26/11/12

Una famiglia perfetta

sab 01_12 ore 21,15
dom 02_12 ore 18,00 - 21,00

sab 08_12 ore 21,15
dom 09_12 ore 18,00 - 21,00


Locandina Una famiglia perfettaGENERE: Commedia
REGIA: Paolo Genovese
SCENEGGIATURA: Paolo Genovese, Luca Miniero, Marco Alessi
ATTORI: Sergio Castellitto, Marco Giallini, Claudia Gerini, Francesca Neri, Carolina Crescentini, Eugenia Costantini, Ilaria Occhini,
FOTOGRAFIA: Fabrizio Lucci
MONTAGGIO: Consuelo Catucci
PAESE: Italia 2012
DURATA: 120 Min

Sito Ufficiale







Trama
Protagonista del film è Leone (Sergio Castellitto) 50 anni, uomo potente, ricco e misterioso, ma soprattutto solo. Lo è a tal punto da arrivare ad ingaggiare una compagnia di attori, per far interpretare loro la famiglia che non ha mai avuto. La recita va in scena la notte di Natale, ma quella che avrebbe dovuto essere la festa più magica e tradizionale dell'anno, si rivela un vero incubo per tutti coloro che capitano a tiro delle stravaganze e del cinismo di Leone.




25/11/12

Il rosso e il blu


ven 30_11 ore 21,15


Locandina Il rosso e il blu

GENERE: Commedia, Drammatico
REGIA: Giuseppe Piccioni
SCENEGGIATURA: Giuseppe Piccioni, Francesca Manieri
ATTORI: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka, Silvia d'Amico, Davide Giordano, Nina Torresi, Lucia Mascino, Gene Gnocchi, Ionut Paun
FOTOGRAFIA: Roberto Cimatti
PAESE: Italia 2012
DURATA: 98 Min







Trama
Giuliana è la preside scrupolosa di un liceo, dove arriva sempre per prima, predisponendo e perfezionando aule e servizi. Fiorito è un professore di storia dell'arte che ha perso il gusto della bellezza e dell'insegnamento. Prezioso è il giovane supplente di lettere che vorrebbe salvare il mondo e interessare i suoi alunni a colpi di poesia. Operativi dentro una scuola alla periferia di Roma, Giuliana, Fiorito e Prezioso sono costretti da variabili di pochi anni e tanti brufoli a rivedere posizioni e convinzioni. Perché davvero non si smette mai di imparare.


Recensione
Il cinema di Giuseppe Piccioni incontra spesso destini e vite. In quell'incrocio di traiettorie inattese e nell'attrito che si produce, il regista comincia a scavare, frugando nel disagio ed esponendo la bellezza e la fatica di vivere. Una lavanderia, un'auto, un set, una piscina, sono i luoghi dove i suoi personaggi, sempre un po' fuori dal mondo, si tormentano mai appagati e mai riconciliati. Confermando doti e propensione preziose del suo autore, Il rosso e il blu questa volta abita la scuola, un universo immobile e immutabile, punteggiato da eterne figure umane e istituzionali. Lo spunto narrativo, fornito dalle pagine di Marco Lodoli e sceneggiato da Piccioni e Francesca Manieri, si svolge lungo i corridoi, la sala insegnanti, le aule, la palestra, individuando i 'caratteri' e la varia umanità. Dopo arrivano le azioni, esposte dal professore abdicato di Roberto Herlitzka e articolate dai suoi colleghi, ognuno a suo modo infelice e smarrito alla maniera dell'insegnante di biologia che proprio non capisce la fotosintesi, la (tras)formazione in presenza di luce. Formazione che è fissazione del giovane docente di Riccardo Scamarcio, resistente e perseverante nella ricerca di un bagliore che travolga fino a disperderla l'apatia dei suoi ragazzi, di cui disegna una pianta agevolando la sua memoria fisiognomica. Prezioso come il suo nome, il supplente di italiano troverà soltanto la biro di un'allieva impersonale e osservante che affronta 'alla lettera' scuola ed esistenza. L'altrove, agognato per le generazioni del futuro, lo intravedrà soltanto in sogno e dentro la dolcezza di un sonetto.
Intimo e corale, Il rosso e il blu crede che sia ancora possibile fare qualcosa, trovare dei livelli di comunicazione accettabili, avere il senso di un lavoro da compiere, credere nel valore della bellezza, provare simpatia e solidarietà verso gli altri esseri umani, riscattarsi in virtù della cultura e dell'amore. Anche sbagliando, cadendo, bocciando, fraintendendo si può evitare, o almeno correggere, il fallimento della trasmissione, favorendo la dimensione vitale del desiderio e frenando la volontà di godimento che rifiuta ogni limite. La trasmissione del desiderio la ritroverà pure il bisbetico professor Fiorito dentro una lezione 'romantica' che riempirà di senso il (suo) vuoto. Piccioni, dirigendo un cast nobile che accresce Scamarcio, 'disimpegna' Herlitzka, misura la Buy, scopre Elena Lietti, sfiora Gene Gnocchi e carezza Lucia Mascino, firma un film importante abitato da insegnanti che amano i loro ragazzi "non malgrado siano una causa persa ma proprio perché sono una causa persa."
Marzia Gandolfi

19/11/12

Argo

sab 24_11 ore 21,15
dom 25_11 ore 18,00 - 21,00


GENERE: Commedia, Drammatico
REGIA: Ben Affleck
SCENEGGIATURA: Chris Terrio
ATTORI: Ben Affleck, John Goodman, Alan Arkin, Bryan Cranston, Kyle Chandler, Rory Cochrane, Kerry Bishe, Christopher Denham, Tate Donovan,
FOTOGRAFIA: Rodrigo Prieto
MUSICHE: Alexandre Desplat
PRODUZIONE: Smoke House, Warner Bros. Pictures
DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Italia
PAESE: USA 2012
DURATA: 120 Min





Trama

Nel 1979, in seguito alla fuga negli Stati Uniti dello Scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi durante la rivoluzione, l'ambasciata americana di Teheran fu presa d'assalto dai rivoluzionari e i suoi impiegati sequestrati per più di 400 giorni. Sei cittadini statunitensi riuscirono a fuggire di nascosto e trovare rifugio nella residenza dell'ambasciatore canadese, il quale, a proprio rischio e pericolo, concesse clandestinamente ospitalità e supporto.
Per riportare in patria i propri connazionali la CIA organizzò una missione di esfiltrazione particolarmente audace, ideata dall'esperto del campo Tony Mendez e coadiuvata da una vera produzione hollywoodiana. Basandosi su una sceneggiatura realmente acquistata dal sindacato sceneggiatori fu data l'illusione a tutti (soprattutto alla stampa, in modo che si producessero articoli in materia) che c'era l'intenzione di girare un film di fantascienza in Iran, così da poter ottenere dal Ministero della cultura iraniano il permesso di entrare ed uscire dal paese e, nel fare questo, poter portare via i sei ospiti dell'ambasciatore canadese spacciandoli per maestranze del film.
Il titolo del finto film in questione era Argo.





Recensione
Sulle basi di questa vera storia Ben Affleck orchestra un film che forza la realtà dei fatti quanto serve per creare tensione e suspense ma non manca mai di rimarcare gli elementi di veridicità e di confinare in maniera netta le licenze cinematografiche.
Il risultato è un'opera di sorprendente solidità, animata da un'etica di ferro e capace di muoversi attraverso i tre registri principali del cinema, amalgamandoli con l'invisibile maestria di un veterano del cinema. Nonostante sia solo al suo terzo film da regista Ben Affleck si conferma uno degli autori giovani più interessanti in assoluto, capace di fondere l'azione da cinema di guerra della prima parte con la commedia hollywoodiana della seconda e infine la tensione del dramma storico della terza. Un viaggio tra diversi toni in cui l'unica costante è il regista stesso, che incarna il protagonista Tony Mendez con una recitazione minimalista e pacata, esplorando tutte le declinazioni di un'infinita malinconia di sguardo che fa il paio con il rigore morale profuso nel raccontare la sua storia.
In questo straordinario esempio di modernità cinematografica c'è tutta l'esperienza del cinema politico, teso e aggressivo della Hollywood degli anni '70, unita ad uno stile fluido ed invisibile, ad un gusto post-Mad Men per la precisa ricostruzione dei diversi costumi della società di qualche decennio fa e ad una capacità non comune di lavorare sul dettaglio della messa in scena.
Ben Affleck alza ancora l'asticella e non si accontenta più (come per Gone Baby Gone e The Town) di prendere un buon soggetto e girare con gusto e abilità un'ottima sceneggiatura ma, pur mantenendo tutto il riguardo del caso verso l'intrattenimento del proprio pubblico di riferimento, orchestra il suo racconto in modo che anche le parti più piccole, i ruoli comprimari o alcune parole pesino come macigni e siano in grado, con uno sguardo o un dettaglio, di fare il lavoro del cinema più serio e audace: stimolare nello spettatore correlazioni tra i fatti e i personaggi narrati e l'attualità, ovvero la storia della politica estera americana antecedente e soprattutto successiva al 1979. 

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18/11/12

Cena tra amici

ven 23_11 ore 21,15


GENERE: Commedia
REGIA: Alexandre de la Patellière, Matthieu Delaporte
SCENEGGIATURA: Matthieu Delaporte
ATTORI: Patrick Bruel, Valerie Benguigui, Charles Berling, Guillaume De Tonquedec, Judith El Zein, Françoise Fabian, Miren Pradier
MONTAGGIO: Célia Lafitedupont
MUSICHE: Jérôme Rebotier
PRODUZIONE: Chapter 2, Pathé, TF1 Films Prod
PAESE: Belgio, Francia 2012
DURATA: 109 Min

Sito Ufficiale






Trama
Vincent, agente immobiliare quarantenne si reca a cena dalla sorella Elizabeth e dal cognato Pierre (entrambi docenti). È stato invitato anche Claude che è un orchestrale. In attesa della ritardataria moglie Anne, Vincent si trova al centro dell'attenzione. I due infatti stanno per avere un bambino. Tutto procede per il meglio sino a quando si tocca un argomento che dà il via a una serie di situazioni problematiche: il nome scelto per il nascituro.

Recensione
Di cene più o meno tra amici, magari con delitti previsti nel menu, il cinema mondiale ne ha già imbandite tante. Meglio avrebbe fatto la distribuzione italiana a tradurre letteralmente il titolo originale o, comunque, a rievocarne la specificità. È 'il nome' non tanto la cena il perno attorno a cui ruota tutto il film. A partire dai curiosi titoli di testa in cui i cognomi di chi ha collaborato alla riuscita dell'operazione sono rigorosamente esclusi. Per proseguire poi con il percorso di un ragazzo che consegna le pizze in moto, marcato dalle intestazioni delle strade con tanto di minibiografia dei titolari.
Infatti, inserendosi nella tradizione del teatro boulevardier di qualità Cena tra amici costruisce tutto attorno a un nucleo centrale e, come accadeva a Francis Veber per il riuscito La cena dei cretini Delaporte e De la Patelliére hanno il controllo assoluto dei tempi comici. La loro è un'opera prima per quanto riguarda il cinema ma il testo è stato scritto a quattro mani e il cast (con un'eccezione) è quello della messa in scena (hit al box office) di Bernard Murat. L'eccezione è costituita da Charles Berling che sostituisce Jean Michel Dupuis aggiungendo, per il pubblico francese, un alone di Gauche acculturata che l'attore ha costruito nel corso della sua carriera. Non si pensi di trovarsi dinanzi a una rivisitazione di Carnage. Là l'incontro avveniva tra sconosciuti mentre qui c'è un passato di relazioni e di non detto che finisce per prendere il centro della scena. La teatralità originale a tratti si fa sentire, soprattutto quando i toni iniziano ad esasperarsi, ma complessivamente il film tiene e riesce a far sorridere (un po' amaramente) anche se, il doppiaggio (per quanto perfetto) priva queste commedie d'Oltralpe di quella musicalità (che si trasforma talvolta in pomposità) e di quel ritmo che sono insiti nella lingua. Il finale per alcuni costituirà una vera sorpresa (da più punti di vista). Giancarlo Zappoli

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12/11/12

Rassegna Operistica 2012–13



domenica 18 novembre 2012
Andrea Chénier
di Umberto Giordano, dal Bregenz Festival (anno 2011)

domenica 9 dicembre 2012
L'elisir d'amore
di Gaetano Donizetti, Gran Teatro la Fenice di Venezia (anno 2010)

domenica 13 gennaio 2013
Don Giovanni
di Wolfgang Amadeus Mozart, Prima del Teatro alla Scala di Milano (anno 2011)

domenica 10 febbraio 2013
Lucia di Lammermoor
di Gaetano Donizetti, Gran Teatro la Fenice di Venezia (anno 2011)
 
domenica 10 marzo 2013
La Sirenetta (balletto)
di Lena Auerbach, San Francisco Ballet (anno 2011)

domenica 14 aprile 2013
La Traviata
di Giuseppe Verdi, Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago (anno 2012)


INIZIO SPETTACOLI ORE 16.30 



Monsieur Lazhar

ven 16_11 ore 21,15

GENERE: Drammatico
REGIA: Philippe Falardeau
ATTORI: Mohamed Fellag, Sophie Nélisse, Émilien Néron, Brigitte Poupart, Danielle Proulx, Louis Champagne, Francine Ruel, Jules Philip, Sophie Sanscartier, Seddik Benslimane

PAESE: Canada 2011
DURATA: 94 Min

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Trama
Bachir Lazhar, immigrato a Montréal dall'Algeria, si presenta un giorno per il posto di sostituto insegnante in una classe sconvolta dalla sparizione macabra e improvvisa della maestra. E non è un caso se Bachir ha fatto letteralmente carte false per avere quel posto: anche nel suo passato c'è un lutto terribile, con il quale, da solo, non riesce a fare i conti. Malgrado il divario culturale che lo separa dai suoi alunni, Bachir impara ad amarli e a farsi amare e l'anno scolastico si trasforma in un'elaborazione comune del dolore e della perdita e in una riscoperta del valore dei legami e dell'incontro.



Recensione
Il film è un racconto semplice, sia dal punto di vista della struttura che dell'estetica, assolutamente naturalistica, ma suscita emozioni forti perché sembra uscito da un passato più autentico, incarnato dal personaggio del titolo, che delle nuove locuzioni per l'analisi logica non sa nulla ma conosce la sostanza, quella che non muta. Un passato, soprattutto, in cui l'insegnamento era anche iniziazione e cioè trasmissione di una passione prima che di un sapere e in cui l'abbraccio tra maestro e bambino, così come lo scappellotto, non era proibito ma faceva parte di un relazione profonda, che non poteva non contemplare anche le manifestazioni fisiche. Monsieur Lazhar è dunque un film commovente, non pietistico né moraleggiante, che riflette sulla perdita ma fa riflettere anche noi su cosa ci siamo persi per strada.
Le istanze sociali, quali il rischio di espulsione del maestro dal paese o la solitudine famigliare di molti bambini, contribuiscono al clima del film ma non sgomitano per emergere là dove non servono. Il cuore del film resta la relazione tra i bambini -Alice (Sophie Nelisse) in particolare- e il maestro, ovvero l'incontro con l'altro, la scoperta reciproca delle storie personali che stanno dietro un nome e un cognome sul registro, da una parte e dall'altra della cattedra. È questa simmetria, infatti, che, se inizialmente può suonare un po' meccanica, diviene poi responsabile della forza e della bellezza del film, specie perché il regista e sceneggiatore Philippe Falardeau non pone tanto l'adulto al livello dei bambini quanto il contrario. Posti di fronte alla necessità di superare un trauma che alla loro età non era previsto che si trovassero sulla strada, gli alunni di Bachir sperimentano il senso di colpa, la depressione e la paura esattamente come accade all'uomo, nel suo intimo.
Insegnando ai bambini e a se stesso a non scappare dalla morte, Lazhar (si) restituisce la vita. Marianna Cappi 

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05/11/12

Venuto al mondo


sab 17_11 ore 21,15
dom 18_11 ore 19,00 - 21,15

GENERE: Drammatico
REGIA: Sergio Castellitto
SCENEGGIATURA: Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini
ATTORI: Penélope Cruz, Emile Hirsch, Sergio Castellitto, Adnan Hasković, Pietro Castellitto, Saadet Aksoy, Luca De Filippo, Jane Birkin, Mira Furlan, Jovan Divjak
PAESE: Spagna, Italia, Croazia 2012
DURATA: 127 Min

prima visione!




Una mattina Gemma sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni. Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico, fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere. Il romanzo, da cui è tratto il film, racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi invecchiati in un dopoguerra recente. Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri. Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una guerra che mentre uccide procrea. L'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché questo è un romanzo contemporaneo. Di pace e di guerra. La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere. La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa. L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dalla storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto. Un romanzo-mondo, di forte impegno etico, spiazzante come un thriller, emblematico come una parabola. mymovies.it




Shame

ven_09_11 ore 21,15


GENERE: Drammatico
REGIA: Steve McQueen
SCENEGGIATURA: Abi Morgan, Steve McQueen
ATTORI:Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware, Elizabeth Masucci, Robert Montano, Lucy Walters, Mari-Ange Ramirez, Alex Manette
PAESE: Gran Bretagna 2011
DURATA: 101 Min
VISTO CENSURA: VM14







Trama
Brandon ha un problema di dipendenza dal sesso che gli impedisce di condurre una relazione sentimentale sana e lo imprigiona in una spirale di varie altre dipendenze. Nulla traspare all'esterno: Brandon ha un appartamento elegante, un buon lavoro ed è un uomo affascinante che non ha difficoltà a piacere alle donne. Al suo interno, però, è un inferno di pulsioni compulsive. Va ancora peggio alla sorella Sissy, bella e sexy, ma più giovane e fragile, la quale passa da una dipendenza affettiva ad un'altra ed è sempre più incapace di badare a se stessa o di controllarsi.

Recensione
Dopo aver colpito indelebilmente gli occhi di chi ha visto il suo primo film, Hunger, il videoartista britannico Steve McQueen richiama con sé Michael Fassbender come protagonista di Shame, un film che è altrettanto politico, nelle intenzioni, per quanto non lo sia esplicitamente nel soggetto (com'era invece per la vicenda di Bobby Sands).
Alla prigionia del carcere, dove l'uomo è privato di tutto, si sostituisce qui una trappola mentale altrettanto incatenante e umiliante, favorita paradossalmente dalla libertà di potersi comprare tutto e subito: una escort, una stanza d'albergo o un film. È l'altra faccia della società "on demand" quella che McQueen racconta in questo dramma privatissimo solo all'apparenza, venato di una tristezza senza freni. La nudità di Fassbender, che apre il film, è soprattutto una condizione figurata e quando, man mano che il minutaggio avanza, l'interpretazione dell'angoscia si fa più dichiarata e arrivano le lacrime e le contorsioni, si ha quasi l'impressione che non aggiungano molto ma diano solo più senso a quelle prime sequenze, che già contenevano tutto.
Meno straordinario di Hunger, più imploso e grigio (non solo nella pigmentazione), Shame conferma la grande capacità di McQueen nella scelta delle inquadrature, il suo lavoro singolare sul sonoro, la poetica dell'accostamento di bellezza e brutalità, qui meno evidente ma non meno presente. Ma un grande dono viene senza alcun dubbio al film dal contributo di Carey Mulligan, che presta la sua bravura al personaggio tragico di Sissy e al suo sogno senza fondamento di un "brand new start", di poter ricominciare da capo lì a New York perché, come canta in una sequenza da brivido, "if I can make it there I'll make it anywhere". Ma è vero soprattutto il contrario. Marianna Cappi 

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