel Barber, Florence Mezzara
SCENEGGIATURA: Ariel Kleiman, Sarah Cyngler
FOTOGRAFIA: Germain McMicking
MONTAGGIO: Chris Wyatt, Jack Hutchings
MUSICHE: Daniel Lopatin
PAESE: Australia
DURATA: 98 Min



Trama
L’undicenne Alexander vive in una sorta di comune alla periferia degradata di una città senza nome. Capo della piccola comunità composta da donne e bambini è un solo uomo adulto, Gregori, figura carismatica che governa incontrastata elargendo affetto e regole ferree, insegnando ai bambini a coltivare la terra ma anche a uccidere, sia per procurarsi il sostentamento vitale che per difendersi da un mondo esterno che Gregori descrive loro come ostile, ingiusto e crudele. Alexander però è sveglio e curioso, durante le sue missioni omicide al di fuori dalla comune raccoglie piccoli oggetti e viene in contatto con gli abitanti di quel mondo esterno, cominciando a porsi qualche domanda sulle regole imposte da Gregori e su quel padre padrone di cui ha sempre accettato la weltanschauung.
 
Recensione
Partisan è una parabola su un microcosmo distopico (e dispotico) in cui pensare con la propria testa vuol dire rischiare l’isolamento, e forse anche la vita. Il regista australiano Ariel Kleiman debutta al lungometraggio dopo una manciata di corti pluripremiati inserendosi in quel circuito festivaliero del quale condivide pregi e difetti: dalla parte dei difetti la lentezza dilatata, l’autocompiacimento e anche una certa furbizia nell’usare i codici espressivi cari ai critici internazionali. Dalla parte dei pregi, e sono molti, la padronanza del mezzo cinematografico, la capacità di creare un universo che obbedisce solo alle proprie regole narrative e filmiche (in perfetta aderenza fra forma e contenuto, trattandosi di una storia su una comunità autoctona), la volontà di raccontare principalmente per immagini senza scendere in spiegazioni didascaliche, la qualità iponotica ed enigmatica della narrazione.
Partisan deve sicuramente molto al cinema che lo ha preceduto, da Il signore delle mosche a Dogtooth passando per Mosquito Coast ma anche, per restare in ambiente australiano, per quell’Animal Kingdom che dà anche il nome a uno dei produttori del film di Kleiman. È supremamente aussie l’abilità nel correlare la ferocia di Gregori e dei suoi piccoli killer alla bestialità intrinseca nella natura umana, la cui componente ferina è sempre latente sotto la superficie civilizzata: un contrasto particolarmente visibile in paesi come l’Australia, dove flora e fauna selvagge sono ancora dominanti sull’urbanizzazione, e in cinematografie come quelle di Peter Weir e Bruce Beresford, ma anche del neozelandese Peter Jackson.
Ad ancorare Partisan in termini di gravitas e credibilità sono le eccellenti performance di Vincent Cassell nei panni di Gregori, potente più nel mostrare vulnerabilità ed empatia che nel lasciar trapelare la violenza repressa e la minaccia sotto l'apparenza paterna, e del neofita Jeremy Chabriel, di impressionante intensità espressiva e di evidente (nel senso di ben visibile) fibra morale.
Attraverso questa favola nera, in cui tutta la conoscenza passa attraverso un unico orco che fornisce il training e gli strumenti per uccidere ma non quelli per sviluppare un pensiero autonomo, Kleiman racconta in forma metaforica la tragedia dei bambini soldato cui è proibita la disobbedienza alla regola omicida, e più in generale la necessità di mettere in discussione l’autorità e autodeterminarsi, scegliendo autonomamente l'universo cui vogliamo appartenere. 

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