29/10/13

Sole a catinelle


sab 9_11 ore 21,15
dom 10_11 ore 18,00 - 21,00

prima visione!

GENERE: Comico, Commedia
REGIA: Gennaro Nunziante
SCENEGGIATURA: Checco Zalone, Gennaro Nunziante
ATTORI: Checco Zalone, Aurore Erguy, Miriam Dalmazio, Robert Dancs, Valeria Cavalli, Orsetta De Rossi, Ruben Aprea, Matilde Caterina, Stefano Sabelli, Daniela Piperno, Lydia Biondi, Augusto Zucchi, Marco Paolini
FOTOGRAFIA: Agostino Castiglioni
MONTAGGIO: Pietro Morana
MUSICHE: Luca Medici
PAESE: Italia 2013




Se sarai promosso con tutti dieci papà ti regala una vacanza da sogno". È questa la promessa che Checco fa al figlio Nicolò. Fin qui tutto bene, il problema è che Checco, venditore di aspirapolvere in piena crisi sia con il fatturato che con la moglie, non può permettersi di regalare al figlio nemmeno un giorno al mare. E quando Nicolò riceve la pagella perfetta, la promessa va mantenuta. Fortuna che a Checco non manca l'ottimismo; partito con la speranza, delusa, di vendere qualche aspirapolvere ai suoi parenti in Molise, si ritrova a casa di Zoe, una ricchissima ragazza che ha un figlio proprio dell'età di Nicolò. Nasce un'amicizia tra i due bambini e Zoe "adotta" Checco e Nicolò e li fa entrare nel suo mondo: inviti a party esclusivi, bagni in piscine fantastiche e ancora yacht, cavalli, campi da golf, serate a Portofino. E naturalmente Checco travolgerà lo stile compassato e in fondo ipocrita di questo mondo con la sua travolgente simpatia e innocente spregiudicatezza. via

28/10/13

L'arbitro

gio 31_10 ore 21.15


GENERE: Commedia
REGIA: Paolo Zucca
SCENEGGIATURA: Paolo Zucca, Barbara Alberti
ATTORI:
Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Francesco Pannofino, Marco Messeri, Benito Urgu, Jacopo Cullin
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
PAESE: Italia, Argentina 2013






Trama
L'arbitro Cruciani, detto il principe, è un dei fischietti più in vista nel calcio europeo che conta e quest'anno, vista l'assenza italiana nelle fasi finali potrebbe anche arbitrare l'ambita finale che gli spalancherebbe le porte del Fischietto d'Argento. Intanto in Sardegna nella terza divisione una squadra locale comincia a ribaltare la propria sorte e da ultima nel campionato lentamente risale la china grazie al ritorno dall'Argentina del figlio di un compaesano emigrato. L'obiettivo è raggiungere e magari superare la squadra del paese nemico in una zona che pare vivere solo di pastorizia e rivalità calcistica.


Recensione

Nel 2009 L'arbitro, di Paolo Zucca, vince il premio come miglior corto ai David di Donatello. Nel 2013 L'arbitro, di Paolo Zucca, arriva come lungometraggio alla Mostra di Venezia nella sezione Giornate degli autori. Il regista ha gonfiato la storia in un lungo che funziona da grande prequel, tenendo gli eventi narrati nel corto tutti nell'ultima parte. In questa maniera aver visto o meno il cortometraggio non pregiudica la visione del film ma in un certo senso il prodotto nel suo complesso ne esce sfilacciato.
L'arbitro infatti è dominato da diverse anime che mal si conciliano nè trovano una vera armonia. La storia d'amore, il grottesco felliniano dei volti e dei dialetti, del vento e della recitazione esagerata, unito a quello gretto in stile Ciprì e Maresco, la dimensione estetizzante fornita da un bianco nero pulito e raffinato grazie al quale ogni cielo nero rimanda ai grandi western e ogni controluce disegna sagome perfette, il melodramma accennato delle faide e anche la corruzione sportiva fatta di saune, cattolicesimo, palazzi di potere e convenienze vivono di acuti ma non si amalgamano come dovrebbero. Il film non sembra così un'opera unica ma l'unione di più istanze diverse.
Tuttavia sarebbe miope non notare il talento di Paolo Zucca, regista inventivo e ironico, capace di creare momenti originali su un canovaccio molto abusato dal nostro cinema (le piccole e amabili ridicolaggini della vita provinciale), in grado di disegnare personaggi lontani da ogni epica eppure vicini ad ogni cuore (selezionati con grande abilità di casting), semplicissimi e basilari nella scrittura ma fenomenali nella riuscita filmica. L'arbitro trabocca di invenzioni che parlano molto più della trama: cimiteri da attraversare per giungere ai campetti, cavalli che entrano nei bar per guardare dall'alto verso il basso, allenatori ciechi, superalcolici consumati davanti ai tifosi prima di entrare in campo e molto altro.
Con tutti i suoi difetti L'arbitro è un film che nei suoi momenti migliori trova una potenza non comune, che anche quando si cimenta su un terreno molto usuale, scarta il prevedibile e parla con una voce personale trascendendo la propria trama, riprendendo volti noti (Geppi Cucciari, Stefano Accorsi) in maniere inedite, come corpi che non conosciamo.
Il film di Zucca parla del potere esercitato e di quello subito, riuscendo a farlo molto meglio nel mettere in scena uno sfottò provinciale rispetto a ordire trame nei grandi palazzi del calcio, è più potente e memorabile quando gioca con la musica swing e movenze arbitrali grottesche (la trovata che già animava il corto) che non quando cerca un parallelo tra la corruzione calcistica ad alti livelli e quella politica, vive d'immagini e non di parole. Gabriele Niola

Approfondimenti
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22/10/13

La prima neve

sab 26_10 ore 21.15
dom 27_10 ore 18.00 e 21.00

Locandina La prima neve
GENERE: Drammatico
REGIA: Andrea Segre
SCENEGGIATURA: Andrea Segre, Marco Pettenello
ATTORI: Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Roberto Citran, Jean Christophe Folly, Matteo Marchel, Peter Mitterrutzner
FOTOGRAFIA: Luca Bigazzi
PRODUZIONE: Jolefilm, Tasci, Trentino Film Commission
PAESE: Italia 2013
DURATA: 104 Min
NOTE: Presentato nella sezione Orizzonti 
al Festival di Venezia 2013.





Trama
Pergine, piccolo paese del Trentino ai piedi della Val de Mocheni. E' lì che è arrivato Dani, fuggito dal Togo e poi nuovamente costretto a fuggire dalla Libia in fiamme. Dani ha una figlia piccola (che gli ricorda troppo la moglie morta per volerle davvero bene) e una meta: Parigi. In montagna, dove ha trovato lavoro presso un anziano apicoltore, fa la conoscenza di Michele, un bambino che soffre ancora per la perdita improvvisa del padre.


Recensione

Andrea Segre prosegue con questo suo secondo film di finzione dopo Io sono Li la personale ricerca del rapporto tra gli esseri umani e i luoghi che ne ospitano le vicende sia che vi appartengano dalla nascita sia che vi siano giunti per i rovesci della sorte.
Come Shun Li Dani è arrivato in un'Italia di cui non conosce le tradizioni ma, a differenza della donna cinese, non subisce le offese del razzismo strisciante. Perché questo film di Segre non vuole ripercorrere le orme dell'opera precedente. Dani l'emarginazione ce l'ha dentro come il piccolo Michele ed è data dal dolore profondissimo di una perdita, di un lutto che sembra impossibile elaborare. Hanno a fianco persone che vorrebbero aiutarli (l'anziano apicoltore per l'uno,la madre per l'altro) ma è come se avessero eretto un muro a difesa della loro sofferenza. Il bosco finisce così per diventare non il luogo fiabesco dove incontrare pericolosi lupi (qui semmai a fare danni è un orso) ma lo spazio, tra luci ed ombre, dove trovare una solitudine che può farsi cammino comune. "Le cose che hanno lo stesso odore debbono stare insieme" dice il vecchio a proposito di legno e miele. Dani e Michele sono impregnati dello stesso odore della deprivazione che li porta a pensare di non essere più capaci di amare coloro che hanno invece più bisogno di loro. Potrebbero avere entrambi bisogno di quella prima neve che offra una nuova visione del mondo, esteriore ed interiore.
Massimo Troisi, dopo il successo di Ricomincio da tre affermava, con la saggezza che lo contraddistingueva, di non voler fare il secondo film ma di voler passare direttamente al terzo. Perché una regola non scritta del cinema di finzione dice che se la prima opera è venuta bene la seconda non sarà altrettanto valida. La prima neve costituisce una delle rare eccezioni alla regola. Giancarlo Zappoli

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21/10/13

Sacro GRA

ven 25_10 ore 21.15


GENERE: Documentario
REGIA: Gianfranco Rosi
SCENEGGIATURA e FOTOGRAFIA: Gianfranco Rosi
MONTAGGIO: Jacopo Quadri
PAESE: Italia 2013
DURATA: 93 Min

NOTE: Vincitore del Leone d'Oro per il miglior film al Festival di Venezia 2013.





Trama
Intorno al Grande raccordo anulare di Roma (GRA) si svolgono diverse esistenze. Un nobile piemontese decaduto che vive con la figlia in un appartamento in periferia (accanto ad un dj indiano), un pescatore d'anguille, un esperto botanico che combatte per la sopravvivenza delle palme, un paramedico con una madre affetta da demenza senile, delle prostitute transessuali, un nobile che vive in un castello affittato come set per fotoromanzi, alcuni fedeli che osservano un'esclisse al Divino Amore attribuendola alla Madonna e delle ragazze immagine di un bar.
Nonostante sia raccontato in maniera non lineare, incrociando le diverse storie che il regista ha scelto di seguire, Sacro GRA appare come un road movie che non attraversa nulla, come se il regista avesse solcato un territorio fermandosi in diversi punti per documentarne l'eterogeneità. Invece è un cerchio il percorso battuto in due anni di lavorazione, tragitto che per antonomasia non conduce a nulla ma collega tutto.


Recesione

Intorno alla mastodontica struttura che racchiude Roma Rosi ha studiato l'elemento umano, come sempre avviene nei suoi documentari che partono da un paesaggio per indagare i suoi abitanti. In questo caso il paesaggio umano che si muove nel paesaggio urbano a pochi metri dal raccordo, visto attraverso il montaggio che il regista fa delle decine di ore di materiale girato, diventa un paesaggio cinematografico.
Se il cinema di finzione ha la capacità di fondare la mitologia dei luoghi realmente esistenti in cui sceglie di ambientare le sue storie, Sacro GRA scarta subito la soluzione più semplice solitamente lasciata ai documentari e riprende pochissimo il raccordo in sè. Sono gli uomini a definire il luogo e non viceversa, un'umanità assurda, paradossale e imprevedibile. Persone e caratteri che la realtà sembra ereditare dal cinema (tanto che ci si chiede cosa si sia ispirato a cosa).
Si fa infatti fatica ad accettare la realtà documentaristica delle storie di Sacro GRA tanto il loro svolgersi pare in linea con i dettami e gli stilemi dei generi del cinema. Alcuni segmenti ricordano le commedie italiane anni '50, altri hanno personaggi che parlano di "antipasti della vendetta" e di attacchi come in un film di guerra, altri sono apertamente grotteschi e caricaturali, altri ancora non disdegnano il dramma intimista della vecchiaia o il kammerspiel, con una finestra a fare da frame nel frame.
In ogni caso è la capacità fuori dal normale di Gianfranco Rosi di posizionare la videocamera (quindi scegliere il suo punto di vista sugli eventi) a provocare la trasfigurazione del reale in mitologia del cinema. Come se fosse andato ai confini del mondo (e invece, lo si ripete, ha solo girato in tondo) Rosi riesce a distruggere ogni convenzione documentarista per trovare il cinema nella realtà attraverso lo sguardo e raccontare così il paesaggio umano più vicino a noi (dopo i narcos di El sicario e i messicani di Below sea level). Nato ad Asmara, con nazionalità italiana e americana, nell'85 si trasferisce a New York dove studia alla New York University Film School. Il suo primo mediometraggio, Boatman, risale al 1993 e viene presentato in vari festival internazionali. In seguito presenta alla Mostra del Cinema di Venezia Afterwords, nel 2001, e Below Sea Level, nel 2008, che si aggiudica i premi Orizzonti e Doc/It. Il film vince anche il premio come miglior documentario al Bellaria Film Festival, i Grand Prix e il Prix des Jeunes al Cinéma du Réel del 2009, il premio per il miglior film al One World Film Festival di Praga, il Premio Vittorio De Seta al Bif&st 2009 per il miglior documentario ed è nominato come miglior documentario all'European Film Awards 2009.
Del 2010 è invece il lungometraggio El sicario - Room 164, film-intervista su un sicario messicano che vince diversi premi. Dirige inoltre varie pubblicità progresso, ma il successo vero e proprio arriva nel 2013, quando il suo documentario Sacro GRA, che racconta vite difficili intorno al Grande Raccordo Anulare di Roma, vince il il Leone d'oro al miglior film alla 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Gabriele Niola 

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15/10/13

Anni felici

sab 19_10 ore 21.15
dom 20_10 ore 18.00 - 21.00


GENERE: Drammatico
REGIA: Daniele Luchetti
ATTORI: Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Martina Gedeck, Samuel Garofalo, Niccolò Calvagna, Benedetta Buccellato, Pia Engleberth
FOTOGRAFIA: Claudio Collepiccolo
MUSICHE: Franco Piersanti
PAESE: Francia, Italia 2013
DURATA: 100 Min





Trama
1974, Roma. Guido è un artista che vorrebbe essere d'avanguardia, ma si sente intrappolato in una famiglia troppo borghese e invadente. Serena, sua moglie, non ama l'arte, ma ama molto l'artista e infatti lo "invade". I loro figli, Dario e Paolo, 10 e 5 anni, sono i testimoni involontari della loro irresistibile attrazione erotica, dei loro disastri, dei tradimenti, delle loro eterne trattative amorose. Tra happenings artistici, colpi di testa, film in super 8, pigre vacanze, design e confessioni, il film racconta gli anni felici - ma che sembravano infelici - di una famiglia che, provando ad essere più libera, si ritrova in una prigione senza vie di fuga. Riusciranno a salvarsi?

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14/10/13

Mood Indigo - La schiuma dei giorni


ven 18_10 ore 21.15


GENERE: Commedia, Drammatico
REGIA: Michel Gondry
SCENEGGIATURA: Laurent Turner
ATTORI: Audrey Tautou, Romain Duris, Charlotte Le Bon, Gad Elmaleh, Omar Sy, Jamel Debbouze, Vincent Lindon, Jean-Pierre Darroussin
FOTOGRAFIA: Christophe Beaucarne
MUSICHE: Étienne Charry
PAESE: Francia 2013
SOGGETTO: Dal romanzo di Boris Vian "La schiuma dei giorni" (ed. Marcos y Marcos)





Trama
Colin è un giovane uomo che spende le sue giornate dentro una casa e una città surreali. Ricco di una fortuna sufficiente a permettergli di vivere senza lavorare, è accudito da un topo e da un cuoco che coltiva una cucina 'decorativa' e cita Jules Gouffé. A una festa Colin si innamora di Chloé, a cui chiede molto presto mano e cuore. Pazzo di gioia suggerisce a Chick, amico fraterno e compagno di pianococktail, di sposare la sua Alise per vivere come lui felice e contento. La dote che Colin mette generosamente a disposizione del matrimonio dell'amico viene però impiegata nell'acquisto di opere di Jean Sol Patre, filosofo esistenzialista con pipa e cravatta. Ossessionato dalla propria collezione, Chick rimanda le nozze con Alise e partecipa al matrimonio e alla felicità di Colin, minacciata da una malattia che cova nel petto bianco di Chloé. Colin impegna tutto il suo denaro in fiori di dolorosa bellezza per contrastare l'effetto esiziale di una ninfea letale che vorrebbe soffocare l'amata. Addolorato e sempre più povero, comincia a lavorare mentre la casa intorno a lui si restringe e il mondo impazzisce inghiottendo tutti quelli che ama.




Recensione
Secondo Raymond Queneau "La schiuma dei giorni" è forse il più straziante dei romanzi d'amore. Una storia semplice quella di Boris Vian, che sviluppa i suoi personaggi in un universo poetico e inaspettato dove amore, malattia e morte si esibiscono sulle note jazz e nel mood indaco di Duke Ellington. E tra l'azzurro e il viola si muove pure la trasposizione cinematografica di Michel Gondry, che col romanzo di Vian è cresciuto e ha nutrito la sua immaginazione. Dopo aver applicato alla materialità delle immagini l'arte del sogno (Be Kind Rewind), elogio sublime del cinema e dell'analogico, Gondry mette mano e cuore a un romanzo affamato di vita come il suo autore. Il lirismo scoperto del suo cinema lo rendeva candidato ideale a trasferire sullo schermo il surrealismo, la schizofrenia onirica, l'eccentricità oggettistica, l'animismo e l'impossibilità della felicità amorosa delle pagine di Boris Vian.
E invece qualcosa nella traduzione si è perso ingombrando il film, dove la ridondanza della scenografia strangola i personaggi e soffoca i sentimenti. Mood Indigo - La schiuma dei giorni 'porta fuori' il mondo interiore di Colin e Chloé, dissipandolo nelle loro azioni e negli effetti speciali artigianali. L'eccezionale inventiva di Vian si annulla in quella altrettanto traboccante di Gondry, producendo una distanza emotiva quasi insormontabile tra film e spettatore. Diversamente dalle opere precedenti, l'esplosione di immaginario non innesca una rigenerazione capace di riscrivere la realtà col furore di un poeta. È nel secondo atto, quello tragico di una malattia che non permette di invecchiare, che il film si incendia. Mood Indigo - La schiuma dei giorni splende nel tempo in cui perde letteralmente il colore e scolora in un bianco e nero dove il mondo, la vita e i sentimenti assumono contorni incerti, sfumando l'uno nell'altro. La malattia e la morte non trasformano solo le persone ma cambiano anche gli spazi, li riducono come la casa di Colin e Chloé, che si riproporziona nelle dimensioni e alle dimensioni di un topo grigio dai baffi neri, testimone muto della rovina economica e della caducità dei corpi.
Sagome da set intagliate nell'arte del sogno sono Romain Duris e Audrey Tautou, miniature in cerca di una dimensione reale in cui amarsi e viversi prima che la natura faccia scempio dei loro cuori. Dolci e gentili, infantili e illusori, cantano l'incanto totale dell'amore sopra una nuvola e una Parigi (in)distinguibile. Smantellando e riassemblando i materiali organici del fare cinema, Gondry realizza un film di geometrie implosive e di oggetti reali destinati ad animarsi nelle sue mani e nel suo sguardo che, a un passo dalla fine, afferra la luce di Boris Vian e il fiore malvagio che l'ha spenta.
Marzia Gandolfi

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08/10/13

Aspirante vedovo

sab 12_10 ore 21.15
dom 13_10 ore 18.00 e 21.00


GENERE: Commedia
REGIA: Massimo Venier
SCENEGGIATURA: Massimo Venier, Ugo Chiti, Massimo Pellegrini
ATTORI: Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Ale, Francesco Brandi, Roberto Citran, Bebo Storti, Ninni Bruschetta
PRODUZIONE: IBC Movie, Rai Cinema
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: Italia 2013
DURATA: 84 Min
NOTE: Remake della commedia "Il vedovo" di Dino Risi del 1959 con Alberto Sordi e Franca Valeri. 






Trama
Alberto Nardi si dà arie da imprenditore giovane e dinamico ma per adesso è riuscito solo a collezionare un fallimento dopo l'altro. L'unico suo vero affare, sulla carta, è stato quello di sposare Susanna Almiraghi, grande industriale del Nord, una della donne più ricche e potenti del paese. Susanna, però, non ne può più di quel marito cialtrone e inconcludente e ha deciso di lasciarlo affogare nei suoi debiti. Per Alberto è la fine, ma il destino sembra volergli dare una mano: Susanna rimane vittima di un incidente aereo. Di colpo Alberto si ritrova miliardario, l'impero di sua moglie adesso è suo e già si atteggia a grande capitano d’industria. Purtroppo per lui il sogno dura poco: Susanna su quell'aereo non è mai salita, nel giro di ventiquattrore l'equivoco si risolve ed eccola di nuovo in sella, più dura e risoluta di prima mentre Alberto torna ad essere solo e soltanto il marito dell’Almiraghi. Ma quelle poche ore hanno lasciato il segno, Alberto ci ha preso gusto e inizia a pensare al modo per liberarsi di sua moglie e tornare a recitare il ruolo a lui più congeniale: Aspirante vedovo. via

Approfondimenti
Intervista a Fabio de Luigi

07/10/13

Royal Affair


ven_11_10 ore 21,15

GENERE: Drammatico, Storico, Sentimentale
REGIA: Nikolaj Arcel
SCENEGGIATURA: Nikolaj Arcel, Rasmus Heisterberg
ATTORI: Alicia Vikander, Mads Mikkelsen, Mikkel Boe Følsgaard, Trine Dyrholm, David Dencik, Thomas Gabrielsson
MUSICHE: Gabriel Yared, Cyrille Aufort
PAESE: Danimarca, Svezia, Repubblica Ceca 2012
DURATA: 128 Min






Trama
Christian VII di Danimarca a 17 anni è già re e sposa la cugina principessa Caroline Matilda sorella del re d'Inghilterra Giorgio III. Dopo il matrimonio la sua instabilità mentale si accentua manifestandosi in una promiscuità sessuale che esclude, salvo che per la procreazione di un erede, la moglie dai rapporti. Strumento del tutto passivo di un Consiglio di Corte assolutamente reazionario Christian cambia atteggiamento dopo aver conosciuto Johann Friedrich Struensee. Costui è un medico tedesco convinto assertore delle idee dell'Illuminismo il quale, divenuto suo dottore personale, riesce a instillare i propri ideali nel re il quale li impone ai suoi ministri sempre meno disposti a ottemperare ai suoi ordini. Intanto la sempre più negletta Caroline inizia una relazione con Struensee.
Chi non è cultore della storia danese inizialmente, dinanzi a questo film, può pensare di trovarsi dinanzi a una ben costruita narrazione di un triangolo amoroso in costume d'epoca. Invece il plot di base corrisponde rigorosamente a quanto accaduto e riportato non solo nei manuali scolastici ma anche in 15 libri nonché in un'opera lirica e in un balletto. Difficile non cadere nelle maglie della ricostruzione finalizzata alla relazione sentimentale in questi casi. Arcel ci é riuscito.

Recensione
Il film ci propone uno sguardo inedito su un Paese nordico del quale conosciamo spesso solo vagamente il passato. Riesce cioè a mostrare, non dimenticando mai lo spettacolo, la perigliosa penetrazione delle idee dell'Illuminismo in un contesto finalmente diverso da quello francese a cui il cinema ci ha abituato. La grettezza di una Corte che si avvantaggia dell'instabilità psichica di un re e che vede pian piano prendere piede idee pericolose che provengono da un altro manipolatore, il medico privato di sua maestà è descritta con misura ma anche con acutezza. La manipolazione di Struensee è però a favore di un popolo ridotto nelle peggiori condizioni al quale si vogliono offrire vaccinazioni e fognature. Abolire la tortura per ottenere confessioni è ancora oggi per molti un'idea peregrina. Figurarsi all'epoca.
Ecco allora che quella che avrebbe potuto proporsi come l'ennesima e poco interessante storia di amori nascosti e di tradimenti palesi oppure, ancor più banalmente, nel ritratto di un re pazzo diviene occasione per riflettere su un periodo storico complesso dal quale, nonostante una repressione tanto ottusa quanto feroce, nacque l'età moderna che sembra non aver ancora fatto propri, se non sulla carta, alcuni di quei princìpi. Giancarlo Zappoli

Approfondimenti
Rassegna stampa

01/10/13

Universitari - molto più che amici

sab 5_10 ore 21,15
dom 6_10 ore 18,00 - 21,15

GENERE: Commedia
REGIA: Federico Moccia
SCENEGGIATURA: Federico Moccia, Ilaria Carlino
ATTORI: Simone Riccioni, Brice Martinet, Primo Reggiani, Maria Chiara Centorami, Nadir Caselli, Sara Cardinaletti, Paola Minaccioni, Enrico Silvestrin, Luis Molteni, Maurizio Mattioli, Barbara De Rossi, Amanda Sandrelli
PRODUZIONE: Prodotto da Marco Belardi per Lotus Production e da Medusa Film
PAESE: Italia 2013
DURATA: 90 Min
Sito Ufficiale




Trama
Carlo, Faraz e Alessandro, sono tre universitari fuori sede, che dividono una casa. Anzi no, non proprio una casa: "Villa Gioconda", una ex clinica in disuso che il padrone ha deciso di affittare a studenti fuori-sede, senza neanche rimetterla troppo a posto. Convivere tra maschietti è facile, ognuno col proprio disordine, con le proprie non-regole, con il proprio metodo di studio. L'universo maschile in cui vivono, però, sta per essere invaso dalle donne. Il padrone di casa decide di affittare anche a ragazze, contravvenendo a una vecchia regola da lui imposta anni addietro. Saranno così Francesca, Giorgia ed Emma ad irrompere a ‘Villa Gioconda’ sconvolgendo l'instabile equilibrio cameratesco e mettendo la casa in subbuglio. Carlo, Giorgia, Emma, Alessandro, Faraz e Francesca, affrontano così un anno di università insieme: quel lungo momento magico e durissimo in cui ci si prepara il futuro con le proprie mani, quella specie di ultima vacanza prima di fare davvero sul serio nella vita. A poco a poco ognuno si stacca dal proprio nido e spicca il volo da solo, non prima d’aver creato una nuova, confusissima, divertente e tumultuosa famiglia allargata, che è quella degli amici. Ed ecco che anche una vecchia clinica con l’impianto elettrico marcio e qualche sedia a rotelle in cantina, può improvvisamente diventare teatro di un’avventura folle e indimenticabile. Indimenticabile come gli anni dell’università e degli amori che si vivono a vent'anni.
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