18/06/17

LE COSE CHE VERRANNO

Venerdì d'essai

ven 23_6 ore 21.15


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GENERE: Drammatico
ANNO: 2016
REGIA: Mia Hansen-Løve
ATTORI: Isabelle Huppert, André Marcon, Edith Scob, Sarah Le Picard, Yves Heck
SCENEGGIATURA: Mia Hansen-Løve
FOTOGRAFIA: Denis Lenoir
MONTAGGIO: Marion Monnier
PAESE: Francia, Germania
DURATA: 102 Min



Trama
Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l’idealismo giovanile “nell’ambizione più modesta di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste” e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli, e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: suo marito le confessa di volerla lasciare per un’altra donna e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un’inaspettata libertà. Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita.

Recensione
Identificata fino a questo momento come la cantrice della giovinezza e della sua energia, Mia Hansen-Løve ha spostato ora il suo sguardo e la sua attenzione verso una fascia anagrafica più alta, raccontando la storia di una donna matura che, improvvisamente, vede crollare tutte le sue certezze familiari e professionali sul suo futuro. Rimane immutata la capacità della regista francese di fare del suo cinema un linguaggio fresco e vitale, in connessione costante col tempo del racconto, e funziona molto bene il ritratto al femminile del personaggio di una Isabelle Huppert che, dopo Elle, regala un'altra interpretazione di altissimo livello. Peccato per una serie di piccoli vezzi intellettuali di troppo, peccato che il film tradisca, qui e lì, la voglia di affrancarsi dai modelli dell'ex compagno Olivier Assayas cercando di replicarli. 

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UN APPUNTAMENTO PER LA SPOSA

gio 22_6 ore 21.15

sab 24_6 ore 21.15

dom 25_6 ore 18.00 e 21.15



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GENERE: Drammatico
ANNO: 2016
REGIA: Rama Burshtein
ATTORI: Noa Koler, Amos Tamam, Oz Zehavi, Oded Leopold, Jonathan Rozen
SCENEGGIATURA: Rama Burshtein
FOTOGRAFIA: Amit Yasur
MONTAGGIO: Yael Hersonski
MUSICHE: Roy Edri
PAESE: Israele
DURATA: 110 Min



Trama
Un appuntamento per la sposa ruota intorno all'assurda vicenda di Michal (Noa Koler), piantata dal promesso sposo Gidi poche settimane prima delle nozze. Invece di annullare i preparativi per la cerimonia, la trentaduenne ebrea ortodossa reagisce confidando nella fede che ha abbracciato dodici anni prima, convinta di riuscire a trovare, per intercessione divina, un sostituto marito entro la data stabilita: "ho il luogo, il vestito, l'appartamento. Dio mi troverà sicuramente un marito!". Inizia così la folle ricerca del partner ideale (o da un altro punto di vista, la fuga dalla condizione di single) attraverso una serie di incontri fortuiti e appuntamenti combinati, diretti a incontrare il "vero" amore, senza accontentarsi di un signor qualsiasi che aspetti all'altare vestito di tutto punto. Michal riesce a circoscrivere la rosa dei candidati a una famosa rock star di nome Yos (Oz Zehavi), il quale però non ha alcuna intenzione di osservare lo Shabbat, e all'affascinante professore Assaf, conosciuto quando la data ormai si avvicina. C'è anche il religioso Shimi (Amos Tamam), il proprietario della location del matrimonio, che sin dall'inizio osserva impaziente e divertito gli sviluppi dei deliranti piani di Michal. Resta ancora da dire che seppure gli uomini coinvolti si dimostrino interessati a lei, non è detto che accettino di sposarla con un così breve preavviso. Michal scopirà a sue spese che interpretare la volontà divina non è poi così semplice come pensava.

Recensione
Dopo La sposa promessa, la regista israeliana Rama Burshtein racconta un altra storia tutta al femminile, e tutta dentro il mondo dell'ebraismo ortodosso, incurante dei confronti col mondo esterno e delle possibili e miopi polemiche femministe legate alla storia di una ragazza che vuole e deve trovare un marito in 22 giorni. Grazie a degli attori bravissimi, e alla capacità di gestire con grazia ed equilibrio l'alternarsi del registro leggero e di quello drammatico, il film della Burshtein finisce col raccontare una storia inebriante, e molto più complessa e universale di quanto si potrebbe superficialmente essere portati a pensare. (federico gironi) 

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MICHELANGELO - AMORE E MORTE

mar 20_6 ore 21.15

mar 21_6 ore 21.15


Sconto per chi prenota!
Biglietti: intero: 10,00 € - ridotto 8,00 € per prenotati alla mail info@cinemamarconi.com (prenotazione valida fino alle ore 12.00 del giorno di proiezione)

Uomo dall’energia straripante, ossessionato dall’arte, a tratti selvatico, complesso, fragile, assolutamente geniale. Michelangelo Buonarroti (1475-1564), figlio del podestà Ludovico di Leonardo Buonarroti Simoni, fu uno dei giganti che attraversarono la magnifica stagione del Rinascimento italiano. La sua esistenza tormentata e burrascosa e il suo eccezionale talento ne fecero uno degli artisti più amati di tutti i tempi, autore di capolavori come il David, la Pietà, Mosè, la Cappella Medicea, la volta della Sistina e il Giudizio Universale, la Pietà Rondanini…



Scultore, pittore, architetto e poeta, l’artista nato a Caprese nel 1475 sarà il protagonista dell’ultimo docu-film, con eccezionali immagini in alta definizione, della stagione 2017 della Grande Arte al Cinema. Michelangelo. Amore e morte, che arriverà nelle sale per tre giorni, solo il 19, 20 e 21 giugno, propone infatti un viaggio cinematografico d’eccezione attraverso le opere, i musei e i luoghi fondamentali della vita del Buonarroti: Firenze naturalmente, e poi Roma e la Città del Vaticano.

Diretto da David Bickerstaff e prodotto da Phil Grabsky il docu film si snoda attorno a una delle figure più carismatiche ed enigmatiche del Rinascimento, esplorandone i rapporti con i contemporanei e l’eredità artistica che ha lasciato dietro di sé. Ripercorrendo la biografia di Vasari, si comincia con l’apprendistato nella bottega del Ghirlandaio e l’incontro con Lorenzo il Magnifico nel Giardino di San Marco, una sorta Accademia ante litteram dove i giovani talenti studiavano le opere e le tecniche artistiche, copiando giorno dopo giorno le collezioni di arte antica dei Medici; seguono lo studio attento del corpo umano, di cui ci racconta il professore di anatomia Peter Abrahams, e la relazione complessa con i vari, eccezionali artisti fiorentini dell’epoca. Il film invita gli spettatori ad esaminare intimamente le opere e il processo artistico di Michelangelo: dalle cave di Carrara da cui ha attinto i suoi marmi, come ci racconta Francesca Nicoli dei Laboratori Artistici Nicoli, sino ai segreti dei lavori di più recente attribuzione.

Il percorso si snoda infatti dalle opere più antiche, come i rilievi marmorei della Madonna della Scala e della Centauromachia conservati a Casa Buonarroti, cui ci introduce il direttore Alessandro Cecchi, per passare poi ad analizzare il Crocifisso di Santo Spirito in legno policromo, mostrando la cura con cui l’artista, ancora giovanissimo, riesce a descrivere l’anatomia del Cristo. Il documentario ci guida quindi alla scoperta dei grandi capolavori pittorici, dal Tondo Doni degli Uffizi alla Deposizione di Cristo nel sepolcro della National Gallery, dalla volta della Cappella Sistina al Giudizio Universale, e approfondisce il delicato e appassionato tema del non finito che caratterizza molte delle opere dell’artista.

Il regista propone inoltre un excursus al Victoria and Albert Museum di Londra dove Holly Trusted, Curatrice del Dipartimento Sculture del museo, ci accompagna nell’Italian Cast Court, ora ribattezzata Weston Cast Court, dove spicca la copia in gesso del David di Michelangelo, realizzata da Clemente Papi nel 1850 e destinata alla formazione di studenti d’arte. Tra gli altri luoghi del film anche il Dipartimento delle arti figurative occidentali dell’Ermitage (di cui conosciamo il responsabile Sergej Androsov), dove si trova il Ragazzo accovacciato in marmo, attribuito a Michelangelo solo in epoca recente.

Michelangelo. Amore e morte offre inoltre la straordinaria possibilità di conoscere i bronzi Rothschild, nudi virili in bronzo che cavalcano due pantere. Appartenute ai banchieri Rothschild, le due sculture sono state attribuite al maestro e sarebbero gli unici bronzi michelangioleschi sopravvissuti ai secoli come ci spiega Victoria Avery, Conservatrice di Arte Applicate del Museo Fitzwilliam di Cambridge.

Tra le testimonianze raccolte dal regista ci sono inoltre quelle dei critici d’arte Martin Gayford, Jonathan Jones, Jennifer Sliwka e Cristina Acidini, quella del delegato per i dipartimenti scientifici ed i laboratori di restauro dei Musei Vaticani, Professore Arnold Nesselrath, e quella dell’artista Tania Kovats.

12/06/17

SONG TO SONG

Venerdì d'essai

ven 16_6 ore 21.15

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GENERE: Drammatico, Musicale
ANNO: 2017
REGIA: Terrence Malick
ATTORI: Ryan Gosling, Rooney Mara, Michael Fassbender, Natalie Portman, Cate Blanchett, Holly Hunter, Bérénice Marlohe, Patti Smith, Val Kilmer
PAESE: USA
DURATA: 129 Min







Trama
Sullo sfondo della fiorente scena musicale texana, la vita di una coppia di artisti squattrinati si intreccia a quella di un carismatico produttore discografico di Austin e della sua giovane amante. Conosciutisi a una festa, BV (Ryan Gosling) e Faye (Rooney Mara) pensano di poter vivere per sempre di musica e passione, e passano le giornate componendo canzoni e suonando dal vivo. Quando il magnate dell'industria musicale Cook (Michael Fassbender) si offre di cambiare in meglio le loro vite e promette loro un radioso futuro, tra i tre si instaura un legame intimo e profondo che va al di là della semplice collaborazione professionale: un triangolo amoroso che poggia su seduzioni e tradimenti e che finisce per coinvolgere anche la cameriera Rhonda (Natalie Portman) irretita dall'affascinante Cook.

Recensione
Pur rimanendo fedele allo stile libero, impressionista e spesso improvvisato che ha caratterizzato praticamente tutta la sua produzione più recente, uno stile fatto di frammentazione narrativa e dell'immagine, digressione, voce fuori campo e riflessione che qui - più che filosofica - si fa quasi squisitamente religiosa e spirituale, Song To Song è innegabilmente il film più intellegibile e lineare di Terrence Malick da molti anni a questa parte. Partendo da un triangolo amoroso archetipico e quasi allegorico, il regista ha preso spunto per parlare ancora una volta della vacuità del successo e della fama, e della necessità di accettare una vita e una libertà che non significano poter avere e essere tutto ciò che si vuole. Il risultato è forse un B-Side, ma uno di quelli capaci di graffiare più della hit pompata e troppo arrangiata e troppo prodotta del lato A. (Federico Gironi) 

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FORTUNATA

gio 15_6 ore 21.15

sab 17_6 ore 21.15

dom 18_6 ore 18.00 e 21.15


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GENERE: Drammatico
ANNO: 2017
REGIA: Sergio Castellitto
ATTORI: Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, Edoardo Pesce, Hanna Schygulla
SCENEGGIATURA: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
PAESE: Italia
DURATA: 103 Min






Trama
Il film racconta la storia di Fortunata (Jasmine Trinca) una giovane madre con un matrimonio fallito alle spalle e una bambina di otto anni. Fortunata ha una vita affannata, fa la parrucchiera a domicilio, parte dalla periferia dove abita, attraversa la città, entra nelle case benestanti e colora i capelli delle donne e allo stesso tempo combatte quotidianamente con determinazione per conquistare il proprio sogno: aprire un negozio di parrucchiera sfidando il suo destino, nel tentativo di emanciparsi e conquistare la sua indipendenza e il diritto alla felicità. Fortunata sa che per arrivare fino in fondo ai propri sogni bisogna essere fermi: ha pensato a tutto, è pronta a tutto, ma non ha considerato la variabile dell'amore, l'unica forza sovvertitrice capace di far perdere ogni certezza. Anche perché, forse per la prima volta, qualcuno la guarda per la donna che è e la ama veramente.

Recensione
Massa scompigliata di capelli biondi con la ricrescita, occhi bistrati di nero, minigonna e biancheria intima colorata, un adesivo sul frigorifero con la scritta "I Love Torpigna". Ecco Fortunata, donna che vibra, pulsa e che sente, che sente con il cuore e con il corpo sudato per il caldo estivo e che caparbiamente e impudentemente lotta contro la fatica di vivere una vita "che non si incula nessuno", ma per lei sacra e ancora attraversata dai sogni, primo fra tutti il desiderio di aprire un negozio di parrucchiere con un’insegna ben visibile. 
Madre imperfetta ma legata alla propria figlia da un amore tenero e nello stesso tempo animalesco, Fortunata è una creatura meravigliosa, è Jasmine Trinca nella sua interpretazione forse migliore ed è la presenza luminosa che attraversa come una cometa il sesto film dietro alla macchina da presa di Sergio Castellitto. A ben pensarci, Fortunata potremmo quasi considerarla la figlia della sventurata Italia di Non ti muovere, anche lei femmina di bassa estrazione sociale che sfiora per un istante l’esistenza un po’ monotona di un medico e anche lei nata dall’immaginazione di Margaret Mazzantini, che ama scrivere dei poveri disgraziati perché nella miseria i contrasti sono più forti e gli scenari più incisivi.
E tuttavia, Fortunata è più spavalda e solare della derelitta protagonista del romanzo del 2001 (e della sua trasposizione cinematografica del 2004). Meno umiliata e offesa, cammina a testa alta e sicura sulle zeppe, gridando forte il suo diritto di essere felice. E poi è meno sporca, così come meno sporco, nel senso di meno "brutale", è il film che il regista le costruisce intorno, ritratto sì di un’umanità proletaria che non esiste più, ma non affresco neorealista con stereotipati ragazzi di vita per protagonisti e nemmeno melò, perché stavolta, in mezzo ai rovesci di fortuna e alle esplosioni e implosioni interiori, non sempre c’è tempo e spazio per lo struggimento e per i rimpianti, anche se il "sommerso drammaturgico" è moltissimo.
Fra chatouche, valigette piene di spazzole, ristoranti cinesi pacchiani, pelli abbronzate e versi dell’Antigone recitati da una vecchia attrice con l’alzheimer, "le beau Serge" preferisce infatti lasciarsi andare a suggestioni altre e così sceglie i modi e l’estetica quasi della favola: una favola kitsch dal sapore amaro e a tratti poetico in questo caso, una rappresentazione felicemente sgangherata della realtà che diventa un esercizio di libertà affidato ­ in una Roma "di confine" a suo modo suggestiva - a personaggi magnifici: ora sanguigni, ora folli, ora più malinconici. Il tutto condito da dialoghi niente affatto letterari che spingono continuamente all’azione.
Capita però che l’ordinato caos di Fortunata a un certo punto si faccia un po’ disordinato e che la giostra cominci girare troppo vorticosamente. E capita che qualcuno caschi all'improvviso e che la bellissima Mamma Roma non riesca a reggere sulle proprie spalle un film che certamente è fra le prove migliori di Castellitto, ma che da che epico forse diventa troppo "psichico", troppo denso, non dosando sempre al meglio reazioni, rivelazioni, accadimenti imprevisti e veri e propri colpi di scena.
In un cinema che non vuole raccontare emozioni tiepide (e che fa nuovamente uscire con prepotenza la parte femminile di Sergio Castellitto), attori non perfettamente padroni del proprio mestiere e della pregevole arte del controllo si sarebbero persi in esagerazioni e virtuosismi. In Fortunata non succede, ed è ad Alessandro Borghi che va tutta la nostra sincera ammirazione, perché, simbologie religiose a parte, la scommessa con il dolente Chicano lui l’ha vinta sicuramente e l’anima che per il personaggio è il cavallo su cui puntare per vincere alla lotteria della felicità l’attore l’ha tirata fuori veramente, per metterla tutta nella disperazione di un ragazzo "avvicinato" con umiltà e vissuto intensamente, un altro di quei giovani di periferia che - insieme a Vittorio, Numero 8 e Boccione - lo sta portando nell’Olimpo dei nostri migliori talenti. Infine complimenti a Edoardo Pesce, villain mai fumettistico, ma profondamente umano. E Jasmine? Come dicevamo prima, immensa. (Carola Proto)

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